EX-P

Alessandro Allera - electric bass
Andrea Chiuni - electric bass, clarinet
Diego Rosso - drums, percussions

www.ex-p.it - www.myspace.com/ancorasaigon

Entity formed by musicians strongly professing their psychedelic faith , sons of post-modern breaking-up, incapable of choosing between jazz noise and Italian tunes of Japanese manga, ill at ease in paying our respects both to Pink Floyd and to the most tremendous metal .
After ten years, conflagration leaves room to the need of building up a more constant and meditative way, creating EX-P.

Improvisation and an estranged kind of sound are still the main features, searched inside the huge territories of rock. We're aware of being a little late, we often look to a musical world and way of making music that's run beside the times.
The two electric basses can explore deeply the heaviness and versatility of the only true contemporary musical instrument, so technologic on the surface and neo-tribal at the core. Drums can distract from rhythms, sometimes becoming an acoustic colour and environmental noise generator.

Entità formata da quattro musicisti di strenua confessione psichedelica, figli della disgregazione post-moderna, incapaci di operare una scelta tra il rumorismo jazz e le sigle italiane dei manga giapponesi, imbarazzati nell'ossequiare i Pink Floyd come il metal più becero. A distanza di una decina d'anni, la conflagrazione cede il passo all'esigenza di costruire un cammino di ricerca più costante e meditato, dando origine a EX-P.
Permane la fede nell'improvvisazione e nel suono straniante, professata all'interno della cattedrale sconfinata del rock. Permane anche la coscienza di essere fuori tempo massimo, rivolti ad un mondo e ad un modo musicale ormai in disuso, un po' artigianale, puro, a suo modo.

Arrangiarsi e non arrangiamento.

La presenza di due bassi elettrici permette di esplorare a fondo la pesantezza e l'ottusità versatile dell''unico vero strumento musicale della contemporaneità, ipertecnologico in superficie e neo-tribale nelle viscere.
La batteria, libera di distrarsi dal portato ritmico, può occuparsi di generare colore acustico e rumore ambientale.

PRESS Carpaccio Esistenziale

Se i dischi dell’anno si scegliessero soltanto in base al numero di ascolti, beh il Carpaccio Esistenziale servito dagli Ex-P sarebbe di diritto sul podio del 2008. Sì, perché questo secondo manicaretto preparato dal trio canavese (supportato da Alessandro Cartolari per registrazione e missaggio) è quanto di più difficile da digerire sia passato per il mio stereo ultimamente. Non di disco brutto si tratta, anzi, tutt’altro. Album dall’altissimo spessore creativo e dalla immensa eterogeneità Carpaccio Esistenziale è un immenso frullatore in cui convivono funk extraterrestre e strutture da jazz morente, infatuazioni da soundtrack poliziesca e avant-jazz anatrofobico (5Terre con Cartolari al sax contralto), aperture da post-rock dei tempi che furono e free-rock isolazionista. Convulsivi e compulsivi, astratti ma morbosamente compatti, Alessandro Allera (basso elettrico), Andrea Chiuni (ex-basso elettrico, clarinetto) e Diego Rosso (batteria) dimostrano non solo di saper suonare, ma anche di imbandire piatti apparentemente strani a vedersi (ascoltarsi) ma dal gusto sopraffino e più che soddisfacente. Ce ne vorrebbe di più di gente così; altro che indigestioni di musica (7.0/10)

Sentire Ascoltare- di Stefano Pifferi
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Pronto il secondo lavoro degli EX-P interessantissima realtà musicale con base ad Ivrea. Il quartetto fonde in queste dodici tracce una miriade di rimandi musicali, che tentare di riassumere risulterebbe se non altro riduttivo. È musica fatta da chi la sa fare, da chi ne conosce a fondo le strutture, ma non ci si perde, nelle strutture. Anzi, ci gioca, in un originale inseguimento, dove la melodia e la struttura si dilatano, sfuggendo, per poi ritornare e risultare arricchite. Si parte con un basso decisamente funk, che però non ne vuole sapere di rimanere intrappolato in uno schema rigido, e così come il basso gli altri strumenti: batteria, sax contralto e clarinetto, che compongono il quartetto. Le atmosfere vanno dal succitato funk, al jazz più classico, a melodie che non sfigurerebbero in un film poliziesco, il tutto miscelato con intelligenza con una buona dose di sperimentazione che dà al tutto un sapore nuovo, fresco ed originale. Un altro lavoro che dimostra quanto la scena musicale italiana sotterranea sia più viva ed interessante che mai. Un disco da non perdere.

Emanuele Avvisati – Nerds Attack
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EX-P - CARPACCIO ESISTENZIALE (CD by Fratto9)
EX-P - ANCORA SAIGON (CD by Fratto9)
A few weeks ago I reviewed cds from the italian Fratto9 label. Two
cds from the Can-inspired bands Tanake and I/O. This time two cds
from EX-P. This trio has Alessandro Allera on bass and voice, Andrea
Chiuni also on bass, clarinet and voice, plus Diego Rosso on drums.
Their first one 'Ancora Siagon' was recorded in 2004, 'Carpaccio
Esistenziale' in december 2006. On both albums they have little
assistance from other players in some of the tracks.
Their is a typical italian touch on their music, that reminded me of
other experimental italian bands from the 70s and 80s: early Franco
Battiato, Stormy Six, La1919, etc. Also it would not surprise me, if
they are fans of Hugh Hopper and Canterbury music. Influences of folk
music can also be traced in the melodic lines they chose. Altogether
an interesting band that makes use of many different sources for
their musical ideas. Evidently their music has its roots in rock, but
they leave many of the rock-conventions behind for their version of
avant rock-like music. They are interested in creating structure and
style. Chaotic outbursts of noise and pure energy are not there
thing. They are more into subtlety. Controlled and disciplined they
form their pieces. The bassplayers extract nice, multicolored sounds
from their instruments, without using much extended techniques. It is
surprising how they create such a diverse and rich spectrum of sounds
with this small line up. Happily their
records are not overproduced, so the recordings breath a low-fi
atmosphere. Also they know when to stop. So there is no endless
repetition of the same ideas. On the other hand, because of this some
of the tracks on "Carpaccio Esistenziale' deserved to be more worked
out. I found both albums equally satisfying and very tasty. (DM)
VITAL WEEKLY
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number 616
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Band della provincia di Torino (Ivrea), Ex-P si compone di un trio di due bassisti e batteria (Alessandro Allera, Andrea Chiuni, anche al clarino, e Diego Rosso), e dell’aggiunta di Alessandro Cartolari al sassofono contralto, proponendosi di rivisitare i territori più colti e dadaisti del jazz-rock progressivo di Canterbury (Soft Machine e Daevid Allen i nomi tutelari di riferimento), e dei suoi derivati nostrani (gli Area di "Crac" e i Perigeo di "La valle dei templi"). La loro ricerca prettamente strumentale di una forma originale emerge già da "Ancora Saigon", il loro debutto pubblicato all’inizio del 2006 da Fratto9 Under The Sky Records.

Come il precedente, anche "Carpaccio Esistenziale" espande una concezione fratturata di forma suite in stile primissimi Soft Machine, ma dai modi se possibile ancor più svianti. Così, se a un primo ascolto le tre parti della title track non sembrano recare segni evidenti di qualsivoglia legame (compositivo o armonico che sia), si scopre poi che la prima parte è un vaneggio quasi-glitch di accordi modulati secondo un raga estatico (e un crescendo noise con struttura capillare fulgida di risonanze), la seconda ne è la versione distorta, forte d’improvvisazioni raga-muezzin di feedback e compressioni di basso, e la terza presenta un tappeto screziato e cacofonico di basso-batteria su cui s’innesta in fade-in il tema-raga della prima parte.

Nessuno di questi tre brani confluisce nell’altro; la chiusa a collage di questa title track tripartita confluisce anzi in "Tre punti sotto il livello del mare", senza soluzione di continuità, a ribadire la loro (interessante, ma ancora un po’ troppo frigida) idea di anti-suite, con una sfumatura di "marea" basso-batteria ed effetti strumentali, una sorta di chill-out deformata che incorpora svariate rarefazioni armoniche (un ambient-noise all’inizio monotono e poi reso scaltro da un mini-crescendo cacofonico di feedback e di eventi sonori).

L’insieme degli altri pezzi è talmente ardito e frammentato al punto da non poter più parlare d’anti-suite, quanto piuttosto di schizzi strumentali e loro relative reprise. "Eigender" è il preludio (a mo’ di parodia alla Zappa), una sorta d’inno civile per corde, batteria rullante e radio-annuncio dalla voce filtrata e distorta che diventa melodia inintelligibile. "L’ultimo funk" attacca da un caos Frith-iano e un confuso tamburellare di batteria (sorta di spastica marcetta Beefheart-iana), per poi darsi a un tema-suspance e a una stanca cavalcata prog in controtempo (il tutto più avanti acquista effetti reverse e note aliene-liturgiche). "Attacco al tram" è convulso jazz-rock alla Don Caballero ricolmo di scoppi, interruzioni e convulsioni (più avanti quasi remixato in senso deforme e fratturato, ma pure incorniciato da un pattern ossessivo degno del collettivo M-Base). Lo squittente sax Ornette Coleman-iano di Cartolari si fa sentire solo in "5 Terre".

E’ un progetto encomiabile (per come esplicita il coraggio, ma soprattutto per il cruccio creativo nella costruzione delle improvvisazioni) viziato da tanta cerebralità che spossa e priva il tutto di tensione, o che comunque stenta a sfociare nella vera psicosi. Solo nella parte centrale e in qualche battuta finale la freddezza si sbriglia per lasciare il posto ad una spigliatezza evanescente che ha dell’onirico e dello spirituale, riuscendo a legare idee sperimentali e curiose composizioni ad effetto. Qualche difetto di masterizzazione nei brani e nelle loro giunture.

Ondarock – Michele Saran (16/03/2008)
Temono di essere considerati ridicoli - vedi il loro sito - i piemontesi Ex-p, e con questa affermazione sbagliano di gran lunga. L'avanguardia musicale che propongono, composta da frammenti di jazz, psichedelia e progressive deviato rappresenta quanto di più utile possa derivare da un ascolto "difficile". L'album ha natura circolare, sia nei titoli, che si ripetono in più brani, che nelle sonorità, riproducendo suite strumentali in voga alcuni lustri fa - e che oggi riprendono i Mars Volta soprattutto. Non solo tecnica ma anche originalità quindi, e attitudine sperimentale figlia di Pink Floyd e Soft Machine, oltre che della onnivora follia di Frank Zappa. Le aperture post-rock di stampo cinematografico, inoltre, creano un ulteriore livello di ascolto, dando all'album freschezza ed esorcizzando la noia che, per l'ascoltatore meno allenato, è sempre dietro l'angolo in questi casi. (17-04-2008)

Rockit-Stefano Fanti
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Dopo “Il salmone del dubbio” di Douglas N. Adams, è la volta del “Carpaccio esistenziale” degli Ex-P, saggio in musica sulle variazioni ed interelazioni tra rock-in-opposition, psidechelia, Canterbury sound, jazz informale, improvvisazione e composizione. Gli Ex-P si confermano ottimi dopo il precedente “Ancora Saigon” ma fanno un passo in avanti per quanto riguarda la qualità della scrittura, più convincente, e un suono definitivamente di marca. È una musica sopra le righe, causa la molteplicità di ispirazioni, e dalle atmosfere dall’alto spessore emotivo, già evidente nell’overture epica di eigender o nel cerimoniale di tre punti sotto il livello del mare; i due bassi tessono una ragnatela al cui interno si ritrovano imprigionate ipotesi infinite di soluzioni strutturali e sostanziali (il funk astratto di il ragno di foucault; il jazz di 5terre, con Alessandro Cartolari degli Anatrofobia, il rock/folk delle ultime due versioni di l’ultimo funk, lo spettro degli Henry Cow nella prima versione di l’ultimo funk). Quella degli Ex-P è una free-form affascinante e coinvolgente che non smette mai di rivelare nuovi ed intriganti particolari, come nella centrale, lunghissima e bellissima, carpaccio esistenziale in salsa insondabile (divisa in tre parti), snodo del disco e rappresentazione perfetta del suono Ex-P.

Alfredo Rastelli – Sands Zine

PRESS Ancora Saigon

Ex-P are an Italian trio formed by Andrea Chiuni (bass, effects, clarino), Alessandro Allera (bass) and Diego Rosso (drums and percussions), and this is their debut album, clothed in an eye-catching red cover (by the way, the food is dried tomatoes, not meat as I initially thought). It's not really easy to define their style, as using words like "prog", "electric jazz" or "post-rock" would be equally partial. Ex-P's instrumental pieces frequently reminded me of the bottomless cauldron of Italian '70's movie soundtracks, where you could find often daring mixes of pop/folk melody and contemporary experimentation. Here, influences range from country to '70's rock, from psychedelia to klezmer, and the sound manages to be both naive and extremely modern and focused. The only comparison I can come up with is with other similar (and underrated) Italian projects like Anatrofobia, Caboto and Comfort, which are talented "beautiful losers" for the arid music market.

Eugenio Maggi http://www.chaindlk.com
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Schedulato per il prossimo gennaio il debutto degli EX-P si candida ad essere una delle migliori uscite in ambito italiano del 2006. Per "italiano" intendiamo quel panorama musicale al di fuori delle becere commercializzazioni, popolato da molte formazioni che fanno dell'intelligenza e della ricerca sonora il proprio credo. Due bassi elettrici ed una batteria. Questa la composizione di uno spettacolare trio strumentale alle prese con il rovesciamento totale delle normali convenzioni sonore. La psichedelia latente, quella liquida e cerebrale dei migliori Pink Floyd, è solo una traccia in un mare di sconfinato amore per l'improvvisazione ed il gusto della destrutturazione. Affiora il jazz rumorista, almeno come concezione di base, lunghe elucubrazioni post-moderne che nulla ledono alla fluidità complessiva di un lavoro che trova il massimo splendore quando le viscerali pulsazioni cardiache si fondono a svisate angolari che non possono non richiamare le lezioni post e math rock. "Ancora Saigon" è la dimostrazione naife delle sconfinate possibilità di Andrea, Alessandro e Diego. Lasciatevi sorprendere.

Emanuele Tamagnini http://www.musicaroma.com NERDS ATTACK
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Creatività anticonvenzionale, quantomeno se vista in un periodo dove le tendenze disdegnano dimensioni in cui la psichedelia sa districarsi attraverso un rumore sfigurato dalla destrutturazione. Così non sappiamo quanto (e come) gli EX-P verranno apprezzati, perché, nel presunto mondo indipendente italiano, se giochi col jazz e rispondi al nome Zu sei (giustamente) intoccabile, ma mancando il dato anagrafico poco importano le qualità mostrate.
La speranza è quella di essere cattivi profeti, perché “Ancora Saigon” meriterebbe attenzione e plausi. Supportati dall’ottima ed intransigente nel gusto Fratto9 Under The Sky (di cui ricordiamo “Kiss The Last Goodbye” dei Deep End, uno dei migliori album italiani dell’anno appena trascorso), il trio sfrutta battiti e contrasti, ingannando con un pragmatismo che è solo il nascondiglio di fonti emozionali. Due bassi di (nemmeno troppo) vaga ispirazione math rock soccombono volutamente alla matrice compulsiva di una batteria angosciante. Nascono in queste modo lunghe trame in cui la schizofrenia jazz finge apatia, essendo, cerebralmente, devastata da visioni lente nel divulgare la loro magnificenza surreale. Un crudo sentimentalismo moderno, riflessivo sino all’eccesso e distante anni luce da qualsiasi compromesso propositivo.
Album in cui le idee non sono semplicemente accennate, ma riescono a diventare concrete con una facilità tanto assurda quanto straniante, vissuta attraverso un processo meditativo restio alla contemporaneità. Segnate sul taccuino. Vi farete un favore.

Marco Del soldato/Kronic.it
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Cinematografici, gitani sfuggiti ad una pellicola di Kusturica (La spiaggia dei conigli muti) come anche allo scaffale sotto i dischi più lisergici dei Pink Floyd (le belle due suite della title-track). - Gli Ex-P toccano gradevolmente i due poli volteggiando su spirali progressive ( Punto Interrogativo) e misticismi allucinogeni (Zaratustra Reprise). Montano le Loro strumentali su suoni tremuli al limite del convenzionale con mix marcatamente anni 70, e pur tenendo piede fermo su una linea retta armonica, il corpo intero si sbilancia strattonato dagli eclettismi di chitarra elettrica, clarinetto, banjo (!), percussioni calcolate e linee di basso solido. - Il disco è un ottimo debutto di genere, - potrebbe essere spacciato tranquillamente come qualche gemma sconosciuta di 30 anni fa, - colonna sonora di qualche pellicola d'essai dai colori sbiaditi con ragazze dai capelli lunghi e seno piccolo messo a nudo.. (vedi sotto per mp3) // Ancora Saigon (8tx cd, 44'29" - Fratto9 Under the Sky rec 'o6) - Cinematographic, missing gypsies in some Kusturica's film (La spiaggia dei conigli muti), as well in some records shelf under the earlier Pink Floyd's one (like beautiful two suites title-track). Italian Ex-P, at debut, fairly touch the two poles swirling through prog spirals (Punto Interrogativo) and hallucinogen mysticisms (Zaratustra Reprise). They build 8 instrumental tracks over trembling sounds at limits of conventional, after a deeply 70s-style production, and, even if They firmly keep a foot over a straight harmonic line, the whole album body loses its balance because of electric guitar eclectisms, clarinet, banjo (!), misured percussions and solid bass lines. - This record is a great baptism of genre, - easily it might be mistaken for some undiscovered gems from 30 yrs ago, - kind of sound score for some faded colour b-movie, where You enjoy the view of cute long-haired girls with small breasts laid bare..

komakino -› paolo miceli www.inkoma.com:::...myviolentego.com
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Un disco coraggioso proposto da una formazione senza remore, assistita da un'etichetta illuminata.
Tale è, in fin dei conti il secondo lavoro della band piemontese degli Ex-P, primo con la "fratto 9 under the sky", piccolissima e felice realtà produttiva (in stretto contatto con la più nota Urtovox), tra quelle che rende meno arido l'eterogeneo panorama indie italiano.
Il primo elemento di interesse e curiosità nell'approccio al suono degli Ex-P è rappresentato dall'anomala formazione del terzetto: due bassi elettrici, Alessandro Allera e Andrea Ciuni, il quale compare anche al clarino ed agli effetti, supportati da Diego Rosso alla batteria. L'anomalia della formazione dal punto di vista strettamente sonoro scaturisce in composizioni, lunghissime o brevissime, basate su fitti intrecci melodici di basso elettrico ed un interessantissimo lavoro sulla batteria, molto poco ritmica e molto disgregata (si pensi a certe cose di Spring Hell Jack), elemento incaricato, insieme agli azzeccati inserti di clarino, di destrutturare la modularità armonica data dagli strumenti a corda.
"Ancora Saigon", lungo flusso di coscienza in due parti dal sapore psichedelico, e dai numerosi richiami al free jazz, che da il titolo all'album e ne è cifra specifica, grazie anche ai puntuali interventi di chitarra di Alessandro Giusti, stabilisce un rimando emozionale, tra gli altri, ai Karate "decadenti" di Cancel/Sing, con un quid in più di dissonanze.
Gli altri episodi sembrano in qualche maniera generarsi dalle complesse soluzioni di quest'ultimo, sia dal punto di vista compositivo che sonoro.
Entrandone criticamente più nello specifico, sono assolutamente da preferire le schegge di poesia da un minuto e poco più: "La spiaggia dei conigli muti", "Ho scritto t'amo sulla spiaggia" e "Stessa Spiaggia", come a creare un circuito autonomo di significato interno al disco, carico di mistero e di meraviglia.
Meno felici perchè a mio avviso eccessivamente derivative sia nell'intreccio che nella gamma sonora sono le rimanti tracce "Synth Inca", "Punto Interrogativo" in cui il banjo fornisce una nota di esotismo che caratterizza il brano e "Zaratustra Reprise", in cui anche la notevole e colorita batteria ascoltata fino ad allora si incrina sul piano dell'originalità.
Complessivamente un lavoro che oscilla su uno spettro che varia di frequente dalla sperimentazione alla maniera. Comunque ricco di contenuti, foriero di futuri approfondimenti e riflessioni che una band di talento come gli Ex-P potrà evolvere nelle esperienze future.

PasQuale Napolitano http://www.freakout-online.com/
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“Ancora Saigon”, ancora Fratto9 Under The Sky, ancora post-rock. Oppure, post-apocalisse, oppure semplicemente altro.
In vita dal 2004, il trio che va sotto il nome di Ex-P porta avanti una formula sonora ai limiti del tribale, del dilaniato e, a tratti, del programmaticamente sgradevole. Per sparpagliamento apparente e disordine regolato si fanno paragonare a dei Larsen Lombriki scarnificati, ai lavori del Mike Patton più sperimentale o a dei Bachi da Pietra senza cantato. Due bassi in prima linea, assenza quasi totale di chitarre, percussioni che preparano a un rituale indefinito che si conclude col sacrificio della melodia: le parole chiave sembrano essere improvvisazione, jazz-noise, caos in punta di piedi. E di questo, le due parti della title-track parlano chiaramente, spingendo l’ascoltatore – specie se avvezzo agli stilemi del caso – a confrontarsi con l’affermazione perentoria, ma quasi non decrittabile, che passa per il clarino inquieto della interessante “Ho scritto t’amo sulla spiaggia”. Appena più tardi, il banjo di “Punto interrogativo” serpeggia fuori contesto sul dialogo accorato di basso e batteria, per poi ricomparire mascherato in “Zaratustra Reprise”, per undici minuti finali che suggellano una tracklist solo formalmente divisa in otto parti (realmente “Ancora Saigon” assomiglia a un’unica suite).
Gli Ex-P si tirano fuori dal cerchio del post-rock con un piede solo ma con un gesto deciso. E appaiono, con ben poco margine di dubbio, un progetto di qualità (www.fratto9.com).

Marina Pierri/Fuori dal Mucchio-Il mucchio selvaggio
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Quasi furtivo, ed assolutamente sotterraneo, il disco degli Ex-p si va ad affiancare alle produzioni di casa Wallace records, ma viene pubblicato da un’altra indipendente in forte ascesa, la Fratto9 under the sky. Si ritorna al post rock strumentale con sfumature psichedeliche degne di una grande band proveniente da luisville, ma neppure la parte orecchiabile viene meno, ed il trio di “Ancora Saigon” prova sfruttare le dinamiche di due bassi elettrici per gettarsi in loop avvolgenti o in pacate incursioni free. In ogni caso, tutto è fondamentalmente basato sulle ritmiche e sui curiosi accostamenti stilistici, tanto da ricordare a tratti la provenienza italiana di alcuni riferimenti e da far pensare ad un buon album realizzato da ottimi ascoltatori.

Michele Casella/Rockerilla
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La label Fratto9 Under the Sky Records pubblica un interessante cd di un gruppo ancora poco noto, gli EX-P, destinato però, a nostro parere, a trovare un agguerrito sostegno da parte di un pubblico di nicchia. Quel pubblico attento alla musica senza confine, senza definizione, senza genere, ma trasversale a tanti confini, a tante definizioni e a tanti generi.
“Ancora Saigon”, titolo del cd, cattura l’ascoltatore e lo conduce per mano all’interno di una terra misteriosa, senza attese e senza percorsi di senso predefiniti. Il primo brano, che dà il titolo al disco e che è diviso in due parti, una di nove e una di sei minuti, è emblematico di tutto l’album, composto da otto tracce. Il percorso musicale che propone attraversa echi jazz, reminiscenze psichedeliche, suggestioni free, qualche eco dei gloriosi Good Speed You Black Emperor, il tutto però senza identificarsi con nessuna delle fonti citate ma trovando (impresa invero assai rara oggi) un percorso personale, originale, piacevole, colto e raffinato.
EX-P (Andrea Chiuni al basso elettrico, clarino ed effetti, Alessandro Allera al basso elettrico e Diego Rosso alle percussioni) è un gruppo in cui la tecnica va di pari passo con la creatività. E va notata la particolarità della formazione, con due bassisti, un percussionista e nient’altro, se non la collaborazione di Alessandro Giusti alla chitarra e banjo in un paio di brani. Ma ciò che ne esce è una musica ricca, benché centrata su un’essenzialità di fondo, suggestiva, a tratti sensuale, graffiante, piena di fascino.
Le note per la stampa, precisano che il gruppo è animato dalla “fede nell’improvvisazione e nel suono straniante, professata all’interno della cattedrale sconfinata del rock” e che “la presenza di due bassi elettrici permette di esplorare a fondo la pesantezza e l’ottusità versatile dell’unico vero strumento musicale della contemporaneità, ipertecnologico in superficie e neo-tribale nelle viscere”.Un disco che ci sentiamo di consigliare caldamente.

Informazioni: www.fratto9.com oppure www.ex-p.it.
Gian Luca Barbieri - La Cronaca di Cremona, 14-1-2006
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Quando musicisti rodati in uno specifico genere si cimentano in campi diversi, i risultati sono di solito perlomeno singolari. Gli Ex-P, trio particolare fin dalla strumentazione con due bassi (Andrea Chiuni e Alessandro Allera) e una batteria (Diego Rosso), ne sono chiara dimostrazione. Formati su ascolti di rock psichedelico, i tre qui si cimentano infatti in studi strumentali solo in parte improvvisati, elaborando un suono che ricorda a tratti esperienze avant-rock con derive jazz-progressive (e metal, come vari artisti della scuderia Cuneiform). In altri momenti, l’album concretizza una personale miscela di passionalità melodica e ritmi o texture che occhieggiano a geometrie math/post rock, al meglio in liriche miniature come La spiaggia dei conigli muti. Qualche ingenuità di fondo, specie nei brani più estesi, viene in parte compensata dall’esuberante entusiasmo, mentre alcune variazioni (il clarino di Chiuni, il banjo dell’ospite Alessandro Giusti) aiutano a tener desta l’attenzione. Nessun fumoso autocompiacimento “sperimentale” insomma, ma piuttosto un sound ancora acerbo e in cerca di una sua definitiva configurazione.
Vittore Baroni – Rumore
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La cosa che colpisce subito l'orecchio è la citazione quasi provocatrice dei Pink Floyd: una sfida gettata lì quasi senza far vedere che il confronto non può più sussistere, perchè sarebbe troppo chiedere a un gruppo di essere più dei grandi; e poi solo con due bassi elettrici, qualche effetto e una batteria. Azzarderei che il parallelo non è fuori misura.

Basta non soffermarsi solo alla prima impressione: nel nuovo disco degli Ex-P non ci sono infatti solo rimandi ai padri della psichedelia, c'è un ritorno (ormai definitivamente da movimento 'italo') al post-rock di matrice soft (ai Tortoise per capirci) e in qualche punto ci sono divagazioni jazz che ricordano quei pazzi folgorati dei Primus. Il tutto farcito da visioni inzuppate dell'acqua acida del Vietnam di Apocalypse Now (ad esempio in Synth Inca), qualche giro ipnotico di clarinetto (Ho scritto t'amo sulla spiaggia) che ricorda le atmosfere delle colonne sonore di Ennio Morricone, qualche effetto di spazializzazione e riff che ricordano i Don Caballero e addirittura una specie di `effetto mandolino' che richiama il country (!).

Un disco suonato molto bene che in alcuni punti pecca di troppo eclettismo e di una certa indole alla verbosità (funzionano molto meglio le tracce brevi che le improvvisazioni al limite della lunghezza).

Marco Braggion- Khatodik http://www.kathodik.it/
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Citano senza paura i Pink Floyd tra le loro principiali influenze, gli Ex-P (trio di casa nostra che utilizza due bassi elettrici, batteria ed effetti elettronici), ma la loro matrice psichedelica è fortemente impregnata di jazz. Jazz d'avanguardia, free-jazz, post-jazz/post-rock (vedi i Tortoise), persino jazzcore alla Zu in vari passaggi. E poi sperimentazione tra noise evoluto, math-rock, sprazzi di improvvisazione, inserti sintetici e (moderato) rumorismo.
Insomma, un miscuglio di approcci stilistici teoricamente complicato ma svolto con sicura classe e con discreto senso della misura. Perfetto come colonna sonora di un bel film. Anzi, di più di un film, ovviamente di generi diversi.

(aob - 7/3/06)- www.munnezza.it
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La prima cosa che noto di questo gruppo è la stranezza della formazione: sono in tre, ma suonano con due bassi e si fanno supportare da un quarto membro con chitarra e banjo. A questi si aggiungono strumenti come il clarinetto ed effetti, percussioni e tastiere varie che proiettano idealmente il complesso a metà degli anni ’70. Parliamo di generi: jazz-rock, psichedelia, progressive… Parliamo di gruppi: Pink Floyd, Area, Soft Machine…
La musica è completamente strumentale e il fatto non giova certo ai primi due brani che, nell’insieme, compongono la lunga suite di 15 minuti che dà il titolo al disco. Si tratta di un brano abbastanza pretenzioso che suona un po’ come lo stereotipo del prog. Più interessante è la seconda parte del disco, che mostra una scelta di suoni più varia, una certa variazione di stili in direzione etnica e un maggiore understatement. In evidenza soprattutto “Punto Interrogativo” con un banjo e “Zaratustra Reprise” con le sue sonorità metalliche.
Nel complesso si tratta di un cd altalenante consigliato soprattutto ai fan del genere.

Massimiliano Osini ROCK-IT
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EX-P è un’entità formata da tre musicisti di strenua confessione psichedelica, figli della disgregazione post-moderna... La presenza di due bassi elettrici permette di esplorare a fondo la pesantezza e l’ottusità versatile dell’unico vero strumento musicale della contemporaneità, ipertecnologico in superficie e neo-tribale nelle viscere. Proficuamente incapaci a decidersi tra l’amore per Syd Barrett e quello per Albert Ayler, tra pennellate acustiche e frattali sonici da bombardieri, il trio ci consegna un sorprendente, ambiguo lavoro, nel senso letterale dell’aggettivo: che sta in due (forse tre, forse cinque) posti diversi. E non c’è navigatore satellitare che tenga. (g.fe.)

Alias (Il manifesto)
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EX-P è un trio. Il nome è evocativo, i suoni sospesi nel tempo, ossequiosamente psichedelici. Sdraiata sugli ultimi trent’anni di musica, cranio nel sessantotto e punte degli stivali sul letto del nuovo millennio, dilatata nelle atmosfere scarne, nei movimenti lenti, nelle progressioni ritmiche. Ritrova se stessa nelle pieghe contorte di Zappa, dei Pink Floyd, ma non sempre, non solo.Mars Volta (Punto Interrogativo) spogliati dalle tinte heavy, lievi note acustiche (Ancora Saigon) che illudono, cullano fino all’intrecciarsi dei bassi elettrici (sono due, e si sente), che pennellano lo sfondo sui cui una batteria dinamica accompagna, trasporta, stordisce e conduce per mano, con la stessa apparente semplicità.
Ancora Saigon è un lavoro nostalgico ed artigianale (nell’accezione più pura del termine) il cui arco temporale di riferimento è in continuo movimento, in cui le corde vibrano, in cui ritmo e melodia si accoppiano con inusuale angoscia e candore, come in un lungo abbraccio, come nelle cadenze di Zaratustra Reprise, come in un sogno acido, tossico e distorto.

Sentireascoltare di Emmanuele Margiotta

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Un altro nome del panorama nostrano cui prestare grande attenzione è quello degli EX-P, che hanno reso disponibile da alcune settimane il proprio esordio discografico, “Ancora Saigon”, pubblicato dall’etichetta Fratto9 Under The Sky (www.fratto9.com). Rock strumentale è la facile catalogazione, in cui però confluiscono le diverse passioni che animano i tre musicisti: il jazz, da cui ereditano in particolare il gusto per l’improvvisazione, e la psichedelia, che arricchisce il già ampio spettro espressivo di alcuni episodi. Il dato tecnico di maggior peso consiste nella strumentazione della band, un trio armato di due bassi e batteria. Il suono è così particolarmente corposo e la parte ritmica finisce per prendere spesso il sopravvento, pur senza soppiantare mai del tutto l’indole melodica, arricchita altresì da alcuni spunti carichi d’ironia. Disco zeppo d’idee intriganti e dalle molte sfaccettature per una band che potrebbe riservare altre buone sorprese.
Guido Siliotto – Il tirreno
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Ipnotici e taglienti, debuttano gli Ex-p
La Fratto non ha pubblicato molti dischi ma dall'impegno di Gianmaria Aprile non poteva che venir fuori un disco del genere: "Ancora Saigon" è un album liquido, dilatato, provocatorio nel suo rock senza chitarre (ma con due bassi), psichedelico e visionario ma anche aggressivo e violento, ossessivo, insistente. E' il secondo lp della Fratto e segue l'ottimo esordio dei Deep End. E
X-P è un trio che spazia tra acid rock e jazz elettrico, psichedelia e rumorismo, giungendo ad una free form spaziosa (vedi la placida title-track), morbida, stralunata ma con un suo senso - ingenuo e naif - di poesia.

Tutto, nel suo costruire un sound spigoloso e tagliente, non fa che richiamare la lezione del math-rock, come nei suoni sinistri e travolgenti di "Punto interrogativo", che all'improvviso tira fuori accenni country e vagamente RIO. L'album oscilla tra episodi di grande intensità e ispirazione (l'oceanica "Zarathustra reprise", un rituale evocativo) a passaggi poco convincenti, inserendo drone ipnotici ("Synth Inca"), piccoli e bizzarri quadretti ispirati ad una surreale spiaggia dove tra i conigli morti si scrive "ti amo"...

Album d'esordio gradevole e per molti versi anche personale, ma ciò che serve al gruppo è una direzione forte, una traccia da seguire con maggior caparbietà.

Donato Zoppo www.movimentiprog.com
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“Ancora Saigon” è il secondo disco del catalogo dell’etichetta Fratto9 Under The Sky, di cui abbiamo già recensito gli ottimi Deep End. La title track, divisa in due parti, apre questo lavoro tra una sezione ritmica free e una melodia senza tempo tracciata dalla chitarra dell’ospite Alessandro Giusti dalle cui corde nasce poi una jam a cavallo tra rock in opposition e jazz elettrico. Nell’atto secondo, Il trio valorizza la propria formula composta da due bassi e percussioni, senza dimenticare l’aggiunta efficacissima degli effetti elettronici, con una prova di solido prog rock (ricordate gli Universal Congress Of?) tra citazionismo e cambi d’atmosfera. La bravura della band è tutta in queste due tracce, in cui le traiettorie dinamiche segnano un percorso che li porta a compiere mutazioni improvvise ed impreviste. Synth inca, la spiaggia dei conigli muti eho scritto t’amo sulla spiaggia arricchiscono il sound della band di digressioni folk-elettroniche e pseudo fanfare etnico-psichedeliche (le ultime due citate ricordano i grandi Cerburus Shoal). Medesima impressione desta punto interrogativo, pregevole cavalcata strumentale abbellita da un banjo veramente efficace e da un finale al collasso. Il fantasma di Henry Cow, di certe uscite Tzadik, del suono post SST ritorna anche nelle ultime due tracce stessa spiaggia e zaratustra reprise che chiudono degnamente un disco che rivela più di una sopresa.
Molti Complimenti.
sand.zine- Alfredo Rastrelli
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De absurde avant-garde op ‘Ancora Saigon’ heeft zijn wortels. Het Italiaanse trio hierachter is immers ziek, het zijn ‘sons of post-modern breaking-up, incapable of choosing between jazz noise and Italian tunes of Japanese manga, ...’. Heb het maar aan de hand! Het resultaat is iets dat af en toe naar Isis refereert, maar dat is het dan ook. De fragmentarische, minimalistische soundscape-achtige muziek van Ex-P laat zich niet doorgronden. Misschien omdat er nu eenmaal geen structuur inzit. Twee bassen en een drum, meer heb je niet nodig. Dit is voer voor echte volhouders. Zeker niet slecht, maar kun je het wel aan?
Pé-Gepubliceerd op 08/05/2006-dreun.com
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Immaginare la musica dal basso, letteralmente. È questo il progetto che gli Ex-P (Andrea Chiuni, Alessandro Allera, Diego Rosso) realizzano nel loro CD di debutto Ancora Saigon.
Con i Pink Floyd in mente (quelli più psichedelici, magari di Ummagumma, per intenderci), i rigurgiti post - rock (un movimento già nato vecchio prima di farsi apprezzare e conoscere), gli Ex-P (due bassi, una batteria, un clarino e qualche aiuto di chitarra e banjo) costruiscono un lavoro di otto brani completamente strumentali.
Deriva sonica, la loro. Corposa per le scelte timbriche e anche un po’ avventurosa. Il risultato, laddove non si citi gente come i Tortoise (la title track parte 1 e 2, “Punto interrogativo”) è straniante. Ai confini della decostruzione formale.
Un flusso interrotto di suoni e idee, incontrollato e incontrollabile. Qualche buono spunto (“Ho scritto t’amo sulla spiaggia”) e qualche lungaggine di troppo (“Zaratustra reprise”).
“Bassi” e alti.

Michele Chisena – All About Jazz
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Sapete cosa succede quando tre amici con la passione per i Pink Floyd, i Primus e ‘le sigle italiane dei manga giapponesi’ si ritrovano per anni a suonare insieme? Che prima o poi decidono di registrare quelle improvvisazioni senza capo né coda che vanno suonando da anni, cercando di dare un senso a quello che per sua stessa natura senso non ce l’ha. E’ tutto un gioco di taglia e cuci: e allora rimane un giro di basso, una batteria che colora l’ambiente o un groove efficace. Pregi e difetti dell’improvvisazione nel rock: la segui se gli ingredienti dell’impasto sono di tuo gradimento, altrimenti perdi il filo. Ma niente paura, la musica degli Ex-P è altamente digeribile: i tre musicisti coinvolti nell’impresa rimangono sempre legati a canoni piuttosto ‘classici’ facendo venire più volte in mente come suonerebbero i King Crimson se in una prossima incarnazione invitassero Les Claypool a suonare con loro.

ROBERTO MANDOLINI-Losing Today
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Bene bene…psichedelia, disgregazione sonora, (r)umorismo, jazz, due bassi, batteria che si permette di perdere il tempo. Questi sono gli ingredienti degli Ex-P che assomigliano agli Zu dopo una rissa con i Pink Floyd. Le atmosfere sono inquietanti per vuotezza e ottusità sonora e compositiva; alcuni passaggi richiamano vagamente gli Area, anche se in modo molto indiretto perché qui c’è poca tecnica. In realtà secondo me non c’è molto di “progressivo”, parlerei più di una musica digressiva che si dilunga, che annoia, coerente, che non ha pretese di essere “ambient” ma che si comporta con grande personalità. In verità è difficile dare un giudizio univoco su questo disco, perché è un disco realmente “indietro”, non mi sento quindi di inserirlo nella nuova ondata post-rock, tuttavia, senza dubbio se l’avessi sentito 22 anni fa sarei rimasto ancora a bocca aperta. Insomma do atto agli Ex-P di aver fatto un lavoro rispettabile, ma non mi sento di certo di consigliare l’artigianale “Ancora Saigon” agli appassionati del genere, perché essi non vi troverebbero quell’incredibile linfa vitale che si ascolta oggi in tantissimi gruppi sperimentali italiani che stanno emergendo. L’unica nota senza dubbio positiva è l’ultima traccia “Zaratustra reprise” che aspira ad esprimere qualcosa di realmente concreto.

E se gli Ex-P affermano “Arrangiarsi e non arrangiamento”, possiamo rispondere che arrangiarsi non vuol dire principalmente esaltare la sconclusionatezza.

http://www.fratto9.com/ex-p.html

Stefano Bernardi – alternatizine.com

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Recensione inviata da: JackieLow

C’è un luogo dove il Mantra Psichedelico, epigono generazionale di uno stato mentale antico come l’uomo, deborda e deraglia sulle spiagge asimmetriche del rumorismo, dell’assenza di forme prestabilite o riconoscibili, le spiagge su cui si arenano quelle bizzarre forme di vita a cui a fatica riusciamo a dare un nome. Proprio su quei lidi il trio composto da Andrea Chiuni (basso elettrico, effetti e clarino), Alessandro Allera (secondo basso) e Diego Rosso (batteria e percussioni) vorrebbero approdare con la scialuppa EX-P, sbarcando un equipaggio che vanta una propensione innata alla reiterazione e al free form, così come una formazione di prima scuola nelle aule più accessibili di casa Tzadik. Il mestiere dei nostri è messo in tavola nelle due tracce iniziali che compongono la suite a nome “Ancora Saigon”: ottimo l’incedere ritmico, che si divincola abilmente dal costrutto del pattern per muoversi nella generazione improvvisata di rumori e textures ambientali, un po’ meno la parte armonica, che si dimostra non così messa a fuoco, e perde di efficacia quando è più sola e libera. Più convincenti nella scrittura rumorosa (si ascoltino “Synth Inca” e “Punto Interrogativo”) dove l’enfasi più energica alternata a momenti vicini al silenzio regala un maggiore respiro ai pezzi ed una effettiva vena psichedelica, gli EX-P confezionano un album che denota una direzione certamente interessante ma ancora un po’ acerba, che siamo certi evolverà al meglio focalizzando le ottime idee presenti. Soprattutto, sottolineando magari le parti di banjo e di effettistica elettronica che colorano piacevolmente un lavoro transitorio ma con parecchie buone frecce al proprio arco.

Ultrasonica -http://www.ultrasonica.it/

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Strano disco, questo degli ex-p. Lo dico da rockettaro, s'intende. Non saprei proprio come definirlo: industrial Free Jazz? Folk post-nucleare? Vabbè che le definizioni stanno sempre strette quindi lasciamo perdere i comuni denominatori. Strano perchè di primo acchito potrebbe sembrare un disco da riflessione: un disco, cioè, che fai andare mentre pensi ai cazzi tuoi come se quello servisse solo da accompagnamento alle proprie elucubrazioni. Eppure, nonstante la ripetività ipnotica tanto nota al doom, quanto allo stoner più autoriale, questo disco presenta accenti altrettanto marcati e perentorei che straniano l'ascoltatore facendo perdere il filo delle proprie pippe mentali e convogliando l'attenzione sui singoli brani. Ciò è dovuto soprattutto alla batteria, libera di improvvisare in ambito prettamente "rumoristico" dal momento che i due bassi che completano la formazione esonerano la stessa da qualsiasi priorità metronomica. Penso sia proprio questo elemento a rendere i brani così particolari: la volontà da parte dello stesso gruppo di comporre musica usando esclusivamente basso elettrico e batteria, rendendo melodia ciò che un orecchio assuefatto al pop ha sempre decodificato come armonia. Il sound è, quindi, dissonante, straniante (tant'è che ha volte mi è sembrato che lo stesso cd saltasse) ma se solo se lo si ascolta senza pretese o preconcetti tutto appare più scorrevole e godibile. Non certo un cd per tutti ma neanche adatto esclusivamente ad estimatori dell'esplorazione sonora tout court. Come la stessa copertina del cd suggerisce (pomodori secchi,vero?) questo disco va subìto, digerito e solo dopo si può riuscire ad apprezzarlo, magari con un alka seltzer vicino...

Registrato in garage nel 2004, Andrea Chiuni (basso e clarino), Alessandro Allera (basso elettrico), Diego Rosso (batteria, percussioni). Mixato da Andrea Chiuni.

Novamuzique - Horatio River

 

© 2008 fratto9 under the sky records