I/O

Andrea Reali (voice)
Luca Mauri (elettric guitar)
Paolo Romano (doubblebass)
Paolo Benzoni (drums)

http://www.ebriarecords.com/io
info.ioband@gmail.com
Mob. Luca Mauri +39 3407065864

I/O is input/output, on/off, empty/full, 1/0, in/out, white/black, io, entry/exit, +/-. input/output, on/off, vuoto/pieno, 1/0, in/out, bianco/nero, io, in/out, +/-. input/output, on/off, closed/open, 1/0.
I/O is a contemporary music's project which mix the different background of the members through the technique of improvisation. The result is an original sound in which is possible to get a glimpse of minimalism, free-jazz and de-structured rock.

I/O is the sum of two well defined half: one-half is acoustic and it is composed by doublebass and drums, and the other-half is electric, filtered and with real-time samples, and it is composed by voice and guitar. After the release of the first album, in which the ensemble has been explored the rarefaction of the sound and its timbers, the band focused its attention on the “pulse” concept: the complex and de-structured rhythms become the framework of the I/O sound. An evidence of this process is the new album “Polytone”, released by Ebria Records and Fratto9 Under the Sky records and distributed in Italy by Jazz Today.
I/O has been played in many festivals, clubs, squats, cultural associations and art galleries with different artists like: LIARS (US), Damo Suzuki's Network, OvO, ZU, Giuseppe Ielasi, Sinistri, Tasaday, Tiziano Tononi, Uncode Duello and many others.

I/O è input/output, on/off, vuoto/pieno, 1/0, in/out, bianco/nero, io, entra/esci, +/-. input/output, on/off, vuoto/pieno, 1/0, in/out, bianco/nero, io, entra/esci, +/-. input/output, on/off, vuoto/pieno, 1/0.
I/O è un progetto di musica contemporanea che unisce, attraverso la prassi compositiva dell'improvvisazione, i diversi background dei componenti, dando origine ad una forma musicale inedita al cui interno si possono scorgere elementi accostabili al minimalismo, al free-jazz e al rock destrutturato.

I/O è la somma di due metà: una acustica composta da batteria e contrabbasso, e un'altra elettrica, filtrata, destrutturata e campionata in tempo reale, composta da chitarra e voce. Dopo il primo disco, in cui venivano esplorati i timbri e la rarefazione del suono, l'ensemble ha posto l'attenzione al concetto di “pulsazione”: i ritmi complessi e destrutturati divengono l'ossatura essenziale della narrazione sonora. Testimonianza di questo processo è "Polytone", il nuovo disco prodotto da Ebria Records e Fratto9 Under the Sky records e distribuito sul territorio nazionale da Jazz Today.
I/O ha suonato in festival, club, centri sociali, associazioni culturali e gallerie d'arte con: LIARS (US), OvO, ZU, Sinistri, Damo Suzuki's Network, Giuseppe Ielasi, Tasaday, Tiziano Tononi, Uncode Duello e molti altri.

PRESS Polytone

THE WIRE - magazine (U.K)
by Nick Southgate

Second album of "minimalistic rhythmic improvisation" from this Italian quartet. The results are reminiscent of Can, and it's no surprise that I/O have been one of Damo Suzuki's pick-up collaborators on his neverending world tour. On these recordings, Andrea Reali's vocals are guttural, mysterious and pre-linguistic, while Luca Mauri's guitar is cruel, angular and severe. The first track has wah-slash guitar and muttered, drawling vocals, while things get sluggish and sinister on the third track with binary notes alternating like pistons on a steam press. The concluding track sounds like feral cats fighting while the empties are turned out in a dark alley.

SANDS-ZINE - web-magazine
by Alfredo rastelli

Attendevo con ansia il nuovo disco degli I/O, quasi li aspettavo al varco; primo perché il loro lavoro d’esordio mi era piaciuto moltissimo, secondo perché, già in quella occasione, avevo avvertito la sensazione che il quartetto avesse delle potenzialità non del tutto espresse e soprattutto, dalla loro, ampi margini di evoluzione. In particolare, mi auguravo che la band avrebbe poi continuato a sperimentare sulla ‘forma canzone’, nel tentativo di chiudere le improvvisazioni, che rimane irrimediabilmente alla base della loro musica, in una struttura più definita. Cosa che puntualmente è accaduto (con risultati ben al di là delle mie aspettative) nelle tracce che gli I/O hanno lasciato in seguito su alcune compilation (tra tutte il favoloso pezzo contenuto nella doppia “…a gift for °I°…”, omaggio ad Etero Genio). “Polytone” parte proprio da lì continuando sugli stessi sentieri di quel pezzo e cioè uno studio sulla ricerca ritmica in un contesto che resta quello dell’improvvisazione. Quella degli I/O di oggi è una musica la cui ossatura è costituita da un groove sostenuto dalla combinazione batteria/contrabbasso, attraversato da una chitarra tagliente e una voce scomposta, più che mai inserita alla perfezione nella trama strumentale. È una ricerca quasi ossessiva quella del ritmo, reiterato ma aperto, che si sviluppa tramite piccole e continue variazioni che portano a grandi cambiamenti. Decostruiscono il rock, il jazz elettrico, il funk, in maniera non dissimile da come fanno i Sinistri, senza però portare tutto alle estreme conseguenze, come magistralmente fa il gruppo di Manuel Giannini, ma costruendo e compattando il tutto in composizioni originali e definite. Notevolissimo.

KATHODIK - web-magazine
by Sergio Eletto

Una metamorfosi che s’impossessa della forma, potremmo dire, ‘espositiva’, continuando a sorreggere, incorrotta e fervida, la base 'ideologia' degli I/O, l’humus principale – e primordiale – con cui si è propagato sin dagli esordi il progetto; il disegno di una concezione trasversale dell’improvvisazione e della propria esecuzione, co-diretta tra silenzi contemporanei, minimalismo secco e nuovo jazz. Qui, scoprendo l’essenza di ‘Polytone’, si aprono altri orizzonti e possibilità da immettere nella già vivente massa organica del quartetto.
’Improvvisazione ritmica minimalista’: decisa e lampante descrizione degli stessi musicisti su cui vale la pena di soffermarsi, auspicando maggior attenzione all’aspetto ritmico-percussivo che alla bisogna balza audacemente fuori, tingendo di un sofisticato clima movimentato, tutto il fascinoso peregrinare del cd.
Gli I/O donano ai loro brani una densità maggiore, un corpo più ricco che si contorce e danza, elaborando trame di funky deviato e rock minimale, spartano, ‘politicamente scorretto’. Sono dei precisi calcolatori del tempo, attentissimi nel dosarlo e nel generarlo, con perizia, non solo mediante l’uso di una strumentazione convenzionale ma, bensì, anche per opera di ispide e metalliche (s)pennate di chitarra, oppure tramite variegatissime inserzioni vocali: svincolate da ogni apparente filo logico conduttore, no-sense e anarchiche come un gemito gutturale di Phil Minton, o prossime a moderne esercitazioni spirituali d’ispirazione sciamanica.
Per niente cervellotica, l’avanguardia proposta dai quattro viaggia su binari di sciolta comunicazione; esplicita, diretta, facile preda di un vasto pubblico che sia pronto, anche solo per un istante, a considerare in modo diverso e originale quella che comunemente definiamo ‘forma-canzone’. (4.5/5)

SODAPOP - web-magazine
by Andrea Ferraris

Puzza di piccolo gioiello questo disco nuovo degli I/O, ma detto fuori dai denti, non credo che ci volesse molto a intuirlo quando, non paghi di un ottimo esordio, iniziarono a spostare il tiro. Il debutto di questi milanesi era ancora zozzo della placenta materna di Starfuckers e di Sinistr(i)aglie varie e poi sentii dei primi vagiti mezzi funk jazz e mi domandai che minchia stessero combinando... E' passato un po' di tempo, hanno iniziato a camminare sulle loro gambe storte e a quanto pare non è che si siano posti molto il problema se entrare nel regno degli uomini eretti o no, ma semplicemente hanno iniziato a camminare come potevano/volevano (ora se volere è potere resta un problema di chi vuol proseguire e del caro Friedrich Wilhelm). Prima che uscisse questo disco gli I/O li ho visti dal vivo e lì mi ero accorto che erano molto meno frammentati di un tempo, che la voce non era il loro punto debole come credevo sul primo disco, ma che invece macinava gioco su molte fasce del campo mentre tutti erano occupati a guardare i centravanti. La batteria è più che mai negroide, tanto che Hamid Drake potrebbe anche dare l'ok, anche il contrabbasso riporta ancora qualche scoria jazz e nel primo pezzo, oltre alla forma, dà così tanto cuore da aprire l'ascolto (tutt’ora l’hit single del disco). Mentre la sezione ritmica gioca ad incastro ed a spostare le mattonelle del pavimento, la chitarra più che post-funk (e quanto funk c'è in questo disco) suona post-punk, anzi, no-wave, ma le cose non si escludono, anzi, rimandano alle distorsioni cerebrali di James Chance e di tutta una generazione di sciamannati senza ritegno. Purtroppo quel riferirsi a ritmi e riff imperterritamente continui/seriali non mette in luce tutta una parte "astratta", e una tensione "quasi ambiental-freakketona" (è pur sempre uscito anche su Fratto9 oltre che su Ebria) del disco che in episodi come il settimo narcotizza senza pietà. A differenza dell'esordio dove il disco rientrava nella categoria dei dischi fighi ma di cui si fatica ad andare al riascolto Polytone è perfettamente integrato nella fascia del "quasi ascoltabile/fruibile", dove quasi si "rischia" di essere "ascoltabili". Spento?... acceso?... acceso, acceso... decisamente acceso.

ROCKERILLA - magazine
by MIchele Casella

La definizione che gli I/O hanno scelto per descrivere la loro musica calza a pennello: "Improvvisazione ritmica minimalista". Verrebbe voglia di non aggiungere null'altro se non fosse chiaro che, nella sua pregnanza, queste tre parole non riescono a racchiudere l'urgenza espressiva e la radicalità obliqua di questa proposta sonora. Otto tracce piene di elettricità e ferro sfregato, un andamento claudicante ma determinato, un rapido succedersi di immagini e disturbi. Questo (e molto di più) è il mondo degli I/O, fatto di brani registrato rigorosamente in presa diretta, intermittenze insistenti e voci graffiate. Valorosi epigoni dei Sinistri e di tanta sperimentazione americana, questi quattro ragazzi meritano un'attenzione particolare soprattutto dagli addetti ai lavori. (8/10)

ROCKIT - web-magazine
by Claudia Selmi

Otto tracce senza nome registrate in presa diretta, senza lavori di sovraincisione ed editing. Unico modo secondo I/O per fissare l'essenza di improvvisazioni senza schemi prestabiliti. Batteria chitarra voce e contrabbasso. Partono dalla destrutturazione per costruire "Polytone". Un impianto libero, marginato solo dalla ricerca della pulsazione. Argomentazioni strumentali che sono indagini minimaliste. Esperimenti raffinati di suoni classici e jazz. Musica d'avanguardia assolta da ruoli di responsabilità.
Come noise mutilato e riversato a cubetti, come preludi e finali messi in fila senza un'apertura melodica, senza ritorni e ritornelli. Schioccano gli strumenti, in una marea che porta e deporta brandelli di forma e corpi senza soluzione di fisica. La tensione delle oscillazioni del contrabbasso e le sferzate ferrose e fangose della chitarra.
Trattieni la voce e il respiro e fai uscire il suono che rimane.
Classici alla Ovo ma polisensoriali e visionari come Dj Olive (tenendo conto che I/O non usano samples, si dimostrano abili nella creazione di una pasta evocativa a mò di elettronica ma interamente suonata). E, più indietro nel tempo, ci si può leggere qualche divagazione free alla Can ("Mushroom", per intenderci).
Esperienze live sul palco che li hanno segnati con Liars, Ovo, Anatrofobia, Zu, Damo Suzuki, etc. e il parto del loro secondo cd. Che è dicotomico almeno quanto il loro nome, e che può risultare noioso o entusiasmante a seconda di quanto si riesca a scendere nei suoi abissi. In arrivo meritate gratificazioni per il coraggio di I/O.

MUSIC ON TNT - web-magazine
by Loris Gualdi

I/O è input/output, on/off, vuoto/pieno, 1/0, in/out, bianco/nero, io, entra/esci, +/-. Cosi si presenta il quartetto di musicisti che si nasconde dietro la sigla I/O e così si può leggere nell’inlay del cd “Polytone”, che al medesimo tempo esprime una sorta di pura ed armonica dicotomia e un’incessante ricerca di complementarietà tra due parti. Questa biforcazione della realtà, sembra verificarsi nel brillante tentativo di cucire assieme l’eterno acustico respiro e la sinteticità delle chitarre elettriche, alle quali si unisce la voce di Reali, capace di “suonare” le sue corde vocali come un violino svisato.
Avrete capito, oh voi amanti del minimalismo improvvisato, che I/O è tornato, dopo tre anni di attesa. Il nuovo album, questa volta, vede la preziosa collaborazione tra Ebria Records e Fratto9under the sky records, che si sono adoperate nella realizzazione di un full lenght eclettico, voluto a seguito della felice intuizione di registrare in presa diretta l’opera, senza aggiunte di sovra-incisioni o di editing nella fase di post-produzione. Infatti, forti dell’esperienza live al fianco di personaggi come OvO, Uncode duello e Liars, gli I/O hanno permesso alla loro nuova creatura di vivere della sua genuinità e della sua rozzezza, all’interno di una naturale ampolla di destrutturata improvvisazione. In “Polytone” il concetto derivato dal free-jazz, si estende alla crudezza del minimalismo, che oggi più che in passato si concede licenze di ritmica, come esemplifica la traccia introduttiva, senza però risultare infedele al dogma da cui la sua natura nasce.
Le tracce presenti nel cd non hanno la necessità di essere battezzate con un titolo, proprio come è accaduto in “()” dei Sigur Ros. In entrambi i casi, si può tranquillamente parlare di sonorità che potrebbero appartenere ad un’unica suite musicale, visto il flebile limite tanto nebuloso, quanto le fotografie all’interno del piccolo booklet. Questo nuovo prodotto, distribuito dalla Jazz Today, riesce a sviluppare un particolare e unico immaginifico, che reputare coraggioso, risulterebbe stucchevole, a meno che voi non consideriate opere come Manderlay, Festen e L’age d’or come tali.

ONDAROCK - web-magazine
by Michele Saran

Il progetto I/O vede Andrea Reali (voce), Luca Mauri (chitarra), Paolo Romano (contrabbasso) e Paolo Benzoni (batteria) alle prese con una sorta di “improvvisazione ritmica minimalista”. In questa definizione, data dagli stessi musicisti, sta il succo dello stile della band. Già dal primo album omonimo (Ebria, 2003) è ben riscontrabile l’attitudine alla forma libera, all’improvvisazione (a metà tra quartetto da camera e post-rock anticonvenzionale) per sottili sovrapposizioni soniche e sistematiche rielaborazioni ritmico-armoniche (dai pattern cerebrali dei Can, ai conguagli elettroacustici e minimalisti, alle scomposizioni canterburyiane e davisiane).
Così dicasi per “Polytone”, loro secondo disco ufficiale, in cui il loro puntiglio ritmico si serve a dismisura - oltre al consueto ampio spettro di tempi complessi - di ostinato, sincopi e controtempi. Nella quarta traccia sono presenti un basso alla “Bitches Brew”, una trama di batteria minimale e sciami d’ectoplasmi cacofonici di chitarra: oltre a esporre microvariazioni di tempo, il tutto si condensa progressivamente in una sorta di tango altero, fino a diventare un curioso muro di suono che piacerebbe agli Starfuckers di “Sinistri”. Analogamente, nella traccia conclusiva, la figura argentina di basso dà luogo a una danza macabra a base di batteria e chitarra angolosa, e a una sorta di trasfigurazione finale collettiva (quasi industrial-noise).
Il settimo brano è accompagnato da una mareggiata ambientale in sordina pregna di rumori voodoo in lontananza, dalla quale emergono concertazioni lounge e coralità gregoriane sfumate. Il pezzo iniziale, il più complesso e programmatico, si affida alla pulsazione della chitarra in qualità di nucleo germinale per giochi di libera associazione ritmica (dapprima motorik alla Neu!, poi groove free-form con voce gorgheggiante alla Wyatt, distorsioni e contrappunto dissonante del contrabbasso), micro-variazioni armoniche per basso e chitarra esplosa. Via via, si passa alle stasi dell’amplificatore, ai riff hardcore declassati ad allarmi industriali, al gracidare afono (e demoniaco) della voce filtrata e ai controtempi estremi della traccia 3, al fruscio gorgogliante-ambientale e alla batteria zoppicante (Bertacchini docet) della quinta traccia, fino alla movimentazione dinamica di jam post-bop della sesta e ai singulti, alle scale nevrotiche della seconda.
Opera che rileva rigore ascetico e costanza, e non rinuncia a figurazioni e a connotazioni inventive. Paradossalmente, alla faccia dello strombazzamento che ha accompagnato l’uscita dell’opera, funzionano gli efficaci svarioni sud-tropicali, i sulfurei tocchi satanici, le forme impossibili che si rimodellano a vicenda. Non la tracklist, troppo uguale a sé stessa, non le intenzioni colte, eccessivamente decantate con la presunzione dell’autonomia dell’ascolto.
La post-produzione è di Giuseppe Ielasi, la migliore ipotesi dell’attuale eredità di Berio, ma il disco è stato registrato in presa diretta. Aprono i Cul De Sac nel loro tour italiano di maggio 2007. Progetto parallelo: Two Dead Bodies (Reali e Mauri), con lo zampino della Bar La Muerte, raffinamento e ulteriore stilizzazione dei loro groove da ragioneria improvvisata.

ILMUCCHIOSELVAGGIO - magazine & web-magazine
by Fabrizio Zampighi

Negli anni, la Ebria Records ci ha abituati a rispettare musicisti che scelgono coscientemente la via della sperimentazione a tutto tondo come canale preferenziale. Un linguaggio che cresce e si sviluppa in contesti differenti - siano essi l'elettro-kraut degli Echran, la narrativa in note dei Nippon & The Symbol, l'avanguardia spigolosa di Uncode Duello o magari l'estremismo espressivo degli OvO - ma che in tutti i casi punta a generare una musica senza barriere né compromessi.
Nel roster della casa discografica lombarda rientra a pieno titolo anche il progetto I/O, già sugli scudi tre anni or sono con l'omonimo esordio discografico. Una formula minimale quanto intransigente, febbricitante e frenetica, chiamata in questa sede ad ampliare la visione d'insieme abbozzata in passato, nell'ottica di un rinnovamento poco incline ai cedimenti commerciali. Se il leit motiv del primo episodio era – parole della band – “i timbri e la rarefazione del suono”, in “Polytone” (pubblicato in collaborazione con la Fratto9 Under The Sky, l’etichetta degli Ultraviolet Makes Me Sick) il fulcro diventa la parte ritmica rapportata all'improvvisazione: parentesi estemporanee in cui il contrabbasso di Paolo Romano, la chitarra di Luca Mauri, la voce di Andrea Reali e il rullante di Paolo Benzoni creano free decontestualizzato, frammentazioni e cacofonie, trance ritmiche, ascese a perdifiato e sussulti tribali, pur rimanendo ancorati a un tessuto razionale invisibile quanto presente.

IL TIRRENO - newspaper
by Giulio Silotto

Si fa fatica a parlare puramente e semplicemente di rock per “Polytone”, secondo disco firmato I/O, ensemble che si muove in territori talmente contaminati che si potrebbe senza problemi prescindere dalla necessità di una catalogazione. Ovvio che non è solo il background dei singoli musicisti a contare in questi casi, ma anche le loro prospettive: si parte da una miscela di funk-rock, free-jazz e musica contemporanea lungo il sentiero della pura improvvisazione - rifiutando peraltro qualsiasi forma di compromesso in forma di sovraincisione -, ma con un disegno preciso: generare un’instancabile pulsazione ritmica su cui imbastire ogni possibile sviluppo sonoro. Una pratica che, senza ripudiare le tipiche reiterazioni del rock’n’roll, rimanda soprattutto al minimalismo e che, per fare un nome affine, non può che ricordare le elucubrazioni dei toscani Sinistri. Qui ci si muove con piglio un tantino meno radicale, ma il risultato è assai intrigante: le otto tracce senza titolo che compongono il cd - realizzato dalle etichette Fratto9 Under The Sky (www.fratto9.com) ed Ebria (www.ebriarecords.com) - sanno infatti soddisfare anelito di ricerca e fruibilità in maniera più che convincente.

CHAIN D.L.K. - web-magazine
by Eugenio Maggi

Sophomore full-length for the Italian quartet formed by Luca Mauri (guitar), Paolo Romano (double bass), Paolo Benzoni (drums) and Andrea Reali (voice and electronics), recorded in December 2005 and mastered by renowned soundmaker Giuseppe Ielasi. As expected, I/O have maintained their minimalistic formula, both in the layout (this time it's mostly white) and in their sound, self-defined "minimalistic rhythmic improvisation". However, my impression is that this work is slightly more focused, "rockish" and "regular" than their debut, but I admit I haven't gone back to their self-titled cd lately. The semi-structured, controlled improvisation of the quartet still mashes shards of funk, jazz, art rock and vocal experimentation (Reali's voice must be counted as an instrument per se), sometimes sounding like a curious bridge between '70's and today's avant music. The lesson of Starfuckers ("Infinitive Session"-era)/Sinistri is still the best possible comparison, if coupled with more retro-sounding jazz rock (Universal Congress Of?). Tracks that have made yours truly shiver: n. 6, with funky lines and a double bass line running in circles; and n. 8, with its desertic guitar lines and tribal drumming. Still, I don't think that this work can come close to the pleasure of seeing them live, where their creative energy is truly released, but that's the deal with improvisation-based material. Should they manage to really let loose the beast, they would become a HUGE band.

NERDS ATTACK! MUSICAROMA UNDERGROUND - web-magazine
by Emanuele Tamagnini

Quattro anni dopo il debutto omonimo. Che veniva impresso in nero. Immerso nella parte frammentaria della concezione personale di musica. Il quartetto milanese riprende il discorso lasciato in quelle sette tracce: scomponendo, deframmentando, disgiungendo, smontando ogni singola nota per poi unirla ad altre nel frattempo frazionate. Una scissione d'improvvisazione. Un disco registrato per forza di cose in presa diretta che è figlio delle visioni ultra sensoriali dei Can quanto della libertà e della forma del free jazz più minimale. Ma nella vasta e complessa piantagione di ritmiche - alimentata oltre che da una voce spettrale e lancinante anche da contrabbasso, chitarra elettrica e batteria - si muovono seminascoste tracce di post punk ("Track 1") e di scarno funk primordiale. "Polytone" è l'epicentro del magma lavico di pulsazioni incontaminate che zampillano pure e stilisticamente perfette. La padronanza acquisita dai musicisti in un lustro di espressioni live consente all'album di coprire la distanza che passa tra un'algida rappresentazione strumentale ed un'ardente performance a cinque stelle. Il nero dissolto nel bianco. La notte nel giorno. Il suono nel ritmo. Questo è il segnale.

KOMAKINO - web-magazine

[ENG] I/O, from milan, italy, release this new album after two years since Their debut: 'No overdubs, no prepared samples' - clearly written on CD spartan notes, - all eight tracks been recorded live in studio, - as stated, - unique way to reproduce Band's feeling and attitude. I trust that, because the whole album production looks excellent, sounds are bright, smooth and strong. - I/O are masters of free improvvisation, without being random, They scarf syncopated and epileptical, through elegant jazz double-bass lines, funky guitar cuts, accurate professional drumming, analogic loops, and, last but not least, a tracking shot of vocalizes better meant as boiled foam, saliva, tantric vocal chords wisely stretched as playing an instrument. - Avant-gardism, art-nowave, - call it as You wish, - btw Polytone is food for modern Jazz affiliated and other People who need a soundtrack for Their own elucubrations.
[ITA] I/O, da milano, pubblicano questo nuovo album dopo oltre due anni dal debutto: 'Niente sovraincisioni o campioni audio preparati' è chiaramente scritto sulle note spartane del CD, - tutte e otto le tracce sono state registrate in presa diretta in studio, - come affermato, - unico modo per riprodurre/catturare il feeling ed attitudine della Band. - E dire che ci si può fidare, perchè l'intera produzione del disco sembra eccellente, i suoni sono luminosi, armoniosi e forti. Direi che gli I/O sono dei maestri dell'improvvisazione libera, senza cadere nel casuale, - si masturbano e strangolano sincopati ed epilettici, - attraverso linee jazz eleganti di contrabbasso, tagli di chitarra funky, percussioni accurate e professionali, loop analogici, e - ultimo ma non in importanza, una carrellata di vocalizzi meglio intesi come bava bollita, saliva, corde vocali tantriche saggiamente allungate come fossero un altro strumento musicale. - Avant-gardismo, art-nowave, chiamatela come volete, - cmq Polytone è cibo per affiliati del Jazz moderno e altra Gente che ha bisogno di una colonna sonora per le proprie elucubrazioni.

KRONIC.IT - web-magazine
by Marco Delsoldato

Tre anni di distanza, un disco esaurito e voglia, tanta, di dare linfa ad un’improvvisazione pulsante e destrutturante.
“Polytone” è un disco volutamente tachicardico, incentrato su un approccio free intransigente nel rinnegare orpelli o aggiunte di qualsivoglia tipo. Minimalismo era e minimalismo è, eppure la sostanza appare più accentuata e legata da una stretta inesorabile al concetto di libertà propositiva. Il tutto, infatti, è stato registrato in presa diretta, per evitare facili accomodamenti, certo, ma anche per entrare nel cuore della musica proposta, claustrofobica e non casuale (perché ricercata e figlia di un iter dettagliato), tuttavia sempre aperta ad implosioni indirizzate verso imprevisti sviluppi.
Una conferma destinata a lasciare spazio ad un futuro che potrebbe regalare maggiori soddisfazioni. Per amanti del genere, doveroso dirlo, ma anche per chi voglia sfuggire da certa contemporaneità.

© 2008 fratto9 under the sky records