Franklin Delano/ Like a smoking gun in front of me
[Madcap 2005]

Non è un errore quello sulla data, perchè il disco deve ancora uscire ufficialmente per la Madcap Collective (di cui abbiamo già parlato sul n.8 e ne parleremo ancora in questo a riguardo delle altre sue produzioni) e per la File13 (USA)...ma per chi avuto la possibilità (e il fegato) di farsi un giro al MEI, poteva già acquistarlo al loro stand.
A partire dal bel debutto per la Zahr rec (www.zahr.net), i Franklin non hanno fatto fatica a farsi conoscere e ad attirare l'attenzione, in parte aiutati dal fatto che due componenti provengono dai Massimo Volume, in parte perchè avevano dimostrato di avere del talento...ma ormai è una vecchia storia.


Questa volta, per l'occasione, se ne vanno negli studi della Homesleep e incidono sotto la guida di Giacomo Fiorenza e Francesco Donadello, per poi volare negli Stati Uniti, alla volta di Chicago. Qui hanno mixato e masterizzato il nuovo lavoro con Brian Deck e hanno preso in prestito anche le chitarre, il piano, l'organo e il synth di Tim Rutili, il violino e il piano di Jim Becker e altri strumenti da vari ospiti. Questo cocktail di collaborazioni riesce perfettamente, dando al disco anche quel tocco sonoro tipico della Perishable. Non saprei da che parte iniziare per darvi una visione di questo gran bel disco, vi posso solo dire che le atmosfere che si respirano vanno dal blues, al folk (Me And My Dream), alla psichedelia, al post-rock lento e cupo, il tutto arrangiato con gusto e qualità. Bellissima la voce di Marcella che fa il controcoro a Paolo, e la stratificazione degli strumenti che si intrecciano e lavorano in perfetta sintonia. "Like a Smoking Gun In Front Of Me" è fatto anche di grandi aperture, per dare quel tocco pop, o brevi e semplici incisi di piano, di violino o di qualche altro strumento che vanno a costruire, come piccoli tasselli, questo puzzle multicolore.
L'unico appunto che farei è sulla durata, perchè alla fine 60minuti sono tanti e forse da digerire tutto d'un fiato diventa un po' troppo, se solo avessero tagliato un paio di brani (non saprei però quali...) saremmo davanti ad un lavoro perfetto.
Mi fermo qui e vi dico che è un disco da avere, punto e basta.
www.franklindelano.org- www.maledetto.it

gianmaria


 



Le man avec les lunettes/Saturate it, than reverse!
[Honey&Lumiere Electrique rec 2004]

Per un momento ho creduto che John Lennon non fosse morto, ma che suonasse insieme con 'Le man avec les lunettes', come ospite in 'Sybile Vane' e 'Aging Again'. Stiamo parlando di un piccolo progetto parallelo del bassista dei Lumiere Electrique che a nome della Lumiere Electrique rec e la Honey rec ci regala questo minicd (in formato da 3pollici), stampato in 300 copie e numerate una ad una (la mia è la decima), con la cura nella grafica e nei disegni che solo l'indie ci può regalare.
5 tracce (+un frammento sonoro nascosto in coda al cd) che girano attorno all'attitudine pop-psychedelica sapientemente arrangiati e arricchiti da synth, effetti vari, piano, glockenspiels, banjo e altri
Una grande cura nei piccoli arrangiamenti che arricchiscono ogni singolo pezzo, senza mai esagerare a riempire i vari "strati" sonori.
Una piccola chicca per tutti, da ascoltare prima di uscire di casa tutte le mattine, sperando così che il cattivo umore che sale al solo pensiero della giornata che ci aspetta scompaia del tutto....non abbiamo che da aspettare a sentirli sulla lunga distanza.
Vale la pena farsi un giro nel divertente sito, dove potrete trovare anche curiosità che girano attorno all'incisione.
http://xoomer.virgilio.it/lmall/
http://www.lumiereelectrique.com/

gianmaria


 


Pecksniff/The Book of Stanley Creep
[Black Candy rec 2004]

Con questo disco i Pecksniff arrivano a festeggiare la seconda uscita, nel frattempo pero' i Pecksniff sono approdati all'etichetta Black Candy Records che fra mille date dal vivo a quant'altro sta' trovando il tempo e il modo di girare un video (...)
Il libro di Stanley Creep e' meno indisciplinato del suo predecessore (Elementary Watson) e anzi a un gusto melodico molto piu' marcato.Il genere e' sempre quello: un intricato miscuglio con suoni alla Adam Green/Moldy Peaches atmosfere alla Pavement e ancora momenti sottilmente twee in cui la voce di Patty si puo' benissimo paragonare a Isobel Campbell. Gli strumenti giocattolo risuonano per tutto il disco assieme al trio di "strumentiveri".
"Baby Hurricane","Normandy","The book of Stanley Creep" sono di una spanna superiori alle altre.Il vero e proprio singolo del disco pero' rimane "Inside of me a forest" (di cui a breve dovremmo vedere il video di cui sopra!) che fra battiti di mano suonini di flauto e un coro che cattura (Hallo,Hallo..Good-Bye,Good-Bye) non si puo' far a meno di ascoltare ancora e ancora...
Il loro mood svagato leggero divertente (soprattutto nei live!) si dimostra sopra alla media, da seguire giorno per giorno.
www.pecksniff.it - info.pecksniff@libero.it

tommy


 






intervista ai FRANKLIN DELANO
di Andrea Ferraris

1.Il vostro esordio era stato accolto piuttosto bene dalla critica, come credi che si comporterà la stampa musicale di fronte a questo nuovo lavoro?
Spero bene, ovviamente. Ma lo credo anche, perché il primo album aveva alcuni limiti palesi, da tutti i punti di vista. Era un demo, alcuni dei pezzi non erano neanche completamente chiusi a livello di arrangiamento. In più, al momento dell’uscita noi avevamo già fatto parecchia strada, cambiato un batterista e allargato la formazione a 4 con un contrabbassista. Ne parlavamo anche con Luca di Zahr records di questa strana situazione… ai concerti facevamo molti brani nuovi e pochi da quell’album. Ora finalmente sentiamo che l’album “fotografa” i Franklin Delano di adesso.

2.I Franklin Delano annoverano ben due ex-Massimo Volume: a rigor di logica verrebbe da pensare che la cosa in un certo modo vi possa avere aiutato, ma è sempre stato così?
Non lo so. Certo forse sì, nel periodo in cui nessuno ci aveva mai sentiti: ha facilitato l’esposizione, la ricerca di qualche concerto e stimolato un po’ di curiosità in più. Però d’altro canto ha rappresentato anche una preoccupazione, visto che con i Massimo Volume non c’entriamo molto. In realtà molta dell’attenzione nel post Massimo Volume è stata catalizzata da Mimì. Quindi la presenza di Marci e Vitt nel gruppo è passata abbastanza in sordina (per fortuna, direi io).

3.Ho notato che da “All my senses..” vi siete evoluti in un modo piuttosto particolare, intendo dire che forse a naso sarebbe stato lecito aspettarsi un disco che ripercorreva la formula di quello vecchio ed invece direi che pur non uscendone completamente modificati il vostro suono ha subito una notevole trasformazione.
Beh… le cose si muovono, gli ascolti si moltiplicano. Tutti abbiamo compiuto grandi progressi a livello stilistico. Ci sono stati in particolare: un mio osare di più con le armonie, un lavoro maggiore e più attento sui cori, le spettacolari chitarre di Marcella. Poi Vittoria e Stefano hanno dato un contributo gigantesco a tutti i livelli, senza di loro sarebbe stato difficile far evolvere il sound. In ultimo c’è tutto il discorso dell’interplay e delle numerose parti “free” presenti in molti brani. Una caratteristica che è nata spontaneamente. Suonare così è bello e ci dà tanto.

4.Se ti dicessi che a tratti il vostro disco mi ricorda alcune cose di psichedelia texana? E se dicessi anche che a tratti sembra una fusione fra certe cose della Perishable e certe della Constellation? E poi in realtà quali sono i vostri ascolti?
Hai ragione. Mi sembrano paragoni molto sensati. L’idea è un po’ quella, sono tra i miei ascolti preferiti. Explosions In The Sky, Polmo Polpo, Califone, The For Carnation… Ma non c’è solo questo. Vitt ascolta di tutto, Marci non è da meno e anche Ste ha una cultura musicale amplissima. Io sono il più ignorante, perché ho un tipo di ascolto “ossessivo”. Ascolto poche cose alla volta, spesso fino alla nausea.

5.In tempi in cui il “post-folk” va via come il pane credi che questa congiunzione astrale possa giovarvi o verrete infilati nel calderone dei gruppi che vengono scartati con sufficienza dalla stampa specializzata?
Non penso che questo disco possa essere etichettato così facilmente. Il primo forse sì. Francamente penso che i giornalisti dotati di senso e che le recensioni le fanno sul serio, non le copiano, non potranno chiudere il file così presto… Sandro Perri l’ha definita “expopimental music”, e io vado fiero di questa definizione.

6.Disco tutto americano, intendo avete registrato da Giacomo Fiorenza e con Francesco (Giardini di Mirò) e poi dopo mixaggio a Chicago…sul disco suonano alcuni Califone…un bel po’ di nomi insomma: ci puoi raccontare un po’ diffusamente di come sono andate le cose, dei vari ospiti e di tutto ciò che riguarda mixaggio e registrazione?
Beh, sulla parte “americana” del progetto ho lavorato (in buona compagnia) per un anno intero. Tuttavia solo a fine agosto le cose si sono chiarite e abbiamo potuto comprare i biglietti aerei. Riguardo la parte “bolognese”, c’è stata una coincidenza molto fortunata: abbiamo incontrato Giacomo al Rock Island festival, dove faceva da fonico agli Yuppie Flu. Gli abbiamo chiesto di aiutarci col soundcheck, a lui è piaciuto molto il nostro suono e, saputo che dovevamo registrare un album, ha insistito per “averci”. È stato lusinghiero per noi.
Registrazione e missaggio ci hanno preso dieci giorni. Per una questione di budget non potevamo prendercela comoda, quindi, soprattutto in fase di registrazione, la cosa è stata abbastanza stressante. Ne abbiamo un ricordo piacevole tuttavia. I ritmi erano totalmente ribaltati (dalle 15 alle 5 del mattino in media). Il missaggio di Brian e la registrazione delle tracce dei Califone hanno preso gli altri 5 giorni. Lavoro quest’ultimo molto rilassato. Finito nei tempi tecnici, senza affanni.
Tutto molto bello: un’esperienza professionale e umana stupenda. Colgo l’occasione per ringraziare tutti.

7.Il vostro disco esce grazie alla sinergia dell’americana File 13 e dell’italianissima Madcap Collective: come stanno andando le cose? È stato un problema coordinare gli sforzi?
Assolutamente no. Siamo tutti (tranne File 13) alla prima esperienza e abbiamo dovuto affrontare tutto con grande energia e molta organizzazione. File 13 ci ha aiutato molto a rendere le cose professionali. Li ho visti lavorare quando ero a Chicago, e ho imparato tanto anche da loro. In compenso Madcap ha un teamworking invidiabile. Sono stupefatto dalla puntualità ed efficienza di tutti. Questo ha reso le cose semplici, creative e divertenti. Credimi, mi sto divertendo molto anche adesso! E ce la spassiamo un sacco! E le cose vanno a meraviglia direi.

8.So che per il nuovo anno c’è un tour americano di un mese e mezzo programmato e che altro?
Guarda: il disco esce a febbraio. In concomitanza saremo in tour in Italia. Tutto febbraio se ne andrà così. Poi intorno ad aprile/maggio dovremmo essere in tour negli States, con i nostri amici Sin Ropas. Stiamo lavorando ad occupare il periodo intermedio (cioè marzo) con un tour europeo. Non so se ce la faremo, ma ce la metteremo tutta. Noi siamo una live band e i live sono indispensabili per noi. Poi non so… troppe cose a cui pensare ora per poter pianificare anche dall’estate in poi…

9.Come gestirete il live, so che la vostra formazione base comunque è a tre, però so che spesso e volentieri vi farete affiancare da altri nomi
Dobbiamo ancora decidere questo aspetto. Stefano ha molti altri impegni, forse occasionalmente ci raggiungerà nelle date di Bologna e dintorni. Siamo indecisi, forse rimarremo in tre per i tour. Dipende anche dalla questione spinosa del furgone (adesso ho un tre posti).

10.Con un titolo come “Come una pistola fumante di fronte a me” verrebbe da pensare ad un cowboy o al più ad un film di Sergio Leone, forse uno se lo aspetterebbe maggiormente dai Melvins piuttosto che da degli emiliani.
Hey, nessuno di noi è emiliano! A parte gli scherzi, non saprei. Può darsi. In realtà il titolo ha un significato molto profondo che riguarda la nostra scelta di essere musicisti. Ne parlavo una volta con Marcella, di come mi sentissi con una rivoltella puntata addosso. O musica o morte. Era una sensazione che anche lei sentiva, e mi disse che anche Egle le aveva detto qualcosa di molto simile. Penso che tutti noi musicisti decisi a non fare i dopolavoristi e ad investire solo ed esclusivamente sulla nostra arte siamo accomunati da questa sensazione. Bene, con il titolo ho voluto non solo riassumere questa sensazione, ma andare un passo oltre… a ognuno poi l’interpretazione più consona…