GAP PARTY / Additives
[Lizard/audioglobe 2004]

Strana missione quella del recensore che troppo spesso perde la retta via e tende a salire in cattedra inscatolando questo e quello.
Ad esempio dei Gap Party, ultima produzione Lizard, potrei dirvi che sono nipoti di David Bowie del periodo pre Duca Bianco, potrei dirvi che sono figli dei Suede o dei Belle & Sebastian, potrei dirvi che a tratti appare abbastanza vistoso un amore smodato per Peter Hammil.
In generale dopo aver snocciolato una serie di nomi potrei chiudere catalogando il gruppo toscano all'interno di un raffinato stile pop inglese. Questa volta ho deciso di non farlo. Già, mi limiterò a dire che "Additives" dei Gap Party é un grandissimo disco e non perché prima ho fatto tutta una serie di considerazioni sul genere o sull'eventuale originalità, ma perché è un disco che fa provare emozioni, denso della vocalità di Alessandro Pierini, un disco che ti fa pensare con le sue dolci melodie, che ti porta a lasciare tutto alle spalle come un viaggio in treno con le sue originali ritmiche.
Penso che chi crede ancora che per fare musica non bisogna seguire delle regole matematiche, amerà pezzi come "Walking on alone" e "My colours".
www.gapparty.com
gapsound@ouverture.it

Marco Tuppo



C.v.d./Test di resistenza all’onda d’urto
[Eclectic Circus 2004]

Coerenza: un cd che suona complicato come il titolo che gli sta scritto sopra. Rock Italiano, la base della piramide, sfaccettato e tagliato in arrangiamenti spigolosi cambiandone decisamente e definitivamente i connotati di partenza per muoversi verso territori disorientanti e segnati dalla ricerca dell’inusuale o dello sghembo, caratteristica a cui Eclectic Circus ben ci ha abituato, soprattutto con le “pazzie acustiche” di Marta sui Tubi.
Alla fine dell’ascolto di questo esordio del quartetto targato C.v.d. quello che rimane è qualcosa di un po’ freddo, che non incide al primo ascolto, allontanando chi sente più che avvolgerlo e coinvolgerlo. E’ un impressione, certo, che ha l’unico pregio di invogliare a buttarsi in successivi ascolti, nei quali vengono scoperti gli arrangiamenti: l’uso della voce a volte fin troppo sopra le righe (fino al tendere verso i Quinto Rigo…) che a volte ricama sospesa in bilico sulle partiture di testi ermetici e dalla metrica difficile (a volte mettere in metrica la lingua italiana è più difficile di un arrampicata libera sugli specchi…), chitarra basso batteria legati ed essenziali tenuti assieme e impreziositi dal grande ed efficacissimo contributo dell’elettronica che fa davvero davvero tanto, arrangiamenti al minimale più che al corposo, concreti più che evocativi. Belle le atmosfere pop di “Il Sonno”, le stranezze sospese di “Presagio”, le ambientazioni elettro acustiche soffuse di “Nuovo” e la conclusiva “Finale Rorschach 1”, sospesa su un insistito leggero di batteria, davvero coda azzeccata per un disco che da ascoltare è curioso, almeno per un nuovo stile e una nuova ricetta nel rock all’italiana dopo tante proposte omologate al già sentito. “Test di resistenza all’onda d’urto” resta comunque un disco dai mille volti che sintetizzare in una parola diventa difficile, e il non dare una traccia definita di sé, un tratto distintivo facilmente riconoscibile può sembrare positivo, ma deve far riflettere soprattutto perché il mare delle proposte nell’indie è davvero enorme, e si rischia di scomparire nel gruppo senza infamia né onore.
info@cvdweb.it
www.cvdweb.it

Al


 


Littlebrown/Brown’s dinner party (EP)

Father Murphy + Mrs France/When we were young the world wasn’t In your hand (split)

Vittorio Demarin/Almanacco Moderno
[Madcap collective 2004]

Altro bel regalo da Madcap records, o Madcap Collective che dir si voglia, ovvero tre cd con le ultime uscite della casa che finiscono all’istante a girare nel lettore (anche se non contemporaneamente per non creare intasamenti e strane miscele).
Con Littlebrown si entra dritti dritti nel territorio low-fi acustico e “allegramente strimpellato”, con un atmosfera, bene espressa dal titolo, degna di una festa alcolica, o una suonata tra amici attorno ad un barbecue. In fondo lo spirito che piace di più del lo-fi: quello suonato con il cuore e la sensibilità (lo scacciapensieri e il kazoo…) più che con la mente e la ragione, quello che ti riporta indietro a quando eri bambino, al periodo naif dell’infanzia. Un’ep che scappa via e si fa ascoltare una seconda volta con buona voglia…probabilmente ci vorrebbero soluzioni a più strumenti e soprattutto arrangiamenti per una full leght release futuribile, il consiglio è seguire la pista tracciata dai Pecksniff, ampliamente variabili per sfuggire alla trappola di una forma musicale costruita solo su essenzialità e spontaneità (anche se un certo Syd Barret in questo momento mi sta fissando dall’altro lato del tavolo facendomi rimangiare di colpo l’ultima frase, scusate).
L’incontro (ovvero la condivisione di spazi su uno split e non l‘intersecazione delle formazioni se non per la presenza di Freddy di Madcap Collective in entrambi i progetti) tra Mrs france e Father Murphy, bands omogenee nel suono e di stessa ambientazione, ci riporta a territori più meditati, con i primi ad esplorare una elettronica intersecata a musica da camera (sempre nelle coordinate lo-fi e non da conservatorio!!) in forma storta/canzone che mi ricorda ogni tanto i “sacri” Velvet Underground delle origini, per atteggiamento più che altro, e i secondi a dare vita a tre tracce oppiacee datate 2002/2003 davvero lontane dall’album che era passato dalle parti di post qualche numero fa. La ripetizione sembra la chiave di quest’ultimo episodio, costruito su basi in loop, a volte reverse, somme di suoni trascinati e dilatati che accompagnano chitarre basilari e trascurate sullo sfondo e litanie cantate da voci filtrate e reiterate che danno alle tre tracce una forte dose di spirale ipnotica, quasi mistica/mantrica.
Chiudiamo con il più strambo dei progetti, ovvero la musicazione di Vittorio Demarin, già compartecipe del progetto Father Murphy e ora qui in veste solista. Ascoltare questo cd senza aver letto stralci di presentazione è eccezionale. Quello che ti arriva alle orecchie è un frappè di suoni, un collage, una miscela di colori alla Salvator Dalì, Jackson Pollock o Kandinsy sulla tela rappresentata dalla pellicola di un film (che davvero mi piacerebbe vedere), per un mondo cromatico estremamente vario e che prende pieghe diverse all’improvviso. Andiamo poi nei dettagli tecnici di quello che ci viene all’orecchio per capirne di più: “….Il cd Almanacco Moderno (sul linguaggio dei gatti) e’ realizzato dal bureau Muse’ del Gomma Workshop. Raccoglie 126 nastri suonati da Vittorio Demarin ed inseriti nel Motoremangianastro di E.Shappire ,apparecchio datato 1977 (inizialmente pensato come giocattolo e poi ritirato perche’ tossico) capace di contenere,suonare e rimontare a caso ben 150 nastri audio”. Fate voi, all’orecchio questo disco fa uno strano e piacevole effetto patchwork ed è qualcosa che val la pena sentire una volta nella vita, senza dubbio qualcosa di unico.
madcap@maledetto.it

www.maledetto.it

Al








ANONIMO FTP/My Dreams
[Midfinger records 2004]

Strane cose. Leggo da fuori i titoli tutti in inglese del disco di Anonimo FTP, il secondo della band, per poi scoprire che il cantato, da dentro, se si eccettuano poche parole, ovvero gli incisi e i ritornelli, è in italiano e non nella lingua di oltremanica. Mi sarei aspettato un inglese anche dentro, non per poco campanilismo, ma per un’apertura al mercato estero che spesso in Italia ci si nega all’origine, cantare in inglese può essere arma vincente, i norvegesi Motorpsycho e tanti tanti altri insegnano…comunque, senza troppo divagare; tre chitarre batteria e basso, può già orientare in quello che Anonimo FTP dipinge fra le pieghe di My Dreams, ovvero rock a volte massiccio a volte più diluito basato su riff e melodie piene fortemente guitar-oriented. Suono sapientemente dosato nella produzione artistica di Magistrali, che non sciaborda mai, nemmeno nelle virate distorte del disco che risultano misurate e pulsanti, di matrice rock, con un gran suono caldo ed avvolgente. Togliete ogni ombra di sperimentazione e aggiungente solo un dosaggio di psichedelia e otterrete l’impasto di Anonimo FTP, tutto da ascoltare per afferrarne i particolari, impasto che potremmo posizionare sullo scaffale dello psych-rock. Confezionato davvero nel migliore dei modi dalla grafica alle timbriche, ai segmenti senza titolo inseriti fra un pezzo e l’altro, a variegare e rendere meno “consueto” l’assieme. Se il rock italiano per voi non si è fermato al Manuel Agnelli dei primi Afterhours ma vi servono nuove pieghe e revisioni di un chichè già da tempo digerito, Anonimo FTP risulta un ascolto consigliato, lontano da avanguardie e da iperboli ma un po’ come qualcosa a cui si torna sempre, qualcosa di semplice e concreto, come ad un bicchiere, come al rock, ma con qualcosa da osservare, con sfumature e sfaccettature, non certo come il bicchiere vuoto e semplicistico di certo rock all’italiana passato da queste parti.
info@anonimoftp.com
www.anonimoftp.com

Al


 

SKINNY LEGS/October 1st
[Recycled Music Rec. 2004]

Skinny Legs e' la prima uscita ufficiale della Recycled Music un'etichetta gestita da Simone e Fabrizio dei Pecksniff, il dischetto in questione mi viene presentato come LO-FI, ma secondo me' va oltre al solito genere.
Il cd parte con una batteria elettronica sostenuta e note di piano su cui viene sovraincisa chitarra una voce (dal timbro tipo Guided By Voices per intenderci) e un basso programmato, un'ottimo pezzo che in maniera obliqua riesce ad entrare subito in testa. Subito di seguito "We Won't Sleep Tonight" e anche qui si parte con un programming (piuttosto originale) e una chitarra che si muove con un'andatura da bossa il resto lo fanno un coro di voci distorte e la voce di Stefano (cantante dei Pecksniff) che rendono il pezzo in questione il singolo virtuale del pezzo (lo si ascolterebbe almeno 2 volte di seguito ad ogni ascolto).
La terza traccia "As best you can" invece si appoggia sui normali canoni del lo-fi in cui si sente voce chitarra e stanzetta dalla porta chiusa, "Ground and born" invece e' indie-tronica/lo-fi con campionamenti si sinth (piuttosto sporchi) batteria minimale chitarra rumorosa che a volte fa' addirittura riferimento alle melodie wave anche se in una forma assolutamente indie/lo-fi. Con la quinta traccia ("contact") i ritmi rallentano (se non dimezzano addirittura) la chitarra si fa' delicata e l'atmofera piuttosto intima insomma un po' come i Folk Implosion di "Dare to be surprised" scrivendo cosi' il lentaccio del disco. Il Combact Envy e Outside invece riportano ad un immaginario indie-life svogliato piu' classico e fanno da introduzione alla ultime due tracce che sono il degno finale di questo cd, pura pazzia Barrettiana (tipo "Scream tha last scream") con voci pitchate e suoni straniati.
WWW.RECYCLEDMUSIC.TK
skinnylegs@libero.it

tommy


 


Punck/Music without image
[ctrl+alt+canc rec. 2004]

Questo cd 3" e' l'esordio "fisico" della ctrl+alt+canc rec. che fino ad oggi aveva fatto uscite solo in internet (in MP3 liberamente scaricabili) e come esordio e' molto promettente, un'unica traccia di venti minuti e poco piu' in cui Punck riesce nell'intento di miscelare un sound oscuro da colonna sonora con la drones music. I suoni sono assemblati/mixati in una maniera eccellente tant'e' che l'ascolto e' consigliato in cuffia (ed e' vero in cuffia si sentono molti particolari in piu') e i flussi di suoni sono densi di micro-particolari e di intermezzi parlati da possibili.
Un'ottima estetica lega tutto il brano rivelando un grande gusto di Punck stesso. Poi dopo l'ascolto multiplo del dischetto in questione mi metto a navigare in internet e vengo a conoscenza del fatto che in realta' e' solamente un'anticipo di un disco che uscira' piu' avanti in co-produzione fra AFE-RECORDS e la S'AGITA RECORDS che gia' ora si prospetta ottimo.
Alla prossima uscita.
www.punck.net
info@punck.net

tommy