SMALLVOICES
di Marco Tuppo

Non smetterò mai di meravigliarmi di quante piccole etichette indie esistano e risulta difficile non domandarsi in termini di numeri quale dei due mercati esistenti, major o alternativo, risulti più rappresentativo dello stato di salute della nostra musica.
Non smetterò mai di rammaricarmi nel sentirmi dire che “si stava meglio quando si stava peggio”, “non c’è niente di nuovo”, “non ci sono più buoni gruppi”.
Del resto chi cade in questi luoghi comuni ha come unica colpa un drammatico calo di curiosità che lo porta spesso a non andare in fondo alle cose.
Certo è vero! Quello che passa per i grossi media è un trito di cose fatte anni prima, già sentite, il polpettone della nonna, ciò che si vuole, ma è altrettanto vero che se si scava a fondo (è qui il nodo spinoso denominato visibilità) ci si imbatte in prodotti di rara bellezza.
Quindi mi sento di annunciare a gran voce che nel nostro bel paese la fantasia e la creatività non sono morte; lo dimostrano i numerose gruppi che sono stati citati e le etichette che sono state presentate e acclamate.
Alle fila di quest’ultime voglio aggiungere la SmallVoices, piccola e giovane label di Andria(BA).
Piccola e giovane ma non trascurabile, in cui convergono tra i musicisti più importanti della nostrana scena sperimentale/elettronica del nostro paese.
A conferma dell’entusiasmo e della determinazione che c’è dietro a questo progetto,riporto le stesse parole di Pierpaolo fondatore della smallvoices a seguito di una originale intervista composta di una sola domanda:

Come nasce un’etichetta come la smallvoices e perché?
" La SmallVoices nasce nel settembre 2002, con l’inizio dei lavori di preparazione alle 2 prime uscite: TAC – Waiting for the twilight e TH26 – La Haine. I due dischi vedono la luce verso la fine di novembre dello stesso anno e vengono praticamente presentati al festival cagliaritano Kontakte, dove la SV partecipa in veste di ospite non ufficiale. Il festival si rivela un fantastico crocevia di menti “illuminate” del panorama musical/alternativo sardo, e internazionale. È così che facciamo la conoscenza con isolani famosi, quali Paolo Angeli, giovani promesse come Gianluca Porcu aka LU o il trio degli ASAF 288, cagliaritani d’adozione, come il grande amico Simon Balestrazzi e addirittura un’icona d’oltre oceano quale Z’ev, mostro sacro della cultura industriale/esoterica, sulla scena da circa 30 anni.
È in questa circostanza che vengono gettate le basi per molti lavori della SV, che vedranno (o hanno già visto) la luce sotto questa etichetta.
Il 2003 sia apre con il lancio di un’operazione sicuramente prestigiosa, ma dai risvolti organizzativi molto complicati.
Viene infatti programmata una sottoscrizione di una serie di 12 vinili in formato 7” picture disc, uno per ciascun mese del 2003. Ai soli sottoscrittori dell’intera serie, è garantito in omaggio un cofanetto in cui riporre “le sacre reliquie” ed un tredicesimo vinile, nello stesso formato, del padre dell’industrial all’italiana, Mr. Maurizio Bianchi. L’operazione si rivela un successo. I 12+1 vinili sono oramai delle ricercatissime perle di elettronica, e non solo quelle di mostri sacri come Kirlian Camera (settembre) oppure Bad Sector (Gennaio), ma anche quelle di LU, Tin Toy, T.A.C. e via discorrendo. Tutti lavori rigorosamente inediti, usciti in edizione limitata a 150 copie e chissà se mai saranno ristampati!!!
Nel 2003 vengono pubblicati inoltre i seguenti album, tutti in formato CD: ASAF 288 (Oblivious) , Le Forbici di Manitù (Terrore nello Spazio), il secondo album dei TAC (Twilight Rituals) per la SV, nonché gemello del primo, LU (B-Interrail).
Il 2004 si apre con la terza gemma di raffinata elettronica da parte dei TAC (Splintered) e con delle novità particolarmente all’avanguardia, anche se diversamente orientate, come KINETIX (Selected E-Missions) algidi electro-glitches minimal/avanguardisti e Judah (Cool Crap) rivisitazione elettronica di un (punk) rock malato a metà strada tra Elvis e i Doors e naturalmente Suicide...!
Sono di questi giorni, infine, alcune prestigiose nuove uscite: Hafler Trio e Troum sono indiscutibilmente due artisti di fama mondiale, e soprattutto il primo, con un seguito di appassionati feticisti attenti ed esigenti. Con l’uscita di Hafler Trio ("Only the hand that erases can write the true thing") la Smallvoices si mette in evidenza come una tra le più particolari ed attive etichette della scena indipendente. Per il suo lavoro Hafler Trio si avvale delle parti vocali di, udite udite, Björk (si proprio lei) e Michael Gira (ex Swans, Skin, The Angels of Light...). I due lavori, in edizione di lusso, ultra limitata, sono praticamente quasi sold out ancor prima della loro uscita.
Le prossime uscite comprenderanno un libro + cd di Z'EV ("Rhythmajik"), un cd di una nuova band elettro-acustica italiana, i 3EEM; un cd di Maurizio Bianchi e doppio cd delle Forbici di Manitù (con una marea di ospiti nazionali e internazionali) che festeggia il ventennale di questa storica e misteriosa band italiana. Per l'inizio del prossimo anno sono previsti: un vinile LP degli storici Nocturnal Emissions, un vinile di Tom Carter/Charalambides, e un vinile di Edward Ka-Spel (mente dei Legendary Pink Dots)...
Da sottolineare il fatto che la label non si fossilizza su uno o due generi in particolar modo..., ma spazia altresì tra l'elettronica, il post-rock, l'avanguardia sperimentale e tutto ciò che fa vibrare le nostre emozioni..."
 

Che dire? Ascoltando i dischi che mi sono stati forniti posso affermare che il nome di questa realtà é quanto mai azzeccato: piccole voci, quasi sussurrate, che con discrezione e professionalità stanno sempre più prendendo piede.
Post rock, elettronica spinta, influenze jazz, ambientazioni wave, tutto ciò lo si può trovare nel già ricco catalogo.
Prendendo in esame le produzioni Smallvoices si possono tracciare delle ipotetiche linee d’unione, tutte raffinate rappresentazioni di una ricerca interiore stemperata in tele di delicato minimalismo; nel contempo in tutte è presente una forte spinta di ricerca in zone sonore ancora imbattute.
Vediamo ora di scendere in dettaglio ed esaminare ogni singola produzione e vi posso garantire che avrete delle belle sorprese.
info@smallvoices.it

Marco Tuppo


TAC

Band che sicuramente lascia un segno indelebile d’emozioni e riflessioni, una carriera che parte dal lontano 1982 (dal 2002 sotto la smallvoices) e che ha portato a tredici uscite tra MC, Lp, 3”mCD, CD e a numerose collaborazioni quasi in una continua ricerca di una perfezione emotiva.
Leggendo altre recensioni ho notato che il termine più utilizzato per descrivere la musica dei Tac é “caleidoscopica”, ritengo di essere in linea con questa definizione poiché restituisce l’idea di un’opera che si sviluppa in più piani e che lentamente ti porta ad un fine emozionale tramite suoni sintetici e aperture acustiche;un originalissimo viaggio che ha molto del trascendentale.
Quello che ha reso, per gli appassionati e addetti ai lavori, una nuova uscita dei Tac un appuntamento impedibile, é sicuramente un forte marchio di fabbrica, che pur attingendo al post rock, all’elettronica colta, a sonorità psichedeliche, risulta nettamente distinguibile e unico, un qualcosa di prezioso.


KINETIX ( Bio )

Kinetix è la sigla attraverso la quale opera, a partire dal 2000, Gianluca Becuzzi, compositore elettronico e sound artist attivo già dalla prima metà degli anni ottanta. Numerose le pubblicazioni discografiche e le performances realizzate negli ultimi due decenni sotto varie denominazioni.
Kinetix non si muove nell’elettronica a cui siamo spesso abituati, quella da dance floor tanto per capirci, ma bensì in una pionieristica ricerca della sintesi, del minimalismo, del suono-non suono del rumore.
Sicuramente disco di facile godimento ma nel genere sicuramente un prestigioso punto di riferimento, qualcosa di impedibile per chi ama i Matmos, le sintesi granulari e le riproduzioni dei piccoli micro suoni che circondano le nostre vite.


JUDAH cool crap

Benvenuti all’inferno, l’inferno delle nostre cupe paure, delle nostre insicurezze; una lenta discesa, un insano viaggio dentro il nostro io, una new-wave-dark raffinata e colta con richiami ai suicide e volendo ai Joy Division.
I malati inserti d’elettronica in stile industriale proiettano lentamente l’ascoltatore direttamente nella Berlino degli anni ottanta con tutte le sue ambiguità e contraddizioni.
Forse uno dei più lodevoli casi di electro-rock in Italia; da ascoltare la traccia “FALL (LET’S JESUS PLAY) e come se il Nick Cave più ispirato si fosse messo a fare un duetto con i Dead Can Dance.


LE FORBICI DI MANITU’ Terrore nello spazio

“Commissionata in origine dal festival Invasioni di Cosenza - che tributa omaggio al film stra-cult Terrore nello spazio (1965) di Mario Bava, l’indimenticato maestro del gotico all’italiana (La maschera del demonio, La frusta e il corpo, I tre volti della paura, ecc.), geniale e ironico innovatore del cinema a basso costo apprezzato e rivalutato all’estero prima che in patria.”
Così nasce questo album, una delle mie prime conoscenze per quanto riguarda la smalvoices; disco di sicuro interesse e di coerenza di intenti.
Dico così perché riuscire ad esprimere quello che un film o tutto un intero filone, metafora di un boom economico, ha rappresentato non è facile.
Le forbici di manitù riescono nel loro intento e lo fanno tramite ironia e dissacrando ogni schema e ogni filone, lo fanno unendo campionatori ed elettronica analogica ad una strumentazione che allude al jazz (flauto, clarinetto, conga, vibrafono) e disseminando le partiture di surreali montaggi di dialoghi prelevati da pellicole d’epoca (in cui Monica Vitti può trovarsi a dialogare con Barbara Steele o Franco e Ciccio).


TH26 La Haine

Il progetto è nato alla fine del 1993 dalla collaborazione tra Corrado Altieri (importante rappresentante di varie wave/post-punk band degli anni ottanta) e Maurizio Bianchi padre del power-noise.
La musica che compongono è una miscela esplosiva di esperimenti rumoristici e ritmiche serrate in una sorta di techno celebrale e inebriante.
Undici pezzi da ascoltare tutti d’un fiato attraverso distorsioni e voci filtrate distribuite in un curato equilibrio.


ASAF 288 Oblivious

Elettronica e influenze jazz in un mix che può ricondurre contemporaneamente al lounge più raffinato e al Miles Davis di “in a silent way”.
Godibilissimo e curato, Oblivious è uno di quei dischi che riesce a confluire al suo interno diversi generi mescolando sonorità acustiche a ritmiche dub e drum & bass lungo ipnotiche cavalcate strumentali.
Piccola nota di copertina: dietro al progetto asaf 288 possiamo trovare nomi come Corrado Loi bassista dei TAC e Mario Massa trombettista che vanta numerose collaborazione tra cui Michael Petrucciani e la Columbia Pictures orchestra.


LU B-INTERRAIL

Infine i LU, progetto dietro il quale c’è il nome di Gianluca Porcu capace multistrumentitista e amante della filosofia di “suonare il suono” che si pone il fine, a mio parere, di costruire un approccio all’elettronica simile a quello per un quartetto da camera, creando strutture e alternanze, mescolando strumenti acustici della tradizione classica (flute, clarinet, sax, piano) e rumori.
Interessante incrocio tra liriche classiche e un’elettronica retrò, la stessa che appare anche nei primi lavori degli AIR.