Good Morning Boy/Hamlet Machine
[Urtovox 2004]

Non voglio esagerare, ma era da tempo che non ascoltavo un disco così "caldo", "intenso", "intimo" e suonato con tutta la passione che solo Marco Iacampo (che si trasforma nel ragazzo del buongiorno) poteva possedere e trasmettere. Atmosfere sognanti, dai mille colori e dalle mille sfumature, che con la sua voce a tratti un po' rauca e cupa (un giovane Tom Waits?!) e la sua onnipresente chitarra acustica riesce perfettamente a disegnare.
A differenza del disco d'esordio e dell'ep che ha seguito, e dove Marco faceva la parte del one man band, assume questa volta, una grande importanza l'incisione, la produzione e i musicisti che vengono chiamati a collaborare. Inciso negli studi Homesleep (anche se il suond tipico degli studi dell'etichetta fiorentina qui scompare), dall'ormai quasi onnipresente Giacomo Fiorenza e masterizzato da Francesco Donadello, Hamlet Machine prende forma.
Arrangiamenti blues, folk, pop riempiono tutti gli spazi e ,sapientemente, ne lasciano altri vuoti, saturi dall'intensità della voce.
Vi assicuro che sono pochi i dischi italiani di cui si possa dire che non ci sono tracce che non colpiscono, che non rimangono impresse...bellissimo, dall'inizio alla fine.
Ci sono anche due tracce nascoste (non in coda al disco, come spesso capita, ma all'inizio, tornando indietro a partire dalla 1a traccia) che ci regalano altre atmosfere, più rock, dimostrandoci che GMB è capace di colorare anche in questo modo. Non a caso ho usato la parola "colorare" visto che la grafica del cd è basata su dei suoi dipinti (come anche i vecchi dischi), su tele dai toni rossi, che rappresentano figure di persone e mani.
E non perdetevelo dal vivo, perchè sarà per voi una bella esperienza, per tutto il suo talento, per tutta l'energia e per la sincerità con cui si presenta al pubblico.
Urtovox continua a mettere a segno un colpo dietro l'altro, regalandoci un catalogo di tutto rispetto e di qualità.
www.urtovox.it

gianmaria




Bron Y Aur/Quien Sabe?
[Wallace records 2004]

Quien Sabe ? è la terza fatica / la terza strada intrapresa dal quartetto milanese: un percorso del tutto, nuovo rispetto a quanto presentato in passato, affrontato assieme al contributo di Xavier Iriondo e Paolo Cantu', andando a percorrere vie quasi inedite per il gruppo (in rapporto ai due album precedenti): un'immersione spazio temporale nel passato delle agitazioni popolari, del western all'italiana (il titolo del disco) e della psichedelia, tutto quanto interpretato nella forma dell'improvvisazione organizzata, con una linea precisa a condurre ogni singolo brano. Quien Sabe ? non è un disco di facile ascolto e lascia spazio a parecchie interpretazioni, proprio per la sua struttura "liberata" che fa aleggiare la musica tra la sperimentazione psichedelica (come senso del dilatato) ed ibridi di sonorizzazioni cinematiche (non a caso, in alcune parti vengono riprese spezzoni sonori di alcuni film). La radice del disco è vicina al rock per la strumentazione usata ed è stata strutturata dall'esperienza "sperimentale" di Xavier Iriondo e Paolo Cantu', in fase di produzione; la materia sonora è modellata dai musicisti in un alternarsi di situazioni che potrebbero rappresentare un'ipotetica colonna sonora del periodo storico degli anni settanta: da lenti passaggi sonori basati su leggere distorsioni di chitarra ed intromissioni di batteria sino a momenti di tensione decisi come in "i padroni del vapore" passando per il punto di confine, "sound 005" che è la canzone più vicina ad una normalità rock; tra gli inserti sonori si riconosce anche un brano di Charles Bukowski, in "the poetry reading". Bon Y Aur dimostrano di essere una band aperta, affrontando il passaggio dei 43 minuti dell'intero disco, ma in questo caso risultano più ostici del previsto, non immediati (in realtà, dopo alcuni approfonditi ascolti ci si addentra maggiormente) come nei precedenti album, al tempo stesso, nutro parecchia curiosità ne poter assistere ad una esecuzione dal vivo degli stessi brani.
http://www.wallacerecords.com/
http://bronyaur.interfree.it

Fabio Battistetti

Goodmorningboy
intervista di Guido Siliotto

Ho contattato via e-mail Marco Iacampo, che gira il mondo del rock’n’roll col nome Goodmorningboy. Sì, lui, magari v’è capitato di sentirne parlare. Dopo essere stato il cantante degli Elle ha optato per la carriera solista. Un primo disco più che buono, cui ha fatto seguito un ep di outtakes e, finalmente, un secondo lavoro – uscito ancora per Urtovox e intitolato “Hamlet Machine” – che è bellissimo, maturo, coinvolgente. L’ho visto anche dal vivo, una volta, e mi ha colpito. Ha tanto fuoco, dentro. E sembra sincero.

“Dovrai correggerla... questo computer è una chiavica”. Comincia con queste parole il suo messaggio in risposta alle domande che gli avevo mandato qualche giorno prima.
E continua così:
Ti rispondo in ritardo perché sono appena tornato dalla Germania e sono subito partito per la Francia e il Belgio a sorpresa, con Marco Parente per un progetto di poetry action…

Come sta andando questo tour europeo?
In Germania bello! In Francia anche! E pure il Belgio! Ho ricevuto molta attenzione, grande pubblico. Memorabile il concerto di Francoforte.

Un’esperienza da ripetere, allora…
Senz’altro: torneremo in febbraio

Qualche episodio curioso?
Beh, ai tedeschi piace il nome del mio batterista: Marcello.

Il tuo ultimo cd mi è piaciuto moltissimo. Qual è stata l’idea di partenza?
Ti ringrazio. In realtà l'unica cosa che avevo in mente era registrare queste canzoni. In qualunque modo. Non volevo nessun risultato particolare. Niente pippe, stavolta.

Una differenza che mi ha colpito rispetto al precedente cd sta nel modo di gestire la voce, che stavolta è registrata in maniera differente. In più, con l’inserimento dei testi, sembra che tu abbia preso… “coraggio”. Come dire che volevi far intendere perfettamente ciò che canti.
Hai capito benissimo! Mi sono liberato di filtri e frasi mangiate. Eccomi, con le mie parole più intime. Sono davvero contento che ti pigli.

Quali sono le ispirazioni che ti porti dentro da sempre e quali i tuoi ascolti attuali?
Il pop. Il folk. Il rock’n’roll. Vorrei essere un jazzista, ma solo per tirare fuori dei gran temi. Bob Dylan. Poe. Morricone. Totò. Gli animali. Non riesco a staccarmi dal nuovo disco di Elvis Costello. Testi bellissimi e suonato da paura. E anche lui “sometimes he feels like committing a crime...”.

Dagli Elle ad oggi molte cose sono cambiate nel tuo modo di comporre e suonare. È stato un percorso naturale?
Non troppo naturale, forse. Mi sono appoggiato di qua e di là per paura di cadere. Ho imparato molte cose. Ho capito cosa mi serve e cosa no. Ho compreso come dosare le energie. Penso con questo disco di essermi liberato. E adesso mi concederò di tutto. Ho voglia di fare un disco punk. Ma disciplinatissimo.
www.urtovox.it


 


ONQ/Canzoni tutte uguali
[cdr autoprodotto 2004]

Sinceramente, quando ho aperto la busta e ho visto una decina di copertine diverse stampate su carta da pacchi riciclata, mi sono chiesto se non avessero sbagliato a spedire qualcosa...invece era tutto sotto controllo, anzi, Luca mi allegava le copertine invitandomi, se volevo, a copiare i cd e distribuirli durante i nostri concerti.
L'iniziativa geniale, mi spingeva naturalmente a pensare che il CD fosse autoprodotto e libero da vincoli contrattuali e così effettivamente leggendo le note allegate al disco confermavo la mia teoria.
Sicuramente non sconosciuti ai lettori di post?, gli ONQ, adesso, non sono più un gruppo di 4, ma la one man band di Luca Galuppini, che ci regala, dopo un paio d'anni dall'ultima incisione questo nuovo lavoro.
A partire dal 1995, gli ONQ hanno fatto parte di quel circuito di bands che usava le vecchie MC (musicassette) per incidere e distribuire il lavoro, per poi passare al cd-r, mettendo insieme circa 18 incisioni (tutte scaricabili o acquistabili sul loro sito: www.undermybed.org/onq.
ONQ adesso cambia anche un po' stile, non più tanto noise come prima, ma più dilatato, lento, a tratti ancora rumoroso, ma più psichedelico, ipnotico.
Intanto invita anche diversi personaggi del circuito a collaborare con lui, a partire da Patrizia Dall'argine (Pecksniff), Giovanna Garlati (Kech) per arrivare ad Agnese Roda (In my room), tutte presenza femminili che prestano la voce in sette, degli otto brani presenti.
In "canzoni tutte uguali" risaltano le gran belle chitarre in reverse per "tasca", le tastiere dilatate di "la confessione di lato", e la bellissima "cannibali". L'arrangiamento della voce, però, rimane sempre un po' simile (la voce maschile di base e il controcanto femminile in sottofondo) e per i miei gusti, questo è un po' il punto debole del lavoro. Un peccato che nessuno si sia ancora accorto di questo lavoro e che non abbia deciso di seguirlo un po' nella produzione...
Come dicevo prima, oltre agli altri dischi, potete scaricarvi per intero anche questo: www.undermybed.org/onq
Un impegno pregevole, quello di "regalare" per intero un disco...se siete fedeli all'attitudine lo-fi, non potete non approfittarne!

gianmaria