|
Naturalmente mi limiterò a presentare, secondo le mie
più naturali sensazioni e considerazioni tecniche il materiale della
Bowindo, senza cercare di affrontare un discorso sull'avanguardia, sulla
musica concreta e sulla ricerca sonora, che riterrei da parte mia difficile...
Un po' come una fotografia, non in bianco e nero, ma con molti colori
e sfumature, per cercare di cogliere tutte quelle variazioni sonore
che si nascondono dietro ad ogni ascolto.
Suoni e rumori, elaborati o puri, miscelati tra loro, messi in sequenza
o scomposti, ma non in modo casuale, ma secondo una logica personale,
dettata dalle sensazioni e dalle emozioni.
Procuratevi un paio di cuffie, o un bell'impianto hi-fi e godetevi nel
loro splendore stereofonico questi sei dischi per un viaggio ai confini
del suono.
di gianmaria (tranne dove indicato diversamente)

Elio martusciello/aestethics of the machine
[2000-Bowindo 01]
Difficile non leggere le note di retrocopertina che
consigliano di stare attenti per la salute delle vostre orecchie e del
vostro stereo. Infatti il lavoro si avvicina di più a quello che potrebbe
essere un esperimento, infatti, spiega Martusciello che le frequenze
utilizzate vanno oltre le possibilità percettive dell'ascoltatore. Vengono
utilizzate frequenza ultrasoniche (sopra i 20.000 Hertz) e infrasoniche
(sotto i 16 Hz) e i suoni prodotti nel CD sono generati al massimo volume
consentito dal sistema digitale (OdB). Se volete provare questa strana
esperienza sonoro non avete che da ordinarlo sul sito.

valerio tricoli/did they? did i?
[2002 Bowindo 02]
Ogni volta che si riascoltano questi tipi di dischi,
ci si ricorda a sprazzi di alcune sequenze di suoni, altre volte tutto
sembra diverso, nuovo, casuale. Sembra che i suoni provengano dai vostri
piedi, lì vicino a voi, di lato, da dietro, dal soffitto, ma sono allo
stesso tempo così impalpabili. Ogni volta si dà un significato diverso
a quel suono, si cerca di indovinare qual'è la sorgente, o quale tipo
di elaborazione ha subito. Il mio cane assopito sul letto, alza la testa
di scatto udendo i rumori provenire dalle casse e poi si riaddormenta,
come ipnotizzato dai tappeti sonoro che ti avvolgono in una morsa. C'è
una sensazione di claustrofobia nella stanza, quasi di angoscia, come
se le serrature che scattano (così ho interpretato i primi suoni del
disco...) chiudano le porte della casa, obbligandoti alzando la soglia
d'attenzione, per cogliere il minimo rumore che possa provenire dalla
stanza accanto...

alessandro bosetti, antje vowinckel "charlemagne, la vue attachèe..."
[2003 Bowindo 03]

domenico scijno & gert-jan prins/the d&b album
[Bowindo 04]
Innanzitutto una piccola pubblicità progresso credo
che sia doverosa: se pensate che certi tipi di sperimentazione provengano
solo e esclusivamente dall’estero e che i materiali nostrani soffrano
di una specie di endemico ritardo, una spulciata al catalogo Bowindo
potrebbe aprire nuovi orizzonti e farvi rendere conto di quanto certe
realtà meritino supporto mediatico. Disco in coppia per Domenico Sciajano
e per l’olandese (credo) Gert-Jan Prins, il primo in “real-time computer
processing” che tradotto in lingua nostrana è l’utilizzo in tempo reale
di un lap-top presumibilmente senza nulla di preregistrato, il secondo
ad un non ben specificato “electronics” e alla modulazione fra fm ed
am. Il plus valore di questo disco forse sta proprio nella sua natura
“impro” e credo che questa dovrebbe essere la giusta chiave di lettura
per un disco del genere, certo devo ammettere che non è un disco immediato,
ma si scopre pian piano, ascolto dopo ascolto, non è tecnica fine a
sé stessa w non è improvvisazione sconclusionata che finisce per diventare
autismo. Pantani di gorgoglii elettronici che si moltiplicano e si succedono
quasi in modo percussivo (Cascocity), frequenze acute (che sono un po’
la costante di alcune uscite Bowindo) interrotte da pause e da rumori
assortiti (Stonome), drone quasi-industriali in evoluzione da cui si
sviluppano degli abbozzi di melodia (diamonds will do, uno dei migliori
episodi del disco). Il disco comunque sembra diventare più etereo man
mano che si prosegue nell’ascolto pur non perdendo di omegeneità, dicevo
“sembra” perché comunque dopo Tablerock più in linea con la tracci che
la precede, Vinexology ritorna a giocare con pause e piccoli tumulti
in modo leggemente più sclerotico. Certo non per tutti, ma un buon disco
senza dubbio.
andrea ferraris
oreledigneur
[Bowindo 05]
Con questo disco la bowindo, si spinge verso confini
più melodici, cercando di dare più struttura alle singole tracce. Una
pioggia insistente su una lamiera, detta il ritmo per il brano d'apertura
che si sviluppa su un tappeto sonoro che non riesce a crescere, ma rimane
intrappolato in se stesso. Un discorso che corre a destra e a sinistra
delle mie cuffie...sembra stiano parlando di un motore, di meccanica,
e infatti un rumore di motore in sottofondo funziona da sfondo al brano.
Secondo il mio gusto personale, il miglior disco (insieme a 3/4 had
been eliminated), forse proprio perchè più fruibile per un orecchio
non troppo abituato a questo tipo di sonorità.

3Quarters/Has been eliminated
[2003 Bowindo 06]
ne abbiamo già parlato sul numero precedente di post?
n.9
Confermo quello che è già stato detto...un disco da avere, senza ombra
di dubbio!
|
|
Intervista di
Gianmaria Aprile
Per prima cosa,
ti chiedo di presentarti, con una breve scheda biografica. La tua
età, le tue eventuali altre esperienze musicali, di cosa ti occupi
nella vita, i tuoi ascolti...e quant'altro tu voglia...
Sono nato a Palermo, nel settembre del 1977. Vivo a Bologna da circa
dieci anni. Ho suonato con scarso successo in diverse formazioni di
impronta psichedelica. Poi ho deciso di comporre musica elettroacustica:
questo succedeva dopo avere ascoltato i primi lavori di Ralf Wehowsky,
Bernhard Gunter, Lionel Marchetti, Jim o’Rourke. Credevo che fosse
facile. Non lo era per niente.
Oggi continuo a comporre; porto avanti il progetto 3/4HadBeenEliminated
(con Stefano Pilia, Cludio Rocchetti e il batterista Antonio Arrabito)
che mi da molte soddisfazioni; curo la rassegna di musica sperimentale
DescoMusic; collaboro assiduamente con Dean Roberts e con tutti i
musicisti che fanno capo a Bowindo.
Come ti sei avvicinato al genere di produzioni
di cui si occupa bowindo? hai sempre ascoltato materiale di questo
tipo?
Ovviamente no. E tra l’altro non è che ascolti soltanto musica sperimentale
o elettronica.
Com'E' nata l'idea di stampare dei dischi?
Giuseppe Ielasi ha detto: “Coraggio!”. E ci siamo riuniti. Io, Giuseppe,
Renato Rinaldi, Domenico Sciajno, Elio Martusciello, Alessandro Bosetti.
Poi si aggiunse Claudio Rocchetti. Non esisteva in italia una “scena”
sperimentale. C’era un vuoto da colmare. Così nasce Bowindo, etichetta
discografica e gruppo di lavoro.
Il vuoto, naturalmente, non è stato colmato, ma quanto meno lo abbiamo
circoscritto in un involucro di gomma. Bowindo è la palla da tennis,
ma ancora forse non abbiamo imparato a giocarla al meglio. (cfr. D.F.Wallace,
Infinite Jest, Fandango, pag. 200 e seg.).
Visto che siete un po 'distanti' dalle produzioni
indipendenti tipiche della penisola, puoi (se ti va) quantificare
le vendite, per farci un'idea?
Stampiamo cinquecento copie. Nessun disco è fuori catalogo.
I dischi che proponete si basano fondamentalmente
sulla qualità e la ricerca sonora, come nasce l'idea che stà dietro
ad un disco?ci pensi già prima o incominci raccogliendo materiale
sonoro e poi a rielaboralo quasi casualmente?
Ogni disco Bowindo ha una storia a sé, che è quella di chi lo ha composto.
Naturalmente, nulla è lasciato al caso, e anche là dove intervengono
delle operazioni aleatorie, ecco, queste avvengono all’ìnterno di
un dispositivo, di un impianto concettuale solido. Ad esempio, il
lavoro di Elio Martusciello “Aestethics of the Machine”: si tratta
di file audio messi “a caso” uno sull’altro, ma alla base c’e’ la
decisione che questi file dovessero contenere esclusivamente frequenze
al di sopra dei 20mila hertz, o al di sotto dei 16hertz. Si tratta
di frequenze inaudibili che però, “scontrandosi” tra loro, producono
battimenti e nuove frequenze percepibili dall’orecchio umano. Comunque,
per una spiegazione più dettagliata di questo interessante lavoro,
ti consiglio la lettura del testo di presentazione alla pagina http://www.bowindorecordings.com/releases/aestheticsofthemachine.html.
Per quanto riguarda il mio lavoro “Did They? Did I?”, anche lì il
caso ha giocato la sua parte, ma potremmo anche non chiamarlo “caso”,
ma necessità. Dipende da come intendiamo… la vita. All’uscita del
disco fui contattato per un’intervista, che non venne mai pubblicata,
in cui mi si chiedeva una storia dell’opera. Credo che potresti trovarla
di un qualche interesse:
“... era il 1999, ed ero a Cagliari per una specie di vacanza, e andavo
in giro attaccando microfoni a contatto ovunque. In quel periodo avevo
un sacco di idee strane (ho ancora un sacco di idee strane che non
mi piacciono) e forse non erano neanche idee allora, erano sensazioni,
lunghissimi deja-vu soprattutto, roba da brividi. Dunque: avevo appiccicato
questi due microfoni a contatto sulla porta della mia stanza, e mi
sono messo sul letto a leggere la "Storia dell'Eternita'"
di Borges. Non so piu' neanche quale fosse la mia intenzione, possibilmente
non c'era neanche un buon motivo per farlo. Leggevo Borges e mi venivano
quei brividi, e intanto sul minidisc veniva scritto quello che succedeva
dentro e fuori la stanza e, mi piace pensarlo, dentro e fuori di me.
Qualche mese piu' tardi inviavo il mio primo "demo-cd",
che conteneva un pezzo che avevo composto in due o tre mesi, e quei
venti minuti di microfoni a contatto sulla porta della mia stanza,
nella pensione di Cagliari. E lo inviavo a Bernhard Gunther. Una settimana
dopo mi rispose. Il pezzo composto non gli era piaciuto per niente,
la registrazione di Cagliari invece, molto.
Ecco, a quei tempi quella registrazione, questo “pezzo”, aveva un
titolo, che era efficacemente altisonante e per certi versi un po'
ridicolo, ma certamente sincero perché era proprio quello che stavo
facendo: "I Was Reading a Brief History of Eternity".
Tre anni piu' tardi mi ricapita tra le mani. Riascolto, e ritorna
tutto, e sento il bisogno di dirne qualcosa. Tento di descrivere quello
stato, che era gia' impresso nella registrazione ma era... illegibile?
In “Did They? Did I?” la vecchia registrazione e' li, e sopra c'e'
una specie di hic et nunc, un promemoria sul senso del presente, una
“spiegazione”. Solo che non spiega proprio nulla perche', in fondo,
non c'e' nulla di quella registrazione che io sia in grado di spiegare.
Insomma, "Did They? Did I?", che a quel punto si intitolava
"Fuck the Life" perche' era futile, forse sincero ma inutile
e comunque non mi pareva che fosse proprio colpa mia, dicevo, "Fuck
the Life" viene selezionato come mio primo disco Bowindo. Si
era deciso che il packaging dell'etichetta dovesse essere uno standard
jewel-box. Io immaginavo, per una composizione di meno di venti minuti,
un mini cd. E allora mi dicono: fai il mini cd dentro il jewel-box
standard. E a me non piaceva. E poi... "aah! Ho capito"...
e metto nuda e cruda la registrazione originale fatta nel 1999 in
fondo al disco, come ghost track. Che e' quello che e' sempre stata
o quello che e' diventata, a seconda dei punti di vista. E a quel
punto, non e' piu' "Fuck the Life", e non e', nemmeno, "I
was Reading a Brief History of Eternity"... diventa "Did
They? Did I?", ma sul perche' io abbia scelto questo titolo,
pero', non posso risponderti”.
In molti dischi ci sono registrazioni d'ambiente...come
effettuate le riprese? avete degli ambienti che preferite e dove riuscite
a raccogliere più materiale sonoro?
Per qunto riguarda “Did they? Did I?” ti ho già risposto. Nel disco
dei 3/4HadBeenEliminated puoi invece sentire tantissimi ambienti acustici
diversi: una grandinata ad aprile, il pubblico di un concerto, bambini
che nuotano nella piscina comunale, un giardino innevato con cane
e lancio di palle di neve, una scuola abbandonata… Le riprese sono
state effettuate con un buon microfono stereo. Comunque, per gli amanti
del field recording, il disco Bowindo più compiuto in questo senso
è l’”Oreledigneur” di Giuseppe Ielasi e Renato Rinaldi. La sensibilità
e l’abilità di quest’ultimo nella ripresa di ambienti sonori sono
davvero impareggiabili. Consiglierei vivamente a te e ai lettori interessati
all’argomento di seguire un suo seminario. Il prossimo sarà tenuto
Verona il 21 Gennaio, nell’ambito di una “due giorni” bowindiana ad
Interzona.
Quanto c'è di suonato nei tuoi dischi, qual'è
lo strumento che preferisci e che secondo te è più versatile per questo
approccio musicale?
La versatilità non mi interessa granché. Quando mi esibisco dal vivo
uso un registratore a bobine col quale posso creare dei “tape loops”,
qualche semplicissimo effetto, e tanti microfoni, a contatto e a condensatore.
Quello che viene ripreso dai microfoni varia di volta in volta, spesso
si tratta di riprendere l’ambiente stesso della performance, o certe
caratteristiche di questo, o la mia voce, o gli strumenti di chi suona
con me, o un qualche oggetto acusticamente interessante rinvenuto
in loco.
Per quanto riguarda il lavoro in studio, il discorso cambia: in “Did
they? Did I?” non c’e’ nulla di suonato nel senso tradizionale del
termine. E’ una composizione di suoni registrati, e di suoni sintetizzati
o trasformati col computer. Con i 3/4HadBeenEliminated, invece, abbiamo
registrato tanti strumenti tradizionali: chitarre elettriche, percussioni,
harmonium, armonica, contrabbasso.
Come riesci ad ottenere la particolare 'pulizia
sonora' e la stereofonia che contraddistingue le tue produzioni?
Faccio tutto da solo, con quello che ho, e i risultati dipendono esclusivamente
dalla volontà di migliorarsi. I miei dischi suonano bene perché sono
interessato a fare buona musica, non pubbliche relazioni. Ogni singolo
suono di “Did they? Did I?” è frutto di ore di lavoro, e il disco
dei 3/4 è stato fatto in un anno.
Questa è comunque una prerogativa comune a tutti i “bowindos”.
Una domanda tecnica. Che strumentazione usi
per registrare e per mixare?
Un Mac G4 del 1999, su cui gira ProToolsLE. Un microfono Neumann TLM103,
un microfono Rode NT4, un registratore a bobine TEAC del 1980. In
definitiva, niente che non sia, oggi, alla portata di chiunque.
Riuscite a fare dei concerti? e qual'è l'approccio
al live?
Certo che riusciamo a fare dei concerti! Quando andiamo in giro come
Bowindo, per cui tutti e sette, ci installiamo per due o tre giorni
nel luogo che ci ospita. Suoniamo in combinazioni diverse, improvvisando;
teniamo seminari; se possibile montiamo installazioni “site specific”;
facciamo delle diffusioni di nostre composizioni.
Con i 3/4HadBeenEliminated invece abbiamo due formazioni standard,
una delle quali con il batterista Tony Arrabito (che qualcuno potrebbe
ricordare per la performance sensibilissima e dinoccolata nel disco
di Dean Roberts “Be Mine Tonight”) che da poco si è unito stabilmente
al gruppo. Quando suona anche lui, la qual cosa dipende dal tipo di
locale che ospita la performance, il nostro suono è ovviamente più
ritmato e decisamente più orientato verso il “rock” (ma si parla sempre
di un “rock elettroacustico”), anche se gli strumenti utilizzati sono
sempre la chitarra droning di Stefano Pilia, i giradischi e le radio
di Claudio Rocchetti, e i miei microfoni e tape loops. Nei locali
più piccoli e più silenziosi, preferiamo invece esibirci in trio e
concentrarci maggiormente sui dettagli, su una spazializzazione vivida
del suono (spesso portiamo anche dei woofer aggiuntivi che “nascondiamo”
da qualche parte tra il pubblico)… In ogni caso improvvisiamo comunque
su “dispositivi performativi” creati ad hoc (talvolta costruendo a
tempo di record vere e proprie installazioni con cui confrontarci
durante il concerto), ed ogni concerto dei 3/4 è sensibilmente diverso
dagli altri, è un’esperienza unica e irripetibile.
Quante bottiglie sono state rotte in 'bedrock'
nel disco di 3/4had been eliminated? ;)
Devo deluderti. Zero bottiglie, ma circa un migliaio tra mattoni e
mattonelle. Quello è stato un pomeriggio realmente divertente.
Ci sono dei gruppi italiani che ti piacciono
particolarmente?
Gli Starfuckers, oggi Sinistri. Poi mi piaccino, dal vivo, i Rosolina
Mar, anche se comunque non è il genere di musica che ascolterei in
casa.
I dischi che secondo te bisognerebbe avere
almeno ascoltato più di 10volte...
Pet Sounds e Song Cycle,
De Natura Sonorum e Presque Rien;
Marque Moon e Second Edition;
Qualsiasi cosa di Marc Bolan e qualsiasi cosa di Syd Barret;
The Village Green Preservation Society e il White Album;
Acrid Acme e Psychophisical Tests and Training;
Tutto Feldman e tutta la musica orchestrale di Xenakis;
e il Well Tuned Piano;
e Deceit;
e Chion;
e John Fahey;
e The Hangman Beautyful Daughter;
e i primi due dei Roxy Music;
e A Widard a True Star, e, già che ci siamo, anche Something/Anything;
e comunque bisognerebbe avere ascoltato anche buona parte
della Collection Cinema Pour l’Oreille di Metamkine;
e Miles Davis.
I libri (nel caso in cui ti piacesse anche
leggere) che bisogna avere sul comodino....ed eventualmente i tuoi
attuali…
Baudrillard, Deleuze e Guattari, Infinite Jest, Rumore Bianco, Beckett,
soprattutto l’ultimo Beckett, L’arcobaleno della gravità, La Bibbia,
soprattutto se tradotta da Guido Ceronetti, e Guido Ceronetti magari
“Il silenzio del corpo”, e Progetto per una Rivoluzione a New York
(che secondo me è preferibile alla Gelosia), Un Oscuro Scrutare, sicuramente,
ma anche Ubik e Le Tre Stimmate di Palmer Eldritch, e mi scordavo
Vonnegut! che se dobbiamo sceglierne uno sceglierei… La Colazione
dei Campioni; e Borges.
Fumetti?
Leggevo tanti Marvel da piccolo. Soprattutto L’Uomo Ragno e il Punitore.
contatti:
www.bowindorecordings.com
the webmaster e-mail is valerio.tricoli@fastwebnet.it.
You can also use this email for all kind of informations.
The mail address of the label is the following:
Bowindo Recordings, c/o valerio tricoli
via Paolo Costa 3
40137 Bologna, Italy
Please note that we are not accepting demos.The label is producing
the works of it's founders only.
Anyway, feel free to send your music if you'll like a feedback.
|