Bowindo rec: Più che una etichetta, è un collettivo, un laboratorio musicale, dove Valerio Tricoli, Giuseppe Ielasi, Renato Rinaldi, Domenico Sciajno, Alessandro Bosetti, Elio Martusciello e Claudio Rocchetti (che si è aggiunto negli ultimi tempi), hanno dato vita e forma a questa interessantissima label.
E' sicuramente difficile riuscire a spiegare che cosa c'è in questi 6 dischi della Bowindo recordings, ma spero che questa intervista a Valerio Tricoli vi sia d'aiuto...


 

Naturalmente mi limiterò a presentare, secondo le mie più naturali sensazioni e considerazioni tecniche il materiale della Bowindo, senza cercare di affrontare un discorso sull'avanguardia, sulla musica concreta e sulla ricerca sonora, che riterrei da parte mia difficile...
Un po' come una fotografia, non in bianco e nero, ma con molti colori e sfumature, per cercare di cogliere tutte quelle variazioni sonore che si nascondono dietro ad ogni ascolto.
Suoni e rumori, elaborati o puri, miscelati tra loro, messi in sequenza o scomposti, ma non in modo casuale, ma secondo una logica personale, dettata dalle sensazioni e dalle emozioni.
Procuratevi un paio di cuffie, o un bell'impianto hi-fi e godetevi nel loro splendore stereofonico questi sei dischi per un viaggio ai confini del suono.

di gianmaria (tranne dove indicato diversamente)


Elio martusciello/aestethics of the machine
[2000-Bowindo 01
]

Difficile non leggere le note di retrocopertina che consigliano di stare attenti per la salute delle vostre orecchie e del vostro stereo. Infatti il lavoro si avvicina di più a quello che potrebbe essere un esperimento, infatti, spiega Martusciello che le frequenze utilizzate vanno oltre le possibilità percettive dell'ascoltatore. Vengono utilizzate frequenza ultrasoniche (sopra i 20.000 Hertz) e infrasoniche (sotto i 16 Hz) e i suoni prodotti nel CD sono generati al massimo volume consentito dal sistema digitale (OdB). Se volete provare questa strana esperienza sonoro non avete che da ordinarlo sul sito.


valerio tricoli/did they? did i?
[2002 Bowindo 02]

Ogni volta che si riascoltano questi tipi di dischi, ci si ricorda a sprazzi di alcune sequenze di suoni, altre volte tutto sembra diverso, nuovo, casuale. Sembra che i suoni provengano dai vostri piedi, lì vicino a voi, di lato, da dietro, dal soffitto, ma sono allo stesso tempo così impalpabili. Ogni volta si dà un significato diverso a quel suono, si cerca di indovinare qual'è la sorgente, o quale tipo di elaborazione ha subito. Il mio cane assopito sul letto, alza la testa di scatto udendo i rumori provenire dalle casse e poi si riaddormenta, come ipnotizzato dai tappeti sonoro che ti avvolgono in una morsa. C'è una sensazione di claustrofobia nella stanza, quasi di angoscia, come se le serrature che scattano (così ho interpretato i primi suoni del disco...) chiudano le porte della casa, obbligandoti alzando la soglia d'attenzione, per cogliere il minimo rumore che possa provenire dalla stanza accanto...


alessandro bosetti, antje vowinckel "charlemagne, la vue attachèe..."
[2003 Bowindo 03]


domenico scijno & gert-jan prins/the d&b album
[Bowindo 04]

Innanzitutto una piccola pubblicità progresso credo che sia doverosa: se pensate che certi tipi di sperimentazione provengano solo e esclusivamente dall’estero e che i materiali nostrani soffrano di una specie di endemico ritardo, una spulciata al catalogo Bowindo potrebbe aprire nuovi orizzonti e farvi rendere conto di quanto certe realtà meritino supporto mediatico. Disco in coppia per Domenico Sciajano e per l’olandese (credo) Gert-Jan Prins, il primo in “real-time computer processing” che tradotto in lingua nostrana è l’utilizzo in tempo reale di un lap-top presumibilmente senza nulla di preregistrato, il secondo ad un non ben specificato “electronics” e alla modulazione fra fm ed am. Il plus valore di questo disco forse sta proprio nella sua natura “impro” e credo che questa dovrebbe essere la giusta chiave di lettura per un disco del genere, certo devo ammettere che non è un disco immediato, ma si scopre pian piano, ascolto dopo ascolto, non è tecnica fine a sé stessa w non è improvvisazione sconclusionata che finisce per diventare autismo. Pantani di gorgoglii elettronici che si moltiplicano e si succedono quasi in modo percussivo (Cascocity), frequenze acute (che sono un po’ la costante di alcune uscite Bowindo) interrotte da pause e da rumori assortiti (Stonome), drone quasi-industriali in evoluzione da cui si sviluppano degli abbozzi di melodia (diamonds will do, uno dei migliori episodi del disco). Il disco comunque sembra diventare più etereo man mano che si prosegue nell’ascolto pur non perdendo di omegeneità, dicevo “sembra” perché comunque dopo Tablerock più in linea con la tracci che la precede, Vinexology ritorna a giocare con pause e piccoli tumulti in modo leggemente più sclerotico. Certo non per tutti, ma un buon disco senza dubbio.

andrea ferraris


oreledigneur
[Bowindo 05]

Con questo disco la bowindo, si spinge verso confini più melodici, cercando di dare più struttura alle singole tracce. Una pioggia insistente su una lamiera, detta il ritmo per il brano d'apertura che si sviluppa su un tappeto sonoro che non riesce a crescere, ma rimane intrappolato in se stesso. Un discorso che corre a destra e a sinistra delle mie cuffie...sembra stiano parlando di un motore, di meccanica, e infatti un rumore di motore in sottofondo funziona da sfondo al brano.
Secondo il mio gusto personale, il miglior disco (insieme a 3/4 had been eliminated), forse proprio perchè più fruibile per un orecchio non troppo abituato a questo tipo di sonorità.


3Quarters/Has been eliminated
[2003 Bowindo 06]

ne abbiamo già parlato sul numero precedente di post? n.9
Confermo quello che è già stato detto...un disco da avere, senza ombra di dubbio!













Intervista di Gianmaria Aprile

Per prima cosa, ti chiedo di presentarti, con una breve scheda biografica. La tua età, le tue eventuali altre esperienze musicali, di cosa ti occupi nella vita, i tuoi ascolti...e quant'altro tu voglia...
Sono nato a Palermo, nel settembre del 1977. Vivo a Bologna da circa dieci anni. Ho suonato con scarso successo in diverse formazioni di impronta psichedelica. Poi ho deciso di comporre musica elettroacustica: questo succedeva dopo avere ascoltato i primi lavori di Ralf Wehowsky, Bernhard Gunter, Lionel Marchetti, Jim o’Rourke. Credevo che fosse facile. Non lo era per niente.
Oggi continuo a comporre; porto avanti il progetto 3/4HadBeenEliminated (con Stefano Pilia, Cludio Rocchetti e il batterista Antonio Arrabito) che mi da molte soddisfazioni; curo la rassegna di musica sperimentale DescoMusic; collaboro assiduamente con Dean Roberts e con tutti i musicisti che fanno capo a Bowindo.

Come ti sei avvicinato al genere di produzioni di cui si occupa bowindo? hai sempre ascoltato materiale di questo tipo?
Ovviamente no. E tra l’altro non è che ascolti soltanto musica sperimentale o elettronica.

Com'E' nata l'idea di stampare dei dischi?
Giuseppe Ielasi ha detto: “Coraggio!”. E ci siamo riuniti. Io, Giuseppe, Renato Rinaldi, Domenico Sciajno, Elio Martusciello, Alessandro Bosetti. Poi si aggiunse Claudio Rocchetti. Non esisteva in italia una “scena” sperimentale. C’era un vuoto da colmare. Così nasce Bowindo, etichetta discografica e gruppo di lavoro.
Il vuoto, naturalmente, non è stato colmato, ma quanto meno lo abbiamo circoscritto in un involucro di gomma. Bowindo è la palla da tennis, ma ancora forse non abbiamo imparato a giocarla al meglio. (cfr. D.F.Wallace, Infinite Jest, Fandango, pag. 200 e seg.).

Visto che siete un po 'distanti' dalle produzioni indipendenti tipiche della penisola, puoi (se ti va) quantificare le vendite, per farci un'idea?
Stampiamo cinquecento copie. Nessun disco è fuori catalogo.

I dischi che proponete si basano fondamentalmente sulla qualità e la ricerca sonora, come nasce l'idea che stà dietro ad un disco?ci pensi già prima o incominci raccogliendo materiale sonoro e poi a rielaboralo quasi casualmente?
Ogni disco Bowindo ha una storia a sé, che è quella di chi lo ha composto. Naturalmente, nulla è lasciato al caso, e anche là dove intervengono delle operazioni aleatorie, ecco, queste avvengono all’ìnterno di un dispositivo, di un impianto concettuale solido. Ad esempio, il lavoro di Elio Martusciello “Aestethics of the Machine”: si tratta di file audio messi “a caso” uno sull’altro, ma alla base c’e’ la decisione che questi file dovessero contenere esclusivamente frequenze al di sopra dei 20mila hertz, o al di sotto dei 16hertz. Si tratta di frequenze inaudibili che però, “scontrandosi” tra loro, producono battimenti e nuove frequenze percepibili dall’orecchio umano. Comunque, per una spiegazione più dettagliata di questo interessante lavoro, ti consiglio la lettura del testo di presentazione alla pagina http://www.bowindorecordings.com/releases/aestheticsofthemachine.html.
Per quanto riguarda il mio lavoro “Did They? Did I?”, anche lì il caso ha giocato la sua parte, ma potremmo anche non chiamarlo “caso”, ma necessità. Dipende da come intendiamo… la vita. All’uscita del disco fui contattato per un’intervista, che non venne mai pubblicata, in cui mi si chiedeva una storia dell’opera. Credo che potresti trovarla di un qualche interesse:
“... era il 1999, ed ero a Cagliari per una specie di vacanza, e andavo in giro attaccando microfoni a contatto ovunque. In quel periodo avevo un sacco di idee strane (ho ancora un sacco di idee strane che non mi piacciono) e forse non erano neanche idee allora, erano sensazioni, lunghissimi deja-vu soprattutto, roba da brividi. Dunque: avevo appiccicato questi due microfoni a contatto sulla porta della mia stanza, e mi sono messo sul letto a leggere la "Storia dell'Eternita'" di Borges. Non so piu' neanche quale fosse la mia intenzione, possibilmente non c'era neanche un buon motivo per farlo. Leggevo Borges e mi venivano quei brividi, e intanto sul minidisc veniva scritto quello che succedeva dentro e fuori la stanza e, mi piace pensarlo, dentro e fuori di me.
Qualche mese piu' tardi inviavo il mio primo "demo-cd", che conteneva un pezzo che avevo composto in due o tre mesi, e quei venti minuti di microfoni a contatto sulla porta della mia stanza, nella pensione di Cagliari. E lo inviavo a Bernhard Gunther. Una settimana dopo mi rispose. Il pezzo composto non gli era piaciuto per niente, la registrazione di Cagliari invece, molto.
Ecco, a quei tempi quella registrazione, questo “pezzo”, aveva un titolo, che era efficacemente altisonante e per certi versi un po' ridicolo, ma certamente sincero perché era proprio quello che stavo facendo: "I Was Reading a Brief History of Eternity".
Tre anni piu' tardi mi ricapita tra le mani. Riascolto, e ritorna tutto, e sento il bisogno di dirne qualcosa. Tento di descrivere quello stato, che era gia' impresso nella registrazione ma era... illegibile? In “Did They? Did I?” la vecchia registrazione e' li, e sopra c'e' una specie di hic et nunc, un promemoria sul senso del presente, una “spiegazione”. Solo che non spiega proprio nulla perche', in fondo, non c'e' nulla di quella registrazione che io sia in grado di spiegare. Insomma, "Did They? Did I?", che a quel punto si intitolava "Fuck the Life" perche' era futile, forse sincero ma inutile e comunque non mi pareva che fosse proprio colpa mia, dicevo, "Fuck the Life" viene selezionato come mio primo disco Bowindo. Si era deciso che il packaging dell'etichetta dovesse essere uno standard jewel-box. Io immaginavo, per una composizione di meno di venti minuti, un mini cd. E allora mi dicono: fai il mini cd dentro il jewel-box standard. E a me non piaceva. E poi... "aah! Ho capito"... e metto nuda e cruda la registrazione originale fatta nel 1999 in fondo al disco, come ghost track. Che e' quello che e' sempre stata o quello che e' diventata, a seconda dei punti di vista. E a quel punto, non e' piu' "Fuck the Life", e non e', nemmeno, "I was Reading a Brief History of Eternity"... diventa "Did They? Did I?", ma sul perche' io abbia scelto questo titolo, pero', non posso risponderti”.

In molti dischi ci sono registrazioni d'ambiente...come effettuate le riprese? avete degli ambienti che preferite e dove riuscite a raccogliere più materiale sonoro?
Per qunto riguarda “Did they? Did I?” ti ho già risposto. Nel disco dei 3/4HadBeenEliminated puoi invece sentire tantissimi ambienti acustici diversi: una grandinata ad aprile, il pubblico di un concerto, bambini che nuotano nella piscina comunale, un giardino innevato con cane e lancio di palle di neve, una scuola abbandonata… Le riprese sono state effettuate con un buon microfono stereo. Comunque, per gli amanti del field recording, il disco Bowindo più compiuto in questo senso è l’”Oreledigneur” di Giuseppe Ielasi e Renato Rinaldi. La sensibilità e l’abilità di quest’ultimo nella ripresa di ambienti sonori sono davvero impareggiabili. Consiglierei vivamente a te e ai lettori interessati all’argomento di seguire un suo seminario. Il prossimo sarà tenuto Verona il 21 Gennaio, nell’ambito di una “due giorni” bowindiana ad Interzona.

Quanto c'è di suonato nei tuoi dischi, qual'è lo strumento che preferisci e che secondo te è più versatile per questo approccio musicale?
La versatilità non mi interessa granché. Quando mi esibisco dal vivo uso un registratore a bobine col quale posso creare dei “tape loops”, qualche semplicissimo effetto, e tanti microfoni, a contatto e a condensatore. Quello che viene ripreso dai microfoni varia di volta in volta, spesso si tratta di riprendere l’ambiente stesso della performance, o certe caratteristiche di questo, o la mia voce, o gli strumenti di chi suona con me, o un qualche oggetto acusticamente interessante rinvenuto in loco.
Per quanto riguarda il lavoro in studio, il discorso cambia: in “Did they? Did I?” non c’e’ nulla di suonato nel senso tradizionale del termine. E’ una composizione di suoni registrati, e di suoni sintetizzati o trasformati col computer. Con i 3/4HadBeenEliminated, invece, abbiamo registrato tanti strumenti tradizionali: chitarre elettriche, percussioni, harmonium, armonica, contrabbasso.

Come riesci ad ottenere la particolare 'pulizia sonora' e la stereofonia che contraddistingue le tue produzioni?
Faccio tutto da solo, con quello che ho, e i risultati dipendono esclusivamente dalla volontà di migliorarsi. I miei dischi suonano bene perché sono interessato a fare buona musica, non pubbliche relazioni. Ogni singolo suono di “Did they? Did I?” è frutto di ore di lavoro, e il disco dei 3/4 è stato fatto in un anno.
Questa è comunque una prerogativa comune a tutti i “bowindos”.

Una domanda tecnica. Che strumentazione usi per registrare e per mixare?
Un Mac G4 del 1999, su cui gira ProToolsLE. Un microfono Neumann TLM103, un microfono Rode NT4, un registratore a bobine TEAC del 1980. In definitiva, niente che non sia, oggi, alla portata di chiunque.

Riuscite a fare dei concerti? e qual'è l'approccio al live?
Certo che riusciamo a fare dei concerti! Quando andiamo in giro come Bowindo, per cui tutti e sette, ci installiamo per due o tre giorni nel luogo che ci ospita. Suoniamo in combinazioni diverse, improvvisando; teniamo seminari; se possibile montiamo installazioni “site specific”; facciamo delle diffusioni di nostre composizioni.
Con i 3/4HadBeenEliminated invece abbiamo due formazioni standard, una delle quali con il batterista Tony Arrabito (che qualcuno potrebbe ricordare per la performance sensibilissima e dinoccolata nel disco di Dean Roberts “Be Mine Tonight”) che da poco si è unito stabilmente al gruppo. Quando suona anche lui, la qual cosa dipende dal tipo di locale che ospita la performance, il nostro suono è ovviamente più ritmato e decisamente più orientato verso il “rock” (ma si parla sempre di un “rock elettroacustico”), anche se gli strumenti utilizzati sono sempre la chitarra droning di Stefano Pilia, i giradischi e le radio di Claudio Rocchetti, e i miei microfoni e tape loops. Nei locali più piccoli e più silenziosi, preferiamo invece esibirci in trio e concentrarci maggiormente sui dettagli, su una spazializzazione vivida del suono (spesso portiamo anche dei woofer aggiuntivi che “nascondiamo” da qualche parte tra il pubblico)… In ogni caso improvvisiamo comunque su “dispositivi performativi” creati ad hoc (talvolta costruendo a tempo di record vere e proprie installazioni con cui confrontarci durante il concerto), ed ogni concerto dei 3/4 è sensibilmente diverso dagli altri, è un’esperienza unica e irripetibile.

Quante bottiglie sono state rotte in 'bedrock' nel disco di 3/4had been eliminated? ;)
Devo deluderti. Zero bottiglie, ma circa un migliaio tra mattoni e mattonelle. Quello è stato un pomeriggio realmente divertente.

Ci sono dei gruppi italiani che ti piacciono particolarmente?
Gli Starfuckers, oggi Sinistri. Poi mi piaccino, dal vivo, i Rosolina Mar, anche se comunque non è il genere di musica che ascolterei in casa.

I dischi che secondo te bisognerebbe avere almeno ascoltato più di 10volte...
Pet Sounds e Song Cycle,
De Natura Sonorum e Presque Rien;
Marque Moon e Second Edition;
Qualsiasi cosa di Marc Bolan e qualsiasi cosa di Syd Barret;
The Village Green Preservation Society e il White Album;
Acrid Acme e Psychophisical Tests and Training;
Tutto Feldman e tutta la musica orchestrale di Xenakis;
e il Well Tuned Piano;
e Deceit;
e Chion;
e John Fahey;
e The Hangman Beautyful Daughter;
e i primi due dei Roxy Music;
e A Widard a True Star, e, già che ci siamo, anche Something/Anything;
e comunque bisognerebbe avere ascoltato anche buona parte
della Collection Cinema Pour l’Oreille di Metamkine;
e Miles Davis.

I libri (nel caso in cui ti piacesse anche leggere) che bisogna avere sul comodino....ed eventualmente i tuoi attuali…
Baudrillard, Deleuze e Guattari, Infinite Jest, Rumore Bianco, Beckett, soprattutto l’ultimo Beckett, L’arcobaleno della gravità, La Bibbia, soprattutto se tradotta da Guido Ceronetti, e Guido Ceronetti magari “Il silenzio del corpo”, e Progetto per una Rivoluzione a New York (che secondo me è preferibile alla Gelosia), Un Oscuro Scrutare, sicuramente, ma anche Ubik e Le Tre Stimmate di Palmer Eldritch, e mi scordavo Vonnegut! che se dobbiamo sceglierne uno sceglierei… La Colazione dei Campioni; e Borges.

Fumetti?
Leggevo tanti Marvel da piccolo. Soprattutto L’Uomo Ragno e il Punitore.

contatti:
www.bowindorecordings.com

the webmaster e-mail is valerio.tricoli@fastwebnet.it.
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The mail address of the label is the following:
Bowindo Recordings, c/o valerio tricoli
via Paolo Costa 3
40137 Bologna, Italy

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