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prima della seahorse rec, hai
avuto esperienze con gruppi molto conosciuti nel circuito, ci puoi fare
un resoconto del tuo passato musicale?
Sì, Silken Barb e Ulan Bator. Tutto è cominciato nel 1994, quando ho
messo su i Silken Barb, band in cui, oltre a me, suonava Raffaele Di
Somma, attuale bassista dei Blessed Child Opera. Ne venne fuori un album
che uscì per la nota etichetta catanese Free Land. I Silken Barb fuorono
ottimamente recensiti tanto da meritare una menzione, insieme ai Three
Second Kiss e Giardini di Mirò, nel libro “Post Rock” di E. Cilìa e
S.I. Bianchi. Ci siamo poi divisi nel 1998, come da copione, all’uscita
del disco. Subito dopo ho sentito l’esigenza di far uscire fuori un
altro aspetto del mio modo di comporre, cioè la canzone d’autore. Così
nacquero i B.C.O. Contemporaneamente Amaury Cambuzat degli U.B., trasferitosi
a Napoli, mi contattò per una collaborazione. Prima di fare musica,
ci siamo frequentati assiduamente, ed è nata una grande amicizia. Dopo
alcune prove al Seahorse Studio, partimmo per una tournée con un progetto
acustico Cambuzat/Messere. Dopo quell’ esperienza, Amaury mi propose
di entrare negli U.B con i quali ho partecipato a due tournée di promozione
dell’album Ego Echo. Infatti, canto e suono nell’album dal vivo OK/KO,
sebbene, per errore, non sia stato inserito nelle note di copertina…..
...e cosa ti ha spinto poi a
mettere in piedi una indie-label?
Fin da ragazzino sognavo di farlo e a me piace non smettere di sognare.
sei da solo a lavorare al progetto
della Seahorse?
L’idea è stata mia , ma non sono un tipo pragmatico…..
Quindi mi sono circondato di varie persone con attitudini diverse, in
grado di completarsi a vicenda. Io mi occupo della produzione artistica
delle nostre bands, mentre Carmen ne cura l’aspetto manageriale. Mauri
dà forma grafica all’essenza della Seahorse. Un grafico professionista
e un webmaster completano le fila della label.
fino ad adesso, in pratica,
hai autoprodotto i tuoi stessi progetti musicali che hai in catalogo,
è una scelta voluta od obbligata perchè non hai trovato nessuno interessato
o per quale altro motivo?
Non è tanto piacevole sentirsi dire “un ritocchino qua, un altro là
e si fa” dalle grandi... e non mi sono mai impegnato sul serio nella
ricerca di un’etichetta, perché in testa ho sempre avuto la Seahorse…
E, cosa fondamentale, con un’etichetta tutta per noi, abbiamo la possibilità
di decidere in prima persona su cose importanti, come il momento in
cui far uscire un disco, la grafica della pubblicità e le riviste su
cui farla uscire, senza trascurare la libertà di poter creare delle
confezioni artistiche che vogliamo resti una caratteristica della Seahorse.
la seahorse rec è strettamente
legata a degli studi d'incisione dove tu ti occupi delle incisioni e
dei mixaggi, hai intenzione di lavorare in questo modo con tutti i tuoi
gruppi che inserirai nella Seahorse, lavorando quasi da produttore?
Mi piacerebbe molto, perché questo è il modo più completo per lavorare
insieme ai musicisti che fanno parte del tuo catalogo. Anche per questa
ragione abbiamo scelto di non essere aperti a tutti i generi musicali,
prediligendo dei suoni “Seahorse”
pensi che i tuoi contatti che
hai maturato nelle tue esperienze passate, ti siano d'aiuto nella promozione
dei tuoi lavori?
E’ un’arma a doppio taglio, perché ti può essere d’aiuto quando hai
concerti da organizzare: sai gli organizzatori hanno l’occhio corto…..
, ma hanno un effetto boomerang quando c’è bisogno di focalizzare l’attenzione
su di te.
com'è la scena Napoletana oggigiorno?sia
per quanto riguarda le possibilità di suonare, sia il fermento
di gruppi e di altre etichette
La scena indie a Napoli City si limita a poche realtà. Gran parte di
queste gravitano intorno al Seahorse Studio (A Spirale,One Starving
Day, Rua). Ce ne sono altre che si discostano dal mondo Seahorse, ma
che hanno comunque un certo seguito in Italia: parlo della scena dark
partenopea (Argine, Ashram), e un bel movimento che fa capo al cantautorato
mitteleuropeo (Le Loup Garou, Insula Dulcamara). Poi ci sono gli emuli
dei 99 Posse, dei Verdena e dei Marlene Kunz....... Infine il grande
mercato dei neomelodici!
Tra le etichette nulla da segnalare a Napoli, ma a Pompei (SA) c’è la
Mousike Lab.
Invece, per quanto riguarda l’organizzazione di concerti, a Napoli tutti
si lamentano, come del resto, un po’ ovunque. I locali chiudono… Le
persone vanno sì ai concerti, ma a volte vengono prese alla sprovvista
perché non esiste “il locale”, ma vari locali che vengono presi in gestione
di volta in volta. Nota di merito ad alcuni coraggiosi organizzatori
locali: Marco Stangherlin e Giovanni Marasca di Wakeupandream, Paolo
Traverso del Comunicativo Festival di Salerno, Giulio Di Donna di Freak
Out.
ci puoi già anticipare le tue
prossime uscite o cosa stai progettando a riguardo...
Ne stiamo discutendo in questi giorni…ce la prendiamo comoda, perché
vogliamo seguire le nostre uscite “anima e corpo”… in cantiere vari
progetti, tra cui il secondo di Moopo, DueTo (un mio progetto parallelo
con il batterista jazz Vincenzo Bardaro), un lavoro solista di Amaury
Cambuzat, il progetto elettro-folk di una cantautrice…
c'è qualche gruppo legato a
qualche altra etichetta, che ti sarebbe piaciuto stampare?
I Melomane, un gran bel gruppo statunitense, ma non ce li possiamo ancora
permettere…
a breve inizierai a suonare
un po' in giro per l'italia, arrivando anche qui al nord Italia, hai
fatto fatica ad organizzare queste date?o il nuovo contatto con la Locusta
come agenzia di booking ti sta già dando una mano?
Siamo appena entrati in Locusta, e questo ci dà una gioia immensa. Enrico
e Luca ci hanno sostenuto fin dall’inizio, quando neppure avevamo una
distribuzione. Comunque, credo che per questa prima parte del tour,
sarà ancora Carmen ad occuparsi del booking. A febbraio saremo in Toscana
e in Veneto. A marzo, in Friuli, Lombardia, Liguria, Calabria, Sicilia
e, forse, in Sardegna e, incrociando le dita, un tour oltremanica… (sono
un po’ scaramantico).
stai pensando, o te ne sei già
occupato, di cercare di esportare i tuoi lavori tramite distribuzioni
estere?
A questo provvede Mauri. Siamo in contatto con il Canada, la Svizzera
e il Belgio.
ci puoi dire come stanno andando
le vendite e le risposte della stampa ai cd? sei soddifatto?
Ai concerti si sta vendendo molto. Il distributore non si lamenta. Siamo
felici di ciò che si scrive su di noi. In particolare, Rockerilla e
Rumore parlano di quasi-capolavoro sia per B.C.O. sia per Moopo.
purtroppo ho notato come molte
riviste tendano a parlare bene di quasi tutto il materiale che recensiscono,
in particolare di quello che in qualche modo possa servire ad aumentare
la tiratura. anche le stesse webzine, dove la libertà d'espressione
e la mancanza di soldi che potrebbero in qualche modo "deviare"
i recensori, dovrebbe farla da padrone, si sta notando questo fenomeno.
cosa ne pensi a riguardo?non credi che in questo modo non si faccia
altro che peggiorare la situazione già di per se quasi tragica della
stampa italiana e nel momento in cui esce una recensione di un tuo lavoro,
sai che chi l'ha scritta non è sincero o non ha quasi ascoltato il disco?
E’ vero che a volte sembra di leggere la stessa recensione parlando
di gruppi diversi, ed è vero pure che molti ascoltano pochi brani perché
hanno una gran mole di materiale da recensire, ma ancora mi fido di
quello che leggo. A proposito dei nostri dischi mi è capitato di trovarmi
spaventosamente d’accordo con il recensore!
anche se sembra che lo stato
di salute dell'indie italiano stia sempre peggiorando, ci sono sempre
più persone che si dedicano anima e corpo e soldi(!!!)sapendo già in
partenza della tragica fine che potrebbero fare....come pensi che si
possa cercare di risolvere la situazione?
Da parte del pubblico, meno provincialismo e meno esterofilia … che
sono due facce della stessa medaglia, perché escludono tutto ciò che
c’è in mezzo… Da parte dei musicisti, meno manie di divismo… Possibile
che ci siano tanti geni incompresi in giro? Posto che tutti hanno il
diritto di esprimersi, perché molti focolai finiscono per spegnersi?
Forse, sarà perché quello che viene proposto, alla fin fine, non è così
interessante...
qualche fortunato, come il sottoscritto,
ha avuto la possibilità di vedere i "blessed child opera"
sul palco del MEI. Purtroppo la situazione era alquanto triste visti
i tagli che facevano alle scalette delle band e il pochissimo interesse
che aveva il pubblico a vedere i concerti all'interno dei singoli tendoni...secondo
te, quanta colpa avevano in tutto questo gli organizzatori e i visitatori
del MEI?
Il solo pensiero mi dà ancora i brividi….Cambiamo discorso……
pensi che ci sia un modo per
riuscire a "sensibilizzare" la gente e quindi a stimolarla
ad ascoltare qualcosa che vada oltre ad MTv o affini?
Sarebbe bello se ad ogni band “valida” si desse la possibilità di apparire
su MTV .
Ma, dal momento che ciò non accadrà mai, bisogna trovare un’altra soluzione.
Ieri ci è capitata una cosa bellissima: un fotografo professionista
che si è innamorato del nostro
disco ha organizzato un nostro concerto in casa sua, invitando i suoi
amici artisti e non, che, alla fine del concerto, hanno preso d’assalto
i nostri dischi! Sembrava di essere tornati nel Rinascimento, quando
esistevano davvero i mecenati.
ci sono delle etichette italiane
che trovi interessanti?
Sì! I cugini di Black Candy ed Urtovox e i carissimi Cinzia e Alberto
di Snowdonia con cui collaboriamo artisticamente da tempo.
e quali gruppi italiani?o quali
sono gli ultimi dischi che hai ascoltato e che hai trovato interessanti?
Ho ascoltato con piacere Ultraviolet Makes Me Sick, Franklin Dèlano,
Song for Ulan, The Circle South, Maisie. Trovo graziosi i Pecksniff,
ma sto per ricevere vari dischi che stravolgeranno sicuramente le mie
preferenze….. Tra gli stranieri adoro l’ultimo dei Sophia e quello di
Elliot Smith,
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Blessed Child Opera/Looking After The Child
[Seahorse Rec/Goodfellas 2004]
Partenopei come territorio ma molto lontani come
ambientazione sonora, per non dare suolo fertile al becero luogo comune
di pizza tarantella e sole. Cd ombroso invece quello di Blessed Child
Opera, che vaga a sospensioni traccia dopo traccia plasmando la matrice
indie rock di matrice acustca del cd in forme diverse, smussature
e cambi repentini di armonie, chiaroscuri e tinte espressioniste.
Canzone cantata in inglese, che potrebbe portare ad un’associazione
di idee con Black Heart Procession, qualcosa di più pop e più
inglese e il post-rock di stampo folk-blues, vedi Sophia o Calla.
Ma non vedrete nessuno dei citati specchiarsi in “Looking After
The Child”, dove la personalità di Blessed Child Opera
è invece molto forte e unica, lasciandoci addosso a fine scolto
un gusto delicato e malinconico, scavato nel profondo. Album molto
evocatvo, allora, giocato e strutturato su base rock, con la presenza
di batteria e basso a marcare con le linee semplici, immediate ed
efficaci del rock ma al tempo stesso ricamato, raffinato e reso introspettivo
dal bell’uso di altri strumenti come un ottimo violoncello,
vibrafono e contrabbasso sui lati più jazz-folk e soprattutto
una dosata elettronica a fare da sfondo come le vibrate noise e il
rumorismo/disturbo elettronico di scuola Swans.
Episodi più pop e assimilabili al primo ascolto sono sapientemente
miscelati a pezzi più difficili (come la bellissima chiusura
psichedelica di “Her Januaries” ricamata sulla voce femminile
di Carmen D’Onofrio, che appare sugli ultimi due brani del cd),
mai cambiando di colpo l’umore del disco, ma portandoci, di
traccia in traccia, in differenti stati più elettrici o più
acustici su una malinconia di fondo, che la voce di Paolo Messere
delinea, accompagna e armonizza molto bene, con anche ottimi arrangiamenti
a più voci. Un disco dal valore enorme, intimo come chiusi
in una doccia a fissare le gocce che cadono sul fondo e ampio come
le immagini legate ad un ipotetico coast to coast beatnik sulla route66
americana.
Da avere anche solo per la costruzione del digipak, ma non fermatevi
all’oggetto, il valore è soprattutto all’interno
anche se non colpisce l’occhio...
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Al

Moopo/The only word of my prayer
[Seahorse rec 2004]
Terzo cd in catalogo per la partenopea Seahorse rec.
e un italo-canadese dietro a questo nome.
"The only word of my prayer", è quasi interemente costruito
su strumenti elettro-acustici, che esplorano i mondi di Dylan, Nick
Drake , Van Morrison e li mescola sapientemente.
Paolo Messere (colui che stà dietro alla Seahorse rec e voce dei Blessed
Chil Opera) qui suona la batteria, le chitarre e le tastiere e firma
la produzione e il mixaggio. Caldo e intenso, con sonorità che lambiscono
a tratti anche i confini del lo-fi, regaladoci anche piccole dissonanze
naturali e non studiate.
Come non riconoscere nella bellisima "Tic Toc", o in "A
conversation (love me)", come in altre composizioni, l'impronta
che Nick Drake ha lasciato nel cuore di Moopo, riuscendo sapientemente
a non scimmiottarlo?!
Niente da dire a riguardo degli arrangiamenti, che sottolineano un
buon gusto musicale e esperienza, grazie anche all'uso di diversi
strumenti che arricchiscono così le varie tracce. A tratti anche essenziale
e delicato (The rose) con la voce allo stesso livello della chitarra
, senza troppi fronzoli aggiunti, per poter cogliere al meglio il
calore delle atomsfere.
Un disco da ascoltare più volte per trovare qualche piccolo passaggio
che ci era scappato, e per continuare a innamorarsene...
Come richiama il titolo di questo numero di "post?", si
rimpiangono un po' i 45 minuti di incisione che il supporto vinilico
imponeva, visto che, anche per questo caso, la durata è forse un po'
troppa (circa 60min), portando l'ascoltatore (almeno per me) ad ascoltare
il disco in due volte. Anche in questo caso, forse bastavano un paio
di tagli per avvicinarci ad un piccolo capolavoro, ciò nonostante
è un bravissimo Moopo, con l'attesa che la Seahorse ci regali ancora
emozioni come questa...
Come per i Blessed Child Opera, la Seahorse investe sul packaging
e ci regala una confezione cartonata dalla strana fattura, color rosso
pastello, da avere in tutti i casi..amanti o no dell'elletro-acustico.
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gianmaria
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