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L’eredità di un progressive intelligente? Rock che
si espande a macchia d’olio come forse lo pensava Zappa? I King Krimson
che rimangono impigliati come retaggio culturale? Jazz rock come se
la lezione di “canterboury” proprio non avesse lasciato il vuoto? Frammenti
classici seminati a scaglie? Trip da colonna sonora? andrea ferraris Illàchime quartet Attenzione: c’è un disco passato pressoché inosservato che invece è tra i più intriganti usciti quest’anno in Italia. Ne sono autori due musicisti napoletani, Fabrizio Elvetico e Gianluca Paladino, che, sotto la ditta illàchime quartet e coadiuvati da alcuni ospiti (Carlo De Gennaro, Drummond Petrie e Mimmo Fusco), sono stati capaci di mettere insieme rock e musica colta, minimalismo e improvvisazione, ambient e suggestioni cinematiche, realizzando un’opera dotata di un solido equilibrio. Un po’ di storia: com’è nato
questo progetto. Ma perché “quartet”, se siete
in due? All’ascolto del vostro cd emergono
molte anime: innanzi tutto un incontro tra una più vicina al rock e
l’altra più “colta”. Ma ci sono anche spunti che vengono dal minimalismo.
Quali sono gli ascolti su cui
vi siete formati e le cose che vi piacciono al momento? Il disco non è uscito per nessuna
etichetta. Una scelta ben precisa o è semplicemente andata così? Avete anche altri interessi
in campo artistico? A proposito del vostro live:
che tipo di rapporto cercate con lo spettatore? |
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Il nuovo disco della coppia Dorella/Pedretti si apre
in maniera dolce e sinistra con “Candida”, un (im)possibile
carillon di arpeggi riverberati e sfioramenti di chitarra che fa da
intro alla prima spaventosa traccia “La Peste” dove al
drumming forsennato di Bruno Dorella (Ronin, nonchè boss di
Bar La Muerte) la chitarra quasi grind e il vomitare di suoni di Stefania
Pedretti (Allun) preannunciano l’incubo che sarà il resto
del disco. La successiva “Ombra Nell’Ombra” è
un presagio, il lamento di Stefania sugli echi di basso percosso crea
un’atmosfera post-industrial che degrada nel delirio ritmico/sonico
per poi inabissarsi di nuovo in un angolo di una fabbrica abbandonata.
Dopo l’interludio di cigolii e cose varie che gracchiano di
“Efesto” è il momento della danza tribale di “La
Saponatrice di Ferrara” che viene spezzata, dopo un avvio decisamente
ritmico (come un tentativo di fuga a tutta velocità) immerso
in chitarre acide e filastrocche marziane, da momenti di delirio vocale
e chitarristico per poi riprendere di nuovo lo slancio e raggomitolarsi
di nuovo nel finale. La successiva “Spezzata” si apre
con una improvvisazione di stop e ripartenze e frammentazioni per
voce e chitarra che poi si aprono in una cantilena sostenuta da una
ritmica quasi leggera, a dispetto del resto del disco, che poi soffre
di una improvvisa accelerazione nel finale che riporta il tutto nella
dimensione rabbiosa/paurosa del disco. “L’anno Del Cane”
sembra una di quelle ritmiche tribal-techno fatte in casa sulla quale
Stefania mugola una di quelle lamentose preghiere arabe. Ci si rituffa
di nuovo nel delirio sonico con “Philophenomena” con i
vocelizzi di Stefania che sembra tentino di esorcizzare il chaos provocato
dallo smanettamento sugli effetti di Bruno; la lotta del male contro
il “malissimo” potrebbe essere raffigurata così,
il bene non esiste più nell’immaginario creato da questo
pezzo. Cala il tramonto su questo disco e l’ultimo pezzo è
affidato ad un arpeggio di chitarra da un minuto a dare un tocco di
malinconia “umana” dopo tanta deumanizzazione sonora sentita
durante il disco. Onga
Ecco qui un oggetto niente male per voi/noi feticisti dei minicd da tre pollici, KK Null contro i nostrani Ovo. Gli Ovo suppongo che li conosciate già come il gruppo "strano" di Bruno Dorella (patron di Bar La Muerte oltre che colonna portante dei Ronin), se invece KK Null sembra un nome conosciuto è perché questo signore giapponese suonava nei terrificanti Zenigeva che oltre ad aver toccato la terra di Mameli in più di un'occasione, ottennero una discreta fama entrando a far parte della scuderia Alternative Tentacles e partorendo un disco insieme a Steve Albini. La traccia di Null non è molto diversa da alcune delle cose più abbordabili del suo repertorio solista (più come KK Nulla che come Aura), diciamo che potrebbe essere un "trip" di elettronica ossessiva, serie numeriche che diventano incubo, una visione onirica dell’era digitale, diciamo che Carpenter avrebbe del materiale per uno dei suoi prossimi film (e non è un nome a caso visto che a tratti l'atmosfera è quella di alcune sue colonne sonore). Sull’altro lato, seppur ideale, di questo split gli Ovo si adeguano presentandosi in veste remixata, perciò i fan del delirio "japanoise-no wave" del duo sono avvertiti. Come possono suonare gli Ovo elettronizzati da Miniwagonwheel? Direi un cocktail di post-industrial-extravaganza, "claws" non dispiacerebbe al Mick Harris più vivace o a chi ricorda con piacere il periodo d’oro in cui la Earache produceva bei dischi ed in cui i suoi gruppi si divertivano a far lavorare o a remixarsi i pezzi. Anche "trails" non si discosta troppo dall'episodio precedente, quello che aumenta è l’ "esotismo ovesco", il gusto sghembo di sol levante, ma l’atmosfera comunque resta quella. Dieci minuti scarsi di ascolto, solita grafica da "infanzia deviata" stile Pedretti, costo ridicolo, bell'oggetto. Ics
Correva l'anno 2002, sempre in dicembre, quando avevamo
parlato di loro, attraverso una breve intervista (vedi post? n.4 -pag2-),
ed ora rieccoli grazie anche alla label fiorentina Black Candy che
firma la produzione di quest'ultimo disco. gianmaria |





