Gli A Spirale vengono da Napoli, escono per la Lizard e si sono fatti registrare da Alessandro Cartolari degli Anatrofobia e direi che le credenziali non potrebbero essere migliori. In realtà i punti di contatto con il gruppo Canavese non sembrano finiti, infatti anche i partenopei cercano di muoversi in quel campo minato che si trova al confine fra sacro e profano. Musica colta, rock, preparazione accademica e non, un crogiolo di diversi generi ben amalgamati senza mai rovinare nel "kitsch", un esordio di tutto rispetto.

di Andrea Ferraris

1.Innanzitutto come mai avete affidato la produzione ad Alessandro Cartolari degli Anatrofobia?
E’ stata una fortunata intuizione. Volevamo trovare qualcuno con cui oltre ad incidere i pezzi ci fosse la possibilità di confrontarsi. Conoscevamo la musica degli Anatrofobia, per diversi aspetti vicina alla nostra, sapevamo che avevano un piccolo studio di registrazione, ed è stato quindi naturale, quando abbiamo deciso di registrare, provare a contattarli; è andata più che bene: sono persone che sentiamo anche umanamente vicine e ammiriamo per la coerenza e l’umiltà con cui portano avanti la loro musica.

2.Ti faccio questa domanda perché pur essendo abbastanza diversi avete delle cose in comune con il gruppo canavese, ma anche grosse differenze, ad esempio gli Anatrofobia mescolano classico e popolare mentre voi forse risultate più rock jazz.
Si, loro fanno un lavoro più definito che comprende scrittura ed interpretazione accanto alle influenze rock, jazz ed alla libera improvvisazione, mentre noi ci affidiamo ad un lavoro più immediato che è decisamente rock nei modi e nell’approccio, e free nell’animo e nelle aspirazioni, al di là di influenze più o meno dirette sul suono che ci possono venire da passioni ed ascolti i più disparati…

3.In teoria gli ibridi potrebbero incontrare i favori di più tipi di pubblico oppure scontrarsi con il problema della difficoltà di classificazione, nel vostro caso com’è andata e come sta andando?
Non abbiamo avuto modo finora di suonare molto dal vivo… per quel poco, l’impressione è positiva: ci capita di incontrare gente curiosa e aperta, interessata a quello che facciamo, ed è sempre una grande soddisfazione… si tratta di numeri decisamente piccoli, ma questo non ha alcuna importanza.

4.Come siete entrati in contatto con la Lizard e come vi siete trovati fino ad ora? Quali/e altro gruppo del loro catalogo apprezzate in particolar modo?
E’ stato un “regalo” da parte dei Cartolari che hanno passato il disco appena inciso a Loris; lui ci ha contattati e le cose si sono mosse velocemente e semplicemente, trattandosi di una persona che produce dischi per passione, pienamente consapevole delle difficoltà che certe proposte possono incontrare e nonostante questo mosso da un forte entusiasmo. Del catalogo Lizard abbiamo ascoltato Slowmovies ed Akineton Retard, due gruppi abbastanza lontani da noi, più strutturati e meno improvvisati, con diversi spunti interessanti… Saremmo curiosi di vederli in concerto.

5.Qualcuno di voi proviene dall’ambito accademico? E vi è mai capitato di suonarci? Faccio questa domanda perché spesso gruppi con una forte impronta rock in ambito accademico soprattutto in Italia non vengono per nulla apprezzati.
Anita, che al momento si è presa un periodo di pausa dalla musica, era il nostro lato colto, ha studiato al conservatorio ed ha suonato in una orchestra. Sia lei che altri giovani musicisti di estrazione colta che abbiamo recentemente conosciuto si sono mostrati aperti e interessati alle più improbabili contaminazioni; forse il problema è più con le istituzioni o la vecchia guardia di musicisti classici… e forse si tratta più di una lotta per i finanziamenti statali che di una questione di estetica musicale.

6.Che cosa ne pensate di molta musica "free" che sta uscendo? Non rischia di diventare troppo dogmatica tanto come la ripetizione pedissequa di uno standard?
Il dogmatismo è un rischio che si corre in qualsiasi ambiente, se chi suona smette di mettersi in discussione e si limita a seguire delle tendenze o delle regole dettate da altri musicisti, o peggio ancora dai media. Ed oggi forse può essere accentuato dall’estrema facilità con cui si arriva a pubblicare un disco… facilità che è benvenuta, ma che a volte può far rima con superficialità. E’ un pericolo anche nel “free”, non c’è dubbio, ma ascoltare con attenzione può facilmente aiutarci a scremare dischi e musicisti con una propria personalità ed una forte carica comunicativa, da altri che dietro una superficie “innovativa”, hanno in realtà ben poco da dire… va detto però che non riusciamo a definire una scena free, ma solo a vedere una serie di connessioni e relazioni. I vari livelli di approccio, da non confondere con i generi, ci sembrano interagire senza limitazioni di pregiudizi, non è questione di contaminazioni, ma di un approccio naturale.

7.Molti gruppi del sud per suonare si trovano di fronte ad enormi difficoltà (escluse le dovute eccezioni) già nel caso in cui propongano generi più abbordabili, ma per voi credete che subentrino altri problemi?
Ci troviamo di fronte ad enormi difficoltà, l’unico posto in città in cui siamo riusciti, in due anni di attività, ad elemosinare un concerto ha chiuso… ci sono dei centri sociali, ma per quello che abbiamo visto finora non ci sembra di poter dire che ci girino musiche “altre”… e ci sono degli organizzatori di concerti, che magari riescono a portare in città anche qualche nome interessante, ma a cui comunque un gruppo “spalla” risulta essere di peso, per motivi logistici, di tempi, soldi, e talvolta forse anche per mancanza di coraggio. Certo, il mondo non è questa città, e stiamo tentando di organizzare qualche data al nord, aiutati dai vari “ganci” che abbiamo. Ci sono esempi di gruppi, come gli Zu, gli Ovo, gli stessi Anatrofobia, che riescono a suonare un po’ in tutta la penisola, e questo ci spinge a credere che si tratta di lavorare seriamente senza scoraggiarsi, di continuare a proporsi e di costruire un po’ alla volta contatti…

8.Ora il disco è uscito, come è stato ricevuto? Oltre a Mucchio qualcuno vi ha concesso dello spazio?
Abbiamo avuto un buon numero di recensioni e qualcuna ne aspettiamo ancora; quella che ti stiamo rilasciando è la nostra terza intervista e anche per quelli di noi che avevano già un’esperienza si tratta di un record; siamo stati nominati per le finali dei premi “Omaggio a Demetrio Stratos” e “Fuori dal mucchio”… possiamo dire che per un disco di esordio come il nostro sta andando piuttosto bene.

9.State già lavorando a quello nuovo?
Si, ma non si tratta ancora di un obiettivo ben delineato. Lavorando sull’improvvisazione è naturale continuare ad accumulare e limare spunti continuamente, senza riservare la composizione solo ad apposite sedute di scrittura. I pezzi iniziano ad essere abbastanza e noi ci sentiamo piuttosto diversi da come eravamo sul disco, considerando anche che nel frattempo siamo diventati un trio. Forse fra un po’ cercheremo di fotografare questo momento.

10.Quanta gente pensi che possa ascoltarvi e chi?...ma soprattutto quanta della gente potrebbe ascoltarvi non vi sentirà mai? Da cosa pensate possa dipendere?
La nostra musica, così come quella di molti gruppi a cui siamo vicini, non ci sembra particolarmente “difficile”. Certo non si presta molto come sottofondo in un supermarket o come suoneria per cellulari, ma chi dedica all’ascolto un minimo di tempo ed attenzione potrebbe anche apprezzarci. Come abbiamo già detto, siamo un gruppo rock, curioso, aperto, con i + disparati ascolti alle spalle, ma sempre un gruppo rock, e si sente. Gente che potrebbe ascoltarci e non lo farà mai… bella domanda… siamo in effetti coscienti che, nonostante quanto appena detto, la nostra musica è e resterà di nicchia… perché questo? È un discorso vasto e interessante… forse il punto fondamentale può essere quello di capire il ruolo predominante della musica oggi, vale a dire vendere, se stessa o altro, e chi fa musica scegliendo di seguire una propria strada senza compromessi trova sicuramente meno spazi. Comunque questa situazione non è per noi motivo di frustrazione, la musica non ci dà da mangiare, ed incontrare ad un nostro concerto anche una sola persona che viene “catturata” da ciò che facciamo è un’esperienza estremamente gratificante.

11.A proposito di radice popolare, ho notato che il vostro disco ha ben poco di napoletano, anzi, direi nulla. Eppure molti gruppi hanno mischiato elegantemente la radice mediterranea con altri generi. La vostra è una scelta fatta di proposito?
No, siamo piuttosto istintivi. è semplicemente ciò che è venuto fuori suonando. E’ vero che di tradizione napoletana non se ne sente molta sul nostro disco, ci sono però tracce di tradizioni altre che pure in qualche modo ci appartengono come quella bandistica tutt’ora viva nel salernitano, in Basilicata e soprattutto in Puglia. Siamo però convinti che la città in cui viviamo e il modo in cui noi la percepiamo influenzino non poco la nostra musica. Pensare che Napoli possa essere vista sempre e solo attraverso gli occhi di Totò, Eduardo, Murolo, Daniele, Bennato, etc., per quanto le loro siano espressioni per vari aspetti ancora valide, è certamente riduttivo, Napoli è anche Mario Schiano, Luciano Cilio, Demos, la classe di elettronica del conservatorio di San Pietro a Maiella etc…. Detto questo, confessiamo che è da un po’ che stiamo pensando ad una interazione con una tammurriata













With Love / Tuoni Fulmini e Saette
[Heroine records 2004]

di Fabio Battistetti

Tuoni Fulmini e Saette: il titolo potrebbe riassumere questo disco dei With Love, in realtà è una definizione che limita lo sguardo su questa band, che ha sempre guardato alla musica con un ottica di evoluzione, ricodifica della materia musicale trattata, spesso stupendo il pubblico (per questo e non solo, il termine arte non suona così dissonante associandolo a With Love), in passato, hanno realizzato dischi seguendo questa linea, ponendosi in posizione di “avanguardia” rispetto all'ipotetico genere nel quale sono stati identificati, allora vicino all'hardcore, mentre per loro valevano riferimenti all'emo core più caotico; disco dopo disco e sopratutto concerto dopo concerto hanno inciso la loro traccia, ora profondamente personale, come risulta dall'intervista stessa. L'album, in questione riporta su disco uno degli aspetti fondamentali di questa band: l'impatto dei loro concerti, dove fanno uscire energia pura a colpi di ritmi vertiginosi e di vorticose destrutturazioni degli stessi brani. I brani provengono da quattro pubblicazioni differenti in formato 12” e 7” (la traccia finale, Untitled, è apparsa su un 45 giri in edizione limitata) ed hanno una stessa radice che si cela tra le tracce nella forma di un circolo ripetitivo composto da cavalcate serrate di noise core sporco (Self Portrait As A Chicken e Dear Mr Ceiling) sino a lenti loop e ripetitivi incentrati sulla sezione ritmica e con chitarre e voci in versioni dissonanti / dilatate, che a loro volta aprono verso vere e proprie esplosioni / espansioni, Bush In An Arab e An Ocean Of Nerves rappresentano a pieno questo "ciclo" che raggiunge il suo limite, nelle ultime tracce, con un trittico di brani, alimentati in avvio da un forsennato viaggio nella no wave, A Day, che rallenta / si raffredda nella successiva, Second Day e si espande in 3 Days Under The Ground, il quale porta il disco ad alti livelli qualitativi.
L'intervista con il chitarrista, Andrea Giotto, ci avvicina meglio a questo gruppo e a quello che rappresenta, Tuoni Fulmini e Saette: un possibile punto e a capo, verso strade inedite.

Facciamo un po’ di storia: esistete da quasi 10 anni, avete girato in lungo ed il largo per i
continenti... ma molto semplicemente, vi chiedo chi sono i With Love ?

Sostanzialmente siamo esseri umani che emanano amene minacce : 4 come i punti cardinali che si guardano da distante ma che uniti in una visione globale formano un sistema completo di riferimenti. Il tempo passa, a volte sembra si dilati altre volte invece sembra troppo rapido e il nostro -di tutti- girovagare provoca strani effetti sull'equilibrio interiore -di ognuno-.
La nostra lingua è biforcuta: la risata come strategia fondamentale e la curiosità come cibo.

Tuoni, fulmini e saette è l’ultima fatica, in realtà è una raccolta di materiale, avete in mente di
pubblicare qualcosa di totalmente nuovo ? E tornando a questo disco, raccontateci un po' come questo "puzzle" si è unito ?

Precisazione: tuoni, fulmini e saette è un disco. Ovverosia , non è una raccolta estemporanea di tre
split e un 7" ma un unico lavoro concepito a tavolino per essere stampato su vari formati vinilici e, solo dopo, su cd. Diciamo che è stato un (dovuto) omaggio al vinile. L'abbiamo registrato su 8 piste analogiche da Matteo Bordin , senza fronzoli o troppe sovraincisioni , e sta esattamente in bilico tra strutture ben definite e momenti improvvisativi. In gergo cultural mercantilistico si potrebbe definire un disco di transizione , senz’altro rappresenta egregiamente i With Love di due anni fa.

Tuoni, fulmini e saette, rappresenta, nel suo complesso uno stacco abbastanza deciso dalle canzoni dei primi 2 album, in parallelo avete iniziato a sviluppare il progetto non solo sul campo musicale
ma anche su quello visivo, è una direzione che ha delle scelte precise o è invece pura e semplice
evoluzione ?

L'evoluzione si basa sul scelte piccoli o grandi. I With Love hanno sempre cercato di andare avanti
seguendo una logica convulsa, qualcuno dice folle, ma comunque ben precisa e solida. Ogni disco, ogni sette pollici, ogni concerto può essere visto come una specie di anello evolutivo non lineare ma costante e sopratutto onesto. La componente visiva è un elemento che sotto forme diverse ha interessato praticamente tutti noi, ed è proprio dagli interessi particolari di uno di noi che nascono i progetti degli ultimi tempi. Abbiamo partecipato come With Love ad una serie di performances ideate da Nico, il nostro cantante, tenute a Firenze, Rotterdam e in un bosco friulano nell'arco di un anno circa. é stata fatta una selezione di tutto questo materiale e sta nascendo un mediometraggio (proprio in questi giorni Nico sta finendo il montaggio) la cui colonna sonora diventerà il nostro prossimo disco. Abbiamo già registrato e mixato il tutto da Giulio Favero e ad ora manca la masterizzazione, dopo di che verrà stampato da Xeng, una nuova etichetta gestita da un giovane ma già esperto compagno di merende.

Avete fatto parte (ne fate ancora parte ?) del mondo punk/hc, sentite ancora l’appartenenza ? cosa è oggi ?
Il mondo punk è un microcosmo che si è evoluto nel tempo modificando il proprio senso e le proprie motivazioni fino a diventare la galassia punk attorno alla quale ruotano miriadi di aspiranti stelle e stelline. Nell'universo del music business c'è ovviamente posto per ogni tipo di stelle, visto che il dio mercato accetta di buon grado ogni forma di comunicazione che possa essere mercificabile nel pianeta terra. Certo il pane non si trova in cielo e non si può stare a biasimare troppo chi cerca, in un modo o in un altro, un "lavoro", ma è innegabile che la ricetta iniziale a base di rabbia e fai da tè si sia un po' afflosciata. Tutto riprende senso, comunque, nel momento in cui alla parola punk si affianca la parola etica e il concetto di conseguenza si trova a coinvolgere le azioni quotidiane di ognuno.

Distruzione e caos sono 2 elementi facilmente riconoscibili nei vostri concerti, ma in realtà credo
ci sia dell'altro dietro, lo si scopre ascoltando meglio le canzoni sui dischi: questi 2 elementi, vi
appartengono ? E sono per voi, lo strumento di ricerca ?

Il nostro rapporto con la dissonanza è stretto ed affettuoso ma allo stesso tempo anche problematico.
Crediamo nella possibilità di sviluppare orecchie e teste sensibili ad un ampia gamma di frequenze e
sollecitazioni, ragion per cui ogni porta rimane aperta. Il caos certo ci appartiene ma lo sforzo per
controllarlo ci stimola. Il problema è creare una sorta di tensione costante tra i nostri corpi e la musica e far si che il voltaggio non risulti mai stabile e regolare. Più che una macchina ci piacerebbe essere un sistema nervoso che pulsa e ansima e si ramifica a volte confondendosi. Per stimolare un sistema nervoso le scariche devono arrivare da più parti: dalla testa, dal cuore, dalle orecchie, dallo stomaco e anche da ciò che sta attorno, umano e non.

Influenze e similitudini ? Cosa state progettando or ora ?
Non avrebbe senso alcuno iniziare una lista infinita di chi prima e contemporaneamente a noi ha utilizzato microfoni ed amplificatori per creare stimoli e suggestioni. Sono moltissime e sarebbero infinite includendo quelle che noi stessi ignoriamo. Stiamo ultimando la colonna sonora di quel video di cui si parlava prima ed il prossimo anno lo utilizzeremo per promuovere questo progetto al meglio. Stiamo inoltre per registrare per un'imminente split 7" con gli amici Ovo. Green Records il prossimo anno stampera' "Physical", un cd che raccogliera' tutti i dischi prodotti dalla stessa Green in precedenza piu' materiale video e audio ancora inedito.
http://www.thewithlove.com/
http://www.heroine.org/

Fabio Battistetti