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All Scars Orchestra / New Scars 2004 La nuova produzione di All Scars Orchestra, dopo circa 6 anni dalla prima, riprende lo spirito del progetto, del tutto aperto alla partecipazione collettiva e all' improvvisazione, tra i componenti di questa registrazione ritroviamo: Mirco Rizzi, Daniele Bruscachetto, Dimension Idol ed i “nuovi”: Paul Beauchamp (Gullimbaki), fondatore del Radon Studio e della band americana tribale, Sikhara, ora trasferitosi a Torino, i Ludmila e Oscar Mucci (Ascolie). Il disco si delinea su 12 tracce, con ognuna una propria linea simil strutturata, basata su ritmi o su semplici feedback, il risultato è decisamente eterogeneo traccia per traccia, muovendosi in territori sia post, che tribali (la cosa più violenta che fai, brano di apertura). La presenza vocale e le percussioni danno alle tracce la forma di vere e proprie canzoni, in taluni episodi, pur essendo materiale improvvisato, ma occorre considerare che il tutto è suonato da un'orchestra vera e propria, in fondo ! La seconda parte del cd divaga maggiormente in giochi chitarristici ed astrazioni più ambientali. A leggere i titoli di alcuni brani (Sci-fi, Rocky Horro In Psydialog) si ha conferma della suggestione immaginaria, che il disco emana; forse è sin troppo facile e banale pensare ad un'ipotetica colonna sonora per David Lynch ?...
Ich Niente / Ri-tagli In contemporanea all'uscita di All Scars, compare anche il progetto Ich-niente, nel quale Mirco Rizzi, Daniele Bruscachetto, dialogano letteralmente con le loro chitarre e non solo (si sentono anche le loro voci nel sottofondo), in un disco registrato in presa diretta, senza interventi successivi, riportando fedelmente quanto i due chitarristi hanno suonato per questo lavoro, svelandoci un po' il dietro le quinte della loro creatività espressa in questi anni. Ri-tagli raccoglie parti di melodie, accumunati a rumori di fondo, ed elaborazioni del suono tramite effetti, che diventano brani ipoteticamente notturni ed appicicosi, quasi delle litanie lisergiche...
3EEM è una formazione che arriva dai dintorni di Ivrea (Torino), che esordisce per Small Voices, in precedenza non aveva realizzato alcun disco. Rientrano in parecche definizioni, visto il loro saper maneggiare la forma musicale in una maniera che unisce un sax tenore, un computer ed una chitarra. Il disco presenta 6 brani della durata che varia dai 6 minuti sino ai 24; viaggi, escursioni sonore alimentate da un cuore pulsante di battute alternate tra broken beats e 4/4, per buona parte di anima dub. Abstract Q manipola di loop di batteria e controlla/libera i fraseggi della chitarra di Danilo ed del sax (Fabrizio), che letteralmente dialogano per buon parte del tempo di un brano a parte quando uno dei due prende il soppravvento e l'altro lo insegue; è un continuo cambio di melodie da parte dei due strumenti sempre sotto il controllo delle macchine che sono in questo caso la razionalità del disco. Il muoversi lento ma costante rimanda espressamente al dub, come attitudine ma allo stesso tempo i brani rieccheggiano di presente della musica negli apparenti gelidi beats e riff, che escono molto caldi ! In The beginning It Was An Accordion è il brano che raggiunge un buon livello di piacere d'ascolto, brano ricco di tutto quanto raccontato qui sopra ed ancora più forte per il suo groove ritmato.
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Larsen / Play L'uscita del nuovo album dei Larsen, Play è parallela come tempi, ai dischi di cui sopra, ma non solo. Il disco ha una radice del tutto particolare: la ripresa delle strutture musicali di alcuni brani degli Autechre, suonati in acustico; il progetto ha avuto una lunga gestazione prima di venire registrato e nel frattempo si è evoluto (dal vivo hanno portato più volte sul palco questi brani, molto prima dell'uscita) sino a questa forma che regala un' atmosfera rarefatta a melodie ripetitive (la radice Autechre) ed al tempo stesso in continua evoluzione sino ad amalgamarsi completamente al tessuto sonoro acustico – strumentale della musica dei Larsen (chitarre, fisarmonica, violoncello...). E' un disco parecchio intenso, una volta che se ne coglie la particolarità, l'unicità della composizione che si distacca dalla divisione dei brani, e diventa un'unico lungo brano, dove il suono si prende tutto lo spazio necessario. La radice sonora diviene così parte del suono della band, che in questo album vede la collaborazione attiva e concreta di alcuni artisti, con i quali si è creata una forte affinità; parliamo (già per il precedente disco, Musm) della violoncellista Julia Kent, di Matt Howden (Barbez), di Paul Beauchamp e di Marco Milanesio (che è anche il fonico della band), con i quali definiscono definitivamente il suono attuale della band.Le registrazioni per il prossimo album (in uscita per la fine del 2005), sono già state completate grazie all'apporto delle stesse persone; i Larsen collaboreranno anche in questa primavera con Xiu Xiu per un progetto del tutto inedito.
Dejan / s/t [autoprodotto] Scopro quasi per caso questo progetto, a firma di Dejan, nome proprio di un giovane torinese, compositore cantautorale, autore di un lungo demo su cd del tutto amatorale (con copertina assemblata a mano ad hoc, con i titoli dei brani scritti a penna copia per copia), che affascina l'ascolto per alcune caratteristiche, sono canzoni scarne e cupe, con testi ironici, di un humour surreale; una chitarra o un piano accompagnano la voce in queste ballate a metà tra Barret, De Andrè e Mirophones, con arrangiamenti abbastanza interessanti nel riempire il suono di fondo. Buona parte degli epidodi (14) presenta buoni spunti, di songwriting seppur alla lunga diventa ripetitivo, ma è un progetto da seguire propprio per l'attitudine sbararazzina o strampalata con la quale Dejan compone.
Leonid Savin & Daniele Bruscachetto / Mail Collaboration La collaborazione tra il “nostro” Daniele Brusaschetto e Leonid Savin (Russia), in forma epistolare è stata realizzata tra il 2001 ed 2003 ed ha visto la luce, come pubblicazione su cd r, solo ora tramite la Black Orchid (Slovacchia), il risultato è: Le Vibrateur Ove Chieff Dish, brano diviso in quattro parti, dove la materia musicale è stata più volte ritrattata creando un opera fluttuante tra il plasmare il rumore più cupo e il rieccheggio di melodie armoniche antiche (russe). Daniele Brusaschetto, si presenta qui in forma inedita: senza la chitarra, ma come manipolatore di suoni.
Esordiscono su un formato quasi ormai dimenticato, il vinile, il 7”, un po' come le bands alle quali fanno in qualche modo riferimento negli anni 90, quando ancora il vinile era il primo veicolo per fare disci. Sono attivi da poco meno di due anni, come Isobel, in realtà, tre di loro avevano già suonato assieme nei Kirsch, mentre il quarto, è chittarista anche per i 3eem; in questa prima prova discografica riportano in pieno la loro dimensione live: d'impatto e compatta basata sui “giochi” tra i giri di chitarra (fugaziani ?) e l'intensità della voce (femminile), con sotto una sezione ritmica intensa e portante, (facente riferimento ad Unwound). I tre brani affrontano appieno la loro musica, partendo con due brani immediati sul lato a, il primo, something better, con una melodia portante intensa orchestrata proprio attorno alla voce ed alla chitarra, il secondo, television è semplicemente scarno e diretto, l'impatto è dato soprattutto dalla velocità di esecuzione; il lato b prevede un'unica traccia, introspective, che da spazio a derive e a maggiori aperture stilistiche, è forse il pezzo più “completo” del loro repertorio. Ci auguriamo di sentirli nin un ulteriore sviluppo discografico... |
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