ULTIMO ATTUALE CORPO SONORO/ NUEVA YORK: STRADE E SOGNI

[AUTOPRODOTTO 2004]

Ultimo Attuale Corpo Sonoro è il nome di un progetto proveniente dalla provincia veronese che ha avuto la forza di farmi cambiare idea su alcune cose. In primis sul fatto che cantando in italiano non si riesca a dare una forma piacevole al connubio tra parola e suono. Formazione di sei elementi, nata nel 2001, trova una formazione stabile e definitiva nel 2003 periodo nel quale comincia a prendere forma il loro lavoro "Nueva York: Strade e Sogni", una specie di EP di quattro pezzi per mezz'ora di musica, che riesce in maniera convincente nel difficile tentativo di coniugare poesia e musica moderna. In questo caso si tratta di direzioni molto "post", assimilabili a gruppi come i Godspeed dove gli interventi di cantato sono delle poesie di Federico Garcia Lorca tradotte in italiano. Il risultato è sorprendente, se si pensa che la natura delle due cose è abbastanza lontana.
Il disco si apre con "Natale sull'Hudson": un pianoforte malinconico attorno al quale cresce lentamente la struttura del pezzo con pochi tocchi di batteria e chitarra. Sullo sfondo un tappeto di rumorini digitali sui quali si apre lentamente il cantato che cresce assieme alla tensione del pezzo, senza prevaricarne mai i suoni ma rimanendo opportunamente mischiata tra gli strumenti. Parte dal termine dei testi un crescendo di suoni e pathos che termina nell'inevitabile esplosione, trattenuta appena in tempo prima che diventi maestosa ma derivativa. Il successivo brano è un delicato strumentale che di poco più di tre minuti di arpeggi dolce/amaro che precede la scura e nervosa "Crepuscolo sulla spiaggia di Coney Island" dove le chitarre sono maestose e il cantato si fa più audace e particolare, ricorda a tratti qualche esperimento vocale dei nostri '70, mentre il mood generale del pezzo dona davvero una sensazione di violenza e rabbia espressa nel migliore dei modi, con grande padronanza e maturità.
La conclusiva "Dintorni di Harlem" riassume in sè molti degli stilemi del genere post, e lo fa con immutata freschezza nei suoi 11 minuti. Ci si sente dentro l'epicità dei 13 canadesi, certe esplosioni che vengono dalla Scozia e un recitato epico-ferrettiano dei tempi migliori. Un percorso emozionante.
Traspaiono dall'ascolto di questo disco una attitudine e una passione fuori dal comune che ne hanno pesantemente influenzato il risultato, riuscendo a dare nuova linfa a una musica che in tempi recenti aveva un po' mostrato il fianco.

Un paio di domande sul progetto a Gianmarco, per capirne di più.

http://www.ultimoattualecorposonoro.it

@: Ultimo Attuale Corpo Sonoro è un nome altisonante, ricorda i gruppi sperimentali degli anni '50/'60.. da dove proviene?
G: E' uno dei versi della 173° strofa dei "Mexico City Blues" (di Jack Kerouac, nd@), concentrato pionieristico ed intelligente della poetica beat. Conscio ed inconscio, letteratura e blues, uomo ed etica; poesia e musica. Il nome è, in sostanza, un modo per chiarire le cose dal principio: "siamo pesanti"...

@: Il progetto si propone, cosa non facile, di unire musica di matrice indie a poesia (in questo caso le poesie newyorkesi di Garcia Lorca). Come nasce questo intento?
G: Il percorso del disco parte dalla raccolta "Poeta en Nueva York" del '29, ma la sua evoluzione è senza dubbio una lettura personale, fondata sì sull'attitudine propositiva dell'avanguardia surrealista (l'immaginario della quale è senza dubbio quello più compatibile con la nostra esigenza di legare etica, verso italiano e musica sperimentale); ma d'altro canto riesce a difendere   quel rapporto tra sofferenza umana, degrado urbano e scelta politica, con sensibilità moderna e tramite versi che appartengono a noi. In sostanza, lasciando perdere le scemenze autoreferenziali di cui sopra, è per noi fondante che ciò che suoniamo trovi il punto di partenza in un progetto letterario.

@: Per essere così giovani, dichiarate un'età media sui 21 anni, sembra quasi strano che siate appassionati di un genere musicale che ha conosciuto i suoi fasti quando forse eravate troppo giovani per esserne influenzati. Quali sono i percorsi che vi hanno portato a suonare in questo modo?
G: Più di una lettura critica ha insistito su una nostra presunta vicinanza all'ondata post rock di Chicago, citando nomi che non rientrano propriamente nei nostri ascolti abituali. Le sonorità che cerchiamo di seguire trovano piuttosto ispirazione nelle esperienze di Ferretti, nelle produzioni della Constellation o della Secretly Canadian, in Nick Cave, nei Joy Division, in Tom Waits. O forse, come accennavi, siamo solamente troppo giovani ed inesperti per riuscire a mascherare quanto la nostra musica sia derivativa...

@: L'accostamento tra poesia e lunghi strumentali è un vostro marchio di fabbrica, oppure "Nueva York: Strade e Sogni" è un concept che rimarrà unico?
G: Il progressive ne ha fatto un uso poco discreto, è noto; ritengo però che svecchiata, la formula del concept sia la cornice più adatta ad un percorso letterario. Indice, se non altro, di coscienza e consapevolezza. Che ci vuoi fare, le canzoni ci piacciono poco, abbiamo questo peso da portare sulle (s)palle.

@: Nella vostra prefazione al lavoro, contenuta nel cd, chiudete con una frase: "Perchè l'atteggiamento deve essere uno solo. Connubio di tristezza, romanticismo, rabbia repressa e rassegnazione: malinconia". Vi sentite di spezzare una lancia in favore della musica triste e malinconica, in un periodo dove l'imperativo sembra l'evasione e il rifiuto della malinconia?
G: Senza dubbio. La scelta di insistere su temi minori ed argomenti volti alla riflessione, è per noi scelta etica e politica, come è pesantemente noto.  

@: Voi vivete nell'area veronese, forse una delle più vive nell'intero veneto. Vi siete fatti un'idea di quale sia lo stato di salute ( o malattia ) del mondo indie italiano, in un momento in cui dalle aree più note come Milano, Torino arrivano preoccupanti segnali di decadimento?
G: A mio avviso il punto è questo. L'indipendente in genere (e attenzione, non solo quello italiano) non ha ancora inteso che si differenzia dal pianeta dei grossi contratti non perchè propone una musica di qualità minore che non è ancora riuscita a diffondersi tramite i grandi canali di comunicazione; ma perché segue alla base dei principi etici e delle finalità diverse, basate sulla fiducia umana, sulla passione. Mi spiego meglio: l'indipendente non deve essere considerato il primo passo per una band che ancora non riesce a trovare spazio tra le majors. L'indipendente è una causa che va sposata fino in fondo, senza se nè ma. Scimmiottare i Franz Ferdinand per un'etichetta indipendete italiana sperando un giorno di ottenere il grande contratto, non fa parte della scelta attitudinale del mondo indipendente. Eppure quest'ultimo si nutre troppo spesso e volentieri di proposte musicali come quella appena descritta. Penso che siano nell'animo molto più indie certi musicisti che bazzicano in ambito metal; strano a dirsi. Scemenze a parte, il M.E.I. è senza dubbio un gran casino.

@: Ultima domanda, è sempre quella, datemi una playlist dei vostri ascolti recenti.
Screaming Trees - Antologia Per La Sst Dall' '85 All' '89
Frankie Sparo - Welcome Crummy Mystics (Constellation, 2002)
P.G.R. - Live A Montesole
Neil Young - Year Of The Horse
Paolo Conte - Un Gelato Al Limon
Songs:ohia - Mi Sei Apparso Come Un Fantasma (Concerto Al Barchessone Vecchio)
Tom Waits - The Black Rider
Godspeed You Black Emperor (!) - Yanqui U.X.O (Constellation, 2002)
Daniele Sepe - Conosci Victor Jara?


 


NOIR ENSEMBLE TRIO/s-t
[autoprodotto- 2005]

Se iniziassi la recensione del lavoro d'esordio del Noir Ensemble Trio facendo notare la loro giovanissima età forse rischierei di sminuire le ottime qualità di questo esordio. Resta che sinceramente non capita spesso di imbattersi in un trio basso batteria e sax con tanto gusto e con delle capacità così spiccate che ha un'età media di 22 anni. Jazz impiastricciato di fronzoli etnici e "kletzmerismi/islamismi" (dio mio lo so è come se avessi detto "catto-satanista"…ma è inutile negare che la radice di una parte di medio oriente e della cultura ebraica sia simile, musica inclusa) molto ben dosati, per intenderci un'insieme ricco ma omogeneo che a tratti è sia il pregio sia l'ostacolo che il terzetto valdostano si torva a dover superare. Una buona sezione ritmica ed un ottimo sassofonista, anche se in certi momenti un poco troppo "presente", ma lo stesso Miles non ha imparato a dosarsi con il passare degli anni?. Colline, abraliabram ed il "superfunk" di rum e pera fra i momenti più riusciti in un esordio comunque pregevole. E se i nostri tre giovani montagnini rarefacessero alcune atmosfere? E se invece si diluissero ulteriormente nel loro gusto ludico come se divenissero degli Anatrofobia etnici? E se ancora aprissero la "line-up" ad ulteriori innesti?. Beh, mentre aspettiamo di vedere che succede finalmente qualcuno che mi ricorderò di Aosta e che non siano veterani defunti come Kina, Tempo Zero o Encore Fou.
www.noirensembletrio.com/

andrea ferraris

 

 






Associazione Aidoru...chi sono? da dove vengono? cosa fanno? a queste e altre domande hanno risposto per voi, intervistati da Gianmaria Aprile

•  spiegaci un po' com'è strutturato il progetto Aidoru, che oltre ad essere il nome di un gruppo è anche il nome di questa associazione che organizza concerti intineranti...

•  Aidoru è costituito dai quattro membri fondatori del gruppo più Roberta, più effettivamente una serie di altre persone che in un qualche modo ci aiutano sempre e che di conseguenza ringraziamo. Diciamo che il progetto si articola in quattro sezioni principali. 1. il gruppo 2. organizzazione e logistica musicale 3. organizzazione concerti 4. produzione. Tutto nasce dal gruppo ed è per questo che abbiamo voluto tenere per ogni “attività” lo stesso nome… in fondo perché non tenere sempre lo stesso nome se fai un libro, uno spettacolo, un concerto o un disco? Che differenza c'è in fondo fra un disco e l'organizzazione di un festival? Certo la differenza c'è ma sì tratta sempre dell'invenzione di un progetto che prima non c'era e quindi di un'operazione creativa. 2. ed è per questo che sotto il marchio Aidoru mettiamo anche, per esempio tutti gli spettacoli Valdoca. Perché partecipiamo si, come musicisti in scena, però la collaborazione è diventata più profonda anche se non siamo in scena comunque collaboriamo in altri modi: dando dei consigli, registrando campionamenti e poi in ogni modo in scena c'è sempre uno di noi. Inoltre per la scuola ci siamo occupati dell'organizzazione della didattica musicale e delle prove con musica dal vivo e poi ci occupiamo di sonorizzazioni di film e appunto organizzazione del materiale musicale diciamo “su commissione”. 3. Da questo anno abbiamo deciso di occuparci anche dell'organizzazioneione dei concerti ed è nato il progetto itinerario che si articola in tre sezioni. Il festival, le schegge e il festival stabile. Un'iniziativa coraggiosa che però sta dando veramente molti frutti. Presto ci occuperemo (4.) anche di produzioni. In collaborazione con Bluscuro studio, uno studio di registrazione dei colli cesenati, stiamo programmando una fusione per fondare una nuova etichetta.

•  da cosa nasce l'idea di Aidoru?

•  Aidoru in Giappone sono personaggi che diventano strafamosi per una stagione grazie ad una promozione esagerata – in pratica spazzatura musicale. Abbiamo scelto questo nome perché è l'esatto contrario di ciò che vorremmo essere noi. La nostra massima aspirazione è creare qualcosa che in maniera lenta e progressiva possa dare un apporto nuovo alla musica, e per farlo ci siamo resi conto che non basta suonare. Bisogna anche cercare di dare dei nuovi input alla scena in maniera concreta. Vedi il festival o le varie collaborazioni profonde con realtà apparentemente distanti come il teatro di ricerca o la musica classica contemporanea (questa è un'anticipazione: presto ci saranno degli sviluppi su questo fronte!!!).

•  è la prima volta che vi occupate di questo?

•  Beh, diciamo che ci siamo   un po' gettati a capofitto nell'organizzazione di un festival. In realtà non avevamo avuto nessun tipo d'esperienza in questo senso. L'unica cosa che abbiamo fatto in precedenza è stata la gestione insieme ad altre persone di un centro sociale che per alcuni anni è stato molto attivo. Molti se lo ricorderanno (Il Confino). Poi che dire, siamo entrati in contatto stretto con alcune realtà tipo festival teatrali che ci hanno aiutato a capire che forse non era impossibile organizzare un festival musicale. La cosa difficile è renderlo itinerante, quello sì, ma ce la stiamo facendo. Infatti l'unica cosa che non mi è mai piaciuta dei festival stabili è che inevitabilmente tendono a creare delle isole felici, e tutti gli altri? Noi portiamo invece il nostro dono a tutti però per fare questo abbiamo bisogno di conquistare la fiducia dei gestori di altri spazi. La nostra aspirazione massima sarebbe di riuscire a portare Itinerario festival come ambasciatore della migliore creatività musicale italiana all'estero!

•  in quanti siete a lavorare dietro a questo progetto? come siete organizzati all'interno dell'associazione?

•  Diciamo che se vogliamo proprio dare dei ruoli potremmo fare così: Dario > direzione artistica, Roberta > organizzazione e ufficio stampa, Diego > promozione e diffusione, Michele > tecnica e logistica. Però ci tengo a sottolineare che questi ruoli non sono assolutamente ufficiali e tanto meno schematici. Sono solo delle attitudini che si sono create nel corso del tempo e per nostra fortuna complementari. Certo è importante il fatto che ci sia un minimo di divisione delle responsabilità. Poi ci sarebbero da nominare tante altre persone che ci danno una mano: Maurizio, Mirko e Giulia per l'aiuto logistica, Rurie per la cucina (una cosa che effettivamente serve sempre!), Andrea per le grafiche, Angela per le foto, Fabio e Luca per la documentazione video e Francesco per le interviste.. e tutto lo zoccolo duro che ci aiuta a diffondere le notizie. Effettivamente dietro l'organizzazione di un evento qualsiasi c'è sempre una marea di lavoro che a volte secondo me non si sospetta minimamente.

•  proprio perchè itinerante, avevate già molti eventi già precedentemente fissati o siete partiti da zero?

•  No siamo partiti solo con Bloom e Vidia, anche perché inizialmente il festival doveva fare al massimo quattro repliche fra Dicembre 2004 e Giugno 2005. Poi abbiamo deciso visto la fatica e l'impegno di provare a portarlo un po' ovunque. Penso che anche solo cinque repliche nel 2005 saranno un grandissimo successo, poi col passare degli anni sono dell'idea che tutto si sistemerà e aumentà il numero delle piazze che ospiteranno itinerario. Come detto in precedenza non aspiriamo ad un cambiamento immediato, secondo me sarà tutto molto lento, ma qualcosa bisogna cambiare nel sistema musicale odierno perché c'è una non volontà di diffusione di materiale innovativo che fa pensare quasi ad un regime dittatoriale. Sono dell'idea che ci sono tantissime persone che potrebbero apprezzare certi gruppi e che si trovano impossibilitati a farlo solo per un impedimento comunicativo. Lo vedo direttamente a Cesena dove persone insospettabili si sono trovate ad applaudire di cuore gruppi come Sedia e OvO che non sono di certo Baglioni o Cesare Cremonini. Questo, oltre a commuovermi, mi fa ben sperare per un futuro migliore per tutta la musica. Inoltre ci tengo a sottolineare che una mancanza di creatività e di stimoli in una società genera solo malessere, noia e schizofrenia. E vogliamo parlare di quali sono i maggiori problemi diffusi nelle persone oggigiorno??

•  come sono stati scelti i gruppi? anche perchè sembrano legarsi a 2 a 2 in base all'attitudine musicale: ovo e sedia + aidoru e gatto ciliegia...

•  (OfflagaDiscoPax sono entrati in itinerario come rappresentati dell'etichetta fiorentina Santeria sostituendo i Gatto)

•  Una delle peculiarità di itinerario è di coinvolgere in prima persona i titolari delle etichette indipendenti alle quali i gruppi fanno riferimento. Noi scegliamo le etichette e le etichette scelgono il gruppo o l'artista che ritengono più adatto all'iniziativa. Questo nasce da una dualità che si è radicata in me negli ultimi tempi, ovvero che da un lato il lavoro delle etichette nei confronti dei gruppi non viene riconosciuto abbastanza dal pubblico, rimanendo troppo spesso in ombra e dall'altra parte forse la maggior parte delle etichette non si muove abbastanza per garantire una buona tournée che prima di una buona promozione è assolutamente la cosa più importante per un gruppo. Perciò Itinerario allo stesso tempo sprona le etichette ad aiutare i propri gruppi nell'organizzazione dei live ed Itinerario un minimo celebra il lavoro delle etichette mettendole in prima linea. Il fatto che siano venuti fuori dei gruppi che in un qualche modo si legano a due a due è assolutamente casuale.

•  avete già una lunga lista di altre band per le prossime eventuali edizioni?

•  Direi proprio di sì! Molte realtà interessanti si sono fatte avanti per partecipare ad itinerario o alle schegge itineranti. Speriamo di non deludere nessuna delle aspettative. Purtroppo in questi casi è inevitabile la nascita di gelosie ed incomprensioni. Vorrei solo sottolineare che ci stiamo solo muovendo per il bene di tutti, anche di quelli esclusi ma purtroppo bisogna fare sempre delle scelte. È anche ipocrita dire che parteciperanno prima o poi tutti, infatti effettivamente riteniamo delle realtà superiori qualitativamente ad altre (è un punto di vista puramente personale) e ci saranno sempre delle nuove realtà sempre più interessanti.   A noi interessa soprattutto che la media qualità diventi sempre più alta e l'unico modo che abbiamo per contribuire a questa evoluzione è favorendo le realtà migliori.

•  avete una percentuale su ogni singolo evento organizzato o una complessiva che li comprende tutti? come vi dividete i compensi?

•  Diciamo che i soldi in questo momento non sono la nostra principale preoccupazione. In genere ragioniamo in modo diverso rispetto a ciascun evento, so che non è il massimo della trasparenza ma non possiamo fare diversamente.   In effetti per esempio non possiamo pretendere una percentuale quando il cachet copre al limite le spese perché chennesò ci sono delle lunghe tratte da percorrere o altro. Cerchiamo mano a mano però di recuperare quando si può una parte dei !mila euro che abbiamo speso per avviare il festival. Direi che compensi non ce ne sono a parte quelli per i gruppi e perciò il problema della divisione non sussiste. Per fortuna tutti noi ci manteniamo più o meno in altri modi.

•  se ci sono differenze, quali sono rispetto ad una classica agenzia di booking?

•  Bè, innanzitutto non chiediamo a nessuno l'esclusiva. Trovo che l'esclusiva nelle agenzie di booking abbia creato uno stantio generalizzato che porta i gruppi a non evolvere il loro tipo di approccio al materiale umano. Forse è un'espressione un po' criptica. Scusa. Come spiegare.. Penso che fare un disco e poi fare una tournée e poi fare un altro disco e poi fare in soldoni la stessa tournée sia una cosa pazzesca. Perché invece non cercare di organizzare concerti in spazi insoliti a seconda dell'anima di ogni singolo gruppo, perché generalizzare così il concetto di performance musicale? Prendiamo esempio da altre forme artistiche che rimangono vive proprio perché mettono sempre in discussione le loro stesse radici e i loro connotati. Il mio sogno è di invadere gli spazi sociali con itinerario, organizzare concerti nelle metropolitane o negli ospedali o all'uscita delle scuole elementari o sotto gli uffici del governo, non essere relegato in un rock club di periferia dove in santa reclusione i giovani si ubriacano , limonano o si fanno le pippe sul mercato indipendente. Un'altra differenza rispetto ad un'agenzia è che non ci interessa organizzare una tournée, quello che vogliamo organizzare è una serie di EVENTI, qualcosa che la gente si ricordi in modo diverso rispetto ad un normale concerto. Inoltre non facciamo questi concerti a scopo di lucro (sempre a differenza di un'agenzia)   se no non avremmo preso i gruppi che abbiamo preso per questo festival.

•  com'è stata la reazione del pubblico durante i concerti?

•  Al momento in cui scrivo questa intervista siamo reduci da Vidia e Bloom, due serate in cui secondo me c'è stato qualcosa di magico. Il pubblico sotto il palco a guardare instancabilmente i gruppi che si avvicendavano è stato come detto prima un'esperienza commovente. Inoltre in molti di loro non c'era solo una passione od un trasporto musicale ma c'era anche e soprattutto una sorta d'interesse conoscitivo e penso che generare questo nel pubblico sia il più grande trionfo di itinerario. Questo vuol dire che la gente può andare a vedere itinerario non perché conosce già i gruppi ma perché sa che in quella serata potrà conoscere qualcosa che lo arricchirà.

•  ci sono stati gestori di locali che si sono ricreduti solo dopo aver sentito pareri esterni e vi hanno ricontattato?

•  Come puoi immaginare succede di tutto chi si ricrede e chi non ci crede, chi ci tiene ancora in sospeso dopo mesi e chi si butta a capofitto e ci propone una data!

•  pensi che lavorando in questo modo ci sia più possibilità per fare suonare i gruppi in giro?...l'unione fa la forza?!

•  La realtà è che itinerario fa la forza, come detto prima si sta creando un pubblico di itinerario che va ai concerti per scoprire nuove realtà valide. Secondo questa logica può suonare anche il più sconosciuto dei gruppi ad itinerario e può avere una visibilità più o meno identica agli altri gruppi. E questo ci carica di una grossissima responsabilità poiché dobbiamo garantire un livello qualitativo sempre molto alto. Ma questo non è difficile poiché secondo me esistono e ne ho la conferma, tantissimi gruppi molto validi sparsi per tutta la penisola. Spero che la nostra esperienza stimoli in un qualche modo la nascita e l'evoluzione della musica italiana!

•  com'è possibile contattarvi? quali sono le condizioni che chiedete per fare esibire i gruppi? vi volete occupare solo del genere che viene etichettato come indie-italiano, o anche di altre cose?

•  Il miglior modo è tramite internet all'indirizzo info@itinerariofestival.it … Non c'è nessuna limitazione di genere, e tanto meno condizioni particolari. L'unica cosa che tutti devono sapere è che itinerario festival non dà da mangiare a nessuno, gruppi ed organizzatori compresi. E questo non è un problema etico: mi spiego. Se ci fosse la possibilità di guadagnare il giusto tramite questa attività ne saremmo ben felici anche perché occupa ogni momento libero della nostra giornata. Perciò aspiriamo ad un futuro in cui tutta questa fatica venga ripagata. Però al momento siamo abbastanza militanti perciò le condizioni economiche sono molto rigide finché non cambieranno i tempi, e sottolineo i tempi poiché non scenderemo mai a compromessi, piuttosto butteremo tutto all'aria!

•  la solita domanda: progetti per il futuro? o meglio, in questa prima esperienza avete avuto nuove idee o avete scoperto nuove strade da percorrere?

•  Diciamo che quello che vogliamo per il futuro è stato già ampiamente esplicato. Abbiamo già capito molti errori ed abbiamo imparato tante cose, perciò il nostro obbiettivo sarà esclusivamente fare meglio ciò che stiamo già facendo. Visitate costantemente i nostri siti www.itinerariofestival.it e www.aidoru.org e scoprite quali sono le novità giorno per giorno!

Dario – Aidoru!