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Molti di voi si chiederanno cosa siaOGUN, ma in fondo spero che molti altri converranno con me che si tratta di una interessantissima e altrettanto piccola etichetta indipendente, questa volta non nostrana, ma che ha preso vita nella piovosa inghilterra cirac trentanni fa… Tutto è nato, da quando ho trovato diversi dischi di jazz molto interessanti, accomunati dal fatto di essere stampati sotto lo stesso logo e nome. Ho provato a recuperare un po' di notizie e informazioni a riguardo nella grande rete, ma se ne parla ben poco. Grazie a Riccardo Bergerone, che scopro essere stato molto vicino ai musicisti della OGUN e una persona molto disponibile e preparata, ho recuperato un po' di informazioni a riguardo… Siamo intorno alla fine degli anni ‘60, quando in Inghilterra le major, come CBS-SONY incominciano a scemare d'interesse nei confronti del jazz locale così da portarlo velocemente al decadimento. Non passano molti anni che Miller si trasferisce in Olanda chiudendo i battenti della OGUN, vista la crisi del mercato (niente di nuovo, direi… n.d.r.), continuando ad esibirsi in giro nei locali e festival. A riguardo di questa fetta del mondo del jazz, mi viene suggerito di procurarmi e leggermi “jazz e africa” di Luigi Onori, edito da Stampa Alternativa. Se qualcuno di voi l'ha già fatto e vuole parlarne su queste pagine, sarà ben accolto… redazione@post-itrock.com Come dicevo prima, sono diversi i dischi della OGUN che ho in casa, alcuni dei quali di difficile approccio e altri più “abbordabili”. Non sono un critico e non mi reputo tale, non sono un grande intenditore di jazz, ma di dischi ne ho ascoltati tanti (e continuerò a farlo), e vi assicuro che c'è qualcosa di magico tra le note incise nei solchi di questo disco, qualcosa che vi porterà altrove, che vi terrà incollati alla vostra postazione d'ascolto, e che a tratti vi toglierà il fiato...quando poi finirà il disco, vi ci vorrà qualche minuto per riprendervi. KEITH TIPPET'S ARK Sovente abbiamo parlato del connubio tra suoni e immagini, di quanto alcune musiche ci conducano con la mente verso paesaggi infiniti o a situazioni concrete, sappiate quindi che questa è la colonna sonora del film più bello che abbiate mai visto e che non vi annoierete mai di rivedere. Dopo diversi anni e il grande successo con l'ensemble “Centipede” e con la pubblicazione di “Septober Energy” (che spero di recuperare e di parlarne a breve su queste pagine n.d.r.), Tippet ritorna sulla scena con una nuova formazione, gli Ark; 22 elementi, diretti magistralmente, che daranno vita a questo splendido e immaginario film d'autore. Un disco da avere, ve ne innamorerete solo dopo aver sentito le prime note del primo disco, dove le brevi note sghembe di sax, il contrabbasso di Miller e un suono di fondo dato dai bicchieri di vino (così indicano le note di copertina) introducono i titoli di testa. Diverse parti di libera improvvisazione costruite su un tappeto sonoro riccamente arrangiato; l'amalgama dei suoni e lo sviluppo di melodie a partire da guizzi di sax e piano vi porterà senza accorgervene a nuove immagini. E se questo non vi bastasse, due delle voci più belle del jazz d'avanguardia (Maggie Nicols e Julie Tippetts-che firma anche le liriche del disco) , aprono la terza facciata del doppio vinile, ricostruendo il tema principale del disco, su una sottile struttura melodica, aprendovi completamente il cuore con la potenza e la grande tecnica vocale. Il quarto e ultimo lato ripesca gli arrangiamenti delle voci del classico jazz d'avanguardia degli anni '70, che dettano ritmica su un tappeto sonoro sconnesso e delirante...e poi andatevelo a cercare e a comperare a scatola chiusa, perchè non vorrei sminuire questo grande capolavoro.
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KEITH TIPPET (www.scaruffi.com) Quando nacque il jazz-rock alla fine degli anni '60, molti gruppi inglesi lo adottarono subito. Keith Tippett rimarrà una delle figure più influenti di quegli anni. Membro dei Blue Notes di Chris Il successivo progetto di Tippett, gli Ovary Lodge, proponeva una musica jazz più ortodossa e realizzò tre album: Blueprint (RCA, 1972), Ovary Lodge (RCA, 1973), forse il migliore dei tre, e Ovary Lodge (Ogun, 1975). La cantante del gruppo era sua moglie Julie Driscoll. Gli Ark furono un tentativo di ripetere la magia dei Centipede: un'orchestra di 22 elementi registrò Frames (Ogun, 1978). Tippett passò gli anni '80 a realizzare musica non focalizzata e che mostrava un mood un rilassato, quasi new-age.: The Unlonely Raindancer (Universe, 1979), No Gossip (FMP, 1980), due collaborazioni col pianista Howard Riley, First Encounter (Impetus, 1981) and On Focus (Affinity, 1984), Tern (FMP, 1982), A Loose Kite In A Gentle Wind Floating With Only My Will For An Anchor (Ogun, 1984), forse il migliore del decennio, The Supergrass (Island, 1985), Solo Improvisation/Duet Improvisation (Vand'Oeuvre, 1985), Mr Invisible (FMP, 1986), Couple In Spirit (EG, 1987), 66 Shades Of Lipstick (EG, 1990), Twilight Etchings (FMP, 1993), Couple In Spirit II (ASC, 1996). Sfortunatamente, la maggior parte dei dischi di Tippett sono disponibili. Il miglior lavoro di Tippett è probabilmente quelli basati su una serie di brani solisti intitolati Mujician (FMP, 1981), Mujician II (FMP, 1986) e Mujician III (FMP, 1987). Altri brani solisti saranno raccolti su The Dartington Concert (EG, 1990), Une Croix Dans L'Ocean (Victo, 1994), and Friday The Thirteenth (Sakura Notes, 1997). La sua tecnica di "composizione spontanea" è stata provata per lo più con l'ensemble Mujician, che include Paul Dunmall (ancia), Paul Rogers (basso) e Tony Levin, e ha registrato The Journey (Cuneiform, 1990), un'improvvisazione di un'ora, Poem About The Hero (Cuneiform, 1994), Birdman (Cuneiform, 1995), Colours Fulfilled (Cuneiform, 1997), forse il migliore, e Spacetime (Cuneiform, 2001), l'ultimo organico e più sperimentale (molti pezzi brevi piuttosto delle consuete jam estese). La Dedication Orchestra (Tippett, Evan Parker, Louis Moholo, Paul Rutherford, Elton Dean, Lol Coxhill and others) ha pubblicato l'eccellente Spirits Rejoice (Ogun, 1992) e Ixesha (Ogun, 1992). Keith Tippett ha anche formato un'altra big band, i Tapestry, che si esibisce spesso nei jazz festivals.
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MacGregor (dove incontrò il batterista Louis Moholo, il cornettista Mongezi Feza e il sassofonista Dudu Pukwana), Tippett fondò il suo combo nel 1967. In quei giorni Miles Davis stava rivoluzionando la musica jazz, e Tippett assemblò un gruppo di veri talenti: Elton Dean (sassofono), Mark Charig (tromba), Nick Evans (trombone), Roy Babbington (basso), John Marshall (batteria), etc. I loro album You Are Here I Am There (Vertigo, 1970) e soprattutto Dedicated To You But You Weren't Listening (Vertigo, 1971) uscirono nello stesso periodo in cui i