Macaco Records rappresenta bene quel senso di etichetta fai da te, e rappresenta in toto lo slogan dell' “unire gli sforzi” che in un momento di crisi musicale (crisi di voglia di ascolto, acquisto di dischi, crollo di voglia di sentire musica dal vivo soprattutto, con locali vuoti e organizzatori in difficoltà) non suona per niente fuori luogo. Una sorta di difesa personale. Musicisti di gruppi di Mestre e zone limitrofe si uniscono quindi sotto la bandiera delle produzioni di Macaco Records pur non togliendosi di dosso gli abiti di musicisti, con il primo scopo quello di pubblicare i loro lavori, quelli di Grimoon e Libra . Partendo da questo presupposto i quattro fondatori si fanno prendere dal fuoco sacro della passione musicale, come biasimarli, mettendo in piedi un catalogo degno di segnalazione che andiamo a presentare.

Etichetta per autopromozione che diventa qualcos'altro, strano percorso, collettivo musicale possiamo forse definirlo, ma ogni percorso può mostrarsi efficace se portato avanti con passione, gusto e serietà. Segno di questa direzione, la coproduzione con Desvelos dell'ultimo disco di Vegaenduro , già editi Urtovox al loro precedente capitolo, che potrebbe portare Macaco in un ottica a più larga scala che non la fotografia, pur ricca di particolari, di una scena con precisi e ridotti connotati territoriali, quella mestrina.

Progetto audio/video quello di Grimoon (Demoduff#1, 2003) costruito su climi acustici da camera contornati da due voci, fisarmonica, rhodes, percussioni e violino. Lingua francese per la maggiore che rende molto sul tappeto sonoro e sul gusto del progetto, delicato e ricamato come la lingua d'oltralpe, disegnato pop a tinte tenui e acustiche decorato ammodo da violino e fisarmonica, che alla lontana può assimilarsi a musica per immagini o da colonna sonora, decisamente con molto meno potere evocativo/visivo e molto gusto per la canzone.

Decisamente più easylistening e travolgente, con le dovute scuse per il becero gioco di parole, appunto i travolgenti Travolta (Gusto in Bocca, 2004), veloce e scattoso pop-rock che fa pensare addirittura ai Prozac+. Molta ironia, non molto di nuovo sotto il sole, ma una formula che davvero rende sempre e comunque come impatto, se siete pronti per rokkeggiare è qualcosa che fa per voi. Mentale e geometrico, anche se con le geometrie contorte di un architetto pazzo, Onoff (2003), viaggio al termine della notte, dove la notte però è quella insonne con crampi allo stomaco con overdose di sperimentale. Inseguimenti tecnici con spazio quasi nullo alla melodia, ottime idee che scivolano su sentieri poco concentrici e decisamente divergenti, facendo pensare forse alla mancanza di un fil rouge all'interno del disco. Bravi e consigliati a chi ascolta più con la mente che con il cuore.

In attesa di Libra , in uscita con un nuovo lavoro di cui, probabilmente avremo modo di parlare nei prossimi numeri di Post

Al.

www.macacorecords.com - www.grimoon.com
www.travolta.it - www.onoffbox.com - www.librait.it

 


Vegaenduro/Big Time 25:33 p.m.
[Macaco Rec/Desvelos Records]

Coordinate: Velvet Underground.
Distanza dalle coordinate: molta

Per carità, non da un senso di incompiuta o di non riuscito il disco di Vegaenduro, progetto di Giovanni Ferrario (Micevice), bello nei suoni e nella produzione, bello davvero, ma la volontà lo-fi e l'intenzione naif sembrano troppo costruite e calibrate qui per riuscire nell'incanto dei Velvet Underground. Forse sono altre le coordinate per raffrontare questo progetto e molto probabilmente il mio raffronto è fuori luogo, niente di più probabile, certamente ce ne sarebbero altri più azzeccati. Punto di partenza è comunque la volontà lo-fi. Qui è intesa come suoni iperprodotti e calcolati ma con l'effetto naif del lo-fi, ma perfetti, appunto. Troviamo pezzi vocali, tutti o quasi, con una voce che alla lunga passa in secondo piano per la poca variazione di toni, per l'uniformità che mette a volte in scacco matto gli arrangiamenti non risaltandoli a dovere, come un quadro con molti colori visto da vicino, ma appena ci si allontana qualche passo indietro sembra a tinta unita. Negli arrangiamenti troviamo gusto psichedelico dal sapore indie pop, ozioso e stratificato, richiami di flemmatico rock'n roll, un po' di Beatles nelle armonie, perché no, canzoni per sollevarsi, ma forse non il Big Time che il titolo ci esorta ad aspettarci. Decisamente consigliati più ascolti, per scovare suoni, gusto arrangiamenti che al primo ascolto possono restare celati, e questo sicuramente è segno di un grosso lavoro dietro al disco, che però non colpisce al cuore istantaneamente.

Al.

www.desvelos.it - www.macacorecords.com
www.micevice.com - www.shinseiki.it



Mallory Knox
[autoproduzione 2005]

Rock'n'roll-punk (attenzione non punk-rock) americano senza troppi fronzoli ma tutt'altro che ruvido, questa potrebbe essere una delle coordinate base dei Mallory Knox, come riferimenti direi Pj Harvey, Royal Trux, Bikini Kill (che più o meno sono quelli che citano loro), in definitiva molti "trattori" al femminile senza comunque perdere sensibilità per la melodia. Non troppo distante dagli episodi meno blues e più tirati dei Satan Tango recensiti sul numero scorso (anche se non così maturi credo anche anagraficamente) e dai Cut meno "demolition-rock'n'rolla" e quando usano una voce femminile. Nulla di trascendentale (non credo che voglia neppure esserlo però), ma non male come demo, decisamente al di sopra della media della roba che riceviamo quindi un plauso a loro ed un velo pietoso su molti altri. In tutta sincerità sarei piuttosto curioso di leggere il testo di "No jail for a queer" visto che già dal titolo sembra tutto un programma, per il resto il piglio c'è anche se forse sono da affinare scrittura e qualità tecniche (senza per questo diventare i Weather Report), comunque buone premesse. Senso della melodia ce n'è, i pezzi non sembrano campati per aria, i cori più o meno si trovano dove devono stare, tutto sufficientemente fluido soprattutto per la lunghezza di quattro tracce. Fast and painless, No jail for a queer, potrebbero anche essere hit efficaci per un chi vuole assistere ad una serata senza troppe intellettualizzazioni, come dicevamo nessun fronzolo ma brio a pacchi, ancora acerbo ma in fin dei conti è un demo.
www.malloryknox.net - info@malloryknox.net

andrea ferraris

 








LA QUIETE / la fine non e' la fine
[heroine rec. 2004]

I La Quiete hanno un passato fatto di hard-core veloce e brutale dal quale si stanno allontanando cercando strade nuove di sviluppo del genere, senza perdere un oncia di violenza ed espressivita' "estrema". Questo disco e' la perfetta sintesi fra una emotivita' deviata e corrotta dal dolore e la rabbia propria della violazione della stessa, insomma tutto e il contrario di tutto, un po' come mischiare in maniera spontanea violenza e poesia, riflessione e sfogo tutto in un unico brano.
Tutto questo avviene senza mai sfigurare, riuscendo a smuovere anche l'ascoltatore meno propenso all'hard-core con venature profondamente oscure (tanto farli a volte definire se esiste il termine come Dark-Core) e con salite emotive strumentali degne degli Explosion In The Sky.
Citare solo alcuni brani invece di altri sarebbe un insulto essendo un disco completo e senza cadute di tono, pieno di cambi di tempo, cambi di dinamica e con lo strumento voce (cosi' lo considerano e infatti il mixaggio e' livellato alle chitarre) che dosa urla e parlato.
Infine e' da citare sicuramente un grande gusto per i testi (in italiano) dalla poetica superiore alla media che riescono a creare un immaginario corrotto e grigio ma forte...
"Dannoso turbare il sonno delle persone, cavie immerse nel torpore da loro voluto" solo per citare una frase cardine del disco. Un disco da ascoltare ancora e ancora fino ad appagare quel senso di vuoto che a volte serpeggia alle spalle...

tothelaquiete@libero.it
www.laquiete.org - www.heroine.org

Tommasini Luca




THE FOG IN THE SHELL / a secret north
[dufresne attack 2004]

I Fog In The Shell sono arrivati al traguardo del loro primo disco dopo varie cassette semi auto-prodotte date D.I.Y. in giro per l'Italia
Il nuovo disco dei The Fog In The Shell consta di sei lunghe traccie, la sonorita' del gruppo e' piuttosto personale e riesce a mescolare in maniera nuova generi che solitamente sono considerati distanti, tant'e' che si va' dal suono disperato e oscuro di casa Neurot fino a momenti di folk/lo-fi acustico per poi passare attraverso monumenti space-rock e cavalcate strumentali tipo Motorpsycho nonche' a ambienti aperti e da colonna sonora come insegnarono i Godspeed You! Black Emperor.
“The river”, prima traccia del disco incomincia arpeggiata, pigra e suggestiva con un cantato nero e malinconico per poi esplodere distorta e mutare in maniera acida fino ad un finale rumoroso ma remissivo. Per contrasto invece il secondo pezzo e' un folk tutto arpeggi e rumori in secondo piano e un suono simil-banjo si incastra alla perfezione creando incastri melodici profondi e delicati.
L'inizio di "A man escaped" ci riporta invece nella terra del post-rock fatto di arpeggi e pezzi strumentali anche se suonato con un piglio piuttosto up-tempo e che riporta alla mente (almeno per intensita') un grande strumentale noir come "Futurism vs Passeism" dei [fu] Blonde Redhead.
"Towards the crimson eye" parte con suoni trovati sinth e parlato che sembra venire da un vecchio film grazie ad un glockenspiel si crea un'atmosfera densa e sottile in un certo modo vicina agli infiniti inizi dei GSY!BE cosi' come ai Black Heart Procession.

www.dufresneattack.com - www.undermybed.org/fog

Tommasini Luca



MAJIRELLE & BLACK CANDY / 7"split single
[fooltribe/hot spaghetti 2004]

Il singolo split fra Majirelle e Black Candy e' un classico 7" in vinile, un singolo formato da cinque tracce che sentite sovra pensiero non si distaccano da altri ascolti ma, che se ascoltate a "cuore aperto" rivelano una grande profondita' e un approccio alla bassa fedelta' fatto di grande attitudine e gusto che rende questo split singolo omogeneo nonostante le differenze "di genere".
Majirelle ha dalla sua parte una voce calda e morbida (molto dotata se si vuole esser precisi) una chitarra folk e nient' altro. Il risultato come si potrebbe immaginare e' un folk dolce e allo stesso tempo forte e non lamentoso che colpisce al cuore e rapisce. Per rendere un minimo l'idea bisogna accostarla a Cat Power anche se meno depressa e meno disperata. Grande scoperta.
Le Black Candy invece ritornano (dopo l'esordio "Candinista") in maniera diretta, melodica e con la loro andatura sgraziata. I loro pezzi faticano ad arrivare ai due minuti e sono un condensato di energia, divertimento ed emotivita' in senso lato (non certo di emo-core!).Ogni pezzo del singolo e' cantato da uno dei tre componenti e rappresenta al meglio le tre delle facce del gruppo, il primo "Red Skirt Issue" e' cantato da Alice ed in assoluto il pezzo piu' melodico e divertito nonche' quello piu' puramente indie/rock 'n' roll, il secondo "Critical Mess" e' il pezzo dal taglio piu' "emotivo" che in parte ricorda i Van Pelt/The Lapse ma suonati in maniera piu' punk e meno intellettualoide, il terzo pezzo "Beat Communique" e' il pezzo cantato da Andrea ed in un minuto e poco piu' riesce a miscelare parti urlate, hand-clap, cori e deliri urlati dritti nel microfono mantenendo comunque una comunicazione forte (straight in your face), e senza ornamenti inutili.
Non e' facile scrivere di che genere fanno le Black Candy perche' vaga fra indie-rock e punk a seconda della mentalita' dell'ascoltatore, l'unica cosa certa e' l'energia straripante che il trio sprigiona su disco come dal vivo.
Say Yeah for Black Candy&Majirelle!

blackcandyguy@libero.it
blackcandytheband.blogspot.com
majirelle.diaryland.com

Tommasini Luca