DISCO DRIVE/WHAT'S WRONG WITH YOU PEOPLE?
[UNHIP RECORDS 2005]

Disco. E' su questa parola che si è tentati di fermarsi per primi. L'esordio su lunga distanza dei torinesi Disco Drive, che arriva dopo molti e molti concerti in giro per Italia ed Europa, è una lunga sequenza di casse in quarti e ritmiche decisamente ballabili. Niente di sbarazzino e disimpegnato si intenda. Si tratta poi, ascoltando i pezzi nel loro complesso, di quasi-anthem punk dove a ritmiche furiose e chitarre taglienti vengono associati testi che trasudano soulness. Potrebbero essere rapidamente associati ai Radio 4 giusto per citare un gruppo più famoso, cosa che dispiace sempre al musicista e che torna invece utile all'acquirente. I Disco Drive però hanno una carica punk più forte e rappresentano un mix di stili che possono ricordare tanto quegli anni '80 dove si mischiavano punk e dub/reggae ( Forward!, Calling Calling ) tanto invece certi sperimentalismi ritmici dove si cerca di andare oltre il semplice 4/4. Punk si diceva anche.. sì punk ma non tanto come sonorità dichiarate ma forse più come attitudine generale ( The Leaving Feet, Save Your Fire ) perchè i suoni non sono poi grezzi e buttati là ( anzi se c'è proprio da cercare un difetto punterei il dito su una forse eccessiva patinatura, voluta o meno che sia ). Per tirare le somme del ragionamento mi viene da dire che questo è un disco sincero e diretto che torna decisamente utile per fare danzare e che non stanca minimamente all'ascolto. Consigliato quindi l'acquisto senza fare caso alla maledetta abitudine italiana di pensare sempre che qualche straniero l'avesse già fatta questa cosa ( chiedetelo a un inglese se gli passa minimamente per la testa ) ma consigliato ancor di più andare a vedere dal vivo questa band, dove grazie ad un suono più sporco riesce a trasmettere ancora meglio la carica dei pezzi.

Il disco esce per la Unhip di Bologna che ha una distribuzione capillare in ogni angolo del globo e la band suona moltissimo in giro, quindi anche i più pigri non hanno scuse.
www.discodrive.org - www.unhiprecords.com

Onga



uncode duello
[wallace 56, 13 tracks, 48 '37" , released 12/04, CD DIGIPACK]  Coproduced with EBRIA RECORDS

Un duello svelato, quello tra Xabier Iriondo e Paolo Cantù che dalle note allegate considerano questo il loro primo album, perché pensato e prodotto da loro. Dopo anni di collaborazione e tantissimi progetti, si sfidano, a suon di suoni (scusate l'inevitabile gioco di parole n.d.r.), di rumori, di campioni, e di strumenti preparati. Potrebbe essere questa una chiave d'ascolto per un disco complesso, che sembra quasi un montaggio video molto articolato, fatto ad incastri, di salti spazio temporali all'interno della storia, di vicende che si sussegguono legate l'una all'altra da uno stesso filone, a tratti velocissime, a tratti girate al rallentatore; con una bellissima fotografia, qui trasposta nella qualità sonora che ormai contraddistingue i lavori di Paolo e Xabier.
Un disco che è un tutt'uno con se stesso, dove i brani non possono essere presi singolarmente, ma quasi obbligatoriamente sentiti in fila. Lo dimostra anche l'andamento del disco che arriva al momento cruciale del “duello” a ¾ della durata totale e che si chiude non a caso con “finale”, dove una tetra e oscura ambientazione, fa da sfondo all'epilogo dello scontro. Non è la prima volta che trovo all'interno di questi tipi d'ascolti la parte melodica che esce, quando prima era   nascosta e trattenuta dalle trame intricate.
Ansia e oscurità, queste sono le atmosfere che vengono fuori dai diversi ascolti che ho fatto e un approccio rock sempre vivo con le sue mille sfumature. Da ascoltare e riascoltare fino a quando un senso di angoscia non vi stritolerà l'animo, a quel punto vi renderete conto che qualcosa ha funzionato, e che quello che sembra un "semplice" assemblamento di suoni e melodie è anche qualcos'altro…

A questo CD hanno contrbuito :
Alberto Morelli: dissoi logoi, ear&now, tangatamanu
Lucio Sagone: Cods, Ronin, progetto teatrale/musicale Mina Vagante
Cristiano Calcagnile : CHANT; MRAFI di Edoardo Marraffa; Cal Trio di Domenico Caliri; Contemporary ensemble di Giovanni Falzone; Synapser di Giancarlo Tossani; Nuovo Quintetto di Stefano Bollani; Cristina Donà.
Andrea Reali: I/O, Kokoro Mayikibo
Federico Ciappini: SMWM

gianmaria aprile



MIR/A TASTE OF
[Margarita/CNI 2004]

I MIR sono Riccardo Conti e Michele Elia, e “A Taste Of”, che si presenta in un elegante e curato digipack, è la seconda uscita della Margarita, etichetta romana che ha dato alle stampe anche il debutto dei DRM.

Ho dovuto ascoltare parecchio il cd, prima di convincermi che fosse un buon disco. I primi ascolti mi davano sempre una forte impressione di già sentito. E così probabilmente è, salvo apprezzarne poi la piacevolezza delle canzoni e la cura di suoni e dettagli.

Trattasi di gustose pietanze electro, delicatamente pop, abbastanza warp (dai Boards of Canada di Jezca ai Plone di Around ) e spruzzate di glitch. Altrove si capita dalle parti di un trip-hop a-la Portishead ( Figure che vede la collaborazione con la cantante Bianca Di Cesare) o in lande vicine al pop daftpunkiano di Discovery ( Zuppa ). Il calore degli strumenti (tastiere e chitarre) si fonde con i suoni di sintesi con gusto ed eleganza. Se riusciranno a spingere di più sulla via della personalità, dopo questa prima buona prova, è lecito attendersi un ottimo futuro.
www.margaritarecords.com - www.cnimusic.it

enrico marcuzzi









MARY NEWSLETTER/ L'attenzione Debole
[Mellow-Lizard]

“L'attenzione debole”, terza uscita dei mary newsletter, è sicuramente un disco interessate e intenso. Gruppo lombardo che milita da circa dieci anni e che già dall'esordio si era posto in una zona di confine rispetto alla produzione classica della Mellow.
“L'attenzione debole ” e un progetto a suo modo poco vistoso ma indubbiamente elegante; prodotto oltre che dalla Mellow anche dalla Lizard di Loris Furlan, al suo interno raccoglie una moltitudine di venature, old rock , lente dilatazioni wave, inserti di elettronica. Un disco vario ma allo stesso tempo integro, impreziosito da testi originali e mai ovvi.
Come tutti i progetti di confine che si muovono in modo trasversale tra i generi, troppe parole possono creare fraintendimenti e quindi ho preferito lasciare ai mary newsletter la possibilità di   raccontarsi.

Intervista   MARY NEWSLETTER:

1-Se doveste voi descrivere i Mary newsletter cosa direste?
Massimo Necchi: Direi che siamo, o almeno cerchiamo, di essere un gruppo “onesto”: onesto nel senso che quello che suoniamo è solo ed esclusivamente quello che ci va di suonare. Non ci sono calcoli o ricerche particolari; non ci interessa far parte di un “genere”, ad esempio.

2-Il vostro percorso a mio modo di vedere è un cammino fatto di numerose svolte, che tipo di riflessione vi a portato a questo nuovo disco?
Massimo: Verissimo. Abbiamo cambiato sonorità molte volte e tutti i nostri album suonano diversi, ma non c'è nessuna riflessione dietro a questi cambiamenti: come dicevo noi suoniamo solo quello che ci sentiamo di fare e questo porta come conseguenza che durante gli anni le nostre sonorità si “adeguino” ai nostri cambiamenti di gusto o di interessi. Ad es., negli ultimi anni mi sono sempre di più appassionato alla produzione di musica con il computer; ho provato diversi software e questo nuovo interesse ha condizionato il sound del gruppo favorendo l'inserimento di un po' di “elettronica”.

3-Quali riferimenti artistici avete preso come riferimento, non quanto in termini di modello che risulta sempre antipatico, ma di sound che volevate ottenere?
Massimo: Diciamo che i riferimenti sono soprattutto inconsapevoli, cioè la musica che ascoltiamo, o che abbiamo ascoltato in un determinato periodo, condiziona quella che suoniamo...sicuramente un dei gruppi che ci ha sempre “accompagnato” sono i Pink Floyd. L'uso dell'elettronica negli ultimi lavori, poi, è stato anche sicuramente influenzato dall'ascolto di Kid A dei Radiohead e da alcune cose dei cosmici tedeschi (Tangerine Dream e Popol Vuh).

4-Nel vostro disco a tratti appare il rock sanguigno ed energico degli anni settanta, come vi ponete nei confronti di ciò che è stata la scena musicale passata?
Massimo: Con assoluto rispetto! Gran parte della musica che circola oggi, in realtà, è già stata scritta negli anni settanta...spesso sono solo rielaborazioni di idea di trent'anni fa con suoni e tecnologie moderne, si coniano definizioni altisonanti per far credere che sia qualcosa di nuovo, ma le radici sono sempre lì.

5-Nella vostra ultima produzione c'è un discreto uso dell'elettronica, senza però mai essere troppo invasiva, in che modo vi ponete nei confronti della tecnologia?
Massimo: Con curiosità. Ormai con poche migliaia di euro qualsiasi persona può avere un piccolo home studio con decine di strumenti virtuali, effetti, ecc. Questo penso sia davvero fantastico: apre a tutti delle possibilità che fino a pochi anni fa erano appannaggio solo dei musicisti più affermati (e ricchi). Ovviamente poi bisogna saper far buon uso della tecnologia; come dicevano i Pink Floyd: “non basta comprare una chitarra per essere Eric Clapton”! Comunque questa facilità di accesso a una così vasta tavolozza di suoni è altamente stimolante.

6-L'organico presente nelle note di copertina è abbastanza sostanzioso, a livello di composizione vi sentite più figli dell'improvvisazione o preferite creare   più piani strumentali sovrapposti?
Massimo: L'organico del disco è vasto più che altro perchè le registrazioni sono state effettuate in un periodo di cambiamento di formazione, quindi ci sono elementi della vecchia e della nuova line-up. Per quel che riguarda la composizione, posso dire che non c'è una regola generale: a volte l'idea base per un brano nasce durante un'improvvisazione, altre volte qualcuno si presenta in sala prove con una bozza di brano, un loop o una sequenza da elaborare. Comunque è un processo altamente democratico dove tutti possono migliorare (o peggiorare!) le idee proposte dagli altri.

7-Cosa vi ha portato ad usare indistintamente sia la lingua italiana che quella inglese ?
Mario Bramè: L'inglese è la lingua della musica che ci accompagna per buona parte della vita. Quando si usa l'inglese, istintivamente, lo si fa per assimilare con più efficacia la voce a uno strumento. La lingua madre, invece, è innanzitutto significato e solo in seconda battuta melodia musicale.Dividendo il testo in queste due lingue si ha un curioso effetto: i pensieri più “presenti” emergono attraverso l'uso dell'italiano mentre quelli più sfuggenti, più vaghi, vengono consegnati all'inglese, che li nasconde dietro la sua musicalità metallica. Del resto l'idea di fondere le due lingue ha predecessori illustri come Fenoglio e Pavese…

8-I vostri testi sono molto curati e poetici, come nascono e come trovano posto nella vostra musica?
Mario: la maggior parte dei testi non è esplicita. Certi sono addirittura privi di senso. Certi   parlano di stati d'animo personali. Ma altri sono, in qualche modo, elaborati. “Del perduto coraggio” è ad esempio un concept album. La prima canzone parla della morte. E tutto l'album descrive l'incapacità della mente umana di comprendere a fondo concetti come l'infinito, il vuoto, la morte, l'eternità, ecc. In qualche modo mi ricorda “Il settimo sigillo” di Bergman. Il testo de “La Danza” (da “Distratto dal Sole”) è una sorta di collage di frasi prese dalla Bibbia, dal Corano e dai precetti Hindu. "La Pace", invece, è il classico esempio di testo "evocativo", "leggero", in cui la suggestione ha la meglio sulla descrizione e si lascia, in questo modo, l'ascoltatore libero di scegliere il percorso che meglio preferisce proprio partendo dalla suggestione proposta. Con una buona dose di perspicacia e fantasia si può individuare anche la storia di una partita andata male.

9-“L'attenzione é debole” vede una doppia produzione Mellow-Lizard, come è nata la collaborazione con Loris Furlan?
Massimo: La collaborazione è stata fortuita. La nostra musica è cambiata molto nel corso dei dieci anni di vita del gruppo. Siamo partiti da sonorità molto vicine al prog, anche se mai “classico”, e la collaborazione con la Mellow Records per il nostro primo disco “Distratto dal Sole” era ciò che di meglio potevamo chiedere. Con il secondo disco “Del perduto coraggio” e, ancora di più, con l'ultimo “L'attenzione debole” ci siamo però allontanati molto dal prog avvicinandoci alla psichedelia e a certe sonorità più “moderne” con un uso, ad esempio, abbastanza consistente di suoni “elettronici”, quindi sentivamo la necessità di uscire da quello che noi chiamiamo “ghetto prog”. Per far questo abbiamo contattato diverse etichette indipendenti e, alla fine, abbiamo avuto la fortuna di incontrare la Lizard. La Mellow è comunque sempre stata interessata alla pubblicazione del nostro nuovo disco, quindi abbiamo proposto la collaborazione fra le due etichette in modo da cercare di mantenere aperte le porte sia verso il mercato prog, dove nel corso di questi anni abbiamo ottenuto un ottimo riscontro, sia verso il mercato “alternativo”, specialmente italiano grazie alla distribuzione di Audioglobe ottenuta tramite la Lizard.

10-Quali sono i vostri progetti futuri?

Massimo: Abbiamo appena finito di scrivere il nostro primo pezzo con la nuova formazione...l'idea è quella di continuare a comporre musica e quando avremo un numero di brani sufficiente di provare a pubblicare un nuovo disco.

Nel frattempo stiamo cercando di organizzare un po' di concerti per promuovere “l'attenzione debole”.

Contatti: info@marynewsletter.com

Marco Tuppo