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La Wallace con quest'uscita si avvicina sempre di più a sonorità apprezzabili anche dagli ascoltatori di jazz, sempre che siano di larghe vedute e ascolti, ma che strizza ancora l'orecchio a quelle che sono le attitudini delle uscite di Mirko Spino; e non mi stupisce che ci sia arrivato proprio lui, dopo 4anni dalla registrazione a pubblicare questo bel disco (ogni tanto mi chiedo se qualcuno si ricorderà della Wallace a distanza di anni.. n.d.r) Non solo improvvisazione, ma costruzione e destrutturazione e tanta melodia, a volte nascosta tra le fitte trame ritmiche; grande gusto musicale, grande capacità di autocontrollo, senza mai cadere in inutili virtuosismi o eccessi di fragore, mantenendo vivo però uno spirito punk/garage. E' proprio questo forse il punto di forza del disco, perché non ci aspetta l'ennesimo lavoro di rock che suona jazz, ma c'è una tale freschezza e spontaneità nell'approccio stilistico che non rende ripetitive le canzoni. www.giannigebbia.com - www.wallacerecords.com tracklist
Credo di aver visto i Calomito qualche tempo fa a Genova (loro città natale), dalle parti del Fitzcarraldo. Viola, violino, basso, contrabbasso, batteria, chitarra, rhodes, organo, sintetizzatore, percussioni, sassofono e tromba, organizzati come fossero una piccola orchestrina. "Jazz-fusion-balcan-porg-ludic-folklorist-soundtrack-etc.-danzereccia" con le parole jazz/fusion scritte più grosse delle altre. "Fusion" come "trait d'union" come a dire che fra i possibili sviluppi ce ne sono anche di ampio respiro e di gran gusto (come per fortuna dimostravano Pastorius e soci). Da Bregovich a Morricone, dai Weather Report ad Hancock (quello migliore che spesso non è neppure quello dei dischi solisti) a tratti persino una Mavishnu Orchestra con gusto (…perché la Mavishnu l'ha mai avuto?!). Credenziali "a-la-Weather Report" di Nautilus, filmati di una vacanza al Cairo in Am ha ‘retz, foto sfocate e avvinazzate anni Settanta in Ebetus, tarante balcanizzate di Rutz, ma non solo. Grande fruibilità e una registrazione cristallina che mette tutto al posto giusto. Se cercate avanguardia o sperimentazione forse non si tratta del vostro prossimo acquisto, ma se tradizione per voi non significa solo polvere o se non vi preoccupate di essere i più "a la page" del forum di "ciccio formaggio webzine", potreste rimanerne piacevolmente colpiti. Un disco che potrei fare sentire anche a mio padre. www.calomito.com - www.megaplomb.it andrea ferraris
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M-16 Dietro la sigla M-16 si cela Alessandro Bocci, anima elettronica dei Sinistri (ex-Starfuckers). “Archive Session vol. 1” è il suo primo dodici pollici, pubblicato dall'etichetta catanese Persistencebit. Solo tre canzoni che si collocano in ambito electro, anche se affiorano in esse tutte le passioni del nostro, dalla dance alla black music, dal funk fino alla musica per colonne sonore. E poi vi confluiscono tutte le ricerche affrontate in seno alla band madre nel campo delle dinamiche sonore.
Un esordio che esce quasi contemporaneamente a “Free Pulse”, nuovo lavoro per i Sinistri. Un disco ottimo, che continua nel percorso tracciato fin qui e sviluppato in maniera radicale col precedente “Infinitive Sessions”. Il cambio di nome, evidentemente, non ha nociuto affatto al combo toscano. Al trio formato da Manuel Giannini (chitarra e voce), Alessandro Bocci (elettronica) e Roberto Bertacchini (batteria) si è unito Dino Bramanti al processing e sampling. Ma la sostanza è rimasta la stessa: blues e rock'n'roll ridotti all'osso, alle componenti essenziali. E ciò che più conta è che neppure stavolta ci si guarda indietro, dimostrando al contrario un'invidiabile vitalità. Inevitabile, allora, un'intervista ad Alessandro... La storia di questo progetto solista. Come mai, “all'improvviso”, questo disco?
Fondamentalmente perchè la massese ha vinto il campionato!!!!! Scherzo, ma è stata una cosa del tutto casuale. Avevo visto una pagina pubblicitaria della Persistencebit su Blow up. Il proprietario dell' etichetta è Alessandro Vaccaro, un mio vecchio cliente del negozio di dischi. Ci siamo sentiti, il disco gli è piaciuto e tutto qui. Ti sarai mica stancato di suonare “asincrono”??
No, assolutamente. Produrre musica techno elettronica è sicuramente diverso: usi altre tecniche, ti avvicini al brano con differenti soluzioni. Ad ogni modo con Starfuckers/Sinistri non abbiamo sviluppato solo la asincronicità ritmica. Una componente essenziale consiste nella ricerca sul suono e sul trattamento del suono. Ambienza, spazializzazione, dinamiche sonore sono parti intrinseche alle composizioni. Il suono appunto, quello che traspare da “Archive Sessions vol. 1”, è figlio di questo percorso. La ritmica è invece un mix di tecniche relativamente techno elettroniche. Quando ho composto il 12" non mi sono posto dei limiti, nel senso che non ho costruito i brani pensando “ora faccio una ritmica techno, ora minimal e così via”. Non me ne frega un cazzo, il mio approccio rimane fortemente legato all'improvvisazione . Troppe persone nell'ambito techno non scrivono una battuta sul sequencer senza dire: "hai sentito il suono di ....? Ok, registriamolo uguale..." oppure ancora peggio: “il basso così non va bene, ora per quel genere tutti usano il campione X del virtual instrument Y". Cazzate su cazzate! Così quasi tutti i dischi suonano uguale e quasi tutti parlano sempre delle solite cose. Mah! Solo tre brani, ma con ispirazioni molto diverse.
L' ispirazione è propria degli artisti: ti ringrazio, ma non sono un artista. L' arte al giorno d'oggi porta con sé troppe contraddizioni e si trascina in ambienti che non mi appartengono. Ad ogni modo, le prime due tracce sono vicine a un certo tipo di elettronica: “Electro Cube” ha sonorità più electro mentre “To John” è un tentativo di soundtrack technoelettronica e infatti è dedicata a John Carpenter, di cui sono un grande fan. Io ci ho sentito echi di Clock DVA… Questo è il Vol. I: ne hai altri in programma? Una domanda anche sul nuovo disco dei Sinistri: come lo definiresti, all'interno del percorso della band? Soddisfatti del risultato, allora? www.sinistri.org - www.persistencebit.com foto di Sandra Murer |


