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UBER
di guido siliotto
 Era da un po' che aspettavo l'esordio sulla lunga distanza degli Uber. Sia perché buon amico di alcuni di loro (che c'è di strano? Chi scrive, suona e va ai concerti non fa che mescolarsi di continuo in questo nostro piccolo mondo!), sia perché “Less Is More”, il loro precedente mini-cd, così come il loro live, erano stati per me forieri di grande curiosità. E devo dire che “My New Lifestyle” soddisfa in pieno le attese: canzoni che nascono da pochi accordi, suonati all'infinito con un'insistenza nevrotica che ricorda i Fall, ma con un piglio pop che rimanda a Joan Of Arc e agli indimenticati Van Pelt. C'è anche la lezione del math-rock e una certa propensione verso il jazz, se non altro per la presenza, più o meno discreta, del sax. Così il disco della band lucchese, licenziato dall'ottima fromSCRATCH in collaborazione con Holidays Records, pur volutamente fuori dalle mode del momento, si rivela come una delle cose più fresche in circolazione.
Utile, per approfondire, una chiacchierata con Marco Vannucci, voce e chitarra.
Dopo “Less Is More”, adesso “My New Lifestyle”: sembrano due parole d'ordine...
Sì, hai colto nel segno: io li definirei anche due slogan. Ci diverte radicalizzare le parole, fare una parodia del linguaggio della società attuale, tanto noiosa da bombardarti con slogan facili e crudeli dalla mattina alla mattina successiva. Ci divertiamo a parlare come i molti, anzi come i peggiori.
Soddisfatti in pieno di questo lavoro?
Non si è mai pienamente soddisfatti, ma neanche completamente sazi. Questo è un bene, c'è voglia di ricominciare e di reinventarsi. Finito un lavoro le canzoni ti sembrano già vecchie e le formule adoperate fino ad allora superate. Al momento stiamo buttando quasi tutto il materiale che esce dalle prove perché non ci soddisfa… E' probabilmente troppo simile al precedente. Riguardo alla registrazione del disco siamo soprattutto grati a Giuseppe di fromScratch: è stato magnifico, ci ha lasciato piena libertà ed ha fatto un lavoro straordinario in fase di missaggio.
Come nasce una “tipica” canzone degli Uber?
I brani nascono dalle improvvisazioni in sala prove, non appartengono a nessuno di noi in particolare. A volte con i nastri delle registrazioni facciamo un po' di taglia e cuci, altre volte ci lasciamo trascinare da circostanze occasionali, dall'umore…Non riesco a descrivere un metodo in base alla quale scegliamo questa o quella melodia, questo o quel ritmo, proprio perché non c'è.
Il sax: prevedete spostamenti ulteriori verso il jazz?
Non posso prevedere nulla, a naso dico che non ci saranno spostamenti più marcati verso il jazz. Ombretta effettivamente viene da precedenti esperienze jazzistiche, ma gli altri assolutamente no. Sono sicuro che il prossimo lavoro sarà diverso da “My new lifestyle”, non so immaginare però che forma assumerà. Preferirei fosse composto più di getto, in un periodo più limitato, così da risultare più omogeneo e granitico. Vedremo.
Che si dice a Lucca?
Beh, a Lucca si dice veramente poco, soprattutto in ambito indie. E' una cittadina conservatrice, estremamente provinciale dal punto di vista musicale, davvero non riesco a trovare note positive. L'unico gruppo interessante in zona sono i Mais, ma guarda caso ci suona uno di noi, Fred G. Non c'è motivo comunque di disperarsi, facendo pochi chilometri in Toscana si trovano realtà senz'altro più felici e feconde, penso a Firenze, Pisa, Livorno...
Perché stare in una band, viste le scarse possibilità di diventare una rockstar?
Personalmente non ho mai perseguito il disegno di diventare una rockstar. Anzi, in passato ero animato da sentimenti opposti, con un netto rifiuto di quella figura. Ora non ci penso più, si suona unicamente per passione, perché la musica affratella e perché, in fondo, sono orgoglioso che sia un'attività assolutamente “improduttiva”.
Avete condiviso il palco con alcuni gruppi importanti: qualche episodio o soddisfazione?
Va là due nomi: Explosion in the Sky sono stati simpatici, erano ragazzi semplici, alla mano. Come band sviluppavano un volume ed una capacità di trascinamento impressionanti. Bravissimi. U.S. Maple hanno aspettato mezz'ora dopo la nostra esibizione, probabilmente per rimarcare le distanze dai gruppi di apertura. Non ci hanno rivolto parola… Questo non cambia però il nostro giudizio su di loro, sono uno dei gruppi che ammiriamo di più in assoluto.
Se i sogni si potessero realizzare?
Boia, sembra una domanda di Marzullo… Oh, ma che è? Guai se i sogni non si potessero realizzare, chi te lo fa credere è uno che ti vuole servo. Se alla base di un sogno c'è un bisogno, devi lottare per realizzarlo. Non è il caso di chiedersi se una cosa è possibile, ma se è necessaria o meno e spesso la natura dei sogni è una necessità limpida e sincera, ignorarla o trascurarla può creare danno e malattia.
www.fromscratch.it - www.holidaysrecords.it - www.uberuber.tk |
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LEBENSWELT
Come sempre ho detto, spesso si trovano dischi autoprodotti che valgono (artisticamente parlando) molto di più rispetto ad altro materiale che esce per le etichette medie-grandi del circuito indie italiano…questo è il caso di Lebenswelt. Progetto dietro al quale si “nasconde” Giampaolo Loffredo che da solo ha costruito le musiche di questo bel cd, o tracklist, come lui preferisce chiamarle...
Atmosfere impalpabili, lente, soffuse, cupe e delicate con la voce, quando presente, quasi sempre filtrata e in secondo piano.
Momenti più “ambient” nei 6 minuti di screwdriver's bells, che da quanto apprendo dalla presentazione posso dedurre sia suonata con un uso particolare del cacciavite sulle corde della chitarra.
Giampaolo ha la grossa qualità di sapersi dosare e non lasciarsi andare ad inutili lungaggini che ricorrono spesso quando si affrontano questi tipi di musiche. Sa scegliere il momento giusto nel quale fare entrare in gioco un nuovo strumento, un nuovo suono, quando il brano deve crescere o deve dissolversi. Come sempre sono viaggi mental-visivi fatti di paesaggi….
Peccato solamente per la qualità dell'incisione (non per quella dei suoni) data anche dalla mancanza di masterizzazione in studio. Comunque un lavoro molto interessante e con ancora molto margine di miglioramento.
email: lebenswelt@fastwebnet.it
gianmaria aprile
Intervista di Zok
a) Progetto Lebenswelt: genesi, background, dimensione attuale e sviluppi futuri.
Ho dato vita al progetto Lebenswelt nel 2003 con l'esplicita intenzione di porre nel nulla il mio precedente progetto, “Joy of Grief”. Volevo semplicemente liberarmi della mia musica precedente. Anche in séguito allo scioglimento del gruppo avevo infatti continuato a scrivere pezzi per “Joy of Grief”, nonostante i miei ideali compositivi fossero ormai molto distanti da quelli che mi avevano indotto a porre in essere il mio precedente progetto.
Nell'estate del 2003 sono giunto alla conclusione di dover lasciare tutto definitivamente alle spalle e dedicarmi alla registrazione delle 11 tracce che hanno dato vita al primo Lebenswelt disco, il tarkovskijano “Staring at life in the rain”. Non ero riuscito tuttavia a rimuovere gli ultimi echi dei JoG, presenti – ancorché in minima parte – nella mia musica.
Non ero ancora soddisfatto. Ho continuato a registrare e in un paio di mesi ho dato vita ad un'altra tracklist, "Out is the cow", in cui ho accentuato l'aspetto autistico della mia musica ed esaltato la forma in loop: un definitivo cambiamento di direzione…verso quei segmenti di campagne, con alberi e pali della luce in movimento, che si possono osservare dai finestrini dei furgoni degli hood.
In un primo momento ho ritenuto che la realizzazione ravvicinata nel tempo dei due dischi dovesse condurre necessariamente all'idea di amalgamare le due tracklist per dare origine ad un cd “sintetico”. L'idea è tramontata: “Staring at life in the rain” e “Out is the cow” vivranno, dunque, “separati”.
Lebenswelt = one man band. Non escludo tuttavia la possibilità di includere altri elementi (umani) nel mio progetto musicale, sempre che non siano snaturati i principi dell'autistico project. E' dunque prioritario scrivere un manifesto programmatico, per la redazione del quale chiederò la collaborazione di Onq, col quale sto attualmente lavorando ad un loop di proporzioni inimmaginabili.
b) La scena indie italiana: leggevo che è stato D. Saranza dei Morose ad invogliarti a farti conoscere a stampa, etichette, addetti ai lavori. Mi fai il punto su come vedi la scena cosidetta "indipendente" italiana e quali sono stati i risultati di questa "campagna promozionale" del tuo progetto?
Alle mie facili obiezioni sulla vanità del tutto Davide ha sempre risposto che c'è una gradazione anche nella caducità; che il mio pessimismo non fa che portarmi su una posizione di sterile autolesionismo; che si possa accettare l'inevitabile solo dopo che si è fatto tutto per evitarlo. Le nostre idee non sono conciliabili al riguardo, ma devo ringraziare Davide per avermi sempre dato un sostegno impagabile. Per essermi amico, in definitiva. Nonostante le mie continue obiezioni sulla vanità del tutto, naturalmente.
Non si dà proprio il caso di campagne promozionali. Né si può dire che nella musica esistano “addetti ai lavori”. Per quel che mi riguarda peraltro non esiste che l'istante della creazione. Ciò che accade dopo è non-necessario, soltanto eventuale. Possiamo riferirci al momento della comunicazione/diffusione quale elemento non-lesivo della creazione, soltanto ove lo si concepisca non già come co-elemento della medesima, né come elemento teleologico, ma in una dimensione affatto diversa, separata, distante. Alla comunicazione ed alla con-divisione possono nondimeno attribuirsi significati elevatissimi – mi viene in mente l'esemplare parabola del Roublev di Tarkovskij – ma ciò non modifica la riflessione sull'elemento strutturale della creazione e, soprattutto, esula dal caso di specie, perché si dovrebbe far questione di ciò che davvero ha da essere mostrato. E dunque: come potrebbe rientrarvi la musica indie italiana ed in particolare la mia? - Nicht!
E qui veniamo al punto della “scena indipendente italiana”. Niente da fare: ho difficoltà a riferirmi al concetto di “scena” e dunque non intendo farlo. Consiglio tuttavia l'ascolto della musica dei miei amici Davide (Morose), Valerio Sartori e Onq.
c) Il progetto Lebenswelt ha già o avrà anche una sua dimensione live? Se si, intendi avvalerti anche della collaborazione di altri musicisti?
Freakout mi aveva proposto di suonare di spalla ai L'altra il 12 aprile, ma a quanto pare il concerto è stato cancellato. Per l'occasione avevo organizzato una formazione composta da 3 elementi: 2 umani, 1 non-umano. In altri termini: computer, chitarra cacciavitica+voce (io), chitarra autistica (l'ex bassista dei JoG) .
d) Out is the cow, parlami un po' della gestazione di questo disco: quanto c'è di suonato e quanto costruito con il campionatore?
Tutto è suonato da me: chitarra autistica, pianoforte, chitarra cacciavitica, chitarra+archetto del violino, glockenspiel, voce ecc... E poi ci sono dei samples che vengono direttamente da La Spezia - in particolare, campionamenti (fatti da Onq) della fisarmonica e (di ride, kick, snare...) della batteria di Mauro Costagli (Ouzel Records). Per assemblare, modificare, mettere in loop (ecc…) il tutto ho adoperato il computer: in tal modo i suoni hanno potuto vivere di vita propria in una realtà toto genere diversa.
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