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RECYCLED MUSIC – ECOLOGIA MUSICALE PARMENSE www.recycledmusic.tk Tra le centinaia di etichette indipendenti esistenti ce n'è una, la Recycled Music di Parma, che sembra dotata di simpatia contagiosa, e che ha come intento una specie di recupero di quei progetti che andrebbero altrimenti persi. Cosa forse comune ad altre, non fosse che loro (Fabrizio e Simone dei Pecksniff) oltre a nuove produzioni di gruppi che gli piacciono a loro hanno raccolto in una compilation chiamata “Musica Morta” i pezzi di alcuni gruppi che davvero non esistono più ma che a parer loro valeva la pena far sentire. Un'altra simpatica stranezza della Recycled Music è il sito internet, impostato come fosse una finestra browser di windows con relativi documenti .doc e .txt al suo interno. |
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Di questi gruppi, dell'etichetta e di altro ancora abbiamo parlato con Simone e Fabrizio, titolari di Recycled Music. @: Presentaci Recycled Music, quando è nata e di cosa si occupa. F: Recycled è nata da un'idea che ho avuto in una notte di Marzo, circa un anno fa, ho pensato che sarebbe stato divertente ‘giocare' a fare l'etichetta discografica. Poi l'idea è rimasta congelata lì per un po'... fino a che all'inizio dell'estate ho avuto un periodo con molto tempo libero, nel quale mi sono dedicato allo sviluppo del sito-concept di Recycled... chiesi a Simone se voleva partecipare a questo progetto e lui accettò all'istante. Quasi contemporaneamente Francesco (la mente degli Skinny Legs) ci passò il suo demo; subito pensammo che sarebbe stato lui l'artista che avrebbe lanciato Recycled nel mondo! Il resto è storia! L'obbiettivo principale della nostra etichetta (anche se io non la chiamerei proprio così, è più un grande raccoglitore di progetti musicali, dove ci si sostiene a vicenda e dove ognuno apporta le proprie esperienze e conoscenze) è quello di riuscire a portare alla luce e far conoscere al pubblico progetti che altrimenti rimarrebbero sconosciuti. Ci proponiamo inoltre di valorizzare il lavoro artigianale; al giorno d'oggi dove è sempre più facile creare qualcosa di ben confezionato e dall'aspetto "standard", forse ci si dimentica di curare il contenuto. Recycled in conclusione vorrebbe dare contenuti validi in forme non convenzionali. @: Quali sono le caratteristiche che un gruppo/artista deve possedere per piacervi e per essere un possibile candidato a far parte di Recycled? F: Non c'è una caratteristica predefinita per quanto riguarda generi o stili. Io sono molto più duttile rispetto a Simone, pubblicherei qualsiasi cosa degna di interesse. Melodica, non melodica… udibile, non udibile. Sto pianificando una compilation in ultrasuoni per cani. S: A volte ho dei dubbi sulla frase “degna di interesse”. @: Fino a non moltissimo tempo fa, i musicisti facevano i musicisti e le etichette erano gestite da altre persone, poi c'è stato un diretto coinvolgimento nelle etichette dei musicisti stessi, cosa che adesso è all'ordine del giorno. Come mai secondo voi? F: Forse perchè i musicisti erano stufi di essere "sfuttati" e trattati come pupazzi da discografici in cerca del solo profitto e ai quali poco interessa la qualità del prodotto finale. S: Cazzo, che risposta da fiction televisiva! @: Quello individuato da Simone è un problema che è ogni giorno più visibile. A parte le scarse vendite di dischi (compensate comunque da mastodontici download a livello internazionale) il dato sensibile è la scarsa affluenza ai concerti di band non famose o baciate dall'hype del momento. Da musicisti e da gestori di etichetta riuscite ad individuare delle responsabilità in questo? F: Se al pubblico non piace andare a vedere gruppetti sconosciuti che non sono ‘fichi' il problema è solo nostro… si vede che non siamo a bravi a proporre il nostro prodotto. @: Il tempo che passate dietro alle cose di Pecksniff deve essere molto, come trovate il tempo per seguire l'etichetta e ascoltare i demo? S: Ci avvaliamo di validi collaboratori! I Pecksniff restano "l'attività" principale, ma quando vediamo quanti "scarti", quante proposte invisibili ci sono vicino noi, non resistiamo....Ho scoperto che una buona idea è sottrarre tempo al sonno...oppure al lavoro, come sto facendo ora! (Per fortuna sono solo in ufficio, adesso..) @: A proposito di lavoro, volevo chiedervi se guadagnarsi il pane gestendo un'etichetta, piuttosto che suonando in un gruppo, è nei vostri programmi, nei vostri sogni o nei vostri miraggi. La maggior parte dei musicisti che fanno parte del circuito indie scende a patti con realtà quotidiane di lavoro full-time o part-time, sono cose inconciliabili con la musica o "se po' ffà" ? F: Guardiamo in faccia la realtà, noi non siamo musicisti e tantomeno produttori discografici… @: Siamo alle solite. Il congedo passa attraverso la richiesta della vostra playlist degli ascolti recenti. F: Io la roba Recycled non la ascolto più una volta prodotta. Piuttosto la ascolto prima… quando sono alla ricerca di cose nuove, in questi giorni mi sto facendo un'overdose di Maurizio Paoletti, inediti di Slash Oltretomba, Bonora… S: Purtroppo confermo che è tutto vero (riguardo a Bon Jovi) |
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Si apre con una cadenzata batteria elettronica October 1st, album di Skinny Legs, progetto di Francesco Scotognella condiviso a tratti con Stefano e Simone dei Pecksniff We Won't Sleep Tonight si basa su un campione dei Beastie Boys ed è una veloce cavalcata dove la voce di Stefano Pecksniff è filtrata ed irriconoscibile. Segue un pezzo acustico, della serie "me le suono a casa" davvero molto piacevole. Cambia le carte in tavola "Ground and Born" dove un giro di piano elettrico, molto metallico lascia spazio a una pop-rock song che sa di Pinback arrabbiati. E' difficile andare a scovare quali siano le esatte influenze di questo disco, per chi ama il gioco dei riferimenti. I pezzi più veloci sfiorano l'electropop ma hanno un che di più grezzo. Le ballate sono tipiche dell'intimismo da cameretta ma hanno un'atmosfera distorta dagli effetti sulla voce o dalla registrazione. Ci sono sempre strumenti inusuali, dei giocattoli e un'attitudine lo-fi che a volte ricorda proprio il gruppo di provenienza di Simone e Stefano (su "Yuii"). Un disco molto interessante da avere.
Molto “inglese” questo progetto che si pone a metà tra certo post-rock e la canzone pop, non fosse altro che le canzoni sono venute dopo un periodo di attività strumentale della band, con l'ingresso di Alain alla voce. Se proprio vogliamo trovarci delle similitudini con dei gruppi più conosciuti indicherei qualcosa dei Giardini di Mirò pre-Punk Not Diet quando si “facevano cantare” le canzoni (Panoramix). “Lemon Club” rimanda direttamente ai primi anni '90 inglesi e fa in modo che l'album non si adagi sulla monotematicità. Un buon disco, molto piacevole anche se un po' poco personale. Da seguire comunque, assieme agli altri prodotti dell'etichetta.
L'ultimo ingresso in casa Recycled è a dir poco fulminante. Con l'(auto)ironia che contraddistingue un po' tutto il giro Recycled questo duo spara quattro pezzi di rock'n'roll senza fermarsi troppo a suonare volutamente old style. Fresco e immediato parte di brutto con una rullatona di batteria che spara a duecento all'ora un duetto vocale che Giacomo Bianco ci verrebbe di corsa in Italia a vederli. La seconda traccia, gioca con una chitarra acustica sbarazzina e va finire in una terza traccia ancora più spoglia, una marcetta pulita che fa ripartire di slancio l'ultimo pezzo dell'ep, un'altro furioso r'n'r con chitarre rabbiose e feedback. Decisamente un debutto da tenere sott'occhio. |


