RECYCLED MUSIC – ECOLOGIA MUSICALE PARMENSE www.recycledmusic.tk
servizio a cura di Onga

Tra le centinaia di etichette indipendenti esistenti ce n'è una, la Recycled Music di Parma, che sembra dotata di simpatia contagiosa, e che ha come intento una specie di recupero di quei progetti che andrebbero altrimenti persi. Cosa forse comune ad altre, non fosse che loro (Fabrizio e Simone dei Pecksniff) oltre a nuove produzioni di gruppi che gli piacciono a loro hanno raccolto in una compilation chiamata “Musica Morta”   i pezzi di alcuni gruppi che davvero non esistono più ma che a parer loro valeva la pena far sentire. Un'altra simpatica stranezza della Recycled Music è il sito internet, impostato come fosse una finestra browser di windows con relativi documenti .doc e .txt al suo interno.


Di questi gruppi, dell'etichetta e di altro ancora abbiamo parlato con Simone e Fabrizio, titolari di Recycled Music.

@: Presentaci Recycled Music, quando è nata e di cosa si occupa.
S: Come idea è esistente da molto, diciamo. Per proseguire in maniera più continuativa la piccola esperienza di Merendina (nome sotto il quale abbiamo fatto uscire il primo cd dei Pecksniff). Temporalmente e' nata quest'estate, in un periodo di ferie di Fabrizio, che potrà spiegare meglio. Lo spunto forte ce l'ha dato però Francesco, aka Skinny Legs, quando, ad una mostra di quadri di Stefano (il cantante dei Pecksniff) si presentò con un cd con 5-6 sei canzoni fatte nella sua camera con chitarra, computer e poco altro. Rimanemmo fulminati e sapevamo che se non ci sbattevamo noi quel cd non sarebbe mai uscito di casa. Così abbiamo spinto affinchè il progetto Skinny Legs nascesse "sul serio" e con esso il progetto Recycled Music. Dare voce a chi non l'avrebbe probabilmente mai.

F: Recycled è nata da un'idea che ho avuto in una notte di Marzo, circa un anno fa, ho pensato che sarebbe stato divertente ‘giocare' a fare l'etichetta discografica. Poi l'idea è rimasta congelata lì per un po'... fino a che all'inizio dell'estate ho avuto un periodo con molto tempo libero, nel quale mi sono dedicato allo sviluppo del sito-concept di Recycled... chiesi a Simone se voleva partecipare a questo progetto e lui accettò all'istante. Quasi contemporaneamente Francesco (la mente degli Skinny Legs) ci passò il suo demo; subito pensammo che sarebbe stato lui l'artista che avrebbe lanciato Recycled nel mondo! Il resto è storia! L'obbiettivo principale della nostra etichetta (anche se io non la chiamerei proprio così, è più un grande raccoglitore di progetti musicali, dove ci si sostiene a vicenda e dove ognuno apporta le proprie esperienze e conoscenze) è quello di riuscire a portare alla luce e far conoscere al pubblico progetti che altrimenti rimarrebbero sconosciuti. Ci proponiamo inoltre di valorizzare il lavoro artigianale; al giorno d'oggi dove è sempre più facile creare qualcosa di ben confezionato e dall'aspetto "standard", forse ci si dimentica di curare il contenuto. Recycled in conclusione vorrebbe dare contenuti validi in forme non convenzionali.

@: Quali sono le caratteristiche che un gruppo/artista deve possedere per piacervi e per essere un possibile candidato a far parte di Recycled?
S: Mah, difficile dirlo. Sicuramente abbiamo una predilezione per le “deviazioni”, per il casalingo, per ciò che è fatto più col cuore, forse. Anche se ogni prodotto musicale dovrebbe essere fatto col cuore! Guarda ad esempio, ci piacerebbe non dico produrre, perché è un termine ancora non ben definito dalle nostre parti, ma almeno far uscire dalla cameretta un paio di ragazzi che hanno registrato cose strepitose, in maniera assolutamente artigianale e che rimangono in cd o cassette da anni. Spirito decisamente punk o DIY, ovviamente aggiornato al 2005. Dal punto di vista musicale come gusti si varia molto, anche se, almeno per quanto riguarda me, la melodia deve esserci.

F: Non c'è una caratteristica predefinita per quanto riguarda generi o stili. Io sono molto più duttile rispetto a Simone, pubblicherei qualsiasi cosa degna di interesse. Melodica, non melodica… udibile, non udibile. Sto pianificando una compilation in ultrasuoni   per cani.

S: A volte ho dei dubbi sulla frase “degna di interesse”.

@: Fino a non moltissimo tempo fa, i musicisti facevano i musicisti e le etichette erano gestite da altre persone, poi c'è stato un diretto coinvolgimento nelle etichette dei musicisti stessi, cosa che adesso è all'ordine del giorno. Come mai secondo voi?
S: Forse per la saturazione della proposta, nel senso che se vai ad un concerto, buona parte del pubblico suona in altri gruppi e il giro che ti fai spesso gira su se stesso....insomma manca la controparte di fruitori. Così alla stessa maniera, quando manca la controparte di "gestori di etichette", queste nascono dall'interno. Inoltre al giorno d'oggi devo dire che e' molto piu' facile, vuoi per la diffusione dei mezzi di comunicazione, vuoi per l'abbattimento dei costi.

F: Forse perchè i musicisti erano stufi di essere "sfuttati" e trattati come pupazzi da discografici in cerca del solo profitto e ai quali poco interessa la qualità del prodotto finale.

S: Cazzo, che risposta da fiction televisiva!

@: Quello individuato da Simone è un problema che è ogni giorno più visibile. A parte le scarse vendite di dischi (compensate comunque da mastodontici download a livello internazionale) il dato sensibile è la scarsa affluenza ai concerti di band non famose o baciate dall'hype del momento. Da musicisti e da gestori di etichetta riuscite ad individuare delle responsabilità in questo?
S: Mi poni dei quesiti marzulliani! Per esperienza personale potrei dire “non capisco…” anche perché a me piace sempre andare ad un concerto, difficile che passi settimana senza vedere 2-3-4. Probabilmente per la massificazione dell'offerta. Anche solo guardando all'Italia, ai concerti di gruppi italiani, la proposta è vastissima e a mio avviso spesso più che interessante. Forse è solo un momento così, forse molto semplicemente si vive una generazione di svogliati o forse siamo noi a vedere un livello elevato che in realtà non c'è e la verità è che i gruppi fan schifo! No, non credo. ……secondo me Fabrizio ha la verità in bocca….

F: Se al pubblico non piace andare a vedere gruppetti sconosciuti che non sono ‘fichi' il problema è solo nostro… si vede che non siamo a bravi a proporre il nostro prodotto.

@: Il tempo che passate dietro alle cose di Pecksniff deve essere molto, come trovate il tempo per seguire l'etichetta e ascoltare i demo?
F:...sì e tieni conto che abbiamo anche un lavoro vero che ci occupa 40 ore settimanali o più! Usiamo ogni ritaglio di tempo a nostra disposizione... per fortuna di demo non ne arrivano molti...quindi per ora ci stiamo abbastanza dietro... poi abbiamo amici che li ascoltano per noi e scrivono anche le recensioni! Le potete trovare sul nostro sito...(siamo un po' indietro a dir la verità..ma contiamo di recuperare!)

S: Ci avvaliamo di validi collaboratori! I Pecksniff restano "l'attività" principale, ma quando vediamo quanti "scarti", quante proposte invisibili ci sono vicino noi, non resistiamo....Ho scoperto che una buona idea è sottrarre tempo al sonno...oppure al lavoro, come sto facendo ora! (Per fortuna sono solo in ufficio, adesso..)

@: A proposito di lavoro, volevo chiedervi se guadagnarsi il pane gestendo un'etichetta, piuttosto che suonando in un gruppo, è nei vostri programmi, nei vostri sogni o nei vostri miraggi. La maggior parte dei musicisti che fanno parte del circuito indie scende a patti con realtà quotidiane di lavoro full-time o part-time, sono cose inconciliabili con la musica o "se po' ffà" ?
S: Per ora credo sia nei miraggi…. A meno che non ci si accontenti di campare d'aria! Mi sono sempre chiesto se i gestori di etichette indie riescono a campare di questo mestiere, ma mi rendo sempre più conto che è ben difficile. Così come del mestiere di “musicista”. Conciliare lavoro (meglio se part-time, anche se noi siamo tutti nel full-time) con il suonare è invece a mia avviso una cosa fattibile. Certo, ci vogliono un po' di rinunce, qualche sacrificio, datori di lavoro compiacenti, almeno in parte. Anche perché in Italia normalmente suonare fuori dal week-end è abbastanza raro, vuoi per i motivi di interesse e affluenza elencati prima.

F: Guardiamo in faccia la realtà, noi non siamo musicisti e tantomeno produttori discografici…
Giochiamo ad essere tutto cio'.

@: Siamo alle solite. Il congedo passa attraverso la richiesta della vostra playlist degli ascolti recenti.
S: ...aspetta che vado a vedere la lista delle ultime cose che ho scaricato…scherzo! Restando dalle nostre parti, i due nuovi, freschissimi album di Discodrive e Settlefish mi piacciono molto, anche perché conosco le loro doti live. In campo straniero al periodo attuale Bloc Party (incredibile che mi piaccia un disco del genere!), Bright Eyes, Tilly and the Wall, Bugs Eat Books, Death Cab For Cutie, Adem, mentre attendo con impazienza l'ultimo degli Okkervil River, il precedente era per me un capolavoro. Fortunatamente ho la possibilità di ascoltare musica anche al lavoro, perciò la playlist è infinita. E poi tutta la roba Recycled..la elenco? Si: Vancouver, Skinny Legs, la compilation Musica Morta, e i progetti in divenire (speriamo)

F: Io la roba Recycled non la ascolto più una volta prodotta. Piuttosto la ascolto prima… quando sono alla ricerca di cose nuove, in questi giorni mi sto facendo un'overdose di Maurizio Paoletti, inediti di Slash Oltretomba, Bonora…
Poi ovviamente sullo stereo della macchina ho un cd di mp3 con tutta la discografia edita e non dei BonJovi.  

S: Purtroppo confermo che è tutto vero (riguardo a Bon Jovi)












Skinny Legs

Si apre con una cadenzata batteria elettronica October 1st, album di Skinny Legs, progetto   di Francesco Scotognella condiviso a tratti con Stefano e Simone dei Pecksniff

We Won't Sleep Tonight si basa su un campione dei Beastie Boys ed è una veloce cavalcata dove la voce di Stefano Pecksniff è filtrata ed irriconoscibile. Segue un pezzo acustico, della serie "me le suono a casa" davvero molto piacevole. Cambia le carte in tavola "Ground and Born" dove un giro di piano elettrico, molto metallico lascia spazio a una pop-rock song che sa di Pinback arrabbiati. E' difficile andare a scovare quali siano le esatte influenze di questo disco, per chi ama il gioco dei riferimenti. I pezzi più veloci sfiorano l'electropop ma hanno un che di più grezzo. Le ballate sono tipiche dell'intimismo da cameretta ma hanno un'atmosfera distorta dagli effetti sulla voce o dalla registrazione. Ci sono sempre strumenti inusuali, dei giocattoli e un'attitudine lo-fi che a volte ricorda proprio il gruppo di provenienza di Simone e Stefano (su "Yuii"). Un disco molto interessante da avere.


Vancouver

Molto “inglese” questo progetto che si pone a metà tra certo post-rock e la canzone pop, non fosse altro che le canzoni sono venute dopo un periodo di attività strumentale della band, con l'ingresso di Alain alla voce. Se proprio vogliamo trovarci delle similitudini con dei gruppi più conosciuti indicherei qualcosa dei Giardini di Mirò pre-Punk Not Diet quando si “facevano cantare” le canzoni (Panoramix). “Lemon Club” rimanda direttamente ai primi anni '90 inglesi e fa in modo che l'album non si adagi sulla monotematicità. Un buon disco, molto piacevole anche se un po' poco personale. Da seguire comunque, assieme agli altri prodotti dell'etichetta.


DDDebauchery

L'ultimo ingresso in casa Recycled è a dir poco fulminante. Con l'(auto)ironia che contraddistingue un po' tutto il giro Recycled questo duo spara quattro pezzi di rock'n'roll senza fermarsi troppo a suonare volutamente old style. Fresco e immediato parte di brutto con una rullatona di batteria che spara a duecento all'ora un duetto vocale che Giacomo Bianco ci verrebbe di corsa in Italia a vederli. La seconda traccia, gioca con una chitarra acustica sbarazzina e va finire in una terza traccia ancora più spoglia, una marcetta pulita che fa ripartire di slancio l'ultimo pezzo dell'ep, un'altro furioso r'n'r con chitarre rabbiose e feedback. Decisamente un debutto da tenere sott'occhio.