FR LUZZI / Happiness is an overestimated value
[Arab Sheep 2005]

Un disco molto semplice. Semplicemente molto bello. Chitarra e voce, quella delicata di Francesca, già su queste pagine in quanto cantante dei Lefty Lucy. E le atmosfere non si discostano poi molto dai Lefties, ma abbandonate le reiterazioni da postrockers e il suono più corposo di gruppo, quello che rimane sono le canzoni. Chitarra e voce appunto e pochi altri strumenti suonati dagli amici di sempre (tra cui altri membri dei Lefties) ad arricchire di colori il quadretto cantautorale: un pianoforte qua, un trombone là, più spesso un po' di batteria. Altre sfumature arrivano in “Human race” e “Sugar family” da suggestioni bossanova, e dalle campane della chiesa di via Grazzano che “ritmano” il piccolo tributo a Mark Eitzel, la cover di The thorn in my side is gone posta in chiusura.
E parlando di chitarra e voce, naturalmente si parla di Nick Drake: quelle le atmosfere, l'urgenza di comunicare e sfogare, di aprire il cuore, esorcizzare un po' di fantasmi. La felicità sarà anche un valore sopravvalutato, ma non è forse il primo passo per non essere tristi? Perché qualcuno canta, qualcuno grida, qualcuno tira fuori le unghie e si aggrappa, qualcuno per convincersi sorride con la bocca (e piange dentro in fondo agli occhi), qualcuno chiude a doppia mandata le porte del cuore, ma alla fine tutti vorrebbero “….live, there, far away from tears”.
www.arabsheep.it - f.r.luzzi@aliceposta.it

Enrico Marcuzzi


 


ALBERT HERA/Positive Consciousness
[Autoprodotto]

Un disco speciale quello di Albert Hera, una delle voci più belle e versatili della scena sperimentale italiana. Un progetto che raccoglie anni di ricerca, di esperimenti, di confronto, di ritorno all'origine, di sacrifici. Un disco di virtuosismi vocali ma non solo, limitarsi a definirlo così non sarebbe che una analisi superficiale.
Ci troviamo quindi davanti a brani incentrati sulla voce come strumento naturale, strumento collegato direttamente al cuore. Partendo da questo presupposto, seguendo il suo personale cammino di positività e ottimismo, Albert Hera riesce a collezionare otto brani veramente emozionali, lasciando da parte qualsiasi forma dimostrativa e didattica, vizi di forma che spesso rendono questo tipo di progetto di difficile assimilazione. Passano così in rassegna: il Soul, lo Scat, di Bob McFerrin, i suoni d'africa, fino ad un minuetto di Mozart, il tutto eseguito   con grande bravura e umiltà. alberthera@voiceart.net

Marco Tuppo




I Treni All'Alba
[autoprodotto 2005]

Non è proprio un disco vero e proprio, bensì un promo: punto di aggiornamento (ne avevamo già scritto, tempo fa) su una formazione interessante che mitiga influenze eclettiche in un progetto che va aldilà del contesto musicale, sfociando nel teatro. I 3 brani presenti suonano a metà tra il folk strumentale ed il post hardcore / emo, nonostante gli strumenti utilizzati siano: chitarre acustiche e piano; a differenza del precedente promo, hanno ripreso qualcosa dal loro passato recente (bands come Belli Cosi ed Encore Fou), cadenzando parecchio il ritmo dei fraseggi tra gli strumenti ed è così che viene fuori il calore ed il pathos; la tradizione è rappresentata soltanto nella seconda traccia, ora necessitano di approfondire le registrazioni per puntare a qualcosa di più sostanzioso. Aggiungono nel promo, un'estratto video da Sibilla, il progetto teatrale – musicale che hanno creato nel recente passato.
http://www.itreniallaba.com

Fabio Battistetti



Le Corbusier
[Knifeville 2005]

La seconda uscita della Knifeville è un disco del tutto particolare: è in realtà un progetto vero e proprio di musica e fotografia, aspetto che da qui in poi sarà fondamentale per l'etichetta friulana: le note di copertina descrivono le canzoni come istantanee e la confezione del disco è una polaroid (sulla copertina e sul retro dello stesso, dove è acclusa una foto reale), in aggiunta e soprattutto la presentazione del disco è stata fatta a Maniaco con una mostra delle stesse 500 polaroid che sono state incluse nelle copie del disco. Il gruppo è ormai sciolto, ma ha raccolto in questo disco delle piccole magnificienti registrazioni casalinghe, in tre brani strumentali e due cantati, di buona fattura strutturale, che ripercorrono il math rock più morbido delle fine dei 90: le armonie seguono la via della semplicità enfatizzando le melodie sia negli strumentali, dove sono le chitarre ad assumere il ruolo importante, mentre in Blank ed in particolar modo nella stupenda Perfect Makes Practice, è la voce a rendere i brani particolarmente godibili. http://www.knifeville.it

Fabio Battistetti


 


Spastic Pill
[Subcasotto 2005]

Questa giovanissima band d'improvvisazione realizza un cd r da tre pollici che è un piccolo gioiellino nostrano di un genere apparentemente facile da affrontare ma che la pratica rivela del tutto opposto; in questo caso hanno un'aspetto importante l'entusiasmo e l'etica del diy applicata al suonare, improvvisando con non strumenti. Il dischetto contiene 11 tracce, con un senso di varietà che va da cose alla Yamatzuka Eye sino al field reco rding acustico; forme scomposte con un certo senso musicale in fondo. Si racconta dei loro concerti dove danno un'aspetto fisico al caos muovendosi con microfoni indossati (alla Cock Esp ?), il che mette ancora più curiosità attorno a questo gruppo, che per la cronaca fa capo alla piccola etichetta Subcasotto (che ha pubblicato, non a caso il 7” split, Ovo/With Love)
http://www.spasticpill.org/
http://www.subcasotto.org

Fabio Battistetti







Kash/Open
[Sick Room 2005]

Quarta fatica (secondo album, sulla lunga distanza) per i Kash, band poco conosciuta nelle nostre lande: li ricordo nel particolare per aver aperto la data cuneese degli Shellac, era l'epoca del loro primo mini album, autoprodotto e di chiara influenza Chicago… nel frattempo hanno trovato una degna collocazione con la Sick Room records (Chevreuil, Mass Shivers, Just a Fire) e nello scorso giugno hanno dato alle stampe Open. Qui da noi, rischiano di perdersi nell'anonimato, il tema musicale che affrontano vive qualche difficoltà un po' come il cosiddetto e virgolettato post; per loro fortuna (e capacità indubbia) l'attuale collaborazione discografica americana potrebbe dar loro buone soddisfazioni; per intanto quello che hanno dato a noi con Open è un'episodio invitante: il disco si delinea lungo uno scheletro blues, sul quale il quartetto costruisce i brani che si alternano tra mood lenti ma caldi di pathos ed in improvvise scariche convulsive che sconfinano nei territori no wave e nel free jazz (nei primi brani): un cocktail schizzato di chitarre, fiati e parti vocali; tutto quanto condito con del buon vino cuneese, ehm... con ottima tecnica ed una cura del suono che avevamo già ascoltato dal vivo. L'accento va posto su tracce come 37 Telephones On Fire e Cactus Heaven. La radice blues dei brani riporta i Kash in una dimensione più locale e la provincia Granda ha oramai una tradizione attuale degna di nota: Stylefire, Cani Scorri e Dead Elephant.
http://www.kash.it
http://www.sickroomrecords.com/

Fabio Battistetti




VALENTINA DORME – IL CORAGGIO DEI PIUMA
[FOSBURY RECORDS/AUDIOGLOBE, 2005]

Chi si aspetta rivoluzioni sonore, modaiole o meno, da un gruppo come i Valentina Dorme può passare la mano su questa recensione. Chi invece vuole sapere come è questo nuovo disco dopo più di un decennio di musica fatta lontano dalle tentazioni professionistiche ma con attitudine ultraprofessionale si accomodi.
Il nuovo album dei Valentina Dorme mostra, fin dalla confezione una cura estrema dei particolari, una raggiunta maturità che fa da incarto a un disco che li vede crescere ancora pur rimanendo ancorati ad un loro stile peculiare.
Una cosa che salta subito all'occhio è la qualità delle registrazioni, superiore all'ultimo Capelli Rame, ma anche una maggiore complessità degli arrangiamenti che fa di questo disco un disco rotondo, dove le chitarre suonano piene ed aggressive quando serve, languide in altri luoghi. Dopo il pezzo d'apertura Dobermann che poggia le raffinatissime liriche di Mario Pigozzo Favero su un arpeggio che si inasprisce nel ritornello arriva Canzone Di Lontanza che potrebbe essere anche un ipotetico singolo col suo incedere snello ed accattivante che suona perfetto indie-rock.
Sia chi ci si avvicinasse ora ai Valentina Dorme o si fosse fan della prim'ora non si può non rimanere segnati da canzoni come Il Mare o L'amore a Trent'anni (tipico VD style) o ancora Una Vita Normale, vere stilettate verbali con il loro accompagnamento strumentale spigoloso il giusto, a volte dimesso a volte aggressivo. In chiusura di disco, l'unica vera novità dei Valentina Dorme, in una inedita versione. La Canzone di Lontanza viene riproposta in una chiave futuribile con un accompagnamento tutto a base di drum machines e morbidi tappeti sonori, esperienza derivata probabilmente dai concerti in duo di Mario e Paolo. Il pezzo è titolato Il Giorno n° 303 e non è ovviamente un caso, nemmeno quando nel finale si ritrasforma nella versione originale.
E' d'obbligo argomentare la questione liriche, visto che tra le band che scelgono di usare la lingua madre come espressione, Valentina Dorme è in assoluto la migliore compagine. La centralità di temi come l'abbandono e l'amore sconfitto è qui espressa ormai da vari album in forme sempre diverse, originali, taglienti e mai banali. Una ricerca sulla parola e sul concetto davvero invidiabile, quasi impossibile citare una frase in particolare dato lo standard altissimo della scrittura di Mario Pigozzo Favero. La novità in questo disco rispetto ai precedenti è quella musicale, che mostra un gruppo ancora in crescita, mai pago. Lunga vita!
http://www.fosburyrecords.org/flash2/index2.html

Onga


SIGUR ROS / Tour 2005

Tour iniziato nel nordamerica a scendere la costa ovest per poi dirigersi nelle familiari terre europee, ultima data domestica in Islanda. In Italia a Torino e Firenze (24 e 25 Novembre) in due apprezzabili teatri, la suggestione generata da questo meraviglioso esemplare di gruppo post-rock è davvero unica. Rispetto al Tour precedente hanno introdotto una ricca e curatissima serie di visual effect con un sipario sottilissimo che cala accompagnandoli ad inizio e fine della performance. Il climax resta sempre quel momento di magia al centro di Viorar vel til loftarasa in cui tutto si ferma per un interminabile ed intensissimo minuto. Molti i pezzi del nuovo album Takk che segna un benvenuto ritorno alle sonorità dell'irripetibile Ágætis Byrjun, in chiave più solare e technicamente più elaborato e maturo. Alcune avventure sinfoniche come in Hoppipolla si adattano all'enfasi del live sfociando in atmosfere di allegria folk o delicato noise.

Oakland Paramount Theatre, CA – Stefano [memorywaves]