AA. VV./SYMPTOM OF THISEASE
[Thisco 2005]

In realtà non si tratta di una raccolta ma di uno split tripartito fra "electro hippies" provenienti da: Italia (!) e Portogallo, uno scambio che mancava dai tempi in cui Ruy Barros fu comprato dalla Juventus. In apertura una ventina di minuti di Bio, al primo ascolto il pezzo inizia nel modo migliore anche se purtroppo dopo un po' tende a pasticciare ed alcuni momenti veramente buoni finiscono per essere soffocati (alcuni intarsi ritmici e certi meccanismi a loop forse staccano un po' troppo con il misticismo del resto della traccia). La nostra bandiera in terra "do Portugal" è tenuta alta da Cria Cuervos, per chi avesse sentito "Cancro Regina" (recensito in precedenza su Post?-vedi n.7 n.d.r.) sappiate che si tratta di una nuova recessione verso un'ulteriore perdita di "melodia" (se in "Cancro Regina" di melodia si potesse parlare). Anche per Eugenio Maggi una traccia unica che supera i diciassette minuti: rumori appena intuiti che vengono affiancati con moltissima calma da suoni che comunque rimangono in secondo piano. Zoviet*France e Thomas Koner quando riducono l'uso dei "drones", isolazionismo fu detto ed isolazionismo viene ripetuto: viaggio a ritroso verso la posizione fetale, autismo, luce che si affievolisce fino scomparire. Nietzsche l'avrebbe infilato nel suo I-pod per le sue passeggiate/meditazione all'aria aperta, ne sono certo. The Beautiful schizophonic a differenza di chi l'ha preceduto ci consegna tre pezzi "drone" fino al midollo, con molta ironia potremmo quasi affermare che a confronto di Bio e di Cria Cuervos si tratti quasi di pop, certo, ma solo con molta ironia. Jorge Mantas aka The Beautiful schizophonic lavora di "droneing" e lo fa in modo molto efficace: tracce ben congegnate, suoni laccati nel senso buono del termine e tempistica impeccabile. Questo sapiente uso dei tempi fa si che Mantas riesca a dire tutto ciò che deve essere detto senza aver troppa fretta e questo nonostante le tracce durino fra i cinque ed i nove minuti (relativamente poco rispetto a molti altri suoi colleghi dello stesso ambito). "Drones" che piovono da dentro, anche nei titoli (Her heart is a room full of drones, Soul scanner, Girl in ecstatic peace).
www.thisco.net

Andrea Ferraris


 


CRIA CUERVOS/Leitfossilen
[Mystery Sea 2005]

A distanza di qualche mese dallo split tripartito uscito per la Thisco, Eugenio Maggi sforna un cdr per la storica label belga (credo che un'occhiata al catalogo sia quanto meno doverosa). Le due tracce sembrano perfettamente in linea con il pezzo presente sull'uscita portoghese, sembra oltretutto il lavoro meglio riuscito sotto il profilo tecnico: asciutto, perfettamente equilibrato, calibrato con perizia e confezionato con la pazienza di un monaco buddista. Cria Cuervos come altri in questo ambito (e non solo) gioca sulla proporzione degli elementi e non è una cosa semplice , a maggior ragione quando ci si spinge sulle linee di confine, la melodia ormai è stata completamente ritirata per lasciare che gli elementi sul bagnasciuga affiorino come conchiglie. Se Platone della caverna celebrava il mito, Cria Cuervos potremmo dire che in questa fantomatica caverna ci si sia trasferito con armi e bagagli ed abbia iniziato a comporre le tracce per i suoi recenti lavori. Se ancora non aveste capito, spero sia d'aiuto se scrivo che questa caverna deve trovarsi da qualche parte a nord, in mezzo al ghiaccio. Anche Maggi sembra aderire alla corrente di chi con i riverberi, il silenzio ed i volumi ha deciso di perforare il padiglione per entrare dentro la calotta cranica, credo non si potrebbe pensare altrimenti. Grafica molto ben curata (per altro molto appropriata come molte delle grafiche della Mistery Sea), e durata sempre più vicina alla perfezione, nel gusto delle proporzioni “Leitfossilen” trova proprio la sua ragione di essere. La risposta isolazionista a H.I.A.-Biosphere? I Main del dopo bomba? Forse nessuno dei due, ma certo la forte tinta solipsistica è quella se non addirittura maggiore. www.mysterysea.net

Andrea Ferraris




WANG INC. / woods roads
[context 2004]

Wang Inc. ha un passato a molti sconosciuto fatto di tour di supporto ad Autechre, Mouse On Mars, dischi usciti per Sonig (etichetta degli stessi Mouse On Mars) e per Bip-Hop (etichetta Francese rinomata in ambito elettronico sperimentale), ora esce con un nuovo disco oscuro, denso, stratificato e di non facile digestione che si discosta molto dall'elettronica piu' "trendy" di casa Warp e Morr Musik.
"Get In The Car" apre il disco ed e' chiaro da subito quanto il suo suono sia spettrale quasi da colonna sonora di un horror ambientato nel futuro se non fosse che a meta' del pezzo riesce a riordinare i suoni in ritmo e fa' partire il "viaggio" che proseguira' in un continuum per tutto il disco in questione.
Arrivati al quarto pezzo colpiscono le field-recording acquatiche che in maniera rigorosa e minimale portano ad una salita d'intensita' che non puo' lasciare indifferenti vuoi per la complessita' delle texture sonore vuoi per il senso di angoscia e di fuga "del protagonista del film immaginario".Le tracce a seguire "Backwards roads are like snakes" (di cui c'e' anche il video a cura di Saul Saguatti) e "Downhill Billy" assomigliano di piu' nella forma e nei suoni a canzoni vere e proprie e difatti ricordano le cavalcate space-kraute del passato lanciate in un futuro gia' presente fatto di glitch e suoni alieni. Tirando le somme si potrebbe definire "woods roads" come una somma, non algebrica, delle atmosfere scure e malate degli Scorn e dei modi minimali e dilatati dei Rechenzentrum.
www.wanginc.it - wangmusic@libero.it - www.context.fm

Tommasini Luca







  Amycanbe
Intervista di Guido Siliotto

Capita a volte d'ascoltare un disco che subito ti prende. Spesso, l'infatuazione iniziale svanisce troppo presto. Più raramente, quel disco s'incastra nel lettore e non ne esce più per un bel pezzo. M'è capitato con questo mini-cd degli Amycanbe, scoperto per vie traverse, grazie al consiglio di un amico fidato (grazie Pietro, che tempo fa a Berlino?). Solo cinque brani, poco più di un biglietto da visita, con una confezione carina, ma spartana. Suoni acustici, atmosfere folk, una dolce voce femminile, una tromba malinconica. Ma, soprattutto, una prodigiosa e seducente alchimia. È forse presto per gridare al miracolo (anche se il NME li avrebbe già messi in copertina), ma ho per voi un caloroso consiglio: fate vostre queste canzoni e non ve ne pentirete.

Di seguito, una breve intervista con Mattia Mercuriali, contattato via e-mail.

Una biografia...
Dunque, Mattia e Marco suonano insieme da anni, passando attraverso alcune formazioni, ma molto più spesso provando in garage con due chitarre, o una chitarra e un basso.
Un giorno, Marco incontra Francesca ad una mostra fotografica ad   Alfonsine (RA) e non si lascia scappare l'occasione... Col suo   fascino la convince ad unirsi al duo, spacciandolo per un gruppo già avviato e con diversi pezzi - in effetti molti giri di accordi, ma nessun testo, solo poche melodie da cantare.
L'arrivo della Fra fa aumentare a dismisura la quantità di canzoni e dà sicuramente una forma più definita al tutto. I tre cominciano a provare settimanalmente, con una formazione composta da due chitarre + voce, formula che va avanti per circa un anno, senza nessun concerto, ma con tanta   voglia di crescere sfornando canzoni e melodie gentili.
Poi si unisce al gruppo il polistrumentista Pelo (detto anche Paolo Gradari), a lungo desiderato, il quale, con un po' di diffidenza, prima temporeggia e si fa pregare per alcuni mesi e poi finalmente ci casca! Da qui la "svolta", ovvero: l'entusiasmo e lo spirito da lavoratore dell'ultimo arrivato ci portano alla scelta del nome e ai primi concerti. Finchè, nell'aprile di quest'anno, ecco il parto della prima nostra fatica discografica.
Credo sia più o meno tutto. Non ti sei addormentato, vero?

Riferimenti estetici...
Dunque, per quanto mi riguarda dovrei citare le centinaia di cd che nascondo a mia mamma, sempre preoccupata di dover spolverare   scaffali pieni: rock americano anni ‘90 (Sonic   Youth, Pavement, Beck, Flaming Lips, Mercury Rev), inglese (Radiohead, My Bloody Valentine, Gorky's Zygotic Mincy, Stereolab, Blur) "vintage" (Beatles e Pink Floyd su tutti) e parecchia   elettronica (Aphex Twin, Mouse On Mars, Plaid, Lali Puna, Notwist), ma non voglio annoiarti.
I gusti degli altri sono i più vari, comunque formalmente non abbiamo né vincoli né "miti": facciamo ciò che ci piace, cercando di rimanere naturali.

Altri interessi artistici oltre la musica?
Fotografia, cinema e teatro (Francesca è anche attrice in una compagnia   teatrale). Ma non so quanto questo influisca nel nostro   modo di suonare. Ah, dimenticavo le fans...

Niente elettronica. Una scelta di campo o potreste accostarvi ad essa in futuro?
Nel bene e nel male ci stiamo già avvicinando: soprattutto dal vivo ci aiutiamo con alcuni "giocattoli". I brani del primo EP sono i più intimi e folk, ma c'è dell'altro.......

Le canzoni paiono mature sia da un punto di vista compositivo che   negli arrangiamenti. Qual è, secondo te, il … “segreto”?
La fortuna?!? Scherzi a parte, noi usiamo il rasoio di Ockham: "Non si moltiplicano gli enti se non vi è necessità di farlo”. È ciò che facciamo con le nostre parti: è più efficace, e quindi "potente", una semplice nota su uno sfondo spoglio, piuttosto che mettere roba in pila come fanno tanti gruppi di oggi.

Avete in programma un album?
Ci stiamo provando.

5 dischi per l'isola deserta.
Panico... Ho sempre sognato che qualcuno mi facesse questa domanda e, ovviamente, non me la sono preparata. Se tu me l'avessi fatta di persona probabilmente sarei andato in   tilt. Comunque, nell'ordine: “The Ideal Crash” dei dEUS, “Abbey Road” dei Beatles, “The Soft Bulletin” dei Flaming Lips, “Pink Moon” di Nick Drake e “Mellow Gold” di Beck. Però ho escluso ad esempio i Sonic Youth, che (con i Beatles) è forse il gruppo che mi ha guidato maggiormente. Il fatto è che non saprei proprio che album mettere: li adoro (quasi) tutti!
Per quanto riguarda gli altri del gruppo, ti cito innanzi tutto una mail di Pelo, ricevuta al volo prima di mandarti le mie risposte: “Un disco che ho ascoltato fino alla nausea è “Keep it like a Secret” dei Built to Spill e, di più recente, direi “Transistor Radio" di M Ward. Per Francesca “il” disco è “You Are Free” di Cat Power, mentre Marco, tramite SMS, dice: "Una compilation di brani scritti da amici cari: ascoltare la musica di amici, quando l'apprezzi, è come una cura”.
contatti: mercu80@libero.it