PICCOLE COMPILATION CRESCONO:

.::Blu Cammello on Air Vol 1::.
Cane Andaluso CA13

a scopo benefico sempre dalle parti di livorno, raccolta di voci ben più note ma con all'interno piccola insospettabile sorpresa (per orecchie attente)..
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Questo cd ha una grossa, enorme pecca. Mettete la traccia numero 15 e vi accorgerete che solo i primi dieci secondi appartengono ad Ultraviolet Makes Me Sick, i restanti 4 min e 47 di canzone non sono né stati pensati, né suonati, né rielaborati, né remixati dal terzetto pavese. Trattasi di errore di editaggio, l'intrusione di un gruppo fantasma fuori dalle note di copertina. Possibile? Con tutta la stima di Cane Andaluso e dei suoi ottimi lavori, questo per chi scrive resta un errore madornale e inconcepibile (e Giacomo Spazio non me ne voglia...) per una compilation di questo livello. Tolto questo doveroso preambolo per sollevare l'ascoltatore da inopportune domande sul cambio radicale di suono operato dagli irriconoscibili Ultraviolet makes me sick ascoltabili in questa sede, passiamo al resto della compilation. Il mio rammarico per non esserci davvero cresce ancor più ascoltando la qualità delle tracce che compongono Blu Cammello vol 1. L'ambientazione di fondo è divisa fra il remix in chiave di pacata elettronica e le composizioni acustiche. Su tutti colpiscono Gatto Ciliegia con “la coppa davis del 1976”, la bellissima versione live radiofonica di “arrivederci addio” di Perturbazione, l'elettronica di Cletus/Melba e di Dalschaert e la minimale/espressiva “Red Lake” di Alessandro Raina, senza nulla togliere alle altre presenze del disco. Bello il siparietto acustico a centro disco dove oltre i già citati si fanno ascoltare Juppie Flu, Tiger Wood e Puertorico Rules. Per gli amanti c'è un'ulteriore remix di Giardini di Mirò fuori dal loro nuovo remixalbum che potrebbe far girar la testa a non pochi. Insomma, la mejo compilation passata da queste parti fin ora, peccato solo per quel lieve sopracitato difetto che forse rende il tutto ancor più originale nella sua imperfezione quanto la copertina di un disco stampata sbagliata, ritirato dal mercato e preda del più feroce collezionismo (anche se al momento non posso fare a meno di sentirmi kafkiano...)

Al



..:: 15id ::..
realizzata da Raving Racords, ricalcata sull'area Livornese e sulle sue voci (la nuova Chicago?)
Per presentarvi "15id. fifteen italian dishes" jummah ha intervistato Alessandro, che ci parlerà un po' di questo progetto.

1. com'è nata l'idea di preparare una compilation?
Da un'esigenza pornografica. Una compilation è qualcosa di ovvio e di comprensibile: questa non lo è, se non nel senso etimologico del termine. Si tratta di un disco comune, che nasce dallo sforzo, in diverse misure, di tutti i presenti.
Non siamo partiti da spunti altrui; conduciamo tutto ad un guizzo di questo circuito musicale, estraneo a qualsivoglia catena di montaggio.


2. parlaci un po' della raving rec: di quali produzioni si è occupata finora? In quanti lavorano?

Raving records è sorta spontaneamente ed incoscientemente durante la lavorazione di "15id.fifteen italian dishes"; travolti da essa non abbiamo potuto far a meno di provarci, prefissandoci di compiere un lavoro costante e pesante a retribuzione zero.
Il nucleo di raving è composto da 3 persone che si incrociano e si dividono i compiti.
A grandi linee esiste un ufficio stampa, un'agenzia di booking e una gestione generale dell'etichetta.

3. ho visto che collaborano con voi la wide e la locusta. Che ruolo hanno nel progetto?!
Hanno un ruolo marginale, rispetto alla nostra mole di lavorio, ma il loro apporto è comunque importante e stimolante; entrambi hanno risposto bene, e, anche per loro, mi auguro che continuino a collaborare con noi.
Per quanto riguarda Locusta, il forte legame personale che mi lega al titolare di questa agenzia di booking si è manifestato, da subito, attraverso la sua grande disponibilità; la stessa apertura nei nostri confronti ci è stata offerta dal punto vendita Wide di Pisa. Discorso a parte, invece, va fatto per la Wide intesa come nostro distributore, alla quale ci lega un tipo di rapporto improntato a grande professionalità.


4. vi occupate direttamente voi dell'organizzazione dei concerti dei gruppi presenti in 15id; si tratta di una situazione temporanea o pensate di portare sempre avanti voi?!
Continueremo ad occuparci del booking per i nostri gruppi: ci interessa seguire da vicino questo aspetto, perché riteniamo che il modo migliore per divulgare i dischi sia farlo attraverso i concerti.
Se, in futuro, qualcuno si farà avanti per darci una mano nell'amministrare le questioni riguardanti il booking, ben venga. Premetto però che non ci interessano ciarlatani. Qui si gioca, non si scherza, e giocando si dissipano tante vite, c'è qualcuno disposto a farlo?

5. sono molti i gruppi presenti sul 15id e differenti tra loro come approccio musicale. Come sono stati scelti? Sulla compilation si parla di un'area che va da Pisa a Livorno, esiste effettivamente una scena?!
Una scena non so nemmeno cosa sia. Esiste, piuttosto, dell'osceno, ed era giunto il momento di portarlo fuori dalla "scena" una volta per tutte, partendo dalla delusione anziché dall'entusiasmo. L'osceno non ha epoche e non conosce stili, ed è per merito suo che questa eterogeneità suona; ecco come sono stati scelti i gruppi. L'area geografica assume diversi ruoli, ma viene completamente sprogettata da 15id, viene annientata; un'epidemia che da qui parte e si diffonde, per poter ricominciare daccapo a ridere.

6. sembra che tutti abbiano da ridire sulla musica italiana, considerandola povera e carica di scopiazzature. anche per quanto riguarda la stampa, che dà sempre meno considerazione al materiale proviene dalla penisola ed esalta a volte prodotti molto inferiori qualitativamente solo perché provenienti dall'estero. 15id è la conferma che tutto questo non è vero. Suppongo quindi sia difficile farsi un nome anche con una piccola etichetta, come pensate di affrontare la cosa?!
Ho idea di quello a cui ti riferisci, ma lascio che la stampa continui pure a parlarsi addosso. Se l'Italia, o qualsiasi altro luogo fisico, sono cari alla stampa, che se li tenga stretti. Coloro che ingrossano le fila di questa categoria avranno sempre i poveri, non certo me. Non sto a mendicare i panini che la stampa elemosina ogni mese. I suoi rappresentanti esaltano scoregge straniere e non, tacciano di plagio, reinterpretazioni e frequentazioni. Non hanno voglia di sforzarsi. Provo molta compassione per quanti prendono sul serio le proprie parole; continueranno ad infrangersi nella carità e negli inganni delle parole, che sono suoni e null'altro.
Mi riferisco, qui, alla maggioranza di coloro che appartengono alle categorie mediatiche che fanno capo alla stampa, che pure mi è indifferente.
Al solito è il popolo preso a calci in culo dal popolo su mandato del popolo stesso.
Difficilmente si leggono recensioni in cui il giornalista di turno si appassiona ad un disco e trasmette il suo coinvolgimento al lettore. Il più delle volte le stesse recensioni sullo stesso gruppo compaiono su diversi media; questo mostra quanta miseria dilaghi. Non è colpa mia, ma me ne faccio carico, tanto me ne disinteresso.

7. come si può contattare la raving rec?
In tanti modi; dilapidate i vostri soldi e quelli della vostra famiglia: acquistate 15id. costo 7 euro.
Mail order: alessandro@15id.com
Booking: simone@15id.com
Ufficio stampa: ilaria@15id.com

raving records
c/o alessandro baris
p.o. box 11 | 56123 | pisa | italy
ph +39 328 4283195 | +39 329 4230231
www.ravingrecords.com
info@ravingrecords.com


"15id. fifteen italian dishes" (raving/wide)

CABOTO. Cactus transistor
http://bluebaobab.net/caboto
marcello@bluebaobab.net
(+39) 3403755890
...................................

AUTOBAM. Scchh.. silence
www.autobam.it
auto_bam@hotmail.com
(+39) 339 7954184
....................................................

ALMAYER. 0/1
nostarfalling@hotmail.com
(+39) 340 3719003
..........................................


SLOPE. Xanadu
http://digilander.iol.it/slope/slope.htm
slope@libero.it
(+39) 3293463150
.................................................


VONNEUMANN. I numeri di un tempo
www.vonneumann.net
nn@vonneumann.net
(+39) 333 9689033
.............................................

ABARTHJOUR FLOREALE. Formichina
www.abarth.monokraft.com
abarth@monokraft.com
(+39) 338 2989849.
................................................

COMFORT. Capital
www.comfortquartet.com
info@comfortquartet.com
(+39) 328 4352719
..........................................

APPALOOSA. Cottolengo rue
aloosappa@katamail.com
(+39) 349 8488205
......................................


LILLAYELL. Heisemberg stava battendo a macchina
www.psychoticarecords.com
lillayell2002@tin.it
(+39) 339 3303005
...................................................


SKRJABIN HC2. Blue beams of storm let cheaper skyscrapers softly quake
antonio_maffei@hotmail.com
(+39) 349 6943984
.....................................................................

8brr. Commodore_65
x8brr@inwind.it
(+39) 328 0394583
....................................................

I HAVEN'T SEEN A YETI YET. Ode to Carol a.
www.noyetiyet.net
ioyomay@hotmail.com
(+39) 340 3534381
...................................

ZERO TOLERANCE FOR SILENCE. The strategy of the battle
www.psychoticarecords.com
psichic@libero.it
(+39) 347 1057905
...............................................

GENEROSO GALLINA. Antoine
www.generosogallina.cjb.net
trachia@tiscalinet.it
338 2593940
...............................................

ONE DIMENSIONAL MAN. Remorse
www.onedimensionalman.com

 

   

La storia di raving records inizia nel febbraio 2002, quando Alessandro Baris prende in considerazione l'idea di riunire in una compilation alcune delle band più interessanti di cui dispone l'underground nazionale.
È così che, attraverso un lavorìo protrattosi alcuni mesi, prende forma "15id fifteen italian dishes", atto di nascita di raving.
In "15id" convivono egregiamente diverse ambientazioni (rock: post: sperimentazione: elettronica: improvvisazione...) che concorrono alla creazione di un ritratto inedito del sottobosco musicale italiano. Una parte del quale, in "15id", mostra le proprie difficoltà ad essere ascritta a una determinata e accomodante "scena".
A conferma di ciò, basti citare il variegato parterre- proveniente, in particolar modo da Pisa e Livorno, ma anche da Bologna, Roma, Taranto, Venezia- riunitosi per l'occasione, che comprende, tra gli altri, One Dimensional Man, Comfort, Slope, Vonneumann, Caboto, Generoso Gallina, Autobam.
Proprio a Livorno ha sede l'etichetta, del cui organico fanno parte, oltre al già citato Alessandro (componente dei Comfort, e parimenti impegnato a prestare la sua opera in due progetti paralleli: "Il Cane Celeste" e "Nessuno e Trino"), Simone (bassista/cantante degli Almayer) e Ilaria.

Ad ogni modo, va menzionato l'impegno profuso da una serie figure le quali, pur non essendo parte integrante dell'etichetta, pure ne hanno favorito lo sviluppo e la crescita.
Pensiamo, ad esempio, al supporto offerto da alcuni dei musicisti coinvolti in "15id" o a quello, altrettanto importante, di Luca del Muratore, titolare dell'agenzia di booking Locusta.

Infine, va ricordata la collaborazione che la nostra etichetta ha stretto con la Wide Records, che distribuirà, sull'intero territorio nazionale, tutte le produzioni recanti il marchio raving, a partire, naturalmente, da "15id. fifteen italian dishes".

Raving, attualmente, ha al vaglio la realizzazione di due nuovi progetti che vedranno la luce, a breve distanza l'uno dall'altro, durante il 2003.
È difficile, in questo momento, poter parlare più diffusamente circa le nostre prossime uscite: per saperne di più, dunque, vi invitiamo a visitare il nostro sito, all'indirizzo www.15id.com, dove, tra breve, compariranno tutte le informazioni riguardanti le due band che si accingono ad entrare nel nostro rooster.
Nel frattempo, abbiamo inserito nel catalogo raving (lo trovate nella sezione "mail order" di 15id.com) i cd di alcune delle band che hanno partecipato alla compilation, come Caboto, Comfort, Vonneumann, Generoso Gallina, Slope, Zero Tolerance For Silence, Abarthjour Floreale e Lillayell.
Sebbene questi gruppi non si possano considerare propriamente appartenenti alla "scuderia raving", compaiono giustamente nel nostro catalogo, visto l'assoluto valore della loro proposta artistica. Ma chi ha ascoltato "15id" questo lo sa già...
raving records presenta:
"15id. fifteen italian dishes"

La nascita di una nuova etichetta ha sempre il sapore di una conquista - il fatto di essere finalmente un punto sulla mappa - ma anche quello della sfida - trovare il modo migliore per comunicare il proprio sentire. E allora una compilation, una raccolta il più possibile varia di persone ed idee, è il modo per meglio assecondare le due sensazioni; a questa regola non sfugge nemmeno la raving records, che si fa conoscere proprio attraverso questa '15id', dove l''id' sta, secondo il titolo, per le numerose portate di una cucina italiana a giudicare dal disco in evidente crescita (e in '15id' c'è l' Italia tutta da Pisa a Taranto), ma anche - mi sembra di poter dire - per le carte di identità inconsuete ed eterogenee dei gruppi presenti, a partire dal post/easy-jazz dei Caboto per arrivare alla lucida follia degli One Dimensional Man. Nel mezzo identità meno note e spesso sorprendenti, come nel caso della bislacca musica non musica dei Vonneumann, del mediometraggio iperrealista dei Comfort, delle contorsioni post-rock degli Slope. E se il rock strumentale, in tutte le sue sfaccettature, è in un certo senso il minimo comun denominatore della raccolta, c'è posto anche per le divagazioni elettroniche di 8brr e per l'ambient in ferramenta di Autobam, così come per le voci, che siano quelle
degli Abarthjour Floreale, che ricordano vagamente i Quickspace, o quelle che i Lillayell emettono in una vivida fase rem. Per la raving records, dunque, una conquista, rivendicando un modo tutto originale di fare rock e una sfida da proseguire sempre in meglio. Buon appetito! (7/8)
[BLOW UP]

(...)"15 id' richiede un ascolto attento, una degustazione approfondita poiché gli ingredienti sono primizie di ottima qualità, per molti ma non per tutti, per palati raffinati. Allora sedetevi e brindate: gusto chiaro, sapore inconfondibile...è "15 id"!
[MUSICBOOM]


(...)Una panoramica dell'indie nostrano davvero pregevole per ispirazione e qualità, e soprattutto l'atto di nascita di una nuova label che promette veramente bene. Stay tuned!
[I-D BOX.COM]


(...)Un campionario, come potete dedurre, sicuramente vario ed interessante che dimostra per l'ennesima volta come solo le politiche conservatrici e mafiose dell'industria discografica italiana hanno potuto ridurre il nostro panorama musicale al livello dei paesi del terzo mondo. Mi auguro quindi che la Raving Records possa nei prossimi anni inondare il mercato discografico con le future releases di queste quindici ottime proposte, per spazzare via almeno un po' del pattume che infesta gli scaffali dei negozi e le frequenze radio.
[NO WARNING!]

Ottima sintesi di una scena - quella sospesa tra avanguardie e post-rock - che negli ultimi tempi si sta notevolmente raffinando dal punto di vista qualitativo ed esecutivo, '15id.fifteen italian dishes' (che esce per la nuova etichetta Raving Records) è senza dubbio una delle compilation italiane più interessanti che ci sia capitato di ascoltare di recente.
Termometro di musicalità fortemente eterogenee ma al tempo stesso encomiabilmente coesa sotto l'aspetto produttivo (caratteristica sempre più rara in un momento in cui le label sembrano mirare alla quantità anziché alla perizia sonora), '15 id' propone un menù raffinato ed appetitoso che, pur prediligendo gli aromi piccanti - come nel caso dell'elettronica eclettica di Autobam, delle chitarre pungenti di Slope, dei disegni geometrici di Comfort - non rinuncia ai gusti più tradizionali, evidenti nei Caboto che aprono il programma con il loro elaborato post-prog speziato di jazz, o degli One Dimensional Man che lo chiudono con la consueta maestria rock.(...)
[ROCKERILLA]

(...)viene fuori una compilation con un suono difforme, ma elegantissimo e malinconico, aggressivo ed artificiale. Melodie fredde che accarezzano e momenti di autentica ferocia free. Eclettismo e personalità da far invidia, per quindici progetti tra i più interessanti della scena art italiana (...)
[SILENT SCREAM]

(...)Nessuna caduta di tono ed una compattezza di obbiettivi e intuizioni che colpisce più che positivamente. In due parole un menù che mette appetito.
[MUCCHIO SELVAGGIO]


COMFORT "Miriam"

È un bell'intrico di suoni "Miriam", incrocio tra la varietà armonica e ritmica del jazz e certe possibilità divulgative del rock. Quello più asciutto e "evolutivo", in progressione. La musica viaggia diretta per le sue strade, è piena di cambi di ritmo, umori, turbamenti e pause di riflessione (qualche smarrimento). "Cadillac", all'inizio, costituisce l'indice delle capacità espressive dei Comfort, andando, ci pare, anche oltre quanto detto nel cd. Che si innamora di un math-jazz-rock crepuscolare, languido ma nervoso, a volte emotivamente vicino agli MX80 Sound più ombrosi. Che forse si guarda troppo allo specchio. Ma comunque il consumarsi tra desiderio di riposo e ansie ipercinetiche ("Noir") appassiona e prende. I Comfort arrivano ad essere profondi e cristallini ("Miriam raving", "Ciclica"), pur se imperfetti e discutibili. Specchio sonoro di tutti quelli che si ritrovano spesso a parlare da soli, di notte, rientrando a casa. (7)
[BLOW UP]

Probabilmente folgorati da quel concetto di evoluzione del rock slegato dagli schematismi rigidi di sua tradizione e connesso piuttosto a quella concezione free-form di chiara derivazione jazz e progressive che molti chiamano post-rock, debuttano con questo cd autoprodotto i Comfort, col loro carico di strumentazione variegata che permette di ibridare il classico equipaggiamento elettrico con qualche coloritura elettronica, tracimando sovente in territori tortoisiani (ma a mio avviso questo disco è superiore all'ultimo standardizzato album degli eroi di Chicago, ndA). Perla del disco è "Blanche, la nuit perdu" che mi sento di individuare come trampolino per le prossime escursioni del gruppo. L'idea di imbrigliare tra le maglie del loro suono in progress (attenzione..... imbrigliare ovvero accennare lasciando comunque un senso di incompiutezza e di inafferrabilità, come in un sottile gioco erotico) qualcosa di facilmente riconoscibile come il fischiettare menefreghista che si percepisce tra le righe di quel brano potrebbe risultare vincente, aiutando il gruppo a creare una identità minacciata dalle fin troppo numerose produzioni in odor di post-rock che affogano il mondo. Il gruppo ha grandissimi margini di miglioramento, idee da vendere e perizia tecnica adeguata, armi preziose ma spesso a doppio taglio. Stiano attenti a non tagliuzzarsi le mani.
[SUCCO ACIDO]

I Comfort di Pisa, in verità tutti studenti fuori sede, hanno inciso un lavoro di notevole spessore che ha tra i suoi maestri i primi Tortoise, Slint, Mogwai. Una vibrante sezione ritmica viene supportata dagli interessanti intrecci delle chitarre che sanno regalare emozioni sia nei riff che nel gioco di pedali selezionati, una vivacità musicale resa ancora più interessante dalla presenza di tastiere e synth che richiamano alla mente soluzioni psichedeliche e post-rock. Interamente strumentali, le dieci tracce presentano composizioni più malinconiche ed evocative ("Cadillac") alternate ad altre più solari ("Venere violenta"), comunemente caratterizzate da un enorme gusto nell'arrangiamento fatto di numerosi cambi di tempo e tema, e da un sound graffiante, energico anche nei momenti più intimisti.
[MUCCHIO SELVAGGIO]

NESSUNO E TRINO + COMFORT TRIO
"S/T"
Non molto tempo fa (un paio di numeri, mi pare), parlando dei Comfort si evidenziava come attraessero in particolare per la sensazione di "possibilità", il sicuro muoversi lineare. Nella precarietà di una formazione a tre e di registrazioni "solo" di Alessandro Baris alias "Nessuno e trino" (che smanetta con nastri e strumenti, e elabora concettualmente una "sperimentazione da camera" di sorprendente freschezza, si senta "Ho disorientato l'inconsolabile"), questo cd di transizione conferma le nostre buone impressioni e mostra pure una sorprendente crescita creativa. Allora, parlare di un post-rock tortoisiano fertilizzato e ritemprato da attitudini jazz, nevrotiche ("Lo spazio vellica"), di aplomb notturno ("Capital"), di essenzialità tesa e folgorata da improvvise scariche di tensione ("Extrategide, l'inutilità di Manuel") è soltanto un esercizio classificatorio che rischia di imprigionare le idee in una fattispecie astratta. Mentre, con le sue contraddizioni, questa musica vive concretamente e nella singolarità dei titoli dà indizi della sua intelligenza. (7/8)
[BLOW UP]


VONNEUMANN

"L'invariante. Tmp"
Nati dalle ceneri degli Arborio (vedi BU#4), i Vonneumann ne raccolgono l'eredità con un ottimo cd in cui danno vita a un rock squilibrato e sghembo, tutto saliscendi impro intimisti quanto basta per farsi riflessione intellettuale colma di spunti parajazzati e fisici quel che resta per definirsi rock, sorta di Storm&Stress ma più corposi e composti, azzarderei anche musicali. Piccole svisate elettroniche ("Tardupdu") rendono ancor più appetibile un mélange che pesca un padre spirituale in Fripp e uno putativo in Ian T.Williams, riuscendo a costruirsi comunque una strada molto personale. Il momento migliore, per giunta il più strano e avant, s'intitola "Sarram" - dedicato al nostro redattore?...- ed è un esperimento di para microwaves applicate al rock. Si sentono pochi esordi così convincenti, tra i dischi "normali". (7/8)
[BLOW UP]

"Jaser/Lægo"
Strano a dirsi, ma in questi dodici grumi di suono si annida qualcosa di molto simile alla bellezza. Essa ci si accovaccia quasi per caso, ricavandosi una tana calda anche laddove sarebbe impensabile, fra glitches "paraanalogici" annichiliti dal biascicare di flautini e carabattole, clicks 'n cuts afoni come un jack difettoso, strumenti a corda masticati dal processo digitale. E quando decide di uscir fuori allo scoperto, lo fa pavoneggiandosi e mostrando tutti i suoi artifizi. Perché, oddio santo, si tratta pur sempre di musica tonale, se proprio non vogliamo nominare il rock 'n roll. Altrimenti, come definire l'incedere flessuoso di brani come "The death metal e.p.", o la melodia corruttrice di quell' "Alfa offensivo" che "ci porterà a Top of The Pops"?
Ma è la leggerezza con cui viene trattata la materia, qualsiasi materia, a fare di quest'album una piccola gemma: se proprio dev'essere rock, che sia almeno fuori dagli schemi, se invece ci si debba immolare sull'altare delle "avanguardie", che almeno la cosa sia fatta col sorriso sulle labbra. E se le due cose rischiano di sovrapporsi (la spettacolare centrifuga di chitarre, batteria ed elettronica in "Di Ba", le sospensioni alla You Fantastic! in "Joffe/ gœbra" ed il flusso magico di "Santana christmas & Co.", con reminescenze di Storm&Stress), tanto meglio, avremo pur sempre rock col sorriso sulle labbra ed avanguardia fuori dagli schemi. Mica male, per tempi come questi. (7/8)
[BLOW UP]


ABARTHJOUR FLOREALE " Ouat "


Gli Abarthjour Floreale sono un gruppo di Pisa costituito da Anna Finori al basso e alla voce, Matteo Ciarlante chitarra e voce e Rino Sassi alla batteria. La band si è formata nel lontano 1993 e già tanta strada ha fatto in lungo e largo per l'Italia. Numerosi festival e tante prestigiose esibizioni live al fianco di veri e propri numi tutelari dell'alternative quali C.S.I., Marlene Kuntz e i catanesi Uzeda testimoniano una solida gavetta alle spalle ed una inconfutabile maturità artistica fatta di pochi compromessi e tanti sacrifici. Il demo che ho tra le mani, registrato per metà in studio e per metà live, fotografa la dimensione di una band giunta ormai al termine della crescita e pronta a spiccare il volo in attesa, naturalmente, di un contratto discografico che spero non tardi ad arrivare.
I sei pezzi del cd sono tutti riconducibili ad un sound ben preciso, influenzato dalle intuizioni dei Sonic Youth, rafforzato da una passione verso il Chicago-sound e comunque per le innumerevoli diramazioni del fenomeno post-rock. Derivativo è quindi l'approccio verso la composizione, ma di assoluta qualità sembra essere tuttavia l'equilibrio raggiunto nella scrittura e nella costruzione dei brani. "Shocking Pink Bubbles" si districa ad esempio con buona disinvoltura tra diversi cambi di tempo mantenendo, contemporaneamente, una forte unità concettuale. Le composizioni degli Abarthjour riescono nella difficile impresa di mantenere sempre una propria cifra stilistica ben precisa, conseguenza questa, di una ottima padronanza dello strumento e di un gusto particolare nella scelta delle soluzione
armoniche all'interno dei brani. Ad una notevole attenzione per i suoni si affianca infatti un notevole assortimento tra i singoli componenti della band.
Anna col suo basso e la sua voce recitativa alla Slint è in fondo la colonna portante, la struttura necessaria per lasciare spazio a alla chitarra e alla batteria che danno colore ed emozioni ai vari brani. Matteo sembra essere molto influenzato da Kim Gordon (ma chi non lo è?) e perché no anche da certi umori psichedelici riconducibili ai My Bloody Valentine di Kevin Shields. Menzione particolare a Rino che trasuda tecnica e creatività ma che non esce mai fuori dalle righe ... patterns obliqui e lineari allo stesso tempo, June of 44 e Don Caballero mandati a memoria, veramente un ottimo batterista. L'auspicio è che possano crescere e caratterizzare ancor di più il proprio sound che per il resto è inseribile pienamente all'interno del flusso musicale odierno, in certi frangenti gli Abarthjour sembrano poi reggere il confronto con formazioni molto più affermate dando la sensazione
che manchi veramente poco (... forse una produzione ancor più affinata?) per essere completi e passare dunque da demo di sei canzoni a ad un debutto per qualche coraggiosa casa discografica. Non mi resta dunque che augurare le migliori soddisfazioni e il futuro migliore ad Anna Rino e Matteo sperando che sappiano mantenere nelle prossime produzioni la medesima efficace alchimia.
[SILENT SCREAM]

Normalmente, parlando delle città più importanti per il rock italiano, si pensa a Torino, Milano, Bologna, Roma e, ovviamente Firenze. Le band di cui si tratta in questo articolo non sono originarie di nessuna di queste, bensì di Pisa, che si dimostra così dotata di una scena musicale insospettata e di alto livello. Andando in rigoroso ordine alfabetico, partiamo parlando degli ABARTHJOUR FLOREALE, gruppo notevole fin dalla scelta del nome, tanto originale quanto bello. La musica che ci propongono è un rock chitarristico
molto suggestivo e notturno, su cui emerge la voce acuta della cantante-bassista Anna Finori. I primi tre brani, intitolati rispettivamente "Shocking Pink Bubbles", "Bristol" e "Sushi", si fanno apprezzare per la bravura del trio a creare arrangiamenti semplici ma efficaci, che rimandano di volta in volta all'indie-rock americano o alla dark-wave degli anni '80, senza peraltro mai perdere la propria riconoscibilità. Se la prima parte del demo
è registrata in studio, i seguenti tre titoli sono dal vivo, così da mostrarci un'ulteriore sfaccettatura del sound della band. Il titolo migliore di questa seconda parte del CD è, a nostro avviso, "Shirley Temple", sorta di punto di incontro fra la vocalità di Bjork e le atmosfere di certi Sonic Youth prima maniera, ma anche "The world is mine" e, soprattutto, "My mega mind" non sono male, anzi...
[MUSICALNEWS]

Una proposta intrigante quella che ci arriva dagli Abarthjour Floreale, gruppo di Pisa, autore di un miniCD con tre composizioni che si evolvono tra intense dissonanze e calibrati controtempo dando vita a momenti affascinanti e a tratti geniali. Le liriche sono rigorosamente in inglese e vengono recitate da una flebile voce femminile spesso sospirante. Stupefacenti le atmosfere di "Shocking Pink Bubbles", splendida ballata rumorosa in costante controtempo, seguita da un altro gioiello di creatività come "Bristol", lenta e altalenante costruzione dissonante che esalta la capacità compositiva di questa formazione. Tracce di melodia appaiono in "Sushi", altro esempio di emozionante rumorosità che sembra rarefarsi per poi materializzarsi in momenti più intensi. Un miniCD difficile ma incredibilmente convincente che rende gli Abarthjour Floreale una delle formazioni più interessanti che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi tempi. Tre brani non sono sufficienti per un giudizio definitivo ma se riescono a confermarsi su questi livelli, meritano al più presto una produzione... se c'e' qualcuno degli addetti ai lavori in ascolto colga subito l'occasione...
[ROCKIT]