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1. com'è nata l'idea di preparare
una compilation?
Da un'esigenza pornografica. Una compilation è qualcosa
di ovvio e di comprensibile: questa non lo è, se
non nel senso etimologico del termine. Si tratta di un disco
comune, che nasce dallo sforzo, in diverse misure, di tutti
i presenti.
Non siamo partiti da spunti altrui; conduciamo tutto ad
un guizzo di questo circuito musicale, estraneo a qualsivoglia
catena di montaggio.
2. parlaci un po' della raving rec: di quali produzioni
si è occupata finora? In quanti lavorano?
Raving records è sorta spontaneamente ed incoscientemente
durante la lavorazione di "15id.fifteen italian dishes";
travolti da essa non abbiamo potuto far a meno di provarci,
prefissandoci di compiere un lavoro costante e pesante a
retribuzione zero.
Il nucleo di raving è composto da 3 persone che si
incrociano e si dividono i compiti.
A grandi linee esiste un ufficio stampa, un'agenzia di booking
e una gestione generale dell'etichetta.
3. ho
visto che collaborano con voi la wide e la locusta. Che
ruolo hanno nel progetto?!
Hanno un ruolo marginale, rispetto alla nostra mole di lavorio,
ma il loro apporto è comunque importante e stimolante;
entrambi hanno risposto bene, e, anche per loro, mi auguro
che continuino a collaborare con noi.
Per quanto riguarda Locusta, il forte legame personale che
mi lega al titolare di questa agenzia di booking si è
manifestato, da subito, attraverso la sua grande disponibilità;
la stessa apertura nei nostri confronti ci è stata
offerta dal punto vendita Wide di Pisa. Discorso a parte,
invece, va fatto per la Wide intesa come nostro distributore,
alla quale ci lega un tipo di rapporto improntato a grande
professionalità.
4. vi occupate direttamente voi dell'organizzazione
dei concerti dei gruppi presenti in 15id; si tratta di una
situazione temporanea o pensate di portare sempre avanti
voi?!
Continueremo ad occuparci del booking per i nostri
gruppi: ci interessa seguire da vicino questo aspetto, perché
riteniamo che il modo migliore per divulgare i dischi sia
farlo attraverso i concerti.
Se, in futuro, qualcuno si farà avanti per darci
una mano nell'amministrare le questioni riguardanti il booking,
ben venga. Premetto però che non ci interessano ciarlatani.
Qui si gioca, non si scherza, e giocando si dissipano tante
vite, c'è qualcuno disposto a farlo?
5.
sono molti i gruppi presenti sul 15id e differenti tra loro
come approccio musicale. Come sono stati scelti? Sulla compilation
si parla di un'area che va da Pisa a Livorno, esiste effettivamente
una scena?!
Una scena non so nemmeno cosa sia. Esiste, piuttosto, dell'osceno,
ed era giunto il momento di portarlo fuori dalla "scena"
una volta per tutte, partendo dalla delusione anziché
dall'entusiasmo. L'osceno non ha epoche e non conosce stili,
ed è per merito suo che questa eterogeneità
suona; ecco come sono stati scelti i gruppi. L'area geografica
assume diversi ruoli, ma viene completamente sprogettata
da 15id, viene annientata; un'epidemia che da qui parte
e si diffonde, per poter ricominciare daccapo a ridere.
6. sembra
che tutti abbiano da ridire sulla musica italiana, considerandola
povera e carica di scopiazzature. anche per quanto riguarda
la stampa, che dà sempre meno considerazione al materiale
proviene dalla penisola ed esalta a volte prodotti molto
inferiori qualitativamente solo perché provenienti
dall'estero. 15id è la conferma che tutto questo
non è vero. Suppongo quindi sia difficile farsi un
nome anche con una piccola etichetta, come pensate di affrontare
la cosa?!
Ho idea di quello a cui ti riferisci, ma lascio che la stampa
continui pure a parlarsi addosso. Se l'Italia, o qualsiasi
altro luogo fisico, sono cari alla stampa, che se li tenga
stretti. Coloro che ingrossano le fila di questa categoria
avranno sempre i poveri, non certo me. Non sto a mendicare
i panini che la stampa elemosina ogni mese. I suoi rappresentanti
esaltano scoregge straniere e non, tacciano di plagio, reinterpretazioni
e frequentazioni. Non hanno voglia di sforzarsi. Provo molta
compassione per quanti prendono sul serio le proprie parole;
continueranno ad infrangersi nella carità e negli
inganni delle parole, che sono suoni e null'altro.
Mi riferisco, qui, alla maggioranza di coloro che appartengono
alle categorie mediatiche che fanno capo alla stampa, che
pure mi è indifferente.
Al solito è il popolo preso a calci in culo dal popolo
su mandato del popolo stesso.
Difficilmente si leggono recensioni in cui il giornalista
di turno si appassiona ad un disco e trasmette il suo coinvolgimento
al lettore. Il più delle volte le stesse recensioni
sullo stesso gruppo compaiono su diversi media; questo mostra
quanta miseria dilaghi. Non è colpa mia, ma me ne
faccio carico, tanto me ne disinteresso.
7. come
si può contattare la raving rec?
In tanti modi; dilapidate i vostri soldi e quelli della
vostra famiglia: acquistate 15id. costo 7 euro.
Mail order: alessandro@15id.com
Booking: simone@15id.com
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La storia di raving records
inizia nel febbraio 2002, quando Alessandro Baris prende
in considerazione l'idea di riunire in una compilation
alcune delle band più interessanti di cui dispone
l'underground nazionale.
È così che, attraverso un lavorìo
protrattosi alcuni mesi, prende forma "15id fifteen
italian dishes", atto di nascita di raving.
In "15id" convivono egregiamente diverse ambientazioni
(rock: post: sperimentazione: elettronica: improvvisazione...)
che concorrono alla creazione di un ritratto inedito del
sottobosco musicale italiano. Una parte del quale, in
"15id", mostra le proprie difficoltà
ad essere ascritta a una determinata e accomodante "scena".
A conferma di ciò, basti citare il variegato parterre-
proveniente, in particolar modo da Pisa e Livorno, ma
anche da Bologna, Roma, Taranto, Venezia- riunitosi per
l'occasione, che comprende, tra gli altri, One Dimensional
Man, Comfort, Slope, Vonneumann, Caboto, Generoso Gallina,
Autobam.
Proprio a Livorno ha sede l'etichetta, del cui organico
fanno parte, oltre al già citato Alessandro (componente
dei Comfort, e parimenti impegnato a prestare la sua opera
in due progetti paralleli: "Il Cane Celeste"
e "Nessuno e Trino"), Simone (bassista/cantante
degli Almayer) e Ilaria.
Ad ogni modo, va menzionato
l'impegno profuso da una serie figure le quali, pur non
essendo parte integrante dell'etichetta, pure ne hanno
favorito lo sviluppo e la crescita.
Pensiamo, ad esempio, al supporto offerto da alcuni dei
musicisti coinvolti in "15id" o a quello, altrettanto
importante, di Luca del Muratore, titolare dell'agenzia
di booking Locusta.
Infine, va ricordata la collaborazione
che la nostra etichetta ha stretto con la Wide Records,
che distribuirà, sull'intero territorio nazionale,
tutte le produzioni recanti il marchio raving, a partire,
naturalmente, da "15id. fifteen italian dishes".
Raving, attualmente, ha al
vaglio la realizzazione di due nuovi progetti che vedranno
la luce, a breve distanza l'uno dall'altro, durante il
2003.
È difficile, in questo momento, poter parlare più
diffusamente circa le nostre prossime uscite: per saperne
di più, dunque, vi invitiamo a visitare il nostro
sito, all'indirizzo www.15id.com, dove, tra breve, compariranno
tutte le informazioni riguardanti le due band che si accingono
ad entrare nel nostro rooster.
Nel frattempo, abbiamo inserito nel catalogo raving (lo
trovate nella sezione "mail order" di 15id.com)
i cd di alcune delle band che hanno partecipato alla compilation,
come Caboto, Comfort, Vonneumann, Generoso Gallina, Slope,
Zero Tolerance For Silence, Abarthjour Floreale e Lillayell.
Sebbene questi gruppi non si possano considerare propriamente
appartenenti alla "scuderia raving", compaiono
giustamente nel nostro catalogo, visto l'assoluto valore
della loro proposta artistica. Ma chi ha ascoltato "15id"
questo lo sa già...
raving records presenta:
"15id. fifteen italian dishes"
La nascita di una nuova etichetta
ha sempre il sapore di una conquista - il fatto di essere
finalmente un punto sulla mappa - ma anche quello della
sfida - trovare il modo migliore per comunicare il proprio
sentire. E allora una compilation, una raccolta il più
possibile varia di persone ed idee, è il modo per
meglio assecondare le due sensazioni; a questa regola
non sfugge nemmeno la raving records, che si fa conoscere
proprio attraverso questa '15id', dove l''id' sta, secondo
il titolo, per le numerose portate di una cucina italiana
a giudicare dal disco in evidente crescita (e in '15id'
c'è l' Italia tutta da Pisa a Taranto), ma anche
- mi sembra di poter dire - per le carte di identità
inconsuete ed eterogenee dei gruppi presenti, a partire
dal post/easy-jazz dei Caboto per arrivare alla lucida
follia degli One Dimensional Man. Nel mezzo identità
meno note e spesso sorprendenti, come nel caso della bislacca
musica non musica dei Vonneumann, del mediometraggio iperrealista
dei Comfort, delle contorsioni post-rock degli Slope.
E se il rock strumentale, in tutte le sue sfaccettature,
è in un certo senso il minimo comun denominatore
della raccolta, c'è posto anche per le divagazioni
elettroniche di 8brr e per l'ambient in ferramenta di
Autobam, così come per le voci, che siano quelle
degli Abarthjour Floreale, che ricordano vagamente i Quickspace,
o quelle che i Lillayell emettono in una vivida fase rem.
Per la raving records, dunque, una conquista, rivendicando
un modo tutto originale di fare rock e una sfida da proseguire
sempre in meglio. Buon appetito! (7/8)
[BLOW UP]
(...)"15 id' richiede un ascolto attento, una degustazione
approfondita poiché gli ingredienti sono primizie
di ottima qualità, per molti ma non per tutti,
per palati raffinati. Allora sedetevi e brindate: gusto
chiaro, sapore inconfondibile...è "15 id"!
[MUSICBOOM]
(...)Una panoramica dell'indie nostrano davvero pregevole
per ispirazione e qualità, e soprattutto l'atto
di nascita di una nuova label che promette veramente bene.
Stay tuned!
[I-D BOX.COM]
(...)Un campionario, come potete dedurre, sicuramente
vario ed interessante che dimostra per l'ennesima volta
come solo le politiche conservatrici e mafiose dell'industria
discografica italiana hanno potuto ridurre il nostro panorama
musicale al livello dei paesi del terzo mondo. Mi auguro
quindi che la Raving Records possa nei prossimi anni inondare
il mercato discografico con le future releases di queste
quindici ottime proposte, per spazzare via almeno un po'
del pattume che infesta gli scaffali dei negozi e le frequenze
radio.
[NO WARNING!]
Ottima sintesi di una scena - quella sospesa tra avanguardie
e post-rock - che negli ultimi tempi si sta notevolmente
raffinando dal punto di vista qualitativo ed esecutivo,
'15id.fifteen italian dishes' (che esce per la nuova etichetta
Raving Records) è senza dubbio una delle compilation
italiane più interessanti che ci sia capitato di
ascoltare di recente.
Termometro di musicalità fortemente eterogenee
ma al tempo stesso encomiabilmente coesa sotto l'aspetto
produttivo (caratteristica sempre più rara in un
momento in cui le label sembrano mirare alla quantità
anziché alla perizia sonora), '15 id' propone un
menù raffinato ed appetitoso che, pur prediligendo
gli aromi piccanti - come nel caso dell'elettronica eclettica
di Autobam, delle chitarre pungenti di Slope, dei disegni
geometrici di Comfort - non rinuncia ai gusti più
tradizionali, evidenti nei Caboto che aprono il programma
con il loro elaborato post-prog speziato di jazz, o degli
One Dimensional Man che lo chiudono con la consueta maestria
rock.(...)
[ROCKERILLA]
(...)viene fuori una compilation con un suono difforme,
ma elegantissimo e malinconico, aggressivo ed artificiale.
Melodie fredde che accarezzano e momenti di autentica
ferocia free. Eclettismo e personalità da far invidia,
per quindici progetti tra i più interessanti della
scena art italiana (...)
[SILENT SCREAM]
(...)Nessuna caduta di tono ed una compattezza di obbiettivi
e intuizioni che colpisce più che positivamente.
In due parole un menù che mette appetito.
[MUCCHIO SELVAGGIO]
COMFORT "Miriam"
È un bell'intrico
di suoni "Miriam", incrocio tra la varietà
armonica e ritmica del jazz e certe possibilità
divulgative del rock. Quello più asciutto e "evolutivo",
in progressione. La musica viaggia diretta per le sue
strade, è piena di cambi di ritmo, umori, turbamenti
e pause di riflessione (qualche smarrimento). "Cadillac",
all'inizio, costituisce l'indice delle capacità
espressive dei Comfort, andando, ci pare, anche oltre
quanto detto nel cd. Che si innamora di un math-jazz-rock
crepuscolare, languido ma nervoso, a volte emotivamente
vicino agli MX80 Sound più ombrosi. Che forse si
guarda troppo allo specchio. Ma comunque il consumarsi
tra desiderio di riposo e ansie ipercinetiche ("Noir")
appassiona e prende. I Comfort arrivano ad essere profondi
e cristallini ("Miriam raving", "Ciclica"),
pur se imperfetti e discutibili. Specchio sonoro di tutti
quelli che si ritrovano spesso a parlare da soli, di notte,
rientrando a casa. (7)
[BLOW UP]
Probabilmente folgorati da quel concetto di evoluzione
del rock slegato dagli schematismi rigidi di sua tradizione
e connesso piuttosto a quella concezione free-form di
chiara derivazione jazz e progressive che molti chiamano
post-rock, debuttano con questo cd autoprodotto i Comfort,
col loro carico di strumentazione variegata che permette
di ibridare il classico equipaggiamento elettrico con
qualche coloritura elettronica, tracimando sovente in
territori tortoisiani (ma a mio avviso questo disco è
superiore all'ultimo standardizzato album degli eroi di
Chicago, ndA). Perla del disco è "Blanche,
la nuit perdu" che mi sento di individuare come trampolino
per le prossime escursioni del gruppo. L'idea di imbrigliare
tra le maglie del loro suono in progress (attenzione.....
imbrigliare ovvero accennare lasciando comunque un senso
di incompiutezza e di inafferrabilità, come in
un sottile gioco erotico) qualcosa di facilmente riconoscibile
come il fischiettare menefreghista che si percepisce tra
le righe di quel brano potrebbe risultare vincente, aiutando
il gruppo a creare una identità minacciata dalle
fin troppo numerose produzioni in odor di post-rock che
affogano il mondo. Il gruppo ha grandissimi margini di
miglioramento, idee da vendere e perizia tecnica adeguata,
armi preziose ma spesso a doppio taglio. Stiano attenti
a non tagliuzzarsi le mani.
[SUCCO ACIDO]
I Comfort di Pisa, in verità tutti studenti fuori
sede, hanno inciso un lavoro di notevole spessore che
ha tra i suoi maestri i primi Tortoise, Slint, Mogwai.
Una vibrante sezione ritmica viene supportata dagli interessanti
intrecci delle chitarre che sanno regalare emozioni sia
nei riff che nel gioco di pedali selezionati, una vivacità
musicale resa ancora più interessante dalla presenza
di tastiere e synth che richiamano alla mente soluzioni
psichedeliche e post-rock. Interamente strumentali, le
dieci tracce presentano composizioni più malinconiche
ed evocative ("Cadillac") alternate ad altre
più solari ("Venere violenta"), comunemente
caratterizzate da un enorme gusto nell'arrangiamento fatto
di numerosi cambi di tempo e tema, e da un sound graffiante,
energico anche nei momenti più intimisti.
[MUCCHIO SELVAGGIO]
NESSUNO E TRINO + COMFORT
TRIO
"S/T"
Non molto tempo fa (un paio di numeri, mi pare), parlando
dei Comfort si evidenziava come attraessero in particolare
per la sensazione di "possibilità", il
sicuro muoversi lineare. Nella precarietà di una
formazione a tre e di registrazioni "solo" di
Alessandro Baris alias "Nessuno e trino" (che
smanetta con nastri e strumenti, e elabora concettualmente
una "sperimentazione da camera" di sorprendente
freschezza, si senta "Ho disorientato l'inconsolabile"),
questo cd di transizione conferma le nostre buone impressioni
e mostra pure una sorprendente crescita creativa. Allora,
parlare di un post-rock tortoisiano fertilizzato e ritemprato
da attitudini jazz, nevrotiche ("Lo spazio vellica"),
di aplomb notturno ("Capital"), di essenzialità
tesa e folgorata da improvvise scariche di tensione ("Extrategide,
l'inutilità di Manuel") è soltanto
un esercizio classificatorio che rischia di imprigionare
le idee in una fattispecie astratta. Mentre, con le sue
contraddizioni, questa musica vive concretamente e nella
singolarità dei titoli dà indizi della sua
intelligenza. (7/8)
[BLOW UP]
VONNEUMANN
"L'invariante. Tmp"
Nati dalle ceneri degli Arborio (vedi BU#4), i Vonneumann
ne raccolgono l'eredità con un ottimo cd in cui
danno vita a un rock squilibrato e sghembo, tutto saliscendi
impro intimisti quanto basta per farsi riflessione intellettuale
colma di spunti parajazzati e fisici quel che resta per
definirsi rock, sorta di Storm&Stress ma più
corposi e composti, azzarderei anche musicali. Piccole
svisate elettroniche ("Tardupdu") rendono ancor
più appetibile un mélange che pesca un padre
spirituale in Fripp e uno putativo in Ian T.Williams,
riuscendo a costruirsi comunque una strada molto personale.
Il momento migliore, per giunta il più strano e
avant, s'intitola "Sarram" - dedicato al nostro
redattore?...- ed è un esperimento di para microwaves
applicate al rock. Si sentono pochi esordi così
convincenti, tra i dischi "normali". (7/8)
[BLOW UP]
"Jaser/Lægo"
Strano a dirsi, ma in questi dodici grumi di suono si
annida qualcosa di molto simile alla bellezza. Essa ci
si accovaccia quasi per caso, ricavandosi una tana calda
anche laddove sarebbe impensabile, fra glitches "paraanalogici"
annichiliti dal biascicare di flautini e carabattole,
clicks 'n cuts afoni come un jack difettoso, strumenti
a corda masticati dal processo digitale. E quando decide
di uscir fuori allo scoperto, lo fa pavoneggiandosi e
mostrando tutti i suoi artifizi. Perché, oddio
santo, si tratta pur sempre di musica tonale, se proprio
non vogliamo nominare il rock 'n roll. Altrimenti, come
definire l'incedere flessuoso di brani come "The
death metal e.p.", o la melodia corruttrice di quell'
"Alfa offensivo" che "ci porterà
a Top of The Pops"?
Ma è la leggerezza con cui viene trattata la materia,
qualsiasi materia, a fare di quest'album una piccola gemma:
se proprio dev'essere rock, che sia almeno fuori dagli
schemi, se invece ci si debba immolare sull'altare delle
"avanguardie", che almeno la cosa sia fatta
col sorriso sulle labbra. E se le due cose rischiano di
sovrapporsi (la spettacolare centrifuga di chitarre, batteria
ed elettronica in "Di Ba", le sospensioni alla
You Fantastic! in "Joffe/ gœbra" ed il
flusso magico di "Santana christmas & Co.",
con reminescenze di Storm&Stress), tanto meglio, avremo
pur sempre rock col sorriso sulle labbra ed avanguardia
fuori dagli schemi. Mica male, per tempi come questi.
(7/8)
[BLOW UP]
ABARTHJOUR FLOREALE
" Ouat "
Gli Abarthjour Floreale sono un gruppo di Pisa costituito
da Anna Finori al basso e alla voce, Matteo Ciarlante
chitarra e voce e Rino Sassi alla batteria. La band si
è formata nel lontano 1993 e già tanta strada
ha fatto in lungo e largo per l'Italia. Numerosi festival
e tante prestigiose esibizioni live al fianco di veri
e propri numi tutelari dell'alternative quali C.S.I.,
Marlene Kuntz e i catanesi Uzeda testimoniano una solida
gavetta alle spalle ed una inconfutabile maturità
artistica fatta di pochi compromessi e tanti sacrifici.
Il demo che ho tra le mani, registrato per metà
in studio e per metà live, fotografa la dimensione
di una band giunta ormai al termine della crescita e pronta
a spiccare il volo in attesa, naturalmente, di un contratto
discografico che spero non tardi ad arrivare.
I sei pezzi del cd sono tutti riconducibili ad un sound
ben preciso, influenzato dalle intuizioni dei Sonic Youth,
rafforzato da una passione verso il Chicago-sound e comunque
per le innumerevoli diramazioni del fenomeno post-rock.
Derivativo è quindi l'approccio verso la composizione,
ma di assoluta qualità sembra essere tuttavia l'equilibrio
raggiunto nella scrittura e nella costruzione dei brani.
"Shocking Pink Bubbles" si districa ad esempio
con buona disinvoltura tra diversi cambi di tempo mantenendo,
contemporaneamente, una forte unità concettuale.
Le composizioni degli Abarthjour riescono nella difficile
impresa di mantenere sempre una propria cifra stilistica
ben precisa, conseguenza questa, di una ottima padronanza
dello strumento e di un gusto particolare nella scelta
delle soluzione
armoniche all'interno dei brani. Ad una notevole attenzione
per i suoni si affianca infatti un notevole assortimento
tra i singoli componenti della band.
Anna col suo basso e la sua voce recitativa alla Slint
è in fondo la colonna portante, la struttura necessaria
per lasciare spazio a alla chitarra e alla batteria che
danno colore ed emozioni ai vari brani. Matteo sembra
essere molto influenzato da Kim Gordon (ma chi non lo
è?) e perché no anche da certi umori psichedelici
riconducibili ai My Bloody Valentine di Kevin Shields.
Menzione particolare a Rino che trasuda tecnica e creatività
ma che non esce mai fuori dalle righe ... patterns obliqui
e lineari allo stesso tempo, June of 44 e Don Caballero
mandati a memoria, veramente un ottimo batterista. L'auspicio
è che possano crescere e caratterizzare ancor di
più il proprio sound che per il resto è
inseribile pienamente all'interno del flusso musicale
odierno, in certi frangenti gli Abarthjour sembrano poi
reggere il confronto con formazioni molto più affermate
dando la sensazione
che manchi veramente poco (... forse una produzione ancor
più affinata?) per essere completi e passare dunque
da demo di sei canzoni a ad un debutto per qualche coraggiosa
casa discografica. Non mi resta dunque che augurare le
migliori soddisfazioni e il futuro migliore ad Anna Rino
e Matteo sperando che sappiano mantenere nelle prossime
produzioni la medesima efficace alchimia.
[SILENT SCREAM]
Normalmente, parlando delle
città più importanti per il rock italiano,
si pensa a Torino, Milano, Bologna, Roma e, ovviamente
Firenze. Le band di cui si tratta in questo articolo non
sono originarie di nessuna di queste, bensì di
Pisa, che si dimostra così dotata di una scena
musicale insospettata e di alto livello. Andando in rigoroso
ordine alfabetico, partiamo parlando degli ABARTHJOUR
FLOREALE, gruppo notevole fin dalla scelta del nome, tanto
originale quanto bello. La musica che ci propongono è
un rock chitarristico
molto suggestivo e notturno, su cui emerge la voce acuta
della cantante-bassista Anna Finori. I primi tre brani,
intitolati rispettivamente "Shocking Pink Bubbles",
"Bristol" e "Sushi", si fanno apprezzare
per la bravura del trio a creare arrangiamenti semplici
ma efficaci, che rimandano di volta in volta all'indie-rock
americano o alla dark-wave degli anni '80, senza peraltro
mai perdere la propria riconoscibilità. Se la prima
parte del demo
è registrata in studio, i seguenti tre titoli sono
dal vivo, così da mostrarci un'ulteriore sfaccettatura
del sound della band. Il titolo migliore di questa seconda
parte del CD è, a nostro avviso, "Shirley
Temple", sorta di punto di incontro fra la vocalità
di Bjork e le atmosfere di certi Sonic Youth prima maniera,
ma anche "The world is mine" e, soprattutto,
"My mega mind" non sono male, anzi...
[MUSICALNEWS]
Una proposta intrigante quella
che ci arriva dagli Abarthjour Floreale, gruppo di Pisa,
autore di un miniCD con tre composizioni che si evolvono
tra intense dissonanze e calibrati controtempo dando vita
a momenti affascinanti e a tratti geniali. Le liriche
sono rigorosamente in inglese e vengono recitate da una
flebile voce femminile spesso sospirante. Stupefacenti
le atmosfere di "Shocking Pink Bubbles", splendida
ballata rumorosa in costante controtempo, seguita da un
altro gioiello di creatività come "Bristol",
lenta e altalenante costruzione dissonante che esalta
la capacità compositiva di questa formazione. Tracce
di melodia appaiono in "Sushi", altro esempio
di emozionante rumorosità che sembra rarefarsi
per poi materializzarsi in momenti più intensi.
Un miniCD difficile ma incredibilmente convincente che
rende gli Abarthjour Floreale una delle formazioni più
interessanti che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi
tempi. Tre brani non sono sufficienti per un giudizio
definitivo ma se riescono a confermarsi su questi livelli,
meritano al più presto una produzione... se c'e'
qualcuno degli addetti ai lavori in ascolto colga subito
l'occasione...
[ROCKIT]
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