Giunti ormai al ritmo
dell’uscita trimestrale non possiamo che soffermarci
a ringraziare chi ci ascolta, chi allarga i nostri
confini, chi ha scritto e scrive per noi, chi ci manda
costantemente materiale, chi ci fa conoscere nuove
etichette e realtà musicali, i gruppi che ci
danno feedback, le webzine che ci amano, chi cita
e chi linka, chi vince e chi perde. E grazie a tutto
questo, come avrete certamente notato, o nostri affezionati
lettori, la fanza è cresciuta: dalla prima
idea, la piccola candela che abbiamo cercato di non
far spegnere, le cose sono cambiate parecchio. Recensioni
per quasi tutti i gruppi finiti in copertina e non
(e ci scusiamo per chi non siamo stati in grado di
recensire nei primi numeri nonostante la copertina…),
articoli e opinioni sempre di più, un occhio
su tutto quello che ci ruota attorno, e l’allargamento
territoriale su quello che si muove in Italia. Lo
facciamo sempre con i nostri gusti, senza critichismo,
solo con sempre la stessa voglia di appoggiare la
nostra lente d’ingrandimento sui piccoli fenomeni
musicali che brulicano negli angoli più nascosti
d’Italia, scoprendoli secondo il nostro personalissimo
punto di vista e opinione. Cosa dire del nuovo forum
su cui ospitare le vostre opinioni di lettori e il
blog della sezione extra come calendario di appunti
in continuo movimento?
Bando alle ciance, dopo
il dovuto preambolo, ecco a voi ciò che ha
sconvolto le nostre menti in questi mesi.
Pop, indie, per in nuovo bellissimo
album dei “rock rebels” milaus da Morbegno,
eclettico e personalissimo indie rock; un pop più
sintetico e non meno emozionante quello dei veneti
Elle, sempre in inglese ad accompagnare panoramiche
beatlesiane in chiave space pop ; sempre nei territori
del pop, dal sound british, l’ultimo disco di
Yuppie Flu, da accostare senza indugi alle ultime
produzioni d’oltremanica, ma frutto del lavoro
della nostrana Homesleep rec.
Entrando nel territorio delle architetture e delle
strutture: Three Seconds Kiss, un album stupendo di
geometrie e inseguimenti di chitarre, voci e sezione
ritmica di un terzetto italiano con passaporto americano,
strutture più lineari quelle di Ronin, radicate
alla musica tradizionale, balcanica e quant’altro,
acustiche colonne sonore in chiave minore, e l’ombra
suggestiva e sperimentale di Arrington de Dyoniso
(the album), già folle con Old Time Relijun,
qui incontrato con una forma free allargata e dilatata
che farà impazzire chi si muove solo sui bordi
dell’ascoltabile, ancora più folle, per
certo...
La redazione
