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è bastata una telefonata
per capire che Fabio era molto disponibile e interessato
ad un'intervista...dopo un'ora di conversazione iniziale
decidiamo di incontrarci a Pavia per scambiare due parole...
c'è chi lo conosce per le sue ultime produzioni come
Perturbazione/Lo-Fi Sucks!/Bugo, ma c'è anche chi
se lo ricorda per gli Afterhours e tutti i gruppi rock di
quel periodo...(mi scuso per possibili frasi contorte, ma
ho voluto mantenere molto dell'effetto “chiacchierata”...)
ju
§inizio
la lunga intervista chiedendogli di farmi una breve riassunto
della sua carriera
...da piccolo ho iniziato a suonare il piano, ma ho avuto
subito un rigetto per quell'avvio accademico,e mi sono imposto
di suonare uno strumento che non conoscessi e che non avesse
le note. Ho scelto la batteria (pensando non avesse le note),
scoprendo il rock'n'roll, entrando così nel '77-'78
in questo microfono che in Italia era molto provinciale.
Ho iniziato con il punk, che si è subito evoluto
nella new-wave e quindi in qualche modo ho seguito l'evolversi
musicale di quegli anni, tentando di recuperare le cose
vecchie che non conoscevo. Ho iniziato quindi più
o meno a 15 anni da autodidatta iniziando a recuperare altri
strumenti; si sono fatti i tardi anni '80 e l'università
non mi interessava ed ho cercato di coniugare i miei interessi
con la pagnotta.
Ho cercato sin dall'inizio di scoprire il modo di fare il
fonico, continuando ad essere un musicista... per moltissimi
anni non ho suonato più con nessuno, continuando
a lavorare per conto mio, cercando sempre di fare musica
che si avvicinasse al mondo da cui venivo e che stavo frequentando,
ma questo non era semplice. Mi sono ritrovato a cavallo
tra gli anni 80 e 90 scoprendo tutta una serie di musiche
del passato che erano completamente fuori dal trend ed io
non conoscevo nessuno della mia età e neppure più
giovane con cui poter dialogare... ero sempre alla ricerca
di materiale difficile da recuperare cercando di metabolizzarlo.
Ho ripreso poi a suonare a metà anni 90 con paolo
e xabier passando dal lavoro che avevo iniziato a fare più
strettamente come produttore diventando sempre più
direttamente propositivo sul piano della produzione e mettendo
a volte anche la mano sugli strumenti; cercando di mettere
delle idee concretamente musicali, di arrangiamento... il
periodo in questione è quello della metà anni
'90 quando ho iniziato a collaborare con i Six Minute War
Madness e altri gruppi di quel momento. La difficoltà
rimane nel riuscire a dosare il lavoro di fonico con quello
di musicista; ci sono stati alcuni frangenti in cui non
sono riuscito a centrare l'obbiettivo e altri in cui credo
di esserci riuscito...
§ormai
il tuo nome compare su quasi tutte le uscite del circuito
post e non, come avviene la scelta dei gruppi? è
legata ad un certo tipo di musica o ad un tuo piacere dato
dagli stimoli che il gruppo stesso ti può dare?
Gli scelgo sempre di più per l'attitudine che c'è
dietro ancor prima del che per la qualità musicale;
ci sono molti dischi che rimangono purtroppo nel cassetto
e che sono motivo di notevole frustrazione. Mi sono sganciato
da certi ambienti musicali, per cercare di avere una certa
autonomia, nel momento in cui il calderone post-rock stava
in qualche modo esplodendo... sentivo che quelle musiche
trovavano un territorio creativo per me piuttosto coinvolgente,
sentivo che era il momento in cui potevo lavorare su cose
diverse, su queste varie ramificazioni di un'attitudine
che tutto sommato è riconoscibile, ed avere comunque
il modo di dare un apporto, ma che in certi ambienti non
era molto possibile perché legati a certe esigenze
di generi ed una più lenta attenzione alle realtà
che non stanno ancora emergendo...
§qual'è il tuo rapporto
con le major?
ho una visione molto definita del rapporto che si deve avere
con le major, penso che la musica non possa stare su major
e che sia indispensabile un altro livello di mercificazione
con l'attività artistica e non che sia indispensabile
ed eludibile la stessa mercificazione. Non dico che sia
sbagliato fare convivere la parola denaro con la musica,ma
credo che come tutti i territori d'azione, che io considero
privilegiato, sia da condurre con un'attenzione ed una ambizione
superiore. Nascere come musicisti liberi, come lo sei quando
stai liberamente esprimendoti nella tua camera, e finire
come un “qualunque” musicista che lo fa di professione
in Italia, ma anche all'estero, credo che sia una tale disastro
e catastrofe esistenziale che dovrebbe quantomeno sconnettere,
se fosse colta dai protagonisti, la propria condizione emotiva
rispetto all'attività di suonare che dovrebbe portarli
a smettere. Credo che questo avvenga in tutti i musicisti
onesti che ci sono stati,ma a quel punto, si siano trovati
ricattati da una condizione esattamente come ad essere sotto
il controllo di uno strozzino, e hanno continuato ad essere
musicisti. È importante che da ci sia un mino di
prevenzione, cercando di non farsi condurre da altri...
quello che mi fa incazzare è che parlando con i giovani,
la pensano allo stesso modo, ma che poi non la vivono così!
§..parlando
delle tue produzioni, ci sono dei gruppi che ti penti di
non aver inciso e altri di cui ti penti aver preso in considerazione?
Sì, ce ne sono in entrambi i casi... diciamo che
mi pento di aver fatto tutti i dischi major che ho dovuto
fare per raggiungere questa condizione. Sono dovuto passare
per una fase in cui ho avuto l'ineluttabile conferma che
il percorso major,anche passandoci in modo trasversale (attraverso
una etichetta distribuita da una major), sia comunque in
Italia una soluzione poco auspicabile per chiunque: sia
per i miei amici che per i miei nemici... sono dovuto passare
per dei dischi che mi dispiace avere fatto.
Mi vengono in mente sul momento alcune cose che mi dispiace
non avere avuto la possibilità di occuparmene: “Negarville”
dei Madrigali Magri, con i quali per una serie di contingenze
di vita, di esigenze, di budget, sono dispiaciuto di non
aver collaborato con loro in quel periodo perché
penso che ci saremmo fatti un regalo reciproco... e poi
ce una cosa di cui nessuno sa nulla (scoop di post? n.d.r),
c'è un gruppo che ho seguito da vicino come fonico,
come amico, e poi come fonico-produttore e che purtroppo
è stato un mio fallimento. Era una band strepitosa,
e che per una serie di motivi, io non ho saputo leggere
come bisognava lavorare come loro... si chiamavano “welcome
idiot”, era veramente il rock'n'roll...
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§non
hai mai pensato di mettere in piedi una etichetta discografica?
Mi vergogno di non averlo fatto... uno dei motivi è
perché ho scelto in questi anni di auto tassarmi;
ho sempre cercato di chiedere lo stretto necessario per
potere sopravvivere, riducendo il mio regime di vita in
un modo sensato (se solo abitassi a Milano avrei dei problemi),
quindi non posso avere delle uscite ulteriori. Per certi
versi l'incontro con Mirko (Wallace rec. n.d.r) ha in parte
realizzato questa idea, anche se io riesco ad autofinanziarmi,
mentre lui no... gli sono molto riconoscente e in qualche
modo cerco di contraccambiare.
Non credo che ci vorrebbe molto, il vero motivo perché
io non apro una etichetta e dato dal fatto che non ho neanche
nessuna attitudine gestionale e quindi sarei fallimentare
sotto questo aspetto... purtroppo nel contenitore della
mia vita non ci può stare tutto, se io decidessi
di smettere di suonare, potrebbe diventare il mio hobby
quello che adesso è il mio lavoro e allora sicuramente
aprirei una etichetta e lavorerei gratis,ma dovrei inventarmi
un mestiere.
Diciamo che se avessi un qualsiasi tipo di entrata inaspettata
sicuramente investirei lì il mio denaro, sapendo
però che questa realtà porta ad investire
del denaro a perdere, semplicemente per poter dimostrare
a me stesso che ci tenevo tanto da metterci tutto quello
che avevo... così come ho fatto sul piano del lavoro
fino ad adesso.
§...parlando
del quartetto con Arrington, com'è nato il progetto
e come si è sviluppato?
era la prima volta che suonavo con degli stranieri, anche
se , in verità, era appena successo con i George
Trio... è stata davvero una bella situazione, soprattutto
tenendo conto che l'idea era quella di fare musica improvvisata;
d'altronde credo che mi sarebbe solo piaciuto se fatta in
questi termini. Anche perché arrivava a coronare
un periodo piuttosto lungo di parecchi anni in cui, prima
ancora di ricominciare a suonare, avevo cercato di affrontare
questo aspetto improvvisativo da solo.
C'è stata una lunga gestazione; sono contento del
risultato, anche se non ho preso ancora completamente le
distanze, nonostante il materiale sia stato inciso più
di un anno fa. In realtà mi sono reso conto che il
disco l'ho finito a settembre, perché ci siamo presi
del tempo per capire cosa volevamo conservare dei missaggi
e come volevamo montarli tra loro.
§...e
con gli Short Apnea?
il nuovo disco è in fase di lavorazione, dal punto
di vista della realizzazione tecnica sarà leggermente
diverso visto che è partito volutamente con una raccolta
di materiali esterni da mini disk, in pratica i primi tre
strumenti sono 3 minidisk... questo fatto ti fa capire che
ci sono tre fonici contemporaneamente musicisti e così
anche si evolverà in maniera più intrecciata
e verrà assemblato per la prima volta sul computer.
§cosa
ne pensi delle distribuzioni italiane,perché secondo
te si vende così poco?!
Secondo me per quasi vent'anni il nodo ricattatorio della
musica indipendente è stata la distribuzione. Prendi
per esempio Audioglobe, credo che anche loro vadano incontro
a qualcosa di più grosso di loro; purtroppo loro
sono una bella eccezione, quattro o cinque come queste ed
era quasi fatta.
Adesso con i costi abbattuti del supporto e con la possibilità
di autogestione, il problema che diventa più rilevante
sono i concerti... se ci fosse una rete di locali, se fossero
anche solo in dieci o quindici, sarebbe cambiato veramente
tutto!c'è chi riesce a suonare ovunque, anche perché
disposto a farlo, per pochi soldi e in qualunque condizione,
e quindi riesce a portare ovunque un concerto più
o meno efficace,in quel caso anche in una rete così
asfittica, riesce in qualche modo a farsi strada... ma non
riesce a viverci lo stesso.
In questi ultimi anni novanta, per me molto stimolanti musicalmente,
ho visto gruppi venire dall'america a suonare qui da noi
per 200euro, e poi tornare a casa e trovarsi un altro lavoro
per 5-6 mesi... è una storia molto americana, ma
visto che ci stanno facendo succhiare anche qui la stessa
cosa, allora avvantaggiamoci di questo!

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