copertina editoriale  
 
 

speciale .::MILAUS::.


.::milaus/Rock da City!::.
Cane Anadaluso 2002 [CA15]

Difficilmente l’ascolto dell’ultimo milaus ricorda una band italiana, manda subito alla mente qualcosa di americano, di istintivo, strafottente nella forma come gli americani sanno fare, loro che ascoltano e comprano di tutto senza porsi problemi, rock senza regole, rock naif, eclettico e diretto. Tutto il disco è intriso della leggerezza dei Motorpsycho di “Timothy’s monster”, o di certe ballate dei Sebadoh, in altre parole la caratteristica che più c’era piaciuta anche nel precedente lavoro, in bella mostra in copertina già qualche numero fa e gradita riconferma oggi. Rispetto al precedente disco i milaus hanno avuto per la prima volta il tempo di concentrarsi nell’incisione, di dedicarsi a pensare il disco, non solo ad assemblarlo con fretta per farlo uscire al più presto come spesso accade per le “prime” discografiche, e questo non fa che rendere più chiara l’immagine: il passaggio dal precedente all’attuale lavoro è come la messa a fuoco di una fotografia ricca di particolari fino a scoppiare. E' più chiaro il collage di suoni, si distingue l’intreccio di strumenti, l’innesto di chitarra classica, clarinetto, oltre al consueto violino e l’uso di due bassi. Basta ascoltare la delicata leggerezza di pezzi come “An Ocean” e i suoi crescendi sospesi, “Fools Witch” con le sue stupende aperture melodiche o “Madrid”, giocata sul dialogo tra batteria e chitarra classica. Poi frammenti di rock storto, instabile ma sempre in equilibrio precario, un gusto riassumibile nella bellissima ”One Emotional Fish”. L’ultima ciliegina è la conclusiva ballata delle 107 bombe, (“107 bombs”) come a calare il sipario, a staccare salutando mentre scorrono i titoli di coda.
La migliore rock band italiana allora? Risposta affermativa, perché oltre al passaggio di spirito leggero del disco nonostante lo spessore (dote non comune di comunicazione, questa, la leggerezza che toglie il fiato e ti dipinge un sorriso appena inizi ad ascoltarlo), i Milaus dimostrano come un prodotto italianissimo (sono di Morbegno) può avvicinarsi e precedere quello che si ascolta fuori Italia, e soprattutto come un gruppo che canta in inglese in Italia abbia diritto di godere del massimo rispetto se non di un’attenzione maggiore di chi canta in italiano, proprio alla luce dei risultati (originalità vs banalità). Ci vuol tanto a capire che l’inglese è più musicale dell’italiano? Aprite le vostre menti alla lingua del mondo, o massa d’italici ascoltatori!

Al

   

.::intervista di Danilo [Radio Magenta/Borderline]::.


Innanzitutto una curiosità: dove avete preso il nome, dal personaggio dei Simpson?Si, anche se non sempre siamo soddisfattissimi della scelta.. il fatto è che nel gruppo tutte le cose
sono saltate fuori per caso, all’inizio non pensavamo che avessimo mai fatto concerti o cd, per cui
quando si è trattato di decidere (in fretta) un nome, siamo stati un po’ colti alla sprovvista!

Iniziamo parlando di Milaus, il vostro primo album…In realtà quello era il nostro secondo demo autoprodotto (autunno 2000) che Giacomo Spazio ha voluto ristampare per la sua Cane Andaluso disegnando una copertina particolare. Noi eravamo abbastanza riluttanti all’idea di ristamparlo perché non ci aveva mai convinto del tutto, soprattutto per la qualità della registrazione. L’abbiamo sempre considerato una via di mezzo più che un disco vero e proprio.

Dopo due anni siete approdati a Rock da City…L’art-work di questo album è stato curato ancora da Giacomo Spazio ed è ispirato alla sua nuova passione artistica per gli stencil [mascherine utilizzate dai writers dipingere opere in serie]; Rock The City era una scritta presa da questi stencil in giro per Milano ed è finita così sulla copertina….
All’interno della confenzione sono contenuti 6 di questi stencil (alcuni presi tra quelli che si vedono sui muri di Milano) ritagliabili ed utilizzabili.
Il disco invece è stato registrato all’NHQ di Ferrara, uno studio professionale dove ha registrato spesso Giorgio Canali, ed è stato prodotto da Giulio Favero degli ODM con cui ci siamo trovati molto bene sia a livello musicale che a livello “umano”. Siamo soddisfatti del lavoro, direi, questa volta: ci piacciono i suoni e anche alle canzoni ci crediamo parecchio.

Avevate un idea precisa di come doveva essere il disco o il grosso del lavoro lo avete fatto proprio in studio?Questa volta abbiamo fatto una specie di pre-produzione in sala prove, ispirati da quanto avevamo visto fare dai Fugazi in Istrument! Molti degli arrangiamenti sono saltati fuori in quel momento, anche se non è stata un’idea riuscitissima: avevamo registrato tutto così in fretta che il risultato era piuttosto scadente e ci stava facendo perdere la voglia di andare in studio!

Quanto siete cresciuti (se siete cresciuti), durante la creazione di quest’album ?Tanto, può sembrare banale, ma è la verità. Abbiamo conosciuto e riincontrato un sacco di gente di Modena e Ferrara (soprattutto del circuito Fooltribe), abbiamo avuto un rapporto splendido con Giulio, abbiamo avuto modo di discutere tra di noi e ridefinire gli equilibri interni, anche la presenza saltuaria di nostri amici/amiche/fidanzate scesi dalla Valtellina sono state importanti…

Anche questa volta avete scritto canzoni in inglese, vorrei capire il perché di questa scelta…Semplicemente, il nostro genere si sposa di più con l’inglese.. non siamo contrari al cantato in italiano, anzi, ma dipende dalle canzoni. Comunque per noi i testi sono molto importanti. Max, che ne cura la maggiorparte, è anche un ottimo poeta (in italiano) e sicuramente la stesura di un testo lo impegna parecchio. A livello di contenuti possiamo dire che i nostri testi descrivono principalmente immagini, più che di storie vere e proprie…

Com’è secondo te la situazione musicale in Italia? registrare un cd oggi costa relativamente poco, e infatti ci troviamo immersi in una marea di produzioni non tutte di qualità eccellente…Probabilmente per chi tocca recensire dischi è un peso, ma non mi sembra che questa situazione sia poi così negativa, mi sembra anzi che finalmente ci sia in giro un sacco di bella musica e di gruppi interessanti (ma probabilmente nella massa è un po’ più difficile trovarli!)

Progetti futuri – a parte le date in giro per l’Italia ?A maggio uscirà un 7” split con The Zen Circus, grandi amici incontrati in giro per l’Italia, ed a giugno registreremo 4 o 5 pezzi per un concept mini cd che uscirà nell’autunno-inverno 2003. Tempo permettendo, chiaramente!

 

.::biografia::.


Due bassi e un violino, canzoni in bilico tra nevrosi e sentimento, i milaus si stanno affermando, con poco più di tre anni di attività alle spalle, come una delle realtà più interessanti del giovane panorama musicale italiano indipendente, forti del riconoscimento di pubblico e critica. Nati nella primavera del ’99 incidono nel settembre dello stesso anno il primo demo casalingo (Exp.1) ben accolto dagli addetti ai lavori: Rockerilla di Dicembre ’99 lo inserisce tra i migliori gruppi nell’ambito del premio Brico Sound mentre Blow Up lo colloca tra i “demo caldi” del 1999.Nella primavera 2000 vincono il concorso nazionale “Musicattiva” a Ferrara che gli permetterà di suonare al festival “Ferrara sotto le stelle” (che ogni anno ospita artisti del calibro di Beck, Bob Dylan….) aprendo il concerto di Ben Christophers l’11 luglio 2000. Nell’autunno del 2000 nasce il secondo lavoro in studio, intitolato semplicemente “milaus”, ristampato, nell’estate 2001, dall’etichetta indipendente Cane Andaluso, in coproduzione con l’olandese Zabel Muziek, che lo distribuisce in Belgio e Paesi Bassi. Il cd è accolto con grande interesse dalle principali riviste musicali italiane (Blow Up, Rumore, il Mucchio Selvaggio, Rocksound) e citato nelle playlist di Rumore tra le dieci migliori copertine dell’anno.
Nell’estate 2001 i milaus suonano, come gruppo presentato dalla rivista “Rumore”, al Sonicafest 2001 di Catania, condividendo il palco con Patty Smith, Blonde Redhead e Marlene Kuntz.
Numerosi i concerti in tutta la penisola, avendo partecipato ad alcune tra le maggiori manifestazioni musicali italiane (Ferrara sotto le stelle, Sonicafest 2001, Festival delle Valli, Six Days Sonic Madness) e suonato sul palco accanto a Blonde Redhead, Ben Christophers, Karate, Truman’s Water, The Fall.
Nell’estate 2002 è stato registrato il primo album “full lenght” con la collaborazione di Giulio Favero (chitarrista dei One Dimensional Man) in qualità di produttore, che uscirà ufficialmente nel
febbraio 2003, prodotto da Cane Andaluso, distribuzione Audioglobe, e distribuito come sempre in Belgio e Paesi Bassi dall’etichetta olandese Zabel Muziek.

Produzioni

“Exp. 1”

Cd-R demo

autoprodotto

settembre 1999

“The 2ndAnniversary compilation”

Cd-R compilation

Ouzel records

agosto 2000

“Zone”

Cd compilation

Aria rec.

settembre 2000

“milaus”

Cd-R demo

autoprodotto

dicembre 2000

“milaus“

Mini-Cd

Cane Andaluso
distribuzione Audioglobe

agosto 2001

“You cannot hold DIY…”

Cd compilation

Ouzel records
distribuzione Goodfellas

marzo 2002

“Mixed tapes kept under my bed”

Cd-R compilation

Under my bed recordings

aprile 2002

"Rock da city"

Cd

Cane Andaluso
distribuzione Audioglobe

febbraio 2003


Contatti:
booking:
Ugo Mazzia
cell.: 335-5227328
mail: ugomazzia@iol.it

milaus:
Fabio Bonelli
Via Martello 13
23017 Morbegno (SO)
e-mail: milaus99@hotmail.com
www.spazio.org/milaus