copertina editoriale  
 
 




.::THREE SECOND KISS/ Music out of music::.
Slowdime records

Ci sono voluti la bellezza di 5 anni per avere tra le mani il successore dell’ ottimo everyday-everyman,-opera ancora attualissima e all’avanguardia per quanto riguarda un certo modo di intendere la musica indipendente in Italia- e ben tre dal mini focal point primo passo della collaborazione con la Slowdime di Juan Carrera, Washington dc.
Music out of music è il frutto del lavoro svolto in questi anni da Massimo, Lorenzo e Sergio, dei concerti e delle collaborazioni con gruppi del calibro di Shellac, June of ’44, Shipping News, del tour americano a fianco di quest’ultimi, della partecipazione all’All tomorrow’s parties. Un curriculum di tutto rispetto e una stima indiscussa tra gli addetti ai lavori che pongono Three second kiss nell’alveo dei migliori esponenti di un suono che ha fatto la felicità di una generazione di musicisti e appassionati nella seconda metà del decennio appena trascorso.
Se poi consideriamo che molte di quelle band che hanno costituito l’ossatura del nuovo rock di Louisville-Chicago oggi non esistono più (don Caballero e june of ’44 su tutte), viene ancora più naturale riporre sul nuovo tsk tutte le speranze e le curiosità del caso. Ma inoltriamoci nelle tracce del disco.
Here last hope blasted è un gioco di ritmo sincopato costruito su un riffage di chitarra tentacolare. Honey dew non è un brano, sono almeno tre pezzi in uno, tanta è la materia messa in musica dai nostri. Con Welcome appearence, invece, le coordinate del trio si spostano in asperità avant degne degli Storm and Stress. O dei Don Caballero di what burns never return, con un cantato-recitato da crooner metropolitano veramente azzeccato e funzionale al clima dell’opera. Idem dicasi per Gold star e Freedom is freedom even if it looks like a ghost. L’idea complessiva è quella di trovarsi di fronte a una proposta ancora più ostica rispetto a Focal point e everyday-everyman, dato che i momenti melodici sono stati prosciugati dal gioco dei cambi ritmici e delle costruzioni math-oriented: quando, però, la chitarra accenna un fraseggio armonico o un riff secco di quelli memorabili, allora non si può fare a meno di venire catturati e trascinati da questo gioco continuo di costruzione-decostruzione sul fraseggio e sulla struttura dei brani. Ecco allora You can’t cook the same sauce in a different kitchen - titolo intelligentemente esplicativo-: tiratissima e irresistibile, sfoggia intermezzi al cardiopalma e un finale perfettamente calibrato.
Ma le danze non sono ancora concluse: c’è spazio per un altro po’ di squadra e righello (choccolate river), per un bozzettino math in punta di piedi(It takes time to see things), che introduce all’ultima Concrete song: svisate chitarristiche, drumming frustrato in odore di insonnia , mezzo scatto interrotto nel cuore della corsa: da sempre parti integranti (e squisitamente indispensabili) del marchio three second kiss. Un disco- ripeto- non facile da assimilare a un ascolto immediato, da scoprire lentamente con molta calma e dedizione certosina: cuore e cervello, poesia e matematica. Definitivo.

Luca M.
8mmrecords@katamail.com


INTERVISTA A THREE SECOND KISS

P.: Ho proprio sotto gli occhi il vostro nuovo “Music out of music”. Mi spieghi il significato del titolo e della copertina dell’album? Sono trascorsi tre anni dal nostro ultimo lavoro, tre anni che non sono stati completamente indolori per noi. Li abbiamo vissuti sia fuori che dentro TSK molto intensamente. Questo ci ha spinto a cercare un titolo e un immagine che supportassero varie interpretazioni che si staccassero dalla banale esperienza quotidiana. MUSIC OUT OF MUSIC vuole dire un sacco di cose: musica che nasce dalla musica \ musica che nasce al di fuori della musica \ musica che vive al di fuori del mondo musicale… non vuole essere una frase totalizante o peggio didattica , ma qualcosa di abbastanza intimo, importante (per noi) e denso. Per quel che riguarda la copertina è stata la folgorazione di un attimo , guidando nottetempo per le strade nebbiose della pianura. Mi è venuta voglia di due batterie sotto una luce desolata è un’immagine straniante, però non troppo onirica... è quasi plausibile, anche se mi inquieterebbe guidare di notte e vedere un duo che suona sotto un lampione in una strada deserta. Forse un pò Lynchiano ? Infine il rapporto tra titolo e immagine è più che tangibile, in mille declinazioni.

P.: Dal punto di vista compositivo, in che cosa si discosta e in che cosa risulta continuo il lavoro fatto per Music out of music rispetto a quello per everyday-everymen e focal point?La continuità si può avvertire dal suono che ha ogni brano, ormai le sonorità e lo stile credo siano individuabili.
Il discostamento è la semplificazione di parte delle architetture dei brani. Abbiamo cercato di ridurre al minimo stacchi di tensione e mantenere un senso di continuità in tutto il disco. Inevitabilmente , come per i nostri precedenti lavori , in ogni brano c’è veramente tanto materiale…. Il bello del gioco è cercare di rendere il più piacevole possibile questa ricchezza.


P.: Come nasce un brano di Three second kiss?
Da un po’ di tempo Sergio (chitarra) dà il La al brano nuovo, poi io e Massimo ci occupiamo di rovinarlo inserendo le nostre personali convinzioni.

P.: avete mai pensato di inserire, anche solo in fase di registrazione, strumenti diversi rispetto a chitarra basso e batteria?
In “for pain relief” vennero inseriti dei fiati, ma è una cosa che non rifaremo perché ci interessa poter riproporre le sonorità di un incisione anche dal vivo. Se una modifica di organico ci deve essere sarà stabile. E’ già da un po’ che mi piacerebbe trovare un pianoforte umano. Però in tre si sta molto bene.

P.:Come vi siete trovati a lavorare con Steve Albini dietro al mixer? Avete avuto modo di scambiare pareri con lui sull’esito finale del disco? Che cosa ne pensa? Che cosa ne pensate?
Ci siamo trovati ottimamente , abbiamo passato un settimana strepitosa ai black box insieme. Il risultato è piaciuto a tutti, suona esattamente come suonava nelle nostre menti prima di andare in Francia e Steve ne era soddisfatto tanto quanto noi. Non è un lavoro che presuppone tanta discussione, i brani erano quelli e non andavano modificati, i suoni e gli strumenti erano i nostri, una configurazione che ci siamo costruiti negli anni e che non possiamo cambiare , soprattutto in sede di incisione.

P.:Avete già dei brani nuovi in cantiere? Che direzione prenderà il suono di Three second kiss dopo Music out of music?
Qualche accenno di brano nuovo c’è, ma è troppo presto per parlare di nuove direzioni.

P.: Siete soddisfatti del riscontro di critica e pubblico nei confronti dei vostri concerti? Riuscite a spiegarmi le differenze sostanziali tra i concerti che realizzate in Italia e quelli in America? In che cosa è diverso il pubblico?
Da quando il disco è uscito stiamo raccogliendo parecchi consensi sia dagli addetti ai lavori (leggi giornalisti e musicisti) che dagli ascoltatori puri. I concerti stanno andando bene e ci divertiamo parecchio anche perché i brani ci permettono qualche libertà in più, e quando vogliamo ne stupriamo qualcuno. America: abbiamo riscontrato una grande apertura mentale e grande passione verso la musica, è stata un’sperienza determinante per noi. Andando però in profondita, per capire in cosa è veramente diverso un pubblico americano da uno italiano,bisognerebbe vivere qualche anno oltreoceano.


P.:tornerete a suonare in America?
Probabilmente sì , in autunno.

P.: So che state facendo alcune date con Shipping news, suonerete con loro anche in un eventuale tour americano?
Purtroppo le date con RMSN sono state cancellate per problemi legati alle sfere familiari del gruppo. E’ forse l’unico gruppo con cui gireremmo l’intera America senza stancarci mai. Sia Jeff che Jason che Kyle sono persone straordinarie con le quali è entusiasmante condividere palchi e vita di tutti i giorni. E questo è fondamentale quando si deve passare un mese insieme.

P.: Ho letto in alcune vostre vecchie interviste che siete dei grandi appassionati di cinema. Ci sono delle suggestioni particolari a cui fate riferimento in ambito cinematografico di cui tenete conto e che finiscono per influenzare la vostra musica?
Direi piuttosto che il cinema ci arricchisce la mente e la mente produce la nostra musica…perciò c’è un discreto filtro tra cinema e musica. Non saprei, forse a livello molto sommerso qualcosa di filmico c’è, ma allora dovremmo dire che c’è anche arte e tutto quello che ci appassiona in genere. Credo che la nostra musica viva di vita propria, non trae linfa da altro che dai nostri puri vissuti musicali.

P. E i film e i registi a cui siete maggiormente legati?
Per quel che mi riguarda preferisco Kubrick, Lynch, Scorsese (anche se perde parecchi punti con l’ultimo Gangs of N.Y.) e Cronenberg. L’ultimo film che mi ha veramente appassionato è stato Mulholland Drive.
Andando indietro nel tempo invece non si finisce più di fare nomi… da Sternberg alla nouvelle vague al realismo e free cinema, per non parlare di Hitchcock e Orson Welles, i più grandi di sempre.

P.: Che cosa state ascoltando in questo periodo? C’è qualche produzione italiana che inserireste nella vostra playlist?
Ascolto l’ultimo di “Red House Blues” che pare meglio del precedente e aspetto l’uscita prevista per il 17/03/03 del nuovo di “Laundrette”. Mi piacciono parecchio i Rosolina Mar di Verona, li ho visti dal vivo e credo stia per uscire il loro primo lavoro.

Toglimi un’ultima curiosità: ogni quanto si trovano a provare i Three second kiss?
In media due volte a settimana.

Luca M.
8mmrecords@katamail.com

 

   

.::gli Yuppie Flu presentati e intervistati da Onga [Martini Bros]::.

Gli italiani e la musica: un discorso complicato che finisce sempre col giustificare la nostra esterofilia con la mancanza di prodotti di qualità in italia. Scuse e solo scuse che i più disattenti accampano per non aver approfondito la materia. Di buoni dischi in italia se ne fanno, di ottimi anche, e ci scappa anche il disco eccezionale ogni tanto. Uno di questi è sicuramente "Days Before The Day" il nuovo lavoro degli Yuppie Flu, con un titolo che a me suona come il numero interminabile di giorni in attesa di questa uscita dopo aver sentito alcuni pezzi nuovi dal vivo la scorsa estate. In "Days Before The Day" gli Yuppie Flu mettono a fuoco le esperienze precedenti e combinano una miscela di strumenti tipicamente rock, sempre lievemente traballanti, mai prevedibili e parti elettroniche con un grandissimo equilibrio. Certo, i paragoni con i Pavement, i Grandaddy etc etc... ma qui il suono è diventato molto personale e si può affermare che ormai gli Yuppie Flu abbiano un loro marchio di fabbrica che non vuole dire monotonia bensì una enorme varietà di colori ed emozioni che si provano all’ascolto della loro musica grazie alla particolarissima voce di Matteo sempre avvolta da suoni moderni ma non trendy. Sempre apparentemente “scazzati” riescono ad infilare sia pezzi con grande tiro, Food For The Ants e Silverdeer, e grandi aperture orchestrali come nella splendida Spring To Downcomers. Un disco che non ha età in quanto suonato senza badare alle mode del momento, siano esse rock’n’roll o indietroniche, ma con una grande attenzione alle melodie che ti fanno venir voglia di cantarci sopra, si provi a resistere al ritornello di I Feel Lucky, alla marcia incalzante di Eyes Of Dazzling Bright o alla dolce psichedelia di Dreamed Frontier. Dopo questi lunghi giorni di attesa una grande prova di maturità da parte degli Yuppie Flu. Sentiamo che ne pensano Matteo & Francesco, chitarra, basso e voci del gruppo anconetano.

@:In questi ultimi sei/sette anni siete cresciuti molto, sia a livello compositivo, sia come compattezza nel suono live. Studiate molto le parti o il vostro è un lavoro più basato sull'istinto?
Francesco: Cerchiamo di mediare le due cose, perchè alla fine entrambe le strade ci sembrano sensate: l'istinto puo' fornire l'ispirazione iniziale, indicare la strada da percorrere,
lo studio delle parti e la cura degli arrangiamenti possono fare di un semplice spunto una cosa particolarmente ben concepita.

@:Raccontaci un po' i pezzi del nuovo album, di cosa parlano, come son cresciuti.
Matteo: il nuovo album è costituito da brani molto diversi uno dall'altro, alcuni più rock altri più orchestrali, con elementi sia elettronici che acustici...pensiamo di aver fatto veramente il massimo che potevamo nel concepire quest'album, siamo proprio soddisfatti del risultato.
Francesco: Days Before The Day ha avuto una lavorazione molto intensa e 'sentita' , la composizione dei brani ha occupato gran parte del tempo che ci separa dalla nostra ultima uscita, the boat e.p. del 2000... I pezzi hanno temi vari, spesso poco attinenti alla realtà, parlano piu' che altro di sensazioni e stati d'animo.

@:Nel pezzo "Spring To Downcomers" si manifesta una delle vostre caratteristiche secondo me più grandi che è quella di risolvere una abbozzata melodia che traballa su poche note in un'apertura quasi sinfonica dove la canzone si rivela in tutta la sua bellezza lasciandoti a bocca aperta con la voglia di cantare. La musica è emozione soprattutto?
Francesco: Credo di si, l'impatto emotivo è senza dubbio una componente fondamentale di un certo tipo di musica. Dal nostro punto di vista il coinvolgimento dell' ascoltatore è molto importante.

@:La scelta dell'inglese come lingua è stata cosciente o è venuto tutto naturale fin dagli inizi? Quando uscivano i vostri primi dischi la ridda di voci dei media dava per finalmente vincente la nostra madrelingua in campo musicale, salvo poi concedere gli onori della scena a Marlene Kuntz, Afterhours e CSI che rimangono comunque un caso "interno". La vostra è stata una tentazione di uscire dai confini nazionali oppure è l'unico sbocco linguistico efficace che concepite per la vostra musica?
Francesco: La scelta della lingua è avvenuta sin dagli inizi, anche se di scelta vera e propria non si è trattato...siamo istintivamente partiti così, senza calcoli o progetti di alcun tipo, e questo credo sia dipeso dal fatto di aver ascoltato piu' che altro musica cantata in inglese.Se questa decisione ha in seguito offerto la possibilita' di farci conoscere anche all'estero, bè, probabilmente è stata una buona scelta. La tentazione, se c'è stata, è stata quella di raggiungere piu' persone possibile, a prescindere dove esse siano, nel tentativo di fare della musica interessante.
Matteo: è comunque una scelta come un'altra... non credo sia così importante che le liriche siano in inglese piuttosto che in italiano, la qualità della musica è quello che ci interessa...a questo proposito vorrei dire che non disdegnamo affatto le band che cantano in italiano, anzi apprezziamo molto ad esempio i gruppi che hai citato soprattutto per il contributo importante che hanno dato nel corso degli anni alla musica indipendente italiana.

@:Che ne pensi delle collaborazioni incrociate tra gruppi?
Hai già prestato la voce ai Giardini di Mirò, stai registrando allo Yuppie Recording Studio il nuovo disco dei mitici Fuck, trovi che le collaborazioni creino nuovi stimoli?
Con chi ti piacerebbe collaborare in Italia o all'estero?

Matteo: quando ci sono situazioni che ci piacciono siamo molto inclini a collaborazioni.
Sia con i Giardini che con i Fuck è stato molto divertente e stimolante...mettere la testa fuori ogni tanto dal recinto aiuta a crescere e a rafforzare la scena musicale indipendente.
Lo faremo ancora quando ci saranno situazioni interessanti, per ora ci stiamo occupando di un remix per un gruppo inglese chiamato J Xaverre che uscirà per la label 'Memphis Industries' (già label di Blue States ed altri).

@:Ora che il disco nuovo è uscito farete un tour promozionale? Andrete anche all'estero? Quanto conta avere contatti con mostri sacri come la Rough Trade in termini di distribuzione?
Francesco: Si, la promozione di DBTD inizia subito con un breve tour Italiano a Marzo/Aprile e proseguira' in modo piu' estensivo il prossimo autunno. A Maggio invece, dopo che l'album sara' distribuito all'estero (esce, sempre per homesleep, il 14 Aprile), ci occuperemo dell'Europa: l'esordio sara' all' ICA di Londra il 2 Maggio, poi una ventina di date al nord europa. In estate cerchermo di dividerci tra l'italia ed il resto dell'europa.
Matteo: Rough trade si occupa delle edizioni di yuppie flu, e non è direttamente coinvolta con la distribuzione, ma senza dubbio fare parte del loro roaster porta parecchio lustro ed un grande aiuto soprattutto per la promozione in UK.

@: Un'ultima domanda, da deejay curioso: mi dai una playlist dei tuoi ascolti recenti?
Matteo: Daniel Johnston 'Fear Yourself', Flaming Lips 'Yoshimi..', Cat Power 'You Are Free'

Onga
Martini Bros