copertina editoriale  
 
 




.:: CODS/ sperochettustia::.
mexicat 2003

Una bella sorpresa per l' inizio del 2003 è stato il comparire di questo album, messo in circolo dalla Mexicat, creatura discografica creata dal Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo per produrre gruppi che il Gatto non riesce a farne a meno. Cods produssero 2 anni fa il primo disco uscito per Beware), dopo di che hanno trovato un po' di difficoltà a portare in stampa sperochettustia, disco in realtà registrato nello scorso anno. gli episodi del disco sono straordinari esempi di musica italiana passata al setaccio con altre musiche, che i Cods hanno esplorato in passato e tuttora; le canzoni sono in buona parte delle calde ballate, con testi ed atmosfere arrangiati in maniera esemplare: immergono la canzone popolare nostrana dentro sonorità avanzate (in certi passaggi si entra nel post rock), pur mantenendo un andatura pop. è un disco che potrebbe piacere a tanti, potrebbe superare il muro dei curiosi. canzoni come gatta, tubi, mellifluo o sperochettustia sono davvero splendide. verso le ultime tracce c’è una caduta di tensione, ma in realtà il tono generale rimane alto anche in queste parti. i testi sono racconti surreali che guidano in maniera inequivocabile l'ascolto del disco, in un paio di pezzi i testi sono a cura di stefano giaccone e saltatore toma.

mexicat records
via della repubblica 13
10051 avigliana (to)
www.gattociliegia.it/mexicat

fabio battistetti



.::NEST /Drifting::.
Urtovox 2002

I Nest sono la dimostrazione che dalla dal fu Gran Ducato non escono solo gruppi dark-wave-elettronica, infatti i toscani suonano rock, folk-rock come lo facevano e lo continuano a fare laggiù nella terra di Neil Young. In tempi come questi in cui molti gruppi con una predilezione per i tempi "slow" rubano soldi e tempo con dischi di una banalità a dir poco imbarazzante, "Drifting" potrebbe essere una boccata d'aria e non solo nel contesto italiano. I criticoni potrebbero affermare che i Nest non inventano nulla, ma il loro suono codeinico ha molto più spessore e "corazon" di molte band che viaggiano sulle stesse coordinate. Lenti senza risultare noiosi, melodici senza diventare patetici, tradizionalisti senza copiare pedissequamente e con pennellate di violoncello (correggetemi se sbaglio) e moog che sono la ciliegina sulla torta. "A perfect balance", "Strumentale", "Kids of Seattle": vere canzoni che si muovono mobide e candide come un fiocco di neve...ma è quando arriva la title-track "Drifting" che da qualche fiocco sparuto si arriva ad una vera e propria nevicata...bravi.

Ics


.::AA.VV./ Ghost town 13 songs from the lakes country::.
Ghost town records [Ghst 001]

Un’altra testimonianza intrisa di riferimenti geografici, la raccolta d’inediti di formazioni più o meno conosciute che ruotano attorno a quanto definita la terra dei laghi, i dintorni di Varese. Bartok (bellissima la loro iniziale “it’s so complicate to love you”), Midwest e Blend introducono band di minore fama qui raccolte nel tentativo di mettere in luce ancora una volta nuove alleanze da sole nate e congregate alla faccia del circuito più visibile e ordinario (non le sentirete certo su mtv…). E il tentativo piace, sa di raffinatezza e non da nausea da ripetitività come quanto troppo matematico, ha quel sapore country e campestre, libero e un po’ malinconico, che tanto si addice al titolo della raccolta. Buone sorprese fuori dal gruppo con Encode (Beth Gibbons che canta Arab Strap?), Hormiga (cinematiche dilatazioni tortoisiane), Enter K (malinconica new-wave dalla voce dolce e lontana) o Buio Omega (scure sussurrate ambientazioni post fortemente ancorate in una scia dal sapore forte di mogwai), …nomi che probabilmente vi dicono poco, ma meriterebbero qualcosa di più che una semplice autoproduzione.
La guida alla compilation territoriale sulla rotta di post? Ci porta allora da Livorno (vedi post? numero 4) a Varese (questo numero) orientando la bussola verso la prossima realtà localizzata, sorridendo per tutte quelle teste che piano piano si alzano, sornione e indipendenti. Un caldo benvenuto alla nascente Ghost town records, un bell’esordio, etichetta certamente da seguire nelle evoluzioni discografiche in chiave indipendente.

Al



.::A MODERN SAFARI::.
love boat 2002


le note che accompagnano questo primo disco del quartetto romano parlano di fuga: l'ascolto fa pensare alla distanza, ad un passato distante, questa è l'impressione.
a modern safari compare recentemente, in passato hanno avuto un'altra storia musicale sotto il nome di timebomb, a modern safari credo rappresenti una svolta definitiva, nell'evoluzione che questi musicisti hanno avuto in circa di 10 anni di attività, lasciano dietro canzoni hardcore, distorsori ed immagini forti, spiazzano chi li conosceva, e sono in grado di sorprendere.
il disco è diviso in 8 canzoni e viaggia lentamente tra ballate ed episodi più movimentati ed ha un doppio sapore: c'è qualcosa che non convince e qualcosa che invece mette voglia di riascoltarlo; non convince in certi tratti la registrazione, che è molto semplice, presumibilmente voluta per accentuare il senso di tranquillità che le tracce rilasciano; è piacevole riascoltare l'unica traccia strumentale (contemporary apples), così come i love the people ed ancor di più when we were astronauts e airport aesthetics. un disco che suona quasi senza tempo, distaccandosi da correnti musicali definite: fuga, distanza, tranquillità.

love boat records
casella postale 118
10064 pinerolo (to)
www.love-boat.org

fabio battistetti

 

 

   



.::Elle/ People are dancing in the a.m.::.
Utrovox/audioglobe

Come fa un’amante di Flaming Lips e Mercury Rev a non innamorarsi a prima vista di questo italianissimo disco? Non per sminuire la proposta con accostamenti esteri (ci starebbero forse anche i Notwist…), ma i nuovi Elle post abbandono dell’ex vocalist (vedi GoodMorningBoy…) si mettono a cantare in inglese dopo l’esperienza in italiano del primo disco, sfornando un album in cui l’elettronica dosata e usata come le spezie in cucina completa e impreziosisce un pugno di tracce che vanno da sentori beatlesiani ai citati Flaming Lips/Mercury Rev ispirati da quel gusto etereo/psichedelico/sospeso/space oriented.
People are dancing in the a.m. non è un disco italiano, ma è un disco che convince, parla un linguaggio universale. Per gli amanti dell’ indie pop/rock di stampo americano solo una parola: consigliatissimo!
Un plauso a Urtovox, dopo aver confezionato con l’uscita di Nest un’impronta precisa per le proprie produzioni, un altro passo in avanti con questo “Elle” in una direzione che a noi piace davvero.

Al



.::RUNI/ IPERCAPNIA IN CAPANNONE K::.
Wallace Records 2003

Per chi di voi avesse letto l'intervista a Mirko Spino sull'ultimo Succo Acido e avesse pensato: "quest'uomo è pazzo!", posso assicurarvi che non è completamente vero (o almeno non completamente!). L'ultimo cd dei RUNI "di immediatezza pop"?...beh rispetto allo standard delle uscite Wallace ciò forse è vero, come lo è anche il fatto che qualcosa di immediato e melodico nel gruppo lombardo si può trovare. I RUNI potrebbero inserirsi in quel mondo di devianza-demenza (per modo di dire) che è appartenuto a gruppi come i DEVO, gli ALICE DONUT ed ai BRAINIAC (e scusate se è poco). Oltre ad una certa deformazione ed "extravaganza"-poppy, i lombardi condividono con i gruppi citati in precedenza un sarcasmo ed un'ironia notevole (il cd è un "must" a partire dalle cartoline che lo accompagnano). Sinceramente preferivo "il cucchiaio infernale", che trovavo più easy-listening e più immediato anche se decisamente meno originale. I RUNI, sempre più persi nell'ambiguità di chi da genio rischia di passare per demente, questa volta non si sono posti freni...musica anni 80, sperimentazione, deformazione pop, punk, filastrocche, ritmi disco e puro delirio. Bizzarri, sconcertanti, irriverenti, ironici..e se Mirko avesse ragione? Se i RUNI conquistassero l'etere con hit aliene come "Non mi sei mai piaciuta"? Se Elvisio (l'incredibile manager dei RUNI) riuscisse a mettersi in contatto telepatico con le vostre teste?....nulla sarebbe più lo stesso!

Ics



.::CLETUS/Melba::.
cane andaluso 2002


Cletus è il nome non troppo definito di un gruppo di persone, Melba è la forma del loro primo lavro discografico. prima: a torino, nei sotteranei dei docks dora (ex area di magazzini, ora fulcro della vita notturna) si trovano a suonare 2 ragazzi una batteria ed una chitarra, esce dal sotteraneo un suono minimale che viene ascoltato da un altro scantinato dove un personaggio (20 20k) pratica suoni elettronici minimali anche lui.
il progetto si arrichisce così di strumenti digitali e cosa succede ? le parti analogiche entrano nei computer e ne escono in altra forma. melba raccoglie tutto questo e crea 12 canzoni nelle quali si intuisce questo passaggio che arrichisce enormemente le linee melodiche di chitarra ed i ritmi di batteria. è un disco strumentale, d'ascolto al 90%, giusto un paio di brani potrebbero suggerire evoluzioni ancor più elettroniche. melba ha una cura dei suoni incredibile, si inserisce in territori musicali vicini al post rock come all'indietronica, senza perdere il proprio carattere. cane andaluso, che ha prodotto il disco, ha reso del tutto verosimile il concetto di cletus (progetto aperto verso musica, immagini ed altre forme artistiche) con un layout grafico molto carino.

cane andaluso
c/o air studio
via teodosio 85
20131 milano

fabio battistetti



.::PIN PIN SUGAR/Latex duellos Megaplomb::.
Bar La Muerte 2003

duelli jazzistici applicati al rock ? questa è la domanda che può sintetizzare il primo album dei Pin Pin Sugar, trio math-jazzcore milanese; sintetizzano in 36 minuti (e tracce corrispondenti a 9 canzoni) tutto quello che si può provare con questo genere. l'impostazione dei brani è prevalentemente “rock” ritmata da duelli continui tra gli strumenti a corda ed il sax (suonato dall'ospite Jacopo Andreini). i brani scivolano via veloci e non si perdono quasi mai in parti più sperimentali, viaggiano su una linea consecutiva, quasi del tutta strumentale, eccetto tre episodi in cui compare la voce, ed è proprio in questi punti che viene fuori il ricordo di band come i brutopop (del primissimo periodo). il disco è prodotto da loro stessi (Megaplomb) e da Bar La Muerte, segna una nuova fase per il genere, visto il movimento di altri gruppi verso questa direzione (Demodè, Beberebozo, Vegetables ed ovviamente i più noti Zu).

Megaplomb
via s. margherita 119
20047 brugherio (mi)
http://www.megaplomb.com

fabio battistetti