MATURITA’ vs
URGENZA
:VEGAENDURO E G.I. JOE:
Ricordano a tratti Jon Spencer, che
ci ricordava a tratti gli Stones ma senza le rudezze delle
chitarre della Blues Explosion, questi Vegaenduro,
misteriosa formazione bresciana che esce per Urtovox.
L'attitudine è comunque sporca e caotica con grande
varietà di strumenti fuoriposto a disturbare il
naturale svolgersi dei pezzi, un calderone apparentemente
casuale che invece rivela una grande perizia e passione
per il rock psichedelico dei sixties. Non è dato
sapere chi siano, si sa che Giovanni "Micevice"
Ferrario ha prodotto l'album
e a dirla tutta l'influenza si sente soprattutto in alcune
sfumature velvetsiane e nel feeling generale dell'album.
Il duo d'apertura Pdw e Inwardly
e sixties rock sporcato con i fruscii delle chitarre con
in bella evidenza la melodia. Dizzy Feeling, terzo pezzo
dell’album è più tirato, una lezione
di rock’n’roll di grande classe con l’organo
di stampo doorsiano in sottofondo a ingrossare le trame
delle chitarre. Grandi refrain coinvolgenti e il solito
gioco di fraseggi di chitarra e ritornelli sono sempre
contornati da una grande varietà di suoni dove
gli strumenti, siano essi piano, tromba o sax, si incastrano
alla perfezione con il riff chitarristico che sostiene
alla grande i pezzi, sentire High Speed Flash un pezzo
da antologia del rock. Unica caduta Ash Blond Garden,
episodio un po’ fuoriposto col suo andamento un
po’ troppo wave. Un gran bel disco davvero.
Vengono da Conegliano (TV) i G.I.
Joe un duo basso/batteria del
quale vi ho raccontato le gesta live. Parte di quel furore
è stato registrato un anno fa in un loro omonimo
EP che purtroppo, a causa proprio della registrazione,
non gli rende giustizia. L’Ep parte di botto con
Licking Pussies un attacco al fulmicotone che fa da preludio
alla prima vera canzone, la rabbiosa The Last Wet Kiss,
che è un vero treno di giri di basso che rincorrono
le ritmiche della batteria e viceversa, il tutto ricoperto
da un cantato che a volte ricorda il Billy Corgan più
arrabbiato dei tempi di Siamese Dreams. Segue Love Made
Of Sound, che è un po’ più math rispetto
alle altre e ricorda un po’ GodHeadSilo e i Dianogah.
La successiva Torpedo Blues è più primusiana/crampsiana
nel suo incedere barcollante e ubriaco nelle linee di
basso e nell’incessante lavoro alla batteria di
Riccardo. La conclusiva #5 è un groviglio asincrono
che si risolve solo nella coda finale con la fuga del
treno…
Assolutamente d’obbligo tenere d’occhio le
prossime mosse.
Martini Bros

.::ES/ the Mistercervello LP::.
Fosbury Records/ audioglobe
Quello che lascia il disco degli ES non appena
termina l’ultima delle undici tracce del cd è
un senso di non definito, come guardare in un caleidoscopio,
un collage di suoni e situazioni musicali accostate con
casualità. Moog, corde acustiche, elettronica e
chitarre, più o meno distorte, voce in italiano
cantata che accresce il tutto nel modo indie che piace
a tanti (alle volte mi fa venire in mente Marco Parente),
sistemata con gusto e testa. Eppure il disco è
farcito della noncuranza già di RUNI e altri (anche
se per i RUNI questa è una caratteristica epidermica,
qui al contrario sembra forzata…), qualcosa di taglio
strettamente personale, naif, ma qualcosa che toglie alla
successione delle canzoni un filo rosso, un tratto distintivo,
una traccia da seguire. E’ alla fine difficile cogliere
una caratteristica ben precisa nel suono di ES: in una
parola sfuggente. Il buon vino deve spesso maturare, e
di buon vino trevigiano comunque si tratta, segno ne sono
ottime canzoni come la levigata “confortevole/azzurro
superiore”, la brevissima delicatezza di “Praline”
con il finale fantasma (ghost track nella traccia 3 e
non a fine disco?), la successiva “Endo” indie
rock strutturato, lo stralunato avanzare della strumentale
“Il diavolo probabilmente” e la profondità
viscerale di “Musicardiaca”.
Un buon disco per la generazione indie nostrana, soprattutto
se le vostre coordinate sono Gatto Ciliegia vs GF o i
Lo-Fi sucks prima della Suiteside, bella produzione della
novella Fosbury Records. Indie rock/indie pop che dir
si voglia, con i suoi pregi e i suoi difetti, naturalmente,
come ogni cosa del resto.
Al
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Featuring:Appaloosa/ Sogni Verticali/ Leben/ Monotorakiki/
Almayer/ Matilda/ Madcaps/ Azucena/ En Roco /Logan
Torna a grande richiesta
la fase due del piccolo catalogo che accoglie tutti quei
cd arrivati in redazione e che non hanno trovato spazio
sulle pagine di post per recensioni singole e copertine
(vedi post numero 3 per il precedente capitolo…).
In post le stroncature non le troverete, quello che viene
pubblicato è solo quello che in fondo ci piace, questa
la filosofia.

Iniziamo con gli Appaloosa, simpatici
giovanotti di Livorno, incontrati al “Cage”
sempre a Livorno, dove ci lasciarono loro demo autoprodotto
di tre pezzi (a proposito, sono loro che compaiono sulla
traccia 15 della compilation blucammello/cane Andaluso al
posto di Ultraviolet Makes me Sick vd. Num 4…). Davvero
impressionanti dal vivo più che su demo (anche se
stanno registrando un lp di sicuro maggior valore e qualità,
cd che aspettiamo con curiosità, scusate la rima…)
propongono un math-rock di radice Don Caballero. Spazio
a brani totalmente strumentali, a volte con formazione-trio
a due bassi e batteria, tecnici ma con gusto nell’arrangiare,
alternare il battere al sospendere. Da seguire, ne sentiremo
parlare (contatti: aloosappa@katamail.it).Un
po’ troppo Tortoisiani i veneti Sogni
verticali, che escono con cd autoprodotto distribuito
da Luna records e Alice dischi (quella
degli Sprinzi, ricordate?). Belli i suoni e anche la loro
scelta di non usare effetti per chitarra e basso, non originalissimo
il risultato visto anche l’alto numero di bands che
si dibattono nei confini del post-rock jazzoso (verissimo
è che i Tortoise, assieme ai Mogwai, hanno davvero
avuto un’influenza pesante qui da noi…), ma
cd degno di segnalazione, soprattutto quando affrontano
il tema jazz in maniera personale senza fare il verso a
band d’oltreoceano regalando momenti davvero gustosi.
Da seguire nei futuri sviluppi. (contatti: sogniverticali@experiment.it
).Più sorprendenti Leben,
(e)meriti sconosciuti lucani che sfornano un mini totalmente
autoprodotto veramente bello. Piace il taglio personale
pur trattando sonorità già care all’area
di Chicago. Colpiscono l’immediatezza di “3AM
Confession” e “Molly has Been Cured”,
canzoni semplici e pacifiche come luoghi sicuri in cui ritirarsi
impreziosite da piano, basso o fisarmonica lasciate andare
in mood lo-fi,. Li aspettiamo all’angolo quando usciranno
dal guscio per affrontare la produzione su lunga distanza.
(contatti: lebenband@hotmail.com
).Abbiamo il piacere di ascoltare Almayer
e Monotorakiki, gruppi gravitanti
attorno alla Raving Records ma per ora autoprodotti. I
primi condiscono di elettronica il classico canovaccio strumentale
pendente più verso il rock dalla partitura dispari
e difficile che verso l’avanguardia. Il
pericolo, in questi casi, è sempre il ritorno al
prog e ai suoi deliri d’onnipotenza. Pericolo che
non esiste per I secondi, che affrontano un rock’n’roll
garage slegato e grezzo, alla ODM per non andar distanti
dall’Italia (o se preferite JSBE!, man or astroman
etc etc…). Piacevoli (contatti: almayer2000@hotmail.com/monotorakiki@katamail.com
), anche se un po’ fuori tema qui esattamente come
i Logan (escono per Psychotica
records, già etichetta di Zero Tolerance for Silence).
Rock’n’roll contaminato cantato in inglese,
massiccio, fragoroso, pesante e macchinoso, poco arrangiato
e rifinito. L’effetto è quello di un rullo
compressore mischiato al delirio dei Birthday Party (almeno
per certe linee di basso impazzite). Da cercare ancora il
giusto appeal (contatti: psichic@psychoticarecords.com).
Tempo fa ci aveva stupito l’inserto di Enroco
all’interno del cd promozionale dell’etichetta
genovese/ligure Marsiglia Records (quella di Lo-fi sucks,
Port Royale, Cary Quant etc etc..). Meritano una produzione
in grande, lo stile è quello acustico impreziosito
dal bellissimo sostegno del violino su un tappeto di testi
in italiano, lingua che per la prima volta riesce a convincere
appieno, stupire e creare, grazie ad una voce calda e mai
fuori posto. Un po’ le ambientazioni della migliore
Consoli, la risposta italianissima al new acoustic movement
inglese? Noi lo speriamo, intanto cercatevi “Ci si
fermava il cuore” o “Neve!”, meritano
un intera giornata d’ascolto continuativo in repeat
(contatti: mat@marsigliarecords.it).
Arrivati anche i Matilda, che
escono con il loro “Algae” per la neonata Memorywaves,
piccola indielabel che distribuisce il loro lavoro nella
zona di Pordenone. Il duo costruisce un indie/pop/rock delicato
e fluttuante, giocato massicciamente sull’elettronica
e sul suono delle chitarre acustiche/classiche/ elettriche
effettate in vena musica italiana colta (con il rischio
sempre presente di volersi elevare troppo e non avere ali
sufficientemente robuste per farlo). Convincono più
quando si tratta di tessere delicate atmosfere che nelle
virate noisy e rock. Liriche in italiano poco attaccate
al tappeto musicale. C’è da chiedersi come
avrebbe suonato questo disco in inglese (contatti: matilda@mem.it).
Materiale un po’ datato quello di Azucena,
rock strumentale con impronta garage, impreziosito dall’uso
di un ottimo sax su una base rock. Peccato che la qualità
sia quella di un demo appena abbozzato e gli arrangiamenti
siano poco più di un tentativo, perché la
stoffa secondo noi c’è. Attenzione all’improvvisazione
finale dell’ultima traccia del promo, tutta in chiave
free-rock-jazz! (contatti: marculaz@libero.it
) Chiudiamo questa rassegna con Madcaps,
cd particolare e di valore arrivato qui da noi. Si tratta
di un progetto tra il teatrale e il musicale, lirico e iterativo,
raffinato e al tempo stesso tagliente, che suona come i
primi gruppi new wave italiani, i vari Litfiba e Diaframma
o giù di lì. Musica per installazioni, incrocio
fra teatro/arte/canzone, misteriosa, in quanto arrivata
senza uno stralcio di rassegna stampa, ma per questo ancora
più affascinante (per saperne di più: info@madcaps.it)
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