copertina editoriale  
 
 



.::Ronin ep::. rappresenta la prima puntata di un ennesimo progetto di Bruno Dorella (già con Wolfango, Bugo, Brusaschetto, Respite e Sick Dogs, e improvvisatore con OvO e Lava…) attuato insieme a musicisti che sicuramente hanno un grande senso dello spazio. Un progetto che potrebbe essere la controparte di OvO: là noise e improvvisazione, qua melodia e riflessione.
Le cinque tracce – tutte totalmente strumentali – si alternano tra gli spazi sconfinati evocati da ronin theme e la sua fuga storm reprise attraverso lentezze e suoni appartenenti a una certa tradizione “di frontiera” e l’intimismo di nada – con Dorella solo alla chitarra – traccia che segna il punto più alto di tutto il dischetto per intensità e senso di sopraffazione, insieme alla finale outro (che si spegne dopo pochi secondi, lasciandoci ansiosi di ascoltarne il seguito…). In mezzo a queste sta la straordinaria canzone d’amore moldava: miscuglio di fanfara balcanica e derive free in cui la fisarmonica sembra impazzire per l’ingresso di un sax salvo ritrovare con la sua uscita di nuovo la strada. Ne abbiamo parlato direttamente con Bruno:

A colloquio con Bruno Dorella, titolare dei RONIN, nonché boss dell’etichetta Bar La Muerte:

Come sono nati i pezzi di Ronin ep, da che esigenza?Il progetto è nato molto tempo fa, molto prima dell’uscita di questo ep, a fine 98 quando ancora suonavo nei Wolfango: ho iniziato a comporre questi pezzi molto tradizionali – che per me è una cosa strana, di solito faccio tutt’altro – con l’intenzione di fare una sorta di colonna sonora immaginaria; il progetto poi è rimasto nel cassetto per molti anni perché non trovavo i musicisti adatti…. nel momento in cui li ho trovati il progetto è partito ed è arrivato fin qua.

Sicuramente il suono di questo cd si discosta da quello che fai tu di solito. Ci sono due tracce solamente di chitarra, mentre nelle altre tre hanno un ruolo fondamentale anche gli altri strumenti: che ruolo hanno avuto, quindi, gli altri musicisti durante le registrazioni?Sono arrivato in studio con già in testa le mie parti di chitarra, molto chiare, mentre per quanto riguarda gli altri avevo un’idea del feeling che volevo ognuno apportasse, senza conoscere prima le loro partiture. Sono tutti musicisti molto bravi e non hanno avuto alcuna difficoltà a creare una parte adatta a quello che cercavo, esattamente quello…

A questo punto, dicci, chi sono questi musicisti e come li hai trovati?Jacopo Andreini – che ha registrato con noi l’ep e anche l’album, ma che dal vivo non potrà suonare per altri impegni - collabora con me da molti anni a 360 gradi: oltre a essere terzo membro degli Ovo, altro mio gruppo , appare in diverse vesti in almeno la metà dei cd di Bar La Muerte. Gli altri musicisti invece sono tutti del giro R.U.N.I. – che sono tra quelli che mi hanno aiutato di più da quando ho iniziato con questa pazzia dell’etichetta – sono amici che girano nella loro sala prove, suonano in un altro gruppo che si chiama Alba che fa più o meno la stessa musica di Ronin, forse solo un po’ meno triste e più danzereccia.

Cosa ci puoi dire sull’album di cui questo ep rappresenta un po’ il preludio?Volevamo fare come si usava una volta! Prima di far uscire l’album si usava fare un singolo in 7”… solo che oggi come oggi se lo sarebbero preso in pochi ed è quindi stato meglio far uscire un cd.
L’album è già pronto, manca solo un po’ di post-produzione e da registrare una delle due voci ospiti, visto che ci saranno due brani cantati da ospiti di riguardo…
…ospiti a sorpresa?Si tratta di Mae Starr dei Rollerball e Sara Lov dei Devics, manca ancora la parte vocale da Sara e qualche altro dettaglio. La cosa più importante che manca è l’etichetta per la produzione, visto lo sforzo economico non indifferente: mi piacerebbe quindi trovare un’etichetta che possa valorizzare (più di Bar La Muerte) il lavoro che è stato fatto.

Parlando con Bruno Dorella non possiamo non parlare anche della sua creatura BarLaMuerte, com’è iniziata quest’avventura?E’ iniziata quando ho finito di suonare con Wolfango, mi sono ritrovato a non avere più un gruppo con cui girare ma non avevo nessuna intenzione di mollare quella vita per cui ho voluto subito rilanciare alcuni progetti musicali che erano rimasti nel cassetto…la cosa positiva poi era che i Wolfango mi avevano lasciato nel cassetto un po’ di soldini dai tanti concerti che avevamo fatto in giro per l’Italia e da lì è nata la possibilità di far partire l’etichetta.
Poi però le cose non sono andate proprio come speravo - pensavo fosse molto più semplice! : ho detto con questi soldini facciamo i primi tre dischi e dopo si riuscirà a tirare avanti. All’inizio in realtà ho perso molto… comunque ora siamo arrivati al 23esimo disco e siamo ancora qui! Alcuni di questi hanno fatto successo, vedi Bugo, altri sono rimasti di nicchia ma spesso sono i miei preferiti, come le Allun o gli Ovo o Cristian Rainer: ascolti ben più difficili ma con cui credo l’etichetta si identifichi pienamente. Altri dischi invece li sponsorizzo solo per evitare che musicisti che stimo e che mi piacciono non vengano pubblicati. In questo senso la mia la reputo un etichetta un po’ sui generis, un etichetta in cui io, faccio uscire le mie cose da solo, senza dover bussare a nessun’altra porta. E senza pensare ad “allevare” i gruppi per poi venderli a qualche major. Finché potrò quindi, andrò avanti così…

Parlando di Bugo, invece, dopo il suo successo (inaspettato?) immagino che il suo catalogo su Bar La Muerte sia stato molto richiesto…Il suo successo, anche se di riflesso - visto che io non ho chiesto niente alla Universal per il suo ingaggio, il che mi sta facendo dare del pazzo da tutta Italia - sta tenendo in piedi la baracca di Bar La Muerte: i suoi due album e i singoli stanno vendendo molto ultimamente.

Quali sono le difficoltà maggiori nel gestire un’etichetta come la tua?Sono tante: innanzitutto la distribuzione. Già avere un distributore non è facile, in più spesso si crea un circolo vizioso per cui il disco di partenza vende poco, i negozianti lo richiedono poco al distributore, che non ci fa quindi un lavoro particolarmente accurato. Così la gente che cerca certi dischi spesso si lamenta perché ha difficoltà a trovarli nei negozi… Naturalmente questo discorso è legato alla poca disponibilità di fondi che le piccole etichette hanno per la promozione: sicuramente i miei lavori avrebbero una visibilità maggiore se potessi permettermi di mandare un migliaio di copie promozionali ai cosiddetti opinion makers o comprare degli spazi pubblicitari. E poi c’è anche un problema di personale: quasi tutte le etichette come la mia sono gestite da una sola persona e questo comporta il dover integrare il lavoro sull’etichetta con la propria vita e con gli altri impegni lavorativi, il non poter, in alcuni periodi dell’anno, seguire il lavoro come si dovrebbe: tanti piccoli problemi che fanno sì che le piccole etichette siano degli hobbies più che occupazioni a tempo pieno. Ciò non toglie che questi hobbies cerchiamo di coltivarli nel miglior modo possibile.

Danilo
   

.::LIVE::.

THREE SECOND KISS + LAUNDRETTE
Venerdì 14 febbraio Bologna, il Covo.

Aprono il set i Laundrette da Jesi, Ancona. Formazione ritoccata rispetto a quella del primo disco “concrete and glass” su freeland-gammapop records, con l’aggiunta di una seconda chitarra ad affiancare quella di Lucio Febo, il loro suono si presenta ora sotto una veste rinnovata, vicino ancora più di prima a certo slo-core di chiara derivazione codeinaiana: quelle improvvise impennate che avevano contraddistinto il recente passato della band marchigiana sono state livellate, gli angoli accuratamente smussati. Ne è uscito un suono fatto di incastri ritmici e soluzioni armoniche efficaci (l’aggiunta di Rino nella line-up si è dimostrata un passo ulteriore nell’ evoluzione artistica del gruppo) anche se a fine concerto si è fatta sentire forse la mancanza di un po’ di sana pacca, di quegli scatti che catturano l’attenzione, che fanno scuotere la testa al pubblico nel live set. Comunque il lavoro sotto c’è e si sente, il mestiere anche, e sono sicuro che il loro nuovo disco, in uscita per suiteside rec. renderà il giusto merito al talento di Laundrette, una delle prime band, in tempi non sospetti,a portare in Italia con ottimi risultati certo suono chitarristico d’oltreoceano tanto caro a una generazione di indie rockers.
Chi invece sembra un band americana a tutti gli effetti (magari con base fissa tra Louisville e Chicago) sono i Three Second Kiss da Bologna, alla prima uscita ufficiale dalla presentazione del loro nuovo cd “Music out of music”, per la Slowdime di Juan Carrera.
Qualche mese fa, in un concerto pomeridiano al de Stijl di Forlì avevo avuto modo di pregustare i nuovi brani: l’impressione che ne ricavai fu quella di trovarmi di fronte a un gruppo molto vicino al suo zenith creativo: una sezione ritmica perfetta, una chitarra impossibile a intessere continui ricami armonici, dissonanze, umori quasi free. Da rimanere a bocca aperta. Bene, questa sera al Covo i numerosi presenti hanno applaudito per due minuti dopo ogni brano, sedotti da una musica cerebrale ma allo stesso tempo caldissima, da quegli scatti nevrotici, da quel mood disincantato e deciso , esattamente come accadeva con Don Caballero e June Of ’44 dei tempi migliori. Viene snocciolata praticamente tutta la scaletta di “music out of music”: honey dew , gold star, her last hope blasted, concrete song, welcome appearance. Il drumming di Sergio Carlini è una macchina oliata alla perfezione -tra momenti ossessivi e decisamente math ed altri più dilatati-; perfettamente sincronizzato al basso pulsante di Massimo, si diverte a giocare con i fraseggi articolatissimi della sei corde di Lorenzo, indiscusso guitar-hero dei presenti, sulla bocca di tutti a fine serata. Non un secondo di noia, solo tanta, tanta classe. I brani vengono eseguiti con un controllo e una tecnica notevole, un vero spettacolo da vedere e da sentire (David Lenci dietro al mixer garantisce impatto a degli strumenti in stato di grazia). Vengono proposti anche metà dei pezzi del mini di 3 anni fa “Focal point” uno dei quali,……………viene eseguito nel bis che il pubblico bolognese richiede a gran voce a fine concerto, a dimostrazione di come si possa conquistare una platea senza bisogno di inutili ammiccamenti ( solo due parole, un grazie-arrivederci a fine concerto). Alla fine, me ne vado con un sorrisone di soddisfazione stampato in faccia- personalmente sentivo un po’ la mancanza di un concerto di questo livello-, ripromettendomi di seguire il più possibile le tappe del tour imminente di Three Second Kiss ,alcune delle quali , a fianco di Shipping News, si preannunciano sulla carta assolutamente imperdibili.

Luca m.
8mmrecords@katamail.com


SPRINZI+TO THE ANSAPHONE+ REDWORMS’FARM
Sabato 1 Marzo, Centro Sociale Pedro, Padova


Serata di presentazione dello split a tre in uscita per Dischi di Alice/ fooltribe records tra alcune delle realtà indie più interessanti della penisola: si alternano sul palco del Pedro Sprinzi da Pesaro, TotheAnsaphone da Firenze e Redworms’ farm da Padova.
I primi ad imbracciare gli strumenti sono gli Sprinzi. Vicinissimi a un indie-emo sound che trova padri putativi in Promise Ring ma direi soprattutto Van Pelt ( i primi due pezzi sembrano citare l’incipit di Sultans of sentiment), i cinque ragazzi marchigiani propongono un live-set breve ed asciutto, suonando compatti e precisi nonostante il forfait del bassista, affetto da influenza, sostituito last minute da Mara delle Black Candy. Il lavoro grosso lo fanno soprattutto le due chitarre, veramente affiatate, disegnando arpeggi strappalacrime ed esplosioni di suono sempre sotto controllo. Le linee vocali, scritte impeccabilmente -strizzando ancora una volta l’occhiolino al caro Chris Leo-, confermano lo spessore di Sprinzi, se non degli assoluti innovatori, degli onestissimi artigiani dell’emo-rock . Bravi.
Il gioco si fa più duro quando a salire sul palco sono gli attesissimi TotheAnsaphone da Firenze: il loro primo sette pollici uscito per la Heroine records di Forlì è stato un piccolo caso l’anno scorso, suscitando l’interesse e l’ammirazione sia da parte de più attenti estimatori di certo indie-rock e di certo hardcore evoluto, sia quello dei nostalgiconi new wave dell’ultima ora(e non solo). Ed è proprio una sintesi perfetta tra questi elementi che sta alla base del suono della band fiorentina, in perfetto tempismo con la riscoperta della primissima new-wave inglese, schizoide e deviata (wire, public image limited, gang of four e fall), che trova un caldissimo epicentro a S.Diego, città di band seminali come Vss, Swing kids e the Locust, nonché di etichette culto quali GSL, Gravity e 31G. Ma attenzione a non scambiare TotheAnsaphone per dei furbacchioni che cavalcano il trend del momento: fin dalle prime battute del live set il loro suono si impone con una personalità indiscutibile, dimostrando che ascolti ed influenze sono stati digeriti alla perfezione. Gli strumenti girano spesso e volentieri da un braccio all’altro, e rendono la proposta in scaletta veramente avvincente, tra momenti furiosi e affilatissimi e dilatazioni quasi free-form, come a voler riprendere fiato, tra un brano e l’altro. Post-punk all’ ennesima potenza, screzi vocali alla Lydon (periodo P.I.L), tastiere da modernariato corpose ma mai invadenti, sezione ritmica ossessiva e chitarre affilate come lame di rasoio: questo sono TotheAnsaphone, chiamateli a suonare dalle vostre parti e tenete le antenne alzate sulle loro prossime uscite, se la possono giocare alla pari con le più blasonate produzioni d’oltreoceano.
Chiudono la serata i bravissimi Redworms’ farm da Padova. Qui c’è poco da scoprire: irriducibili presenze dei palchi italiani, spesso a fianco delle più interessanti realtà d’oltreoceano (90 day men, el Guapo e Q and not You su tutti), i tre rednecks padovani hanno appena dato alle stampe un album bellissimo (Troncomorto ,Fooltribe records) e si preparano ad affrontare un lungo tour che li vedrà prima toccare lo zoccolo d’Italia e la Sicilia, poi salire fino alla Germania e all’ Olanda. Dal vivo, sempre impressionanti, le chitarre di Marco e Pierre innalzano un autentico wall of sound di melodia e distorsione, con frequenti stop and go al fulmicotone: la componente emotiva resta sempre ad altissimi livelli, unita ad un’energia che sembra vicina ai primissimi Fugazi, o a certi passaggi dei grandissimi Unwound, senza mai risultare comunque troppo derivativa. Gran botta davvero: fossero di Washington o dintorni sarebbero uno dei miei gruppi preferiti del catalogo Dischord, vedere per credere. Infine, complimenti d’obbligo per Alice e Fooltribe: concerto completamente gratuito, tre ottime band, clima delle grandi occasioni. Un’ idea intelligente da riproporre anche in futuro.


Luca M.
8mmrecords@katamail.com