…certo l’idea
del titolo era già venuta a qualcun altro e
qui viene solo riprodotta (non citeremo la fonte,
tanto tra webzine ci si intende…) per rifletterci
su. E’ bello pensare solo per qualche secondo
a come a volte quello che passa sotto il nome di indipendente
risenta dell’altrui gusto e del sentimiento
modaiolo più di quello che ogni giorno ci propina
MTV. Pensate solo a quanti nomi emergono come punte
d’iceberg dal circuito “indie”…davvero
pochi a dispetto dell’orizzontalità di
un terreno che risente meno del business a tutti i
costi, e non è questo un segno su come l’indipendenza
d’ascolto sia un utopia e spesso sopravvalutiamo
e spostiamo le nostre attenzioni come cabrones verso
“questo” o “quel” gruppo solo
perché ne ha parlato qualche giornale “indie”
(ma ce ne sono davvero al di fuori delle fanzine fatte
“de core”?) o perché fanno più
concerti e in locali più “in” rispetto
ad altre band?
…qui (tanto per ribadire il concetto, e per
far salire il nostro tasso di super-ego di antieroi
che in fondo siamo) questo problema non si pone:
Twig Infection, per un disco che meriterebbe
una major ma che effettivamente conoscono in pochi,
The Circle South che addirittura
non ha nemmeno un etichetta (per ora) alle spalle,
Pecksniff con il bel lo-fi
casalingo assemblato con due lire e Bartok
con un disco veramente difficile e introspettivo (se
questo è pop come dicono, è proprio
il pop che vogliamo sentire!!), lontano da compromessi
posh molto cari al tipico “indipendente a tutti
i costi”.
…ma basta blaterare,
sfogliatevi le pagine del numero 6 per capire chi
sono questi soliti ignoti, di materiale da approfondire
ce né fin troppo
hola
La redazione