copertina    
 
 




.::SUNSET:FALSE::.
[Slow noir rec 2003]

01.Anamude: New leaves
02.Anna Kashfi: Ash ballad
03.Arco: Waiting
04.Baptiste: Postcards(early demo)
05.Copenhagen: The divide
06.Deanna Varagona: Missing a friend
07.Harper Lee: Autumn
08.La Nuit Americaine: Fugue
09.Last Harbour: Serpents
10.Magic 12: Disconnected
11.Melmac: Crash
12.Repomen: Songs they never play on the radio
13.Saint Joan : Electric light shine on
14.Transmissionary Six: Sockeye
15.Workhouse: Housing estate


SLOW NOIR è una nuova etichetta indipendente nata in quel di Bologna, grazie alla mente di Christian Govoni aiutato in questa prima uscita da John Clarkson, uno dei manager di Pennyblack (www.pennyblack.com), webzine di vendita e di informazione nell'ambito della musica indipendente.
E' di uscita imminente (ad Agosto) questa bellissima compilation dal titolo “sunset:false”. Raccoglierà delle tracce inedite di diversi artisti provenienti per la maggior parte dall'Inghilterra e alcuni d'oltreoceano,e con l'unica presenza italiana dei “la nuit americaine”,gruppo bolognese che si basa su un progetto dello stesso Christian Govoni, che spero di ospitare a breve tra le pagine di post?
Sono diverse le voci femminili che ci vengono presentate, come Denna Varagona, che ha militato tra le fila dei Lambchop o Anna Kashfi che viene accompagnata da una viola e che ci ricorda gli Sparklehorse...sarebbe inutile passare in rassegna tutti i gruppi presenti: 15 personaggi per 15 brani realizzati con cura e passione, con tutta la libertà che la produzione indipendente offre.
Davvero una bella sorpresa questa neonata etichetta che spero si faccia risentire presto, magari con una nuova compilation con qualche gruppo italiano in più; cercando sotto le macerie, c'è del buono anche dalle nostre parti!
contatti:info@slownoir.com - www.slownoir.com

ho fatto qualche breve domanda a Christian che ci illustra meglio questo nuovo progetto...
cosa ti ha spinto ad aprire una etichetta indipendente?
In principio l'idea era di autoprodurre la mia musica, ora quell'idea va di pari passo con il desiderio di creare un progetto nel quale si possano identificare diverse realtà. Sarebbe grandioso se tra qualche anno, ascoltando un cd, le persone capissero immediatamente che si tratta di una produzione Slow Noir.

come mai hai scelto soltanto gruppi starnieri?
In questi ultimi tre anni ho avuto contatti esclusivamente con l'estero, Inghilterra e Francia, attraverso le uscite discografiche del mio progetto musicale. Non conosco molto la realtà indipendente italiana, sinceramente non avrei saputo chi contattare. Se in futuro mi capiterà di ascoltare gruppi italiani per me interessanti, sarò ben lieto di collaborare con loro. Non ho pregiudizi, almeno in ambito musicale.

come hai fatto a conoscerli?li hai contattati tu direttamente?
La maggior parte dei gruppi li ho contattati personalmente.Si tratta di bands che hanno realizzato singoli ed ep's per le stesse etichette con cui ho collaborato in passato, così ho avuto modo di conoscerle ed apprezzarle. I restanti gruppi sono stati scelti dalle due persone che hanno prodotto insieme a me questa compilation.

non pensi che in italia ci siano gruppi altrettanto validi?
Premesso che i Massimo Volume sono tra i miei cinque gruppi preferiti di sempre, come ho già detto non conosco bene la realtà italiana. Sono sicuro ci siano gruppi altrettanto validi, anche se devo ammettere che, per quel poco che ho sentito, ho sempre avuto l'impressione che ci fosse una tendenza eccessiva a seguire le 'mode' lanciate dall'Inghilterra o dagli Stati Uniti. Senza fare nomi, ma un gruppo che nel corso di pochi anni passa da un sound che ricorda quello degli Schellac, poi quello dei Mogwai, per finire con quello dei Godspeed...devo ammettere che mi lascia un pò perplesso. Con tutto che nessuno dei gruppi appena citati ha mai destato in me un qualche interesse. Credo che parte della responsabilità di questo stia nell'atteggiamento negativo di molte riviste musicali 'indipendenti', che preferiscono recensire a dare risalto ad una qualsiasi cazzata americana o inglese piuttosto che a dignitose produzioni italiane. Le pagine dei demo sono poi la cosa più triste che ci possa essere. Quando mi hai scritto che non eri sicuro di poter inserire la presentazione della mia etichetta perchè lo scopo della fanzine è quello di promuovere esclusivamente musica italiana, per un attimo ho creduto mi prendessi per il culo; poi ho pensato che se altri, anche pochi, seguissero il tuo esempio,forse le cose andrebbero un pò meglio.

quante copie hai stampato della compilation?
La compilation ha una tiratura iniziale di 1000 copie, ma spero di trovarmi presto 'costretto' a rispedire il master alla Aster di San Marino. Il prezzo del cd è 10 euro, spedizione inclusa, e può essere acquistato direttamente sul sito www.slownoir.com

come nasce la tua collaborazione con pennyblackmusic?
John Clarkson, co-fondatore ed editore della Pennyblackmusic, ha avuto, fin dall'inizio, una grande ammirazione per la mia musica. Dopo due anni di rapporto via mail, durante il quale sono emersi passioni musicali comuni e stima reciproca, abbiamo deciso di lanciarci in questa nuova esperienza. I suoi impegni non gli permetteranno di andare oltre questa prima uscita -non che abbia fatto molto,in realtà-, ma la collaborazione tra Slow Noir e Pennyblackmusic andrà comunque avanti nel tempo.

ju

 

   

 

Altri materiali fase 3
Featuring: Margaret/ Stati di Angoscia/ Uzzolo/ Flap / Lillayel/ Alto-fragile/ particular Carry Mods/


Ok, terzo appuntamento per noi, e una carrellata di quello che ha fatto drizzare le orecchie alla redazione fuori dalle recensioni che avete letto nelle altre pagine.
Un primo sguardo alla musica di
Margaret, in un ep/promo registrato nel 2003 e mixato da quello “sconosciuto” di Amaury Cambuzat…Quattro i pezzi di “flashback ep”, che suonano duri e d’impatto, melodie Marleniane (e chi non si è perso per quelle strade in Italia?) disegnate su concreti sfondi rock dal gusto retrò (il bel retrò degli anni ottanta italici, ricordate Diaframma & Co?) ma calibrati su un muro di suono distorto di mano francese (e qui la mano di Amaury si sente davvero…). Un buon ascolto, suoni davvero originali, soprattutto nei momenti più distorti, anche se la voce rimanda troppo ad altro, forse con un po’ più di coraggio e ricerca risulterebbero più gustosi di quanto sono, intanto il tour che stanno facendo con Ulan Bator sicuramente non fa male!!! (contatti: www.margaret.it). Stati di Angoscia, dal freddo del Trentino (che inizio idiota…), sarrebbe certo una band che mi farebbe gridare al miracolo se già non avessi sentito Birthday Party, Bauhaus e il vecchio Cave degli esordi, con le sue contorsioni e i suoi tormenti. "Simple instructions to let your dead bird fly" è comunque cd degno di segnalazione, per chi ha amato il lato oscuro di molti gruppi di new wave e non solo, che, ripeto, si ascolta decisamente meglio avendo fatto tabula rasa dei propri ascolti prima di inserire il cd nel lettore, ma che comunque va dritto al messaggio che vuole comunicare. Disco maturo con forte retrogusto di inquietudine. Per gli appassionati. (contatti: statidiangoscia@hotmail.com). Più originali certamente Uzzolo, trio classico scarno chitarrabassobatteria del mantovano, che propongono in “Chi è Neruda?” un rock storto cantato in Italiano (anche se un testo è in un francese molto azzeccato..). L’appassionato lettore di Post? potrebbe trovare questa autoproduzione vicina a Lumiere Electrique (vedi Post? Numero 1) come intenzione, sicuramente molto distante nel suono, qui più denso di distorsioni Marshall poco calde e più tagliente, meno mittel-europeo e sicuramente meno variegato nelle soluzioni e nell’incisione. Per chi vede nel Post-rock (o forse in questo caso un rock un po’ più strano del solito?) il cimento su riff, saliscendi, stop, tempi dispari e inseguimenti…sconsigliato per chi sogna immagini filmiche di Pink Floyd a braccetto con Calexico. (contatti: http://www.uzzolo.it). Flap è il nome di un terzetto veneto dalla formazione classica chitarra/basso/batteria. Il cd promo lungo (11 tracce) si muove all’interno di un viaggio dai confini poco rifiniti da jam all’interno di un mood strumentale dalle intenzioni aperte. Difficile emergere dal microcosmo di gruppi senza un vero tratto distintivo, particolare, un forte potere evocativo, la capacità di emozionare, di legare l’ascoltatore. Probabilmente ascoltare i Votiva Lux renderebbe più chiara la direzione ai Flap, ovvero suonare non solo per il gusto di farlo (contatti: filippo0347@hotmail.com). Lyllayel urlano dai territori del post-punk, fisici, tecnici, musicisti in allenamento sui classici cambi inaspettati propri di questo genere, ma davvero è difficile capire in che lingua i lamenti dei tre pisani si levino verso il cielo (e il titolo “the way we reached the high-tech” suona davvero ironico…) e se le svolte all’interno dei brani abbiano davvero un genuino senso. Come leggiamo dalle note, il cd fu inciso in formazione a quattro, con ancora la partecipazione della voce, che è stata attualmente abbandonata (difficoltà a trovare una comune direzione?). Le ultime tre tracce sono anticipazioni della nuova formazione a trio, che a mesi dovrebbe esordire in un lp intero. Cambiamenti all’orizzonte? Schiarire il tutto è obbligo, almeno da poter darvi maggiori indizi a proposito, perché le premesse per fare bene ci sono tutte…(contatti: lillayell2002@tin.it). Alto fragile suonano un rock dalle cadenze vocali Afterhours (e qui il rimando sempre ai soliti Agnelli o Godano di turno vi sembrerà monotono, ma è effettivamente così: sembra impossibile ai gruppi staccarsi da certi stili comodi e collaudati…). Anche se non ottimamente registrato, il quartetto rock ha davvero un bel suono, un bell’assieme, niente di nuovo sotto il sole, ma traspare la voglia e l’anima, buon auspicio per progetti futuri che, se dovessimo consigliare, ci aspettiamo ugualmente creativi ma meno derivativi. Davvero, per emergere, l’originalità è essenziale, altrimenti si corre il rischio di essere sempre in ritardo sui tempi, anche se, sinceri, preferiremmo loro in televisione al posto dei Nucleo… (contatti: alto_fragile@infinito.it). Particular Carry Mods, ci lanciano in un sintetico fragore, la traccia di apertura si chiama proprio Sinthetic pleasures, anche se proprio di piacere non stiamo parlando, soprattutto nelle voci urlate/vomitate tanto care al neu-metal o giù di lì. L’elettronica (soprattutto dal punto di vista ritmico), spesso sporca, a sospendere e confondere i tessuti ossessivi di partiture di basso e chitarre ultradistorte, limbi, voci parlate ad accompagnare sogni industriali di mondi meccanici, ripetuti in loop, futuristici. Scene da una metropolis confusa e paranoica per un cd molto power per i nostri gusti, pure troppo, ma che potremmo davvero consigliare, un ascolto diverso dal solito per una volta, magari leggermente fuori tema qui ma affascinante e ben riuscito... (contatti: gelugt@tin.it).