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Festival in edizione ridotta
quello organizzato quest’ anno dai ragazzi di Fooltribe,
scazzi burocratici con le amministrazioni locali hanno fatto
sì che la consueta tre giorni di concerti e lambrusco
venisse dirottata da S.Martino in Spino alla piana (che
più piana non si può) di Finale Emilia, distribuendola
in due serate (Disco Drive e Perturbazione al sabato, Redworms’
farm e Giardini di Mirò il lunedì) e una giornata
intera, quella della domenica.
Se le grandi assenti sono state le valli, per quanto riguarda
la musica chi, come me, ha avuto modo di assistere ai concerti
della domenica non può certo lamentarsi di essere
rimasto a bocca asciutta.
Ecco una breve sintesi di quanto visto nel corso del lungo
pomeriggio di Finale Emilia.
I primi a salire sul palco sono i Marla, da Modena. Post-rock
strumentale energico e ben suonato caro a formazioni quali
Mogwai ed Explosion in the sky. Pur muovendosi su traiettorie
battute e ribattute, riescono a trovare soluzioni interessanti
e dal vivo sono proprio niente male, bravi.
Seconda band in programma sono gli Altro. Premetto che ho
un debole per il trio pesarese, quindi forse sarò
di parte, ma penso che il loro live set sia stato un dei
momenti più intensi di tutta la giornata. Scaletta
composta interamente da brani inediti, tesi e incredibilmente
emozionali, suoni al solito ridotti all’ osso e compatti
come mai li avevo sentiti prima. Se queste sono le premesse
spero solo che il loro prossimo album li consacri definitivamente
“kings of Italian underground pop”.
Freschi di uscita discografica sono invece i bolognesi Settlefish:
il loro Dance a while, upset è appena stato pubblicato
dalla prolifica Deep Elm records, etichetta di Charlotte
punto di riferimento per un’ intera generazione di
emo-rockers (Applesed Cast, Desert City Soundtrack…).
Dal vivo mantengono ampiamente le ottime aspettative del
disco, suonando compatti e precisi nonostante non sia esattamente
facile trasmettere emozioni e brividi a un pubblico cotto
sotto i 40 gradi del tendone del Solidarock: non proprio
un’ ottima accoglienza, peccato.
Neri come la pece i catanesi Spriggan: prestando fede al
suono che ha fatto la fortuna della loro città natale,
ci danno giù duro di riffettoni squadrati e dissonanze
taglienti come lame: cupissimo noise rock tra Uzeda e U.S.
Maple.
E’ il turno dei Faun Fables. Unico gruppo straniero
di quest’ ultima edizione del festival, i due americani
propongono un folk sghembo e schizoide, immaginatevi una
versione busker dei Violent Femmes. Partono bene, suscitando
la curiosità dei presenti, ma purtroppo la loro esibizione
perde di verve col passare dei minuti, e il loro show alla
lunga risulta essere un po’ pallosetto, anche se nel
complesso originale.
Non mi hanno detto nulla di particolare gli Aidoru, da Cesena:
fautori di un rockettone fin troppo massiccio e monocorde,
mi sono sembrati poco definiti, ne’ particolarmente
originali.
Ero molto curioso, invece, di vedere che cosa combinavano
dal vivo i romani Buzzer P. Il loro cd d’ esordio,
waiting for a major,non era affatto niente male, tra Trumans
Water e pop obliquissimo. Dal vivo non li ho molto capiti,
alcuni momenti erano senza dubbio avvincenti, specie quando
sceglievano la via del pezzo danzereccio, o della marcetta
demential-pop, altre cose mi sono sembrate un po’
pesantucce e ripetitive, ma rinvio un giudizio più
dettagliato alla prossima occasione.
Grandissimi gli Ovo, progetto dell’ ex Wolfango (nonchè
capoccia di Bar la Muerte) Bruno Dorella e di Stefania Pedretti
delle Allun. Puro chaos-core teatralissimo e viscerale,
vicino per attitudine ed estetica a certe cose Skin Graft
(mi viene in mente Zeek Sheck, Flossie and the Unicorns…).
L’ improvvisazione la fa da padrona , mentre la strumentazione
–chitarra, batteria e gingilli vari- viene torturata
con un piglio decisamente punk-rock, che alla fine mi aggrada
molto. Un gioiellino-mostriciattolo di creatività
e buon gusto. Tenetene conto per i vostri prossimi parties
di Halloween.
Strana cornice, invece per The Death of Anna Karina, esponenti
di un panorama sommerso di gruppi italiani con le lancette
dell’orologio sincronizzate al fuso orario americano
(vedi To the Ansaphone, o i grandisssimi With Love), perfettamente
al corrente dello spirito nuovo che aleggia nel florido
sottobosco statunitense (non solo Chicago, please…).
Quello che propongono è una miscela esplosiva di
forme post-core (death’n’roll?) che ha reso
grandi bands come Swing Kids, Blood Brothers ma soprattutto
-visto i forti richiami goth e wave evocati dall’
uso massiccio di tastiere- Song of Zarthustra. Detto questo:
concerto teso e devastante, senza la benché minima
caduta di stile. Ottimi.
Anche Jasminshock mi hanno fatto una buona impressione.
Pur tenendo fede a quell’ asse immaginario che congiunge
Catania a Chicago, il gruppo siciliano mi piace perché
ha un piglio decisamente rock’n’roll, i pezzi
sono brevi e tirati, mai eccessivamente squadrati o appesantiti
da una ritmica troppo ossessiva. La voce femminile snellisce
ulteriormente il tutto ed aggiunge un bel po’ di appeal,
cosa che non guasta mai.
E finalmente Infranti: gruppo storico del panorama alternativo
italiano, li vedevo dal vivo dopo chissà quanto tempo
(ultimo tour italiano degli Shellac, forse.). Che dire,
ottimi come sempre: i nuovi pezzi sono meravigliosi e quelli
vecchi -contenuti in quel disco fondamentale che fu il loro
12” su Halley- sono ferite ancora aperte a distanza
di anni. Eccovi il nuovo rock italiano, guys.
Serata di grazia anche per To the Ansaphone, perfetta fotografia
di un gruppo colto nel suo zenith creativo. New-new wave,
punk funkettoni assortirti, delay appalla e voce come sempre
disperata. Peccato per il forfait dell’ inseparabile
uomo-luci, ci si stava già preparando a una piccola
death-disco night.
I Cut hanno dimostrato di essere senza ombra di dubbio una
delle migliori realtà rock’n’ roll della
nostra penisola e non solo. Rimasti power-trio dopo la dipartita
di Elena alla voce, i bolognesi hanno raggiunto un’
ottimo affiatamento anche in formazione ridotta, aprendo
anzi il loro sound alla influenze oscure di band culto quali
gun club e dead boys, con rimandi soul e wave. Dal vivo
veramente fenomenali. Imminente prossimo lavoro su Gammapop
records.
Mi sono piaciuti molto anche Runi: avevo già avuto
modo di apprezzare su disco la loro new wave sgangheratissima,
e dal vivo hanno soddisfatto le mie aspettative, non annoiando
un solo minuto. Divertenti e intelligentemente dementi.
A chiudere le danze ci pensano Three second kiss: al solito,
ineccepibili. Rimando commenti e considerazioni allo scorso
numero di Post.
Luca M.
8mmrecords@katamail.com
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.::Slim/Tonic::.
[Eclectic Circus 2003]
Nel precedente Landing
on Venus – accolto dalla stampa specializzata in
rock’n’roll e garage come un piccolo diamante
grezzo – gli Slim avevano illustrato con una non
comune attitudine naif tutte le loro influenze e i germi
del loro linguaggio musicale. Questo Tonic – pur
con tutti i suoi limiti - è il degno successore
di quel dischetto, certo secondario nella produzione discografica
nazionale, ma tutto sommato fresco e ben confezionato.
Ma se in Landing on Venus c’erano germi, in Tonic
ci sono canzoni (alcune sorridenti e luminose, altre più
acide e leggermente stradaiole) e il gruppo pare aver
raggiunto una consapevolezza tale nell’affrontare
la scrittura dei pezzi (che non trapelava nella precedente
prova) da potersi permettere anche l’inserimento
di chicche sonore che fanno molto dancefloor.
Se non fosse che il gruppo è talmente innamorato
di certi suoni in bilico tra il lo-fi (traccia 9), il
punk-n-roll newyorkese ( traccia 4: una Blues Explosion
certo meno abrasiva e destabilizzante) e il surf-rock
(traccia 11: dei Man or Astroman da spiaggia) che l’indiscutibile
genuinità con cui imbracciano gli strumenti non
basta a distoglierci dalla loro tendenza ad apparire derivativi
e sufficientemente pieni di timore reverenziale verso
i propri ascolti. Osando di più e spingendo l’asse
del proprio linguaggio almeno un po’ più
avanti si riuscirebbe davvero a convincere il pubblico
affezionato al verbo rock’n’roll e ad eludere
un’unica pericolosa domanda che suona più
o meno così: “perché ascoltare un
gruppo come gli Slim quando posso ascoltare gli originali?”
contatti:
eclectic circus records
p.o. box 9
20099 sesto san giovanni (MI)
338-3520230
info@eclectic-circus.com
www.eclectic-circus.com
marianna

.::A Short Apnea/An indigo ballads::.
[wallace rec 2000]
due tracce soltanto per questo
live stampato in edizione limitata: una da 23min contenente
la ballata color indaco e l'altra di 35sec di soli applausi,
meritati naturalmente.
Si tratta di un live di organi, table guitar ed effetti
tenuto in una galleria d'arte a legnano nell' ottobre
2000, registrato con la Magister Mobile Studio, senza
l'ombra di sovraincisioni o tagli da studio.
La bellisima e curata confezione in digipack color indaco
realizzata dall'instancabile Mirko Spino (che ne firma
naturalmente anche la produzione con la sua Wallace rec),
ci regala questa “an indigo ballads” che viaggia
in coppia con "five greeny stages", che raccoglie
invece 5 diversi concerti mixati insieme in un unico brano.
La classica formazione composta da Paolo Cantù,
Xabier Iriondo e Fabio Magistrali ci dimostra come dal
vivo sia possibile fotografare momenti, difficilmente
riproducibili in altre occasioni, senza annoiare e ripetersi;
come si può riuscire a costruire e a sviluppare
un percorso musicale mischiando suoni apparentemente lontani
tra loro, il tutto condito con una altissima percentuale
di buon gusto e capacità.
contatti:
c/o Paolo Cantù
Via Roma 8, 22050 LOMAGNA (LC) Italy
Tel/Fax +39 039 5301926
ashortapnea@wallacerecords.com
www.wallacerecords.com
ju
v. Moro 13
19020 Prati (SP)
Italy.
http://web.tiscali.it/ouzel
ouzel@libero.it
Giugno 2003.
Ouzel Records nasce nel 1998 come ‘tape-label’,
e tramite una fitta rete di scambi e collaborazioni, passando
per una lunga serie di uscite su CDr, è arrivata
all’esordio su CD stampato nel marzo 2002, con la
compilation “You Cannot Hold DIY – It Is An
Adjective”, alla quale hanno partecipato sia i gruppi
dell’etichetta (Morose, ONQ, The Colours Seen From
Behind…), sia gruppi esterni che hanno in qualche
modo a che fare con noi: June of 44, Lo-fi Sucks!, Milaus,
Minmae, Klimperei, Jumpin’ Cherries, Zen Circus,
Prague, Ian Simpson, Luke, e molti altri ancora. Il lavoro
è attualmente distribuito in 5 nazioni, ed è
stato ottimamente recensito sia in Italia che all’estero.
Serie
miniCDr 3”:
La serie di miniCDr (da 8 cm di diametro, tutti
con copertine a colori) inizia nel febbraio 2003, e si
sviluppa in parallelo alla serie di CD stampati:
BUGO
/ ONQ :
4 brani: Bugo partecipa con “Cancellami” (remake
di “Reset” degli ONQ, contenuto nel CD “The
Supreme Weight”, Ouzel Records), e ONQ con “Paranoia”
(remake dell’omonimo pezzo di BUGO contenuto in
“La Prima Gratta”, Bar La Muerte / Snowdonia),
+ le due versioni originali. Ulteriori informazioni: www.iomibugo.tk
e www.mp3.com/onq.
DEREK
DE PRATOR “from the hit motion picture” :
Interessantissimo songwriter di Cleveland – Ohio
– USA, innamorato di Palace Brothers, Daniel Johnston,
Songs:Ohia. Tra i suoi precedenti lavori sono da segnalare
“I Know Who Jandek Is” e “Across The
Country” (rispettivamente per le etichette Semi
Roar – Giappone - ed Eleet Tapes – USA) e
le collaborazioni con Dhyana Records (Germania) e Black
Bean & Placenta (USA).
VALERIO
SARTORI :
Le nove tracce contenute in questo primo lavoro di Valerio
Sartori sono una selezione degli innumerevoli pezzi che
il nostro ha registrato in casa con il suo vecchio 8 piste
a bobine. Arpeggi di chitarra, effetti, e le molte tracce
dedicate alle voci sono gli elementi caratterizzanti della
sua produzione. E’ la prima (e finora unica) uscita
Ouzel con testi in lingua italiana.
MOUSE
AND SEQUENCERS “the photographer” :
Casiotones, elettronica povera, campionamenti, e una chitarra:
si tratta del progetto del siciliano Nicola Giunta, che
in quest’occasione presenta sette nuovi “bozzetti”
(o “scene”, o “fotografie”), della
durata media di due minuti e mezzo, tra toy-music e pop
a bassa fedeltà. In copertina: le bellisime fotografie
di N!c0 (Milktoast) e Jummah (Ultraviolet Makes Me Sick).
LO-FI
SUCKS! :
Materiale appositamente registrato per la prima collaborazione
discografica che vede affiancate Ouzel Records e Marsiglia.
Data di uscita: 27 giugno @ CROCK FESTIVAL, Cremona. Per
ora, rimane una sorpresa.
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