
ENTER:ENT
Gli ENT si sono formati nell’inverno del 2000.
Gli ENT vengono da Belluno.
Gli ENT sono un gruppo che fa musica elettronica associata
a proiezioni video.
Gli ENT sono Emanuele, Michele e Davide: i primi due fanno
musica, l’altro fa i video.
Gli ENT creano suggestioni audiovisive.
Gli ENT distruggono i suoni che trovano per ricrearne
di nuovi.
Gli ENT mischiano suoni di veri strumenti, computers e
synths.
Gli ENT usano foto, video, disegni per farle entrare in
simbiosi con la musica.
Gli ENT studiano l’interazione tra suoni elettronici
e suoni acustici, tra il rumore e le sue sfumature.
Gli ENT mettono sullo stesso piano suono e immagine.
Gli ENT fanno musica pop.
Gli ENT fanno improvvisazione.
Gli ENT improvvisano musica pop.
Gli ENT improvvisano visioni di musica pop.
Gli ENT hanno pubblicato due EP, l’omonimo del 2001
e Cohai del 2002.
Gli ENT hanno disseminato mp3 sui siti di Fat-Cat , T’um,
Homeavantgarde, Quantize.
Gli ENT hanno pubblicato un pezzo su una compilation della
Ojo De Apolo Records (Cile).
Gli ENT hanno pubblicato un pezzo su una compilation della
Under My Bed Record (italia/UK).
Gli ENT hanno suonato dal vivo al Batofar di Parigi per
il festival "Batofar Cerche l'Italie".
Gli ENT stanno per pubblicare nuovi pezzi su una compilation
giapponese della Saag Records.
Gli ENT stanno per pubblicare nuovi pezzi su una compilation
italiana della Quantize Records.
Gli ENT sono una delle realtà della musica elettronica
più interessanti che ci siano in giro.
Gli ENT sono a www.ent-love.org
EXIT:ENT
ENTervista:
@: Come e quando nasce ENT? Che
significato ha il vostro nome?
Il nome è tratto dal signore degli anelli di di
JRR Tolkien.
Nell’inverno del 2000 avevamo realizzato alcune
tracce per un primo demo e al momento di fare la copertina
ci siamo trovati nel panico per via del nome… cosa
scegliere? Nei mesi precedenti avevamo suonato senza porci
nessun problema sul nome … anzi il suonare senza
una precisa identità era una cosa della quale ci
sentivamo entusiasti. … così all’ultimo
momento abbiamo scelto ENT, ci piace la parte dell’appendice
dove Tolkien descrive queste creature.
@:
Qual era il vostro intento, arrivando alcuni di voi dalla
scena pop?
Con questa domanda penso tu ti riferisca alle precedenti
esperienze musicali di Michele… ma ENT è
l’unione di diverse esperienze musicali (infatti
Emanuele viene dall’H-C) e anche non musicali per
il fatto stesso che assieme alla musica cerchiamo di portare
avanti anche l’aspetto dei video. Al di là
di tutto questo l’intento era ed è di creare
qualcosa che ci piaccia e ci diverta.
@:
A chi vi ispirate? Ditemi il nome di un artista importante
per voi quando avete iniziato, e uno di ora che siete
anche voi "dentro" alla cosa.
Ogni disco nuovo che ci piace lascia innegabilmente un
qualcosa nella nostra musica… da qualche tempo a
questa parte comunque molti artisti che ci appassionano
ci ispirano anche per l’attitudine oltre che per
la musica che fanno, ci viene in mente l’ecclettismo
con il quale Otomo Yoshihide passa dal fare un album jazz
a dischi noise pesantissimo…oppure i Radiohead che
col tempo si sono trasformati da gruppetto britpop a una
delle band più originali e contaminate di questi
ultimi anni.
Gli artisti sicuramente più importanti per il nostro
inizio come ENT sono stati gli Autechre e Fennesz, senza
alcun dubbio…. Per l’artista di adesso boh?
In verità ora ascoltiamo ognuno cose diversissime
e anche se ci passiamo spesso e volentieri titoli e dischi
abbiamo preferenze quasi opposte; aldilà di tutto
non ci sentiamo affatto “dentro” come dici
tu, è inutile negare che siamo riusciti a far girare
un po’ qua e la il nostro nome …. ma tra la
nostra situazione e quella di chi ha un disco prodotto
da un’etichetta c’è ancora un bel po’
di strada.
@:
In occasione dell'uscita del vostro Ep Cohai mi sono accorto
che avete avuto modo di far girare parecchio la vostra
musica con vari mp3 inediti sui più importanti
siti di musica elettronica. Come avete ottenuto questi
contatti?
Dopo aver fatto il primo demo lo abbiamo spedito a più
etichette possibili… per un colpo di fortuna uno
dei pezzi è piaciuto ai tipi della Fat-Cat che
lo hanno inserito nel sito dell’etichetta. Poi abbiamo
fatto girare un paio di newsletter su l’uscita di
questo mp3 e una cosa ha chiamato l’altra.
@:
La scena elettronica italiana non è mai stata riconosciuta
internazionalmente come adesso. A parte lo "storico"
Lory D, i vari Martusciello, Robotnik, Populous etc..
hanno finalmente visibilità. Merito della rinascita
delle nuove elettroniche come il glitch/glitchpop, l'electropop
etc che hanno ridestato l'interesse nella stampa?
Secondo noi c’è ancora, sia da parte della
scena internazionale che dalla stampa nazionale, un po’
di titubanza nell’affrontare la realtà della
musica elettronica italiana… i nomi che tu citavi
sono conosciuti effettivamente solo dagli appassionati
del genere e si stanno imponendo (anche assieme a molti
altri) sempre più all’attenzione generale…
Non sappiamo dirti se la stampa è veramente interessata
al glitchpop o all’electrochips… leggendo
un po’ di riviste ci sembra che anche loro debbano
tirare a campare e allora un mese fanno un articolo dove
incensano la scena elettronica/terrorista di San Francisco
e il mese dopo ne parlano con sufficienza magari elogiano
l’algidità del glitch tedesco.
Magari tra un po’ toccherà all’elettronica
italiana essere presa di mira, così se ne parla
un po’.
@:
Avete partecipato con il vostro live al festival di musica
elettronica al Batofar di Parigi, tra i primi a pubblicare
vostri mp3 sono stati quelli della Fat-Cat, vi trovate
meglio a lavorare con l'estero? Come vedete la situazione
in italia?
Sinceramente andiamo dove ci chiamano,… suoniamo
anche spesso dalle nostre parti se c’è l’occasione,
e siamo usciti con 3 pezzi su siti italiani rispetto all’mp3
in Inghilterra… ci teniamo parecchio se è
possibile a far girare la nostra musica anche all’estero…,l’elettronica
poi, è un genere di nicchia che interessa maggiormente
a persone che utilizzano la rete e nel web non esistono
poi molti confini, siamo in contatto con ragazzi dal cile,
dalla francia, dal giappone ecc a questo punto sinceramente
per noi non c’è veramente differenza fra
l’italia o l’estero.
@:
Come componete i vostri pezzi? Non deve essere facile
venire a capo in maniera così egregia di quella
massa si suoni che usate.
Solitamente un brano ha due punti di partenza che si intrecciano,
la necessità di creare una parte più “musicale”
dove cerchiamo di sviluppare delle idee che riguardano
la melodia, l’armonia ed il ritmo del brano stesso
e dall’altra parte la necessità di rivedere/destrutturare
tutti questi elementi attraverso l’uso delle macchine
e del laptop. Questo intreccio ci permette di personalizzare
maggiormente il suono e di esplorare soluzioni musicali
per noi inedite.
Molte volte ci blocchiamo per mesi su un pezzo, oppure
ci è toccato di ricostruire un brano per ben 7
volte.. bisogna però precisare che per il cd/demo
“Cohai” ci eravamo prefissati proprio di lavorare
con una moltitudine di timbri e suoni … dare al
brano una massa sonora complessa che si sviluppasse, in
maniera fluida dall’inizio verso la sua fine, non
pretendiamo di esserci sempre riusciti ma secondo noi
alcuni pezzi hanno proprio questa caratteristica.
Per i brani futuri stiamo pensando ad una cosa più
minimale….
@:
Come ottenete i vostri suoni? Usate più computer
e tecnologia digitale o preferite usare suoni veri per
poi riprocessarli e maltrattarli?
Cerchiamo di ampliare sempre più la gamma delle
fonti sonore, usiamo dagli strumenti acustici all’attrezzatura
digitale fino ai piatti e ai microfoni a contatto.. il
computer è stato sicuramente un acquisto provvidenziale
sia per la parte audio che per quella video ma non ha
un ruolo così centrale nel nostro suono, sembrerà
paradossale ma l’unico strumento utilizzato in tutti
i brani è la chitarra.
@:
Domandone finale, tipico mio: mi date una playlist dei
vostri ascolti recenti?
PLAYLIST MICHELE:
Un Caddie Renversé Dans L’Herbe – Now
There’s a Weird Taste On My Mouth
Jazzkammer – Hot Action Sexy Karaoke
Nmperign and Jason Lescalleet – In Which the Silent
Film Director Is No Longer Able to Make His Point to the
Industrial
Pimmon - Secret Sleeping Birds
Maja Ratkje – Voice
PLAYLIST EMANUELE:
Black Dice - Beaches & Canyons
Un Caddie Renversé Dans L’Herbe – Now
There’s a Weird Taste On My Mouth
Lightning Bolt - Ride The Skies
Dj Rupture - Minesweeper Suite
Supersilent - 6
PLAYLIST DAVIDE:
Themselves - The No Music
Arto Lindsay - Noon Child
Dj Rupture - Minesweeper Suite
Kruder & Dorfmeister - The K&D Sessions
Aphex twin - Windowlicker
onga
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CODS
è un progetto che si forma nel 1999 dall’incontro
di Christian Alati – chitarrista e polistrumentista
– con Massimo Giovara – attore e regista teatrale
tra Milano e Torino – che presta la sua voce alle
composizioni del nostro. Le prime autoproduzioni, qualche
riconoscimento importante come il premio BricoSound o la
miglior autoproduzione dell’anno per BlowUp, fruttano
il loro album d’esordio, cods, uscito nel 2001 su
Beware! Records. Al disco partecipa anche Lucio Sagone ,
che diventa così membro effettivo del gruppo, registrando,
rigorosamente in casa, batteria e percussioni: canzoni in
inglese, eleganti, raffinate ma nello stesso tempo folli
e visionarie, una chitarra acustica a far da padrone sopra
gli altri strumenti e una (quasi) impercettibile intrusione
elettronica. Canzoni che si fanno ascoltare con piacere
e leggerezza come il migliore pop colto sa fare. Cods è
uno degli album sulla copertina numero zero di post?
Passano due anni e il progetto si evolve: sperochettùstia
(già recensito a pag.5 dello scorso numero) è
ancora un album di canzoni… Questa volte a saltare
all’o(re)cchio è il canto, molto più
in primo piano e in equilibrio con gli altri strumenti.
In quest’album, sono i suoni e la particolare ricerca
che è stata compiuta su di essi a dare prova della
particolare sensibilità dei CODS: l’acustica
del gruppo si arricchisce dei contributi dei vari collaboratori
– soprattutto fiati, come nell’intreccio sulla
coda di gatta – o dei campionamenti “casalinghi”
e dei synth di Christian, fattisi ora più presenti
in alcuni brani: le sottili interferenze in tubi o il non
dichiarato remix di chimera posto in chiusura; naturalmente
la qualità della registrazione è ottima, come
pure quella di tutti i musicisti che vi hanno collaborato
Ma piú di tutto è la straordinaria attenzione
alle voci – e non, appunto, alla voce – da parte
di Massimo la piú rilevante novità del lavoro.
La scelta di cantare in italiano mette in luce la bellezza
delle liriche, sempre sospese tra il visionario e il filosofico:
spesso inafferrabili, la loro bellezza sta nei semplici
suoni delle parole e delle frasi. Frasi che parlano d'amore,
di more e di morte oppure no: provate ad afferrarle, se
ci riuscite… Altre volte si torna a terra e la lingua
nazionale diventa l’occasione per parlare della situazione
generale: e se i CODS (come il sottoscritto) non sanno in
che direzione sta andando questa parte di mondo, di certo
sanno dove va la (loro) musica…Attenzione quindi:
farsi affascinare e – nel frattempo – rimanere
vigili.
“..triste, felice, medio
la pioggia sulla macchina
le gocce i suoi colori
che l’acqua è pura sempre
se la separi sempre..”
Ora che anche Giulio Sagone
è entrato in pianta stabile a far parte del gruppo
come bassista, siamo sicuri che i CODS avranno parecchie
cose da dirci ancora e parecchi suoni da inventare. Abbiamo
parlato con Christian che ci ha rivelato le prossime mosse
del gruppo:
Voi
venite tutti da esperienze diverse: ci racconti, innanzitutto
da dove venite, come vi siete incontrati ed approdati al
primo album?
Ci siamo incontrati io e Massimo, il cantante, nel 1999.
Lui fa l’attore teatrale e proprio a teatro ci siamo
incontrati tramite amici comuni.. Io avevo delle musiche
e abbiamo cominciato a suonare insieme, lui scriveva dei
testi, arrangiava la melodia vocale sulle mie musiche e,
quasi per gioco, abbiamo deciso di registrarli.E’
stato fatto quasi tutto in casa con l’aiuto di Lucio
Sagone, un batterista che conoscevo già da un po’e
abbiamo registrato anche le percussioni e le parti di batteria
dentro casa. Non ti dico il casino..
Siamo poi rimasti noi tre a suonare e dopo sperochettùstia
si è aggiunto in pianta stabile il fratello di Lucio,
Giulio, al basso. Ora suoniamo sempre in quattro e ogni
tanto ci sono altri ospiti tra chi ha suonato con noi in
sperochettùstia.
Il tuo
background: sulla vostra cartella stampa è segnato
che vieni dall’area della libera improvvisazione per
cui vorrei capire che cosa facevi prima dei CODS.
Ho suonato con altri musicisti e ho fatto due dischi: uno
d’improvvisazione/free jazz con un quartetto insieme
a Giuseppe Ielasi, Ruggero Radaele e Domenico Sciajno uscito
per la LeoRecords di Londra e un altro sempre con Giuseppe
Ielasi e Ruggero Radaele uscito per la Sonoris, etichetta
francese, che è un cd di musica sperimentale più
vicino alla musica concreta.
Si dice libera improvvisazione, magari non tutti sanno cos’è..
io sono sempre stato affascinato dal suono, dalle dinamiche
quindi ho sperimentato parecchio in questo senso. Ho fatto
anche questi dischi abbastanza “tosti” –
forse per un pubblico di addetti ai lavori - prima di formare
i CODS con Massimo.
Tu suoni
quindi gli strumenti tradizionali e sperimenti con l’elettronica..
con elettronica artigianale, povera direi, piuttosto che
con altri tipi di sonorità: mi piace usare i suoni,
di qualunque natura essi siano…
I vostri dischi sono stati accostati ai due dischi
di Jim O’Rourke, Eureka e Insignificance, ne eri al
corrente vero?
Si, è una cosa che ci dicono in parecchi, anche nelle
recensioni. Io dico sempre che sono abbastanza onorato di
questa cosa perché mi piace tantissimo Jim O’Rourke,
secondo me è un geniaccio; non penso di essere a
quel livello, però la cosa non può che farmi
piacere. Forse ci accostano a lui perché ha fatto
dischi molto sperimentali all’inizio, e anche lui
ora sta facendo canzoni. Ognuno fa quello che ritiene opportuno,
comunque: non è che io faccio canzoni perché
non mi piace piú quello che facevo prima o diversamente,
ma semplicemente mi trovo bene con gli altri e mi piacciono
le cose che facciamo con i Cods.
Parliamo
di sperochettùstia: intanto con che idea siete partiti
e com’è andata in fase di realizzazione..
L’idea di base è partita dopo il primo disco,
abbiamo fatto un po’ di concerti e Massimo ha realizzato
di voler cantare in italiano; lui ha spinto molto su questa
cosa mentre io all’inizio non ne volevo proprio sapere…
però mi accorgevo mentre provavamo che certo cose
mi piacevano sempre piú cosí abbiamo impostato
i nuovi pezzi tutti sul cantato in italiano. I brani dell’album
sono nati in maniera diversa: alcuni hanno viaggiato via
internet su files mp3 tra me e Massimo: io gli mandavo della
musica lui mi rimandava il pezzo con le melodie poi uno
tagliava, l’altro incollava…Altri sono venuti
di botto, nati da improvvisazione: prendi ad esempio oredieci
o la stessa pugile, che è un improvvisazione che
abbiamo fatto io e Lucio – quindi solo chitarra e
batteria – che poi è stata farcita da tutto
il resto: sintetizzatori, le parti di voce e i fiati. Quindi
i pezzi hanno una natura diversa: alcuni sono vecchi, sono
stati composti molto tempo fa come le cicale mute, mentre
altri sono stati fatti in tempi piú recenti quali
sono gatta, chimera o Giulia. Il disco è stato registrato
quasi tutto in casa, tranne le parti di batteria e alcuni
fiati che sono stati registrati nello studio Baule da me
e Attila Faravelli.
La prima
differenza che salta all’occhio rispetto al vostro
precedente album è il cantato in italiano –
che secondo me è molto azzeccato: chi ha scritto
i testi?
I testi li scrive Massimo: sono farina del suo sacco, ha
questo modo di scrivere abbastanza particolare, che a me
piace molto…
surreale e ironico, no?
Sì c’è molta ironia in quei testi anche
se in alcuni non sembrerebbe …
il fatto poi di cantare in italiano dà la possibilità
all’ascoltatore di comprendere questa ricchezza…
sicuramente è stata una sfida per noi: perché
io vengo da ascolti non prettamente italiani e la canzone
d’autore non è mai stata tra i miei ascolti
principali. Era proprio il cercare di fare qualcosa che
non assomigliasse al cantautorato spicciolo ma avesse qualche
cosa di particolare: mischiare delle influenze e vedere
cosa ne sarebbe uscito.
Il disco
secondo me è proprio un disco di canzoni d’autore
moderne, nel senso che vi siete allontanati molto dalle
strutture classiche della canzone italiana pur facendo un
disco di canzoni; Massimo, con le sue voci, mi pare abbia
cercato nuove soluzioni …
sì, è particolare: se noti non ci sono ritornelli,
ha usato molto la lingua, i giochi di parole e ha giocato
molto con le sonorità delle frasi, cosa che a lui
interessa molto…
inoltre mi sembra che le voci incidano molto di più
sui pezzi di sperochettùstia rispetto a cods…
si, anche perché sai, con l’italiano Massimo
si è sentito molto piú libero, con l’inglese
c’era anche il peso della pronuncia. Non cantando
nella sua lingua poteva giocarci di meno. Adesso invece
con l’italiano si è potuto esprimere al meglio,
scrivendo i testi e dandogli un’interpretazione particolare.
Anche
la copertina è particolare, surreale come i testi:
da chi è curata la grafica?
La copertina è di un mio carissimo amico che si chiama
Christian Raimondi e rappresenta una foto di un particolare
di una sua scultura. L’ha creata utilizzando materiali
riciclati che ha trovato in giro, ferro arrugginito per
la precisione. Aveva rappresentato questa donna che sul
retro del cd si vede intera usando questi materiali, a me
erano piaciute moltissimo queste foto e l’uso che
ha fatto della materia, così gli ho chiesto se potevo
usarle.
Sebbene
ti sei dichiarato esterofilo negli ascolti musicali, segui
almeno un po’ la cosiddetta scena underground italiana?
(Pensi che esista una scena italiana?)
Sì, a parte quelli con cui sono amico, come Gatto
Ciliegia o i Perturbazione, gli Ultraviolet Makes Me Sick
di cui conosco Gianmaria e sono in contatto, e quelli “famosi”
come Yuppie Flu e Giardini di Mirò che adesso stanno
andando alla grande…qualcosina insomma ascolto. Ma
non so se esista una vera e propria scena: ci sono parecchi
gruppi validi, quello sì: si ascoltano delle cose
fatte bene che potrebbero fare concorrenza a prodotti stranieri
molto più blasonati. Il problema è sempre
questo: cioè che in Italia manca un supporto alle
piccole realtà, ad esempio le piccole etichette inglesi
hanno più possibilità, nel senso che in altri
paesi il mercato dell’indipendente è più
florido, mentre in Italia le piccole etichette sono veramente
piccole e schiacciate. Quindi è più difficile
perché ci sono pochi gruppi che riescono a pubblicare
in molti casi non si può fare tanta pubblicità
e non c’è un grandissimo giro. Adesso forse
si sta muovendo qualcosa, quindi speriamo bene…
Adesso
siete in quattro, come sono i vostri spettacoli dal vivo,
so che siete adattabili alle varie situazioni?
Dal vivo siamo abbastanza diversi che su disco, abbiamo
la classica formazione “base” con chitarre,
basso, batteria e voce a cui però (a seconda del
budget e delle disponibilità) si aggiungono di volta
in volta degli ospiti , che possono essere fiati, archi
o altro.Usiamo anche dell’elettronica per alcuni pezzi
che altrimenti non potrebbero essere proposti. Come puoi
vedere è una situazione molto varia
e che si può adattare alle diverse circostanze.
Sperochettùstia
è appena uscito quindi non credo stiate pensando
al prossimo album, ma altri progetti, tuoi o dei membri
del gruppo, ne avete?
Beh, per quanto riguarda il prossimo album ti svelo un’anteprima
(abbastanza curiosa): cioè che abbiamo già
registrato un intero disco di improvvisazioni fatte con
due chitarre e batteria su cui abbiamo aggiunto altri strumenti
di alcuni amici; non c’entra assolutamente niente
con sperochettùstia, è un’altra cosa,
figurati che ci sono anche un paio di pezzi hardcore. Vorremmo
pubblicarlo verso fine anno.. vedremo come va a finire.
Potrebbe
essere allora l’altra faccia, quella opposta, dei
CODS?
Si, esatto, a noi interessa fare cose abbastanza diverse..ci
piace sperimentare e quindi ci piace fare cose agli opposti.
Per noi è un grande stimolo e siccome abbiamo queste
registrazioni che ci piacciono abbastanza credo proprio
che le pubblicheremo.
contatti:chalati@tiscali.it
danilo
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