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Dopo
Afterhours e Sux!, Giardini di Mirò e Yuppie Flu,
One Dimensional Man e Ultraviolet Makes Me Sick, la quarta
edizione del “Medesano Indie Rock Festival”
non abbandona la sua filosofia e continua a tuffarsi nel
mare della musica indipendente italiana. Oltre alle realtà
locali, saranno Marla, Three
Second Kiss e Julie’s
Haircut a ricordarci che determinate sonorità
non sono da ricercare solo all’estero. Attendendo
Luglio, siamo andati a fare una , il gruppo indie italiano
per eccellenza, appena passato da Gamma Pop ad Homesleep
ed uscito con l’interessante Ep “ The Power
Of Psychic Revenge”. Curiosità sull’ultima
uscita, anticipazioni sull’imminente nuovo album ed
un invito rivolto a tutti per il loro concerto a Medesano.
Con una piacevole sorpresa: esistono realtà parmigiane
molto apprezzate anche da chi vive nel circuito indipendente
da anni….
Allora
Luca, vista la recente uscita parliamo un po’ di “The
Power Of Psychic Revenge”: cinque episodi, alcuni
dei quali già suonati dal vivo. Cosa vi ha spinto
a realizzarlo?
Sì, anche se di tutti i pezzi contenuti nell’ep
soltanto “The Power Of Psychic Revenge” fa parte
da qualche mese delle nostre scalette live. Qualche volta
abbiamo suonato “Hey Man”, ma le altre non sono
mai state suonate in concerto. L’ep è stato
fatto per i soliti motivi per cui si fa un ep: hai queste
quattro o cinque canzoni pronte, ti sembra che stiano bene
insieme, magari (come nel nostro caso) hai bisogno ancora
di un po’ di tempo per lavorare sull’album che
stai preparando e allora fai un ep, formato che a me, per
altro, piace molto, perché ti permette una certa
“snellezza”. Puoi pubblicare quei pezzi che
(solitamente per un’esigenza di omogeneità)
decidi di lasciare fuori dall’album, ma che reputi
comunque buoni. Era stato così anche quando abbiamo
pubblicato “The Plague Of Alternative Rock”.
Poi sentire queste canzoni completate spero ci aiuterà
anche ad aggiustare il tiro con il suono che stiamo cercando
per l’album.
L’Ep
sembra assumere un ruolo chiaro nel vostro percorso sonoro:
un’indole indie pop più marchiata, arrangiamenti
raffinati e delicati….è questa la direzione
dei Julie’s?
Come ti dicevo poco fa, appunto: stiamo ancora cercando
il suono perfetto per questo album e sicuramente questo
ep è una tappa di avvicinamento verso il punto di
arrivo. Forse in parte abbiamo accantonato certi classicismi
che avevamo voluto per “Stars” per tornare ad
un suono al contempo più ruvido e più pop,
insomma effettivamente più “indie rock”.
Sono d’accordo con te. Credo che sarà un album
in generale più spontaneo rispetto a “Stars”,
che a me sembra oggi appena un po’ troppo “ragionato”.
Comunque
l’impostazione più grezza non è stata
trascurata: “Shabby Girls At Piccadilly Stryx”
è ruvida e vagamente punk, perfetta per la voce di
Laura….E’ la sua, oggi, l’anima più
vicina a queste sonorità?
Non credo. Semplicemente, come sottolinei anche tu, la sua
voce e la sua scrittura (sicuramente di impostazione molto
meno classica rispetto alla mia e a quella di Nicola) si
adattano molto a questo tipo di pezzi. Ma in realtà
io la vedo molto bene anche su cose più dilatate
e tranquille, penso ad esempio a “Chip & Fish
Brain” dal nostro primo album, una delle mie canzoni
preferite dei Julie’s. Infatti nel nuovo disco la
riscopriremo in parte anche su queste corde.
Ultima
e scontata domanda sull’Ep: la scelta di realizzare
la cover “Hey Man” degli Spaceman 3….Con
“Stars..”vi eravate avvicinati alla psichedelia,
fare un brano di Jason Pierce e Peter “Sonic Boom”
Kember dimostra il vostro interesse per quest’aspetto.…
Ma certo. In realtà il tributo agli Spacemen è
del tutto viscerale, non ci abbiamo meditato molto in termini
di tributo o altro. Semplicemente è una cosa che
andava fatta prima o poi e l’abbiamo fatta adesso,
cercando di renderla in una versione il più spontanea
possibile. L’abbiamo registrata tutta dal vivo in
studio, suonando tutti assieme, perché gli Spacemen
vanno suonati così, ci vuole trasporto, se poi il
risultato finale è magari un po’ grezzo sul
piano esecutivo, chissenefrega… Ma non si tratta di
un avvicinamento a questi suoni avvenuto con “Stars”,
siamo da sempre dei fan di questo genere di cose.
Ne abbiamo
già parlato, ma qualche altra anticipazione sul nuovo
album puoi darcela…?
Dai…te ne ho già date tante, fin troppe, dal
momento che oggi non so bene neppure io che aspetto generale
assumerà il disco. Ma a me le canzoni piacciono molto,
non te lo direi se non lo pensassi, e spero che riusciremo
a rivestirle con un suono che possa valorizzarle.
Eravate
uno dei gruppi “simbolo” di Gamma Pop, ora siete
passati ad Homesleep. Detto che fortunatamente Gamma Pop
è ripartita, cosa vi hanno lasciato gli anni con
Filippo?
Ovviamente tanto, soprattutto in termini di relazioni
umane. Sul piano personale, sia chiaro, con Filippo siamo
tuttora in ottimi rapporti e credo che lavoreremo nuovamente
insieme in futuro. Poi la vita con Gamma Pop non si esaurisce
nel rapporto con Filippo: il tempo passato con i Cut, con
Ferruccio, Carlo, Elena, tutti gli altri lo ricorderò
sempre con molto affetto, voglio molto bene a questi ragazzi.
Ed essere
alla Homesleep è una soddisfazione immagino…Voi,
i GdM, gli Yuppies…la mecca dell’indie italiano
sembra essere in casa di Daniele…
Eh, eh… sì, si è creato una bella collezioncina,
e se la merita tutta… io credo che visto lo stato
del mercato rock in Italia questo sia senz’altro un
bene. Homesleep può essere molto utile a questi gruppi,
così come le band buone possono fare molto per l’etichetta
e questo lo sappiamo tutti molto bene. Si respira un’aria
di mutua soddisfazione e di serenità.
Pensate
che una label simile, considerati i suoi rapporti con l’estero,
possa finalmente lanciarvi oltre confine?
Lo sta già facendo. Abbiamo ricevuto ottimi feedback
dall’estero fin dalla primissima uscita su Homesleep,
la cover dei Pavement inserita nel loro album tributo. “The
Power Of Psychic Revenge” è già reperibile
in diversi paesi europei e il 30 luglio uscirà nel
Regno Unito. Sean (il socio inglese di Homesleep) sembra
entusiasta della nostra musica, del resto suona in un gruppo
(Quickspace) che vedo molto vicino ai Julie’s come
attitudine. Tutto ciò fa ben sperare. Del resto lo
pensavo anni fa e lo penso a maggior ragione ora: per un
gruppo come il nostro l’estero non può essere
un vezzo da togliersi, è piuttosto una necessità.
Credo sia ora che anche l’Italia proponga una propria
credibile “via” all’indie-rock, non possiamo
essere sempre gli ultimi, dobbiamo porci in un’ottica
quanto meno europea. Di solito i timori da parte degli addetti
ai lavori italiani sono spropositati rispetto alla realtà
delle cose e va a finire che non si combina nulla all’estero
solo perché non ci si prova. In realtà in
Inghilterra (tanto per fare un esempio) il pubblico “indie”
è molto più disposto ad accettare proposte
nuove: immagino che alle loro orecchie noi suoniamo in qualche
modo “esotici” e questo in parte li attira.
Gli Yuppie Flu stanno lì a dimostrarlo.
Estate,
periodo di concerti: anche quest’anno siete al Tora
Tora. Sembra che per l’edizione 2003 gli organizzatori
abbiano maggiormente rivolto lo sguardo verso il panorama
indie. Pensate sia un fuoco di paglia?
Non credo, immagino che Manuel apprezzi sinceramente tutti
i gruppi che chiama al Festival, tant’è che
ogni anno telefona personalmente, non delega l’invito
a nessuno.
E l’anno
scorso come avete vissuto questa manifestazione?
Il nostro concerto di Padova non è stato granchè,
secondo me, ma è abbastanza normale in quelle condizioni:
sali sul palco di corsa, senza nemmeno un soundcheck veloce,
attacchi subito e in venti minuti devi avere finito. In
queste situazioni è una piacevole sorpresa quando
viene fuori un bello show. I Festival sono così,
non ci si può fare nulla, anzi, è il loro
lato affascinante. Devo però dire che ora, dopo tutti
questi festival sulle spalle, siamo diventati più
bravi ad adattarci a queste condizioni. Cioè ce ne
freghiamo del tutto, non ci preoccupiamo di nulla, saliamo,
suoniamo e come va va, tanto non ci puoi fare niente in
ogni caso. Quindi meglio salire sul palco sereni, tranquilli
e con della voglia di suonare insieme, piuttosto che nervosi
e con la paura che qualcosa possa non funzionare sul piano
tecnico, perché tanto c’è SEMPRE qualcosa
che non funziona, quindi perché preoccuparsene?
Sempre
riguardo ai concerti:a settembre siete stati in provincia
di Parma, a Sissa. Non eravamo molti….visto che siamo
ad un mese dalla vostra partecipazione all’Indie Rock
di Medesano potresti fare un piccolo appello…anche
perché potrebbe essere una buona occasione per ascoltare
qualche pezzo nuovo immagino…
Sì, ricordo quella serata, non è stata certamente
una delle nostre uscite migliori, anzi, direi che non capitava
da tempo una serata così spenta. Ovviamente io il
tuo appello per Medesano lo sottoscrivo, più gente
viene, più ci divertiamo tutti, sia noi che il pubblico.
Mi piacerebbe davvero che si riscoprisse l’elemento
della mutua cooperazione al divertimento tra gruppo e pubblico
durante i concerti, anche quando non c’è magari
tanta gente. Il pubblico deve essere cosciente di essere
protagonista del concerto almeno quanto il gruppo: non c’è
niente che mi addolori di più di constatare una graduale
perdita di questo “feeling” negli ultimi anni,
in certe serate in particolare qui al nord. Forse siamo
noi musicisti ad essere diventati freddi (o più semplicemente
più scarsi?) o forse è un certo pubblico che
è diventato più snob? Non lo so, ma ad esempio
quando capita di andare a suonare al sud o all’estero,
ci si rende conto che in questi posti esiste ancora un approccio
molto viscerale al concerto. Il pubblico aiuta molto la
band e quindi ci si diverte TUTTI molto di più. Quindi
venite in tanti a Medesano e non venite per vedere che settaggio
di amplificatore usa il chitarrista o come si veste il batterista
o che taglio di capelli ha la bassista, venite per divertirvi
e basta e vivete il concerto con il gruppo. Prometto che
dedicheremo buona parte della scaletta a canzoni del prossimo
album, va bene?
Benissimo
e chi ha orecchie per intendere…. Ultima domanda (che
è anche un consiglio): se fossi tu a organizzare
una manifestazione come la nostra a quali gruppi penseresti
oggi? Così mettiamo le mani avanti per il prossimo
anno…
Quest’anno ho sentito tante cose validissime nell’ambito
dell’indie rock nostrano. Se fossi in voi terrei d’occhio
soprattutto Paul + Paula, Milaus (gran bel disco), Redworms
Farm (micidiali dal vivo), Goodmorningboy, Zen Circus, Ultraviolet
makes me sick, che tra l’altro dovrebbero aver suonato
da voi. Tra i gruppi della vostra zona, mi sono innamorato
dei Pecksniff.
Marco DelSoldato
www.kronic.it
www.ondarock.it
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L’ambiente che ospita
questo articolo si radica nel bel nome di post-it rock,
anche se una scena post-rock italiana non è mai
esistita (quello che c’era, vedi Uzeda, si rivolgeva
giustamente all’estero vista la mentalità
imperante qui da noi, dove gli Afterhours sono “sperimentatori”)
e quantomeno esiste ora. I più accorti avranno
notato il punto di domanda, enorme, affiancato alla parola
post.
E su questo punto di domanda potremmo stare a insistere
per ore e ore.
Allora perché non chiamare il sito “indie-it
rock” (bruttissimo, tra l’altro) o roba del
genere?
Il motivo per la scelta di post-itrock come territorio
esiste. La stampa musicale italiana ha avuto un rigurgito
di attenzione, piccola, ma c’è stata, su
quanto si fa in Italia lontano dai grandi giri, però
legando il tutto a bel nome del post-rock, morto da anni
nel mondo, ma resuscitato per l’occasione nella
penisola giusto un paio d’anni fa. Come operazione
promozionale allora è stato gioco forza aggrapparci
a quella definizione, che nasconde però, come dai
tratti di questo sito dovrebbe risultare chiaro, che il
vero spirito che ci porta a supportare formazioni più
o meno poco note, è la fantasia, lo spirito vero,
coraggioso e vitale di quello che tiene a galla il piccolo
ambiente delle indie band: lo spirito emozionale, improvvisativo,
quello che difficilmente si trova in giri musicali più
alti e potenti.
Allora è facile assimilare la formula del post-it
rock allo specchio per allodole dell’italiano medio,
italiano vincolato nei gusti da quello che passa la stampa,
dove un gruppo viene notato solo se in promozione nei
primi due mesi di uscita del disco sulle principali riviste
specializzate per poi scomparire nel nulla se non lo si
vede almeno in televisione, bene, che l’italiano
medio si faccia catturare da Post? e ci resti incollato!!
Fosse invece lo specchio magico di Alice? Beh, questo
ci piace già di più come idea, chi attirato
dall’idea di post-rock si ritrova nel mondo dei
nostri gusti, di quello che di buono cresce e si confronta
in italia, passa attraverso lo specchio e ascolta, e solo
passandoci attraverso è possibile vedere qualcosa
fuori dal mucchio e dal bombardamento puramente commerciale
di proposte.
Cancellare l’idea dell’industria della musica,
mirata e calibrata su profitto, massificazione e globalità
è pura utopia, d’accordo, ma l’idea
è quella di mettersi in mostra, aprire un canale,
promuoversi, diventare tanti, attirare piano piano l’attenzione,
solo così alcune cose potrebbero lentamente cambiare,
in fondo chi compra e chi va ai concerti è sempre
la gente comune, ed è proprio questa che può
muovere gli interessi da una parte all’altra. Come
il post rock non esiste, non esiste nemmeno la scena post
italiana, ma solo facce e volti, voci e note, che confluiscono
tutte nelle orecchie e negli occhi di chi vuole ascoltare,
o meglio, con un rigurgito di orgoglio: di chi sa ascoltare.
Al
Midwest
concerto del primo maggio 2003 by Al
Epicentro Rock Festival a
Leno, vicinanze di Brescia.
“Meglio che andare a Roma, almeno è più
vicino”, questo ci eravamo detti il giorno prima.
Arriviamo troppo tardi per i Marla,
che sinceramente avrei proprio voluto vedere dal vivo,
peccato. Arriviamo sulle note di Valentina
Dorme a chiudere il proprio spettacolo e lasciare
il palco a Good Morning Boy.
Show sovraccarico di presenza scenica e band “all’americana”,
da rock-legends, che da quasi fastidio. Fragorosi ma bravi,
prima di un concerto un po’ sottotono di Milaus,
per problemi tecnici di palco e suoni non all’altezza,
che purtoppo penalizzano pesantemente un gruppo con la
loro formazione (comunque già visti in più
occasioni, e davvero era stato tutt’altro spettacolo…),
arriviamo al dopocena ricco di spunti soprattutto per
Midwest, già conosciuti
con uno scambio di cd nel pomeriggio.
E’ il cambio radicale
nell’atmosfera che stupisce, si accendono le luci
(davvero, il brutto dei concerti di pomeriggio è
sempre la difficoltà nel creare atmosfera di palco
e nel coinvolgere un pubblico poco attento perso nel sonnecchioso
pomeriggio in giro per bancarelle…) la gente si
raccoglie sotto il palco e si innesta uno spettacolo di
suoni caldi e accomodanti, portanti avanti con lentezza,
istintività e misura. I pezzi dei Midwest suonano
come sul disco, niente più, ma più emozionali,
vissuti, semplici come le persone dietro agli strumenti,
quasi intimorite. Ed è proprio questo che volevamo
vedere: la conferma della freschezza e della semplicità
del loro disco d’esordio stampata sulle loro facce,
che nonostante l’importante e visibile posizione
già raggiunta nell’indie italico grazie a
Homesleep rec. non viene per niente turbata, anzi, i Midwest
sono lo specchio esatto di quello che suonano, per niente
montati.
Ad un recente concerto dei Califone a Milano ho sentito
le stesse emozioni, le atmosfere semplici e intime, e
il territorio, per chi non conoscesse i Varesini Midwest
è proprio quello del country-folk con venature
indie ancor più è ancorato alle radici nella
forma più per Midwest che per Califone. Banjo,
folk, acustiche/elettriche, fender rhodes a miscelarsi
su uno spettacolo che ha l’unica pecca nell’essere
troppo misurato e uguale a se stesso, di non voler disturbare,
pochi alti e bassi, tanto da non provocare il desiderio
di bis, come se tutto fosse già stato espresso
in quell’ora scarsa di concerto.
Chiudono con fragore One
Dimensional Man, per molti la migliore rock band italica,
che forse, andando a cercare il pelo nell’uovo,
andrebbe chiedersi il perché non riesca a staccarsi
dai propri cliché soprattutto dal vivo rischiando
di essere troppo ripetitivi nello stile, ma comunque,
a parte rovellarsi il cardine sul nulla, ce ne fossero
di più di gruppi come loro in Italia, molte cose
cambierebbero…comunque molto ci hanno già
insegnato, soprattutto sul significato della parola indie.
P.S: Scusate la forma poco cervellotica e intellettualoide
ma quella giornata la ricordo così: semplice e
calma come uno specchio d’acqua solo leggermente
increspata dal vento
Epicentro
Rock Festival 1 maggio 2003
MARLA VALENTINA DORME GOODMORNINGBOY MILAUS MIDWEST ONE
DIMENSIONAL MAN
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