
Hogwash/Atombombproofheart
[Urtovox 2003]
Disco che esce per l'etichetta
indipendente con sede in quel di Barberino del Mugello,
e della quale avevamo già avuto occasione di parlare
presentando altre sue produzione come 'Elle' e 'Good Morning
Boy' (vedi post? n.6) e che si ripresenta con questa nuova
uscita autunnale, stagione che si adatta benissimo al
mood di questo disco.
Un suono di estrazione sicuramente americana, che richiama
molto la scuola del blues e pop, un disco intimista suonato
con passione e sentimento.
Enrico Ruggeri (non spaventatevi, si tratta di un caso
di omonimia) oltre alla voce e alla chitarra, si occupa
dell'incisione e del mixaggio, sicuramente molto ben riuscito,
tutto il lavoro fatto completamente in analogico.
Le fusa di un gatto in sottofondo e la bellissima 'Better
so' aprono il disco, si ascolta pop elengante e raffinato,
con pochi e intensi sbalzi di dinamiche, le voci spesso
filtrate e le numerose chitarre acustiche ed elettriche
si intrecciano in modo da creare strati di melodie.
Echi di Motorpsycho (quelli di Timothy's Monster) negli
arrangiamenti, in particolar modo in 'Keys from the Bunch',
si chiude in bellezza con l'acustica 'A murder' che ti
fa immediatamente venir voglia di far ripartire il cd.
42min di musica che scalda il cuore; ancora una volta
possiamo vantarci anche noi di sfornare piccoli gioielli.
Da avere e da ascoltare mentre fuori la pioggia batte
insistente sui vetri...
www.urtovox.it
ju

Maledetto Ottave cdr
[ Luna Records]
+ 3"cdr
[8mm Records 2003]
Qualcuno di voi conosce
i With Love? Beh per chi di voi non li conoscesse ancora
sono uno dei gruppi "punk" italiani più
noti, tant'è che vantano tour in tutta Europa in
Giappone ed in primavera dovrebbero effettuare un tour
in scandinavia di un mese. Se qualche snob leggendo
"punk" ha già cambiato canale non sa
che si perde, nel senso che i With Love ormai sono "punk"
solo a livello attitudinale, il loro suono è più
vicino al "noise" evoluto della Gsl o della
Ipecac, provare per credere.
Comunque parleremo di loro a suo tempo, ritorniamo ai
Maledetto Ottave, questi ultimi sono 2/4 dell'attuale
formazione dei With Love, che invece di "suonare"
chitarra e basso optano per un'elettronica-ambientale
più che evoluta. Ero già rimasto impressionato
positivamente dal mini d'esordio su Luna ma il 3"
uscito per la 8mm non solo ha confermato l'impressione
iniziale, ma l'ha superata. Guardate che per quanto vi
sembri che possa esagerare, non capita di sentire spesso
esordi a questi livelli, tanto che i due veneti hanno
spodestato all'interno dei miei ascolti alcuni dei nomi
ben più blasonati del circuito sperimental/elettronico
estero. Ma che cosa fanno? Micro tracce di ruomorismo
digitale tagliate da brevi innesti quasi melodici, musica
concreta/ambientale (a volte il confine è sottile)
intervallata da "power electronics" (anche se
in modo più rilassato e meno bellicoso rispetto
a capiscuola tipo Merzbow), suoni analogici che colorano
melodie isolazionistiche, brevi cacofonie digitali che
affondano in pantani di rumore bianco, ambientalismo in
cui si aprono campi di "drones" in evoluzione,
fermenti digitali che si innestano su "field reconrdings".
Sul nuovo 3" i Maledetto Ottave si superano: il rumorismo
diventa ancora più trattenuto ed uomorale (scusate
il gioco di parole), le tracce meno melodiche si ammorbidiscono,
il rumorismo digitale rimane più contenuto nei
tappeti di fruscio e quando le melodie entrano veramente
sentire "come il soffitto di una cattedrale bombardata"
(scusate se cito i Massimo Volume così come li
ricordo). Il nuovo 3" dei veneti è più
disciplinati, più sapiente, più introspettivo,
ormai ricordano veramente alcune qualche lavoro della
Mille lateux, della Mego, qualcosa "Utopian Diary"
della cara e vecchia Sub Rosa, alcuni cd della Sub-Harmonic
e si avvicina in modo deciso a molta di quell'elettronica
sperimentale che oggi fa molto "chic". Non dico
che ci troviamo di fronte a dei nuovi Starfuckers, ma
fegato e classe sono molto vicini. Se fino ad ora avete
indugiato di fronte ai cdr (i loro sono anche corredati
da ottime grafiche) è venuto il momento i cambiare
idea.
maledetto@email.it
ics

Mr.Henry/Lazily go through
[GhostRecords 2003]
Ennesimo lavoro direttamente
da quella “contea dei laghi” di cui già
abbiamo parlato, Lazily go Through è l’esordio
di un personaggio singolare di cui si conosce poco se
non lo pseudonimo che si è scelto e le sue canzoni.
Partito dal centinaio di spunti sonori che conservava
a casa sua, mr.Henry decide di dare forma ad alcuni di
questi rinchiudendosi un giorno e una notte in una stanza
d’albergo (La Sauna?) per liberarsi di tutti i suoi
incubi/demoni in 14 piccoli componimenti. Invita pure
a cena alcuni compaesani che prestano un po’ di
manodopera lasciando a tratti la loro impronta senza stravolgere
troppo l’impresa, che rimane così fortemente
caratterizzata dalla personalità irrequieta del
protagonista – che deve essere cresciuto ascoltando
dosi massicce di talel Nicola Caverna, che pure lui nutre
un amore sconsiderato per il blues più sporco e
malato – e che si manifesta nei testi (inglese semiserio)
e soprattutto nella voce soffocata/soffocante.
Il risultato finale è un lavoro di tutto rispetto,
che spazia da episodi riflessivi e scarni, piuttosto angosciosi
(in cui è notevole l’apporto del piano di
Loris Antoniazzi dei Bartòk), a ballate dall’impianto
decisamente più rock (i cluster con never a slave,
e youth song con i midwest al completo – la cui
sezione ritmica, si dice, porterà con sé
a suonare dal vivo), a momenti di cantautorato stortissimo
e “depresso” (Sparklehorse, Smog e altri disadattati
della pianura americana) in brani a volte solo abbozzati
ma che lasciano sempre il segno.
Inutile dire che l’ascolto è consigliato
a chi ama stare sveglio a tarda notte (e) in completa
solitudine.
http://www.ghostrecords.it/
danilo
|
|
|
|

Caboto/Did You Get Visuals?
[ Raving rec 2003]
Did you get visuals? parte
come una suite di free jazz estremo in cui visioni oniriche
più o meno alcoliche si traducono in suoni che
cozzano tra loro trovando in questo clash una armonia
imprevista.
Le nove tracce strumentali descritte dai sei bolognesi
definiscono un ambiente sonoro riconoscibile fin dal primo
ascolto come figlio legittimo dello “sperimentale”
applicato in ambito musicale.
E si parla di gente come Ornette Coleman, Frank Zappa
fino ad arrivare a Sonic Youth, Godspeed You Black Emperor
e Rollerball. I territori percorsi sono quelli della dissonanza,
dell’accordo inserito per stupire e allontanarsi
dall’ascolto pigro, quelli della chicca sonora che
arricchisce le destrutturazioni rendendole spesso più
piacevoli all’ascolto, quasi più dolci. Come
un film dalla struttura complessa e dalla trama sfuggevole,
Did You Get Visuals? può essere letto come un concept
album, come una colonna sonora sviluppata attorno al concetto
della “variazione sul tema”: nelle varie tracce
cambia l’umore e le cromie dell’allucinazione
che si sta vivendo ad occhi aperti, ma tutto ciò
che scorre rimane pur sempre un’allucinazione. E
a sorprendere è soprattutto l’equilibrio
con cui ogni strumentista offre il proprio contributo
alla definizione delle dinamiche interne di questa allucinazione
che brilla di luce propria e non ha bisogno dell’affermazione
dell’ego del singolo su quello degli altri. Minimalista,
a tratti luciferino e straniante, Did You Get Visuals?
è la colonna sonora di un viaggio interno ancora
da compiere.
http://www.ravingrecords.com
marianna
Abarthjour
Floreale/Entarteke Musik
[autoprodotto 2003]
All’ossessività
dolce e malinconica delle più recenti realtà post-rock,
gli Abarthjour Floreale, trio di Isernia dalla strumentazione
essenziale (chitarra, basso e batteria), sommano inserti
che camminano intorno a qualcosa di vagamente noise. La
presenza della voce femminile (cantilenante, a tratti
eterea e sospesa come è riporta alla mente alcune soluzioni
sperimentate forse con più lascivia dalle Miranda Sex
Garden) sposta di un po’ l’asse del linguaggio
scelto da quello dei loro principali punti di riferimento
ed ascolti, certo tutti di matrice anglofona. Potrebbero
suonare più o meno così i gruppi di matrice post italiani
se fossero guidati da una donna alla voce e se avessero
ingurgitato, e poi metabolizzato, tutto un linguaggio
anni’80 fino all’osso, oscuro, decadente e
che possiede le sfumature affascinanti dell’acciaio
e del ghiaccio.
Registrato
e prodotto da Valerio Griselli dei Virginiana Miller,
Entarteke Musik suona come un compendio di musiche dimenticate:
certo i nostri avrebbero certo potuto osare di più, mostrare
meno timore reverenziale, suonare meno timidamente sensuali,
risultare più convincenti, ma col giusto tempo di fermentazione,
la poesia ansiosa che trapela dalle loro musiche crescendo
potrebbe smuovere cuori ed anime romantiche.
www.abarth.monokraft.com
marianna

Marta sui Tubi/Muscoli e Dei
[Eclectic Circus 2003]
Accattivante il suono del
duo siciliano Marta sui Tubi, posizionabile genericamente
dalle parti del cantautorato folle di Bugo (ma con quota
tecnica notevolmente superiore), con testi e attitudine
che sarebbe piaciuta pure al grande Rino Gaetano. Sì,
stiamo parlando di un prodotto italianissimo, a cui forse
siamo poco abituati nell’esterofilia/internazionalità
dei nostri gusti e proposte, soprattutto in quella nicchia
chiamata indie che passa sulle pagine di Post. Fermatevi
qui a leggere se acustico per voi sta solo dalle parti
di Nick Drake, ultimo Beck, Cat Power etc etc...
Il duo siciliano trapiantato a Bologna, prepara bozzetti
delle proprie canzoni, demo proposto a Fabio Magistrali
che accetta la produzione artistica, e che dal duo tira
fuori un disco convincente per interpretazione, taglio
e immediatezza farcito qua e là di organetti, rumori
e oggettistica per colorare la semplicità di partenza.
Un incisione davvero nitida ed efficace, proprio come
la musica di Marta sui Tubi. Ah, la musica, certo, qui
parliamo di costruzioni/canzoni basate su chitarra acustica
e poco altro (poco è un termine che sta stretto
visto che la “chitarra acustica” qui da ritmo,
stacchi, melodie, corpo, ambientazioni e quant’altro,
praticamente tutto!!), con nonsense zappiano nelle voci
in alcuni episodi e immediatezza rock in altri, episodi
questi i meno riusciti; è infatti più facile
farsi trasportare dalla lucida pazzia che scorre a tratti
tra le pieghe del disco, che fa sorridere e divertire.
Provare per credere, iniziate dalla traccia 3, “stitichezza
cronica” , hit che resta in testa con annesso video
come bonus track del cd.
Il disco di marta sui Tubi è il sasso che viene
lanciato nello stagno, lo si guarda percorrere una traiettoria
folle e irregolare fino a quando non si inabissa. Allora
si spera che riemerga senza restare un semplice divertimento
musicale. E speriamo di essere stati cattivi profeti con
questa chiusura drammatica, davvero.
http://www.eclectic-circus.com/
Al

DRM/Haiku
[margarita 2003]
Canzoni elettroniche moderne.
Si potrebbe riassumere così il valore di quest’album
e solo per questo i più curiosi di voi dovrebbero
correre a cercarlo, almeno per sfatare il mito che vede
la musica elettronica di casa nostra (e non solo) relegata
solo ai ranghi delle piste da ballo o a sperimentazioni
indigeste, e usata nel rock come un contorno per ottenere
effetti e quant’altro o, al massimo, un utile strumento
da utilizzare in fase di post(?)-produzione.
Per il sottoscritto questo album rappresenta una bella
scoperta, la più bella da qualche mese a questa
parte e uno dei dischi più ascoltati dell’anno
. Sarà per i testi in italiano che mi fanno più
facilmente venire voglia di cantare tutti i brani, sarà
che mi ricordano tanto il “nuovo rock” (chiamiamolo
così...) italiano degli anni ’90 che Federico
Madeddu, liriche, voce e chitarra, ha ascoltato per buona
parte della sua (suppongo) adolescenza e sarà pure
che nello stesso tempo tutti i brani c’entrano poco
o nulla con la musica che i suddetti gruppi facevano,
ma a me, che pure sono cresciuto con un’avversione
spudorata per tutto ciò in cui non fossero chiaramente
distinguibili chitarra-batteria-basso, quest’album
piace parecchio....ma si sa, i ’90 sono ormai andati,
noi siamo cresciuti, le cose cambiano, il mondo cambia,
lo sguardo cambia, l’orecchio cambia, ecc.
Così invece di spiegarvi cosa contiene nel dettaglio
l’album (tanto mi sono già sbilanciato abbastanza...),
invito anche voi a scoprire come DRM (che è un
trio: Marzio Aricò, Alessio Ghionzoli e F. Madeddu)
combina l’attenzione alla musica elettronica europea
più d’avanguardia con le influenze di gruppi
come Marlene e Tiromancino (o forse meglio dire: di personaggi
come Godano e Zampaglione) e quant’è amara
la generazione chimica – che per il sottoscritto
è già un inno degli anni zero a venire.
“non ce la faccio più che cosa credi tu...”
danilo
|