| : Musica strumentale,
perché spesso le parole non servono…
sogniverticali@experiment.it
Sogni verticali nasce come
trio strumentale nel settembre 2000.
Le influenze vanno dal jazz al post-rock ma è difficile
dare un nome alla musica proposta (forse indie-jazz?). Le
sonorità vengono spesso accostate a quelle di Tortoise,
Karate, Isotope 217 e spesso tendendo a sperimentare con
tempi dispari. Il più classico dei power trio: basso
chitarra batteria. Minimale, senza effetti o strane luci.
Nell’ottobre 2002 esce un cd/EP distribuito da Alice
dischi e Luna records.
Molta importanza viene data alla dimensione live. Hanno
infatti suonato in vari locali collezionando oltre cinquanta
concerti negli ultimi due anni aprendo i concerti di Gogogo
Airheart (da San Diego) a Vienna, Karate a Dornbirn (in
Austria), Stand Still (Spagna) a Zurigo, One Dimensional
Man a Vienna, Lali Puna (progetto laterale dei Notwist),
Exsimio (dal Cile), R.U.N.I., inoltre hanno partecipato
a Veneziasuona, hanno accompagnato un concorso teatrale
con interventi musicali...
Sogni Verticali è aperto anche ad influenze elettroniche,
collaborano infatti con ENT, gruppo che propone musica elettronica
di Belluno, e AMBB, un duo con cui hanno da poco registrato
delle sessioni di cui una parte verrà inserita in
una compilation prodotta da Luna records. In uscita anche
un brano per una compilation prodotta da 8mm records.
Con questo gruppo, che alcuni
di voi già conoscono, facciamo due chiacchere per
saperne di più su di loro.
@: Sogni Verticali; il nome è
ispirato per caso agli alti grattacieli di Chicago?
L. Bah... non proprio... era il nome del primo gruppo in
cui suonavamo io e Simone circa 8 anni fa... visto che il
nome ci piaceva e il gruppo non esisteva più, abbiamo
chiesto agli altri ex componenti se potevamo riprendere
il nome... poi, il fatto che sia in italiano è un
po' per legare il gruppo a dove viviamo. Essendo musica
strumentale potrebbe venire da qualsiasi parte del mondo.
S. La scena di Chicago spacca e spero che anche noi in una
decina di anni suoneremo qualcosa sul genere.
@: Voi
siete molto giovani, come è avvenuto l'incontro con
questa musica così "adulta", anagraficamente
potevate essere una delle tante crossover bands che infestano
il veneto.
G. La nostra musica è quello che viene fuori durante
le prove, non programmiamo prima quello che verrà
fuori... siamo incollati alla scena post-rock perchè
facciamo musica strumentale... addirittura sono stati fatti
paragoni con i Mogwai, gruppo con cui non abbiamo nessuna
affinità nello stile e nelle strutture.
S. Per suonare crossover oggi in veneto bisogna avere 15/16
anni ed io ne ho 21, no comunque penso che tutti e tre abbiamo
sempre ascoltato musica indipendente ed è naturale
che oggi ci troviamo a riproporla.
@: Il
vostro è un disco silenzioso, nel senso che non ci
sono voci che cantano. Una scelta precisa o una necessità
del momento? Ci potranno essere sviluppi in futuro per un'aggiunta
del cantato?
S. L'idea con cui abbiamo cominciato a scrivere musica con
Sogni Verticali era quella di riportare negli strumenti
suonati alcune idee di quello che fa un dj o simili, cioè
sovrappore situazioni diverse, tempi diversi, con l'utilizzo
di strumenti "classici", una sorta di fusione
di loop differenti. La voce penso possa essere vista come
un'altro di questi strumenti da poter sovrapporre quando
ce ne sarà l'occasione. Ci è stato proposto
di aggiungere una voce in alcune canzoni magari solo in
studio ma vediamo cosa succederà, per il momento
nulla di concreto. Probabilmente prima della voce sarà
più facile l'aggiunta di elementi elettronici, com'è
del resto è già accaduto.
@: La
musica che suonate richiede una tecnica non indifferente
e la capacità di giocare con i tempi dispari, avete
seguito un percorso di formazione particolare o avete provato
e riprovato i giri finchè ne è uscito qualcosa?
L. Tutti studiamo musica. Io mi diplomo il prossimo anno
in chitarra classica, Simone studia percussioni e Giorgio
ha studiato basso e da poco si da al contrabbasso (e speriamo
che si muova ad imparare!). Le canzoni spesso nascono da
improvviasazioni mentre proviamo gli strumenti e comunque
non c'è dubbio che i brani li proviamo molto. Passano
in media tre mesi prima di chiudere il brano e passare ad
altro.
G. Sì, possiamo dire che la composizione di un pezzo,
soprattutto della sua struttura, avviene durante le prove,
è una sorta di composizione collettiva, infatti accade
spesso di non ricordare di chi fosse un'idea.
L. A me capita molto spesso di non ricordare neanche l'idea...
“ma ti ricordi quel giro che facevi...” “ehm...
no...”
S. I tempi dispari sono solo una questione di abitudine:
non si é abituati né a suonarli né
ad ascoltarli, é per questo che suonano strani a
tutti.
@: Come
vi trovate nelle esibizioni dal vivo? Quali sono i posti
dove vi siete trovati meglio, quelli all'aperto o i club
"invernali".
G. Fino ad ora i concerti piu' belli sono stati in posti
al chiuso, piccoli locali, spesso con amici a sentirci,
sia per il clima che si creava, sia per la buona acustica.
Ultimamente abbiamo avuto anche una bella esperienza all'aperto,
quando ci ha fatto i suoni uno dei ragazzi che ci ha mixato
il cd (Marco e Ruggero del Garage Studio), quindi poniamo
speranze anche in quello.
@: Ci
sono altri gruppi italiani che vi piacciono o con i quali
collaborate? Cosa ne pensata della situazione indie in italia?
L. Collaborazioni: tra poco uscirà una compilation
su "Luna Registrasuoni" con un nostro brano tratto
da una alcune improvvisazioni con due amici che fanno musica
elettronica, Ciste e Surèn. Stiamo per fare qualche
cosa con Ultraviolet Makes Me Sick che poi forse si vedrà...
poi con Ent (che già conoscete e che apprezziamo
molto) ci piacerebbe fare qualche cosa, è tanto che
ne parliamo ma a parte qualche concerto con annessa improvvisazione,
ancora non si è concretizzato nulla. oltre a questi
diciamo che tanti gruppi di questa zona sono molto interessanti
ad esempio: With Love, G.I.Joe, Vittorio Demarin , i vari
progetti della Madcap Records, EG.zero, Flap, ecc.
Situazione indie in italia? Mah, ci sono le grosse etichette
tipo Homesleep, ci sono etichette che sperimentano tipo
Wallace Records e Bar La Muerte che apprezziamo molto e
ci sono etichette che stanno crescendo bene tipo Alice Dischi.
mi pare una situazione abbastanza normale. L'unica cosa
che secondo me non va tanto è che, come già
qualcuno ha detto, di gruppi interessanti ce ne sono molti
ma se almeno i musicisti comprassero un disco di un gruppo
italiano poco conosciuto, probabilmente le cose andrebbero
meglio. Cioè le proposte non mancano, è l'interesse
verso queste proposte che forse scarseggia...
G.Ultimamente sto apprezzando l'ultimo disco degli Yuppie
Flu, dopo averli visti dal vivo a Urbino.
@: Tra
i nuovi fenomeni della distribuzione musicale ci sono le
CD-R labels, figlie delle cassette-label degli anni '80,
e l'utilizzo sempre più vasto delle possibilità
offerte da internet, dal sito alla webzine al blog. Come
vi rapportate con queste cose?
L: Parlavamo proprio l'altro giorno io e simone di come
le CD-R labels siano molto interessanti (già la nostra
amica Luna Records è una pseudo CD-R label che però
ora ha fatto uscire anche un lp e tra poco un CD "serio")
ma che forse lasciano un po' il tempo che trovano dal punto
di vista dell'impatto con degli ipotetici acquirenti. Cioè,
la maggior parte delle persone si fida molto di più
di un CD stampato piuttosto che di un CD-R, probabilmente
pensa che nella confezione più bella si trovi sicuramente
un prodotto più curato e più valido. Chiaramente
non siamo d'accordo con questa visione e io spero vivamente
di sbagliarmi ma penso che anche nelle riviste specializzate
si dia molta più importanza ai CD stampati. Internet
ha sicuramente semplificato molto le cose, dall'organizzazione
dei concerti alla distribuzione e alla promozione tutto
via mail o siti dedicati (tipo post-itrock).
@: Sempre
di internet parlando, cosa pensate del fenomeno legato al
file sharing applicato al mondo della musica, parlo dei
vari Kazaa, Soulseek e svariati cloni?
L: E’ una cosa molto stimolante. Si può mandare
in giro musica in tutto il mondo ed ascoltare tantissime
cose nuove che sarebbe altrimenti difficilissimo reperire
nei negozi o nei mailorder. Nell'ambiente della musica elettronica
succedono già alcune cose molto stimolanti come scambi
di brani, live e collaborazioni nate via internet o brani
composti a più mani ma da persone molto distanti
fisicamente.
@: Inevitabile,
tipo Marzullo, l'ultima domanda fissa: mi date una playlist
dei vostri ascolti recenti?
G. Sonic Youth – EVOL, Radiohead - Hail To The Thief,
Miles Davis - 'Round About Midnight
L. Un po' di minimalisti (Reich, Riley, Nyman, Glass), Wes
Montgomery, Perturbazione, UVMMS (nuovo cd - si può
dire?), En Roco (l'EP su Marsiglia records).
Ci metto anche un film: Appuntamento a Belville, secondo
me è stupendo!
S. Ultimamente ascolto solo musica dal vivo (di tutto).
Ma se avessi un buon impianto: Bastard Noise, Señor
Coconut, J.Xenakis, David Lynch, Autechre, Kid606, Aphex
Twin.
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ELETTRONICA DAL VOLTO UMANO
mauromartinuz@libero.it
Claro nasce nel novembre del 2002 per
volontà di Mauro già chitarrista negli Asa
Phelps e Lorca dal 1996-97al 2003.L'idea iniziale era
quella di utilizzare i computers per le registrazioni
casalinghe e la produzione di qualche remix a basso costo
con l'aiuto di sergio già ai synth negli Asa Phelps.
Successivamente nascono le prime collaborazioni con il
dj Ginotonico (Cafè Audio) per la stesura di qualche
brano trip-hop e drum and bass nonchè con lo stesso
Andrea cantante di Asa Phelps e Lorca. Camera Shy People
è il primo lavoro a nome Claro composto da 5 traccie
di musica elettronica realizzate con il contributo di
Andrea per le voci e Luca Sella (Mrsixties) per la scrittura
di un paio di pezzi.
Da maggio 2003 la collaborazione con Luca Sella diventa
definitiva e i due producono, durante l'estate, l'ep Save
Summery Information On File un disco che dall'unione di
due menti folk-pop dà una nuova dimensione, più
umana, del progetto elettronico. Basi prese di qua e di
là, filtrate, riprocessate e mandate in loop con
aggiunta di effetti vari. L'effetto sorpresa è
l'elemento destabilizzante di questo ep: ogni volta che
vi siete abituati a un loop Claro vi trasporta dolcemente
da un'altra parte. Dimenticate il rigore metronomico tipico
"crucco", qui potete anche fischiettarvi una
canzoncina, dato che al freddo ronzio dell'elettronica
vengono associati suoni "pop" e anche voci,
rigorosamente fuori sincrono. E' la prima prova di un
progetto destinato a crescere, e che ha già risvegliato
gli interessi di qualche etichetta estera. Di tutto questo,
parliamo con i diretti interessati.
@:
Mauro e Luca: entrambi venite da esperienze musicali decisamente
pop-rock e folk, come mai l’unione delle vostre
esperienze ha portato ad una risultante di matrice elettronica?
L: Non credo ci sia un particolare motivo. Forse proprio
per il fatto di discostarsi dalle precedenti esperienze,
per confrontarsi con un nuovo modo di lavorare, con un
nuovo suono…fin dall’inizio l’idea è
stata: “Facciamo dell’elettronica assieme”.
M: Si, infatti ho incontrato Luca circa un anno fa quando
è stato da me a registrare con la sua vecchia band,
ed è lì che poi abbiamo deciso la collaborazione
sia per Lorca che per questo progetto di elettronica che
stava per partire. L’elettronica ,almeno per quanto
mi riguarda, è arrivata come una necessità
di trovare nuove strade e persone.
@: Nel vasto mondo dell’elettronica
da cosa traete maggiore ispirazione?
L: Io, a dire il vero, non sono un grande ascoltatore
di elettronica. La apprezzo, certo, ma non sta certamente
in testa alla lista dei miei ascolti (Dorine Muraille
e Dntel a parte). Il mio approccio alla materia è
quindi molto giocoso, incantato: a volte certi suoni nascono
in maniera casuale e poi vengono utilizzati, senza quindi
una totale progettualità alla base. Non credo di
avere dei numi tutelari nel campo dell’elettronica,
in sostanza sono sempre le solite vecchie e semplici emozioni
della folk music a muovermi nel mio approccio alle canzoni
e ai suoni.
M: Cerco di ascoltare tutto quello che posso, non ho particolari
passioni. A volte i miei ascolti raggiungono livelli di
trash veramente forti. La musica elettronica mi piace
molto, principalemente quella di ricerca , le “situazioni”
più ballabili le preferivo qualche anno fa.
@:
Qual è la strumentazione che usate? Come create
i vostri pezzi?
L: Usiamo un pc portatile e una scheda di acquisizione
audio per registrare le parti suonate (chitarre, oggetti,
glockenspiel, synth…), oltre ad una discreta quantità
di pedali delay. Per l’ultimo ep abbiamo poi fatto
un uso smodato di un Roland Juno.
Non c’è una regola fissa per la composizione
dei pezzi. In linea di massima Mauro si occupa prevalentemente
delle parti suonate, io delle strutture ritmiche dei brani
e dei rumori. La struttura delle canzoni viene fatta a
quattro mani.
M: C’è un approccio molto artigianale, non
sono esperto nel programmare VST e midi vari, quindi facciamo
molto audio e assembliamo tutto quello che ci capita per
le mani con programmi di assemblaggio, a volte campioniamo
dischi o suoni, anche le tastiere vengono campionate.
@: Sono stato testimone della prima
uscita live di Claro, quando ancora le musiche erano curate
solo da Mauro, e Luca si era occupato dei cortometraggi
che scorrevano alle spalle di Mauro mentre lavorava. Pensate
che sia importante il connubio tra musica e immagini?
L: Credo che il connubio tra musica ed immagini sia molto
importante, soprattutto dal vivo. Un live set di elettronica
non può contare sulla presenza forte dei corpi
come invece un concerto rock. Non è certo il massimo
vedere due individui schiacciare tasti e bottoncini per
quarantacinque minuti, soprattutto se i due individui
sono brutti e pelosi come lo siamo noi. A parte gli scherzi,
le immagini servono per il loro potere evocativo, che
senza dubbio arricchisce le canzoni in un contesto live.
@:
Nemmeno a dirlo, Christian Kann della BSBTA Records di
Copenhagen che già vi conosce per i vostri singoli
impegni, appena ha sentito che stavate mettendo su questo
progetto ha chiesto di essere tenuto informato. Come intendete
promuovere questo progetto?
L: Penso che sarebbe bello e utile avere l’appoggio
di qualche cd-r label: speriamo sinceramente che i pezzi
piacciano a Christian, anche e soprattutto perché
è una persona che stimiamo. Vedremo…
M: Non conosco bene Christian ma mi sembra una persona
molto in gamba, che si da molto da fare e non lo fa che
per passione. Forse è il tipo di persona con la
quale preferisco avere a che fare. Spero di conoscerlo
di persona un giorno, magari andremo a trovarlo.
@:
Che lavori sono disponibili per il momento?
L: E’ disponibile il primo ep di Claro, “Camera
shy people”, risalente a quando il progetto era
totalmente gestito da Mauro. In quell’occasione
io avevo dato una mano in un paio di canzoni.
M: Adesso è disponibile anche il nuovo lavoro ,”Save
Summery Informations On File”, disco nel quale la
presenza di luca diventa stabile e cruciale soprattutto
per le ritmiche che si fanno più articolate.
@: So che attorno al progetto Claro, si sta muovendo comunque
una intensa attività di collaborazione fra voi
due che state tentando di rendere il più larga
possibile nel sotterraneo mondo dell’indie nostrano
e non.
L: Quello che posso dirti è che la collaborazione
tra di noi è piuttosto intensa ormai da un annetto
a questa parte: ho suonicchiato la batteria e lo xilofono
nell’ultimo ep di Lorca, ho partecipato ad un paio
di pezzi del primo ep di Claro, Mauro ha mixato gli ep
di Mr60, ha suonato in qualche nostro pezzo e sarà
dal vivo con noi nelle prossime date che faremo…oltre
a ciò, Mauro sta cercando di organizzare una serie
di concerti in modo da coinvolgere altri gruppi sommersi
che magari incidono su qualche cd-r label che apprezziamo.
M: Speriamo di riuscire a creare qualcosa di buono, la
collaborazione fra me e Luca ormai si è ormai consolidata.
L’ideale sarebbe trovare altre persone disposte
a sbattersi un po’ per portare qualcosa di nuovo
anche dalla nostre parti che sono così aride…
@:
Quanto pensate sia importante la collaborazione e “l’associazione”
tra i gruppi? Ovvio che una scena non esiste e mai esisterà,
ma sono convinto che lo sbattersi ognuno per conto proprio
non porti da nessuna parte.
L: Sono perfettamente d’accordo con te sia sul fatto
che non esisterà mai una scena (anche se non so
bene cosa sia una scena) e sull’importanza delle
collaborazioni tra gruppi. Trovo infatti che collaborare
sia un ottimo modo per fare nuove conoscenze e creare
rapporti umani. Sono ormai anni che suono e sono anni
che vedo le solite scenate avvilenti ogni volta che ci
sono più di due gruppi su un palco (spero sia un
fenomeno tipicamente veneto e provinciale, ma dubito):
problemi su chi suona prima di chi, su chi suona meglio
di chi…insomma cani che si mordono tra loro. Viva
le collaborazioni, viva la scena (qualunque cosa sia)
che non esiste.
M: Bisognerebbe raccogliersi in crew di tante persone,
e poi iniziare a fare dischi e concerti con la sola finalità
di creare buona musica e divertirsi. Lo so che sembra
un sogno ma non credo sia proprio irrealizzabile, basterebbe
trovare le persone giuste.
@: Suonando entrambi
in band di stampo tradizionale, che differenza trovate
nel dovervi proporre come live? Cosa deve dare l’artista
elettronico per non creare una specie di muro tra le sue
manopoline e il pubblico che guarda, senza capire cosa
sta succendendo?
L: Beh le differenze sono molte per quanto mi riguarda,
prima tra tutte che nel suonare musica elettronica dal
vivo mi sento meno esposto, più rilassato, rispetto
ai casi in cui ho in mano uno strumento tradizionale (nel
suonare il quale il più delle volte ho l’abilità
di un protozoo): questa cosa per me è molto importante.
Penso che il musicista elettronico, per non creare un
muro con il pubblico, debba fare quello che fa ogni altro
musicista che non vuole erigere il muro di cui parli:
suscitare emozioni.
M: ...e per suscitare emozioni basta avere delle buone
canzoni e presentarle ogni volta in modo diverso. L’errore
è credere che essendoci un computer fra il musicista
e gli spettatori il tutto si “raffreddi” ma
non è così, ci sono delle cose che puoi
scegliere ogni volta, altrettante che si possono sbagliare
e questo dannato computer che si può piantare da
un momento all’altro.
@: A voi l’ho già fatta mesi fa la mia domanda
di chiusura: datemi una playlist dei vostri ascolti recenti.
M: The Postal Service “Give Up”, Debussy “String
Quartet in G Minor”, Matmos “The Civil War”,
K7 Compilation
L: Dntel “Life is Full of Possibilities”,
My Bloody Valentine “Loveless”, Keith Fullerton
Whitman “Playthroughs”, Mr Henry “Lazily
go Through”, Three Mile Pilot “Na Vucca Do
Lupu”
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