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NUMERO 6/Iononsono
[Alternative Produzioni]
Chi sono i Numero 6? Sono ex Laghisecchi,
se qualcuno di voi se li ricorda,la Alternative Produzioni
li presenta come un gruppo power pop e "popular "lo
sono sul serio, power un po' meno. Il pezzo forte del disco
su cui i genovesi sembrano puntare tutto è la cover
di "Un'estate al mare" della coppia Battiato/Russo
e tutto sommato non mi stupirebbe se domani si trovassero
in "heavy rotation" su Mtv o su Viva, non perché
sia un grande fan del genere (che mi trova del tutto refrattario),
ma per il tipo di pezzo/operazione che si avvicina al gruppo
che qualche tempo fa coverizzava "Amore Disperato"
di Nada (qualcuno di voi si ricorda come si chiamavano?)
oppure i Velvet del tormentone sulle "boy band".
Purtroppo per i Numero 6 la produzione dell'ottimo Giulio
Favero (ex-One Dimensional Man) non pompa come dovrebbe
e dico purtroppo perché sul dictat della produzione
che tira come un trattore il pop non transige.
Fra i nomi chiamati in causa dall'etichetta per definire
il suono del gruppo si leggono in successione Pavement,
Pixies e Wilco, anche se sinceramente fra tutti quelli citati
il risultato finale si avvicina maggiormente ai Blur: Vengono
anche menzionati i nomi di Ivan Graziani (che ci può
anche stare), di Rino Gaetano, di Faust'o (Dio protegga
il nostro freakkettone!!) e Luigi Tenco anche se pure in
questi ultimi tre casi gli accostamenti mi sembrano un po'
fuori luogo.
Testi un tantino "easy", canzoni solari, eppure
nonostante qualche buono spunto il disco si
confonde con il resto delle produzioni che mirano alla scalata
delle classifiche. Altro fattore a sfavore dei liguri il
fatto che nonostante la classifica sia sempre satura di
letame (L'Italie c'est l'Italie!!) forse il momento sembra
poco proficuo per un disco del genere, sia perché
il disco sarebbe dovuto uscire d'estate e supportato da
un buon video, sia perché sembra che il mercato non
sia più interessato ai gruppi rock italiani con venature
"indie" all'inglese.ora ci sono le Vibrazioni.evviva!!...(e
poi uno si chiede perché quando parli di musica italiana
all'estero si mettono a ridere).
http://www.numero6.com/
Ics

Daniele Brusaschetto/poesia totale dei muscoli
[ Bosco records]
Quarto album ufficiale per
Daniele Brusaschetto. Un nuovo documento sonoro nel percorso
intrapreso 8 anni: in continua ricerca tra sonorità
industriali e più personali, seguendo sempre una
propria via nel produrre musica. Poesia Totale Dei Muscoli
rivela qualcosa di inedito, una possibile sorpresa (per
tanti): abbandona le cavalcate estreme per entrare in
una veste di cantautorato; risultato della completa auto-produzione
del disco in ogni sua parte.
Ballate, piccoli racconti, storie di oggetti, ibridi di
pop, su un’impostazione che varia dal folk di traccie
come palla bianca con scritta rossa, Matilda, silvestro,
utopico drink) a momenti più rumorosi / sonici
(dondolo il cervello, canzone per il disagio, poesia totale
dei muscoli), accomunati da un modo di cantare particolare:
svogliato ed ipnotico. Non è sparito il lato più
sperimentale che oltre ad essere una componente di quasi
ogni canzone, si manifesta in Lattina di Primavera ed
Il Bambino Tram: temi chitarristici ambientali. Ascoltando
canzoni come: palla bianca con scritta rossa, dondolo
il cervello e (4) arancione, d’oro e marrone si
ha l’impressione che Poesia Totale Dei Muscoli,
sia davvero un bel disco.
Il disco è autoprodotto come Bosco records ed è
distribuito tramite Bar La Muerte, DSK, Oggetti Volanti
e Radon Studio.
http://www.danielebrusaschetto.com
fabio battistetti
Yakudoshi / M.A.Z.C.A./ Bhangra Beat
Yakudoshi,
in “Al diavolo che ha allietato i nostri giovani
giorni”, propone qualcosa di bello ma difficile,
suoni spigolosi, voci fascinose alla David Sylvian (“Abat-jour”,
“L’eponge et son image”) che appaiono
qua e là a contornare scarni paesaggi di estrazione
noise punk coltivati e addolciti nel “sacro giardino
del post-rock” (uh, uh, che definizione…).
“Amore” è un testo recitato e freddo
di una poesia di Bukowski su un tappeto figlio della gioventù
sonica da nove minuti e mezzo, “E.G.D.S.”,
la ending track, diciotto minuti di vuoti, suoni e sospensioni
alla GYBE!. Davvero Yakudoshi non ha paura di niente,
soprattutto di annoiare. (contatti:http://www.yakudoshi.net).
Mi sono venuti in mente gli Hawkwind di In search of space
ascoltando la prima traccia dei M.A.Z.C.A.
, dal sapore di certo space rock, peccato che la compattezza
venga a mancare nel resto delle tracce che si susseguono
in “1000”, caratterizzate da voci “from
the outerspace” e chitarre sospese dai suoni lontani
e dal vago gusto psichedelico seventies. Il sapore che
ha il disco è qualcosa di abbozzato, forse anche
per l’incisione che non giova, di canzoni che si
susseguono strumentali timide e inoffensive (pur sfociando
in molte parti in crescendo distorti). C’è
poco impatto e poco è caratterizzata la proposta,
elementi assolutamente necessari per impressionare su
un genere che fa a meno delle parti cantate, altrimenti
si rischia di dimenticarsi di cosa si è ascoltato
nel giro di ventiquattr’ore. (contatti: marcobernacchia@yahoo.it).
Segnaliamo infine Bhangra Beat,
rock di maniera cantato in italiano (forma semplice e
armonica, aperture su ritornelli e sugli episodi più
soffusi con l’utilizzo di più voci etc. etc.)
bilanciato sull’aggressività chitarristica
che sfocia nello stoner di Kyuss o QOTSA alternata a sospensioni
o tagli più pop giocati su effetti, suoni e repentini
stacchi e cambi d’umore. (contatti: info@bhangrabeat.it)
la redazione
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Lillayell/s-t
Aa.Vv./ Fragments
[Psychotica rec 2003]
>>>
Sto piegato sulle pagine dell’Ottò Kàroly
(che per chi non lo sapesse è IL manuale di grammatica
della musica su cui generazioni e generazioni di sfigati
hanno dovuto studiare la teoria, la notazione e le forme
musicali) intento a dare una qualche parvenza di serietà
alla mia preparazione per l’esame. Lo stereo mi passa
i Lillayell
e il mio computer, la pagina vuota del Documento1 Word.
Ho una propensione naturale nel sovrapporre le mie attività.
Fare più cose insieme, male.
La prefazione del manuale riporta una citazione di Schumann:
<<non lasciatevi spaventare dalle parole ‘basso
numerato’ o ‘contrappunto’ ecc.; esse
vi verranno incontro a metà strada se voi farete
lo stesso>>. Ecco, è proprio quello che ho
deciso di fare. Incontro a metà strada i Lillayell
evitando loro di chiedere se sappiano o meno cos’è
il ‘contrappunto’ o un ‘basso numerato’.
I ragazzi sono di Pisa e dopo due cd-demo più avvicendamenti
vari in formazione arrivano all’esordio ufficiale
e omonimo per la Psychotica Records. Suonano in tre e nella
logica dei contrari citano subito i Jam (giù le mani
dai Jam!!!) mentre si sentono più vicini alle cose
dei Sonic Youth (ormai basta l’eco lontana di una
distorsione che subito spunta fuori la famiglia Moore!)
e Babes In Toyland. Al di là del chiacchiericcio,
i loro 68 minuti toccano gli stilemi del noise più
aggressivo e le aperture melodiche di certo post-rock –scommetto
che i ragazzi non conoscono i Paul Newman- il tutto in maniera
assolutamente personale.
Le convulsioni oblique e improvvisamente scattose di Dea
Silva, quelle cromatiche perfette incollate ai riff, i fraseggi
spezzettati tra chitarra e basso (Chemical Nice Shot, Store)
rivelano una particolare “astuzia” negli arrangiamenti
–nevrotici, frammentari e per questo affascinanti-
che rimangono il vero grande segnale di questo lavoro. I
Lillayell sanno suonare, il che di questi tempi è
virtù assai rara. Aspettiamo il prossimo passo.(per
info e contatti: psichic@tin.it)
Sempre per la Psychotica Records
[http://www.psychoticarecords.com]
esce Fragments, prima compilation-manifesto
della indie label di Taranto che mette insieme talenti nostrani
e internazionali.
Una tellurica dichiarazione d’intenti: nervosi assalti
post-punk-wave ultrasperimentali tanto compatti tra loro
da sembrare opera di una mente sola. E piuttosto deviata.
Gli accenni zorniani dei rinomati Zu, le strutture matematiche
dei The Planet The, gli acidi andati di traverso ai Twig
Infection (bella fin dal titolo la loro I’ve Never
Have Any Cavities In My Life) le trame trasversali degli
Spriggan (pane e Fugazi!), la furia chitarristica dei Damien
Frost, le progressioni dei Querelle e le spruzzate di sax
dei Comfort.
C’è di tutto insomma. Un bel frullato di sane
cattiverie (eccezion fatta per Generoso Gallina, per il
quale voto l’ostracismo a vita dalla nazione!) ed
il rumore di vetri infranti –come chiosano i Proteus
911 a fine disco- a sigillare questa virulenta aggressione
alle forme sclerotizzate del rock. Tira aria buona dalle
parti di Taranto.
(info: www.psychoticarecords.com)
E’ tutto. Torno a preparare il mio maledetto esame…
>>>.
In My Room/Three Good News
in October
[ Marsiglia Records]
In My Room è il nuovo
side-project completamente accreditato a Marco
Monica, in libera uscita dai parmensi Campofame.
Delicatamente inquietante fin dalla copertina –packaging
in bianco e nero ultra-minimal, nessuna informazione rilevante
nel libretto- capisco subito che il disco mi porterà
via un po’ di tempo. E difatti Three Good News è
uno di quei rari album che richiedono di essere ascoltati
più volte per poter essere decifrati nei loro meccanismi
interni; familiarizzare con il linguaggio ricercato di nuove
forme oblique di musica. Come gli otto minuti della traccia
di apertura (Leaves) che mescola sonorità acustiche
con l'elettronica, alla ricerca di un minimalismo sonoro
avvolgente.
Tappeti chimici dei Tortoise sotto morfina, su cui si appoggiano
appena sussurri di violini (Mina, Gentle Visitation) e poi
dritti fino al cuore del disco in Sospesa, che ti rapisce
con la sua melodia semplice ed ammaliante, fatta di chitarre
gentili alla Nick Drake perse nell’isolazionismo sonoro
di pentagrammi al silicio. Una musica estremamente suggestiva
per una perfetta colonna sonora di un film tutto in slow-motion.
Un disco bello e pieno di calore. (info e contatti: campofame@yahoo.it)
>>>interview
com’è nato il progetto
In My Room?
In My Room è un progetto solista e come tale nasce
dall'esigenza di mettermi alla prova nel comporre musica
in pressoché completa libertà. non c'è
stata un’idea iniziale ben precisa, ho solamente cominciato
a smacchinare sul pc,a registrare chitarre, violini, glockenspiel
e a dar loro forma, a volte in direzione pop, a volte verso
la sperimentazione, comunque senza intenzioni od obiettivi
a priori.
se mi passi l'espressione, la tua
sembra "musica da camera futuribile"...
sicuramente è una definizione che mi piace e che
ritengo calzante. si può riscontrare tra gli ascolti
che ho fatto negli ultimi anni: certa musica colta del '900
(da Satie ad Arvo Part) e certa elettronica in ambito pop,
a partire sicuramente dai Kraftwerk.
un lavorare sulle melodie per "sottrazione",
per sottointesi...
si, ho imparato a lavorare in togliere dopo lunghi esercizi
con i Campofame, gruppo in cui suono da anni, creando una
musica piena di rintocchi, suoni isolati e silenzi (riconducibili
al minimalismo e alla serialità) pur tentando di
sperimentare qualcosa che se ne allontanasse -e in parte
credo di esserci riuscito- era prevedibile ritrovare nei
miei pezzi quello che suono con i Campofame.
da quali altri altri campi prendi
ispirazione? mi riferisco ad esempio ad arte, letteratura
etc.
chiaramente, le esperienze fatte con la letteratura e l'arte
in genere sono fondanti per quel che riguarda la formazione
di un certo tipo di sensibilità tradotta in musica.
sinceramente non riesco ad individuarne di precise, potrei
dirti che amo Thomas Mann o Arnold Boklin e che forse hanno
agito sulla mia ispirazione ma, è più facile
che sia stato il mio gatto che dorme sulla stufa.
principali influenze? E come le riporti
nel tuo suono?
ovviamente sono le più svariate, mi piace Nick Drake,
Lali Puna, Gastr del Sol, musica che potrebbe essere nel
mio cd, ma in modo del tutto inconscio e probabilmente irriconoscibile.
etichette come Warp e City Slang
ti dicono niente?
Tortoise, vedi sopra per le influenze…
Robert Fripp The Gates of Paradise...
mai sentito questo disco?
non lo conosco, non ho niente di Fripp solista, solo King
Crimson, anche loro tra le influenze.
passiamo all'aspetto tecnico. Cosa
suoni esattamente? Strumentazione e prospettive.
sto preparando le canzoni per suonarle dal vivo con l'aiuto
degli altri Campofame più voce femminile e violinista.
Suoniamo in tutto: chitarra acustica ed elettrica, violino,
organo, metallofono e il pc con tastiera e mixer midi per
l'elettronica.
in sostanza come definiresti la tua
musica? E qual'è l'aspetto più importante?
non so forse preferisco non cercarne una definizione. Sicuramente,
mescolare sonorità acustiche con l'elettronica, passando
dalla sperimentazione al pop è l'aspetto che più
mi interessa e che credo, connoti di più questo cd.
su cosa stai lavorando attualmente?
Tra poco il mio cd uscirà per Marsiglia Records e
per me è motivo di soddisfazione. Con i Campofame
siamo da poco usciti con la Wallace nella serie di Split
po box 52.
domanda trasversale: Beatles o Rolling
Stones? Occhio a come rispondi che ti stronco il disco!...
la logica mi direbbe i Beatles di Strawberryfields Forever
ed Eleanor Rigby d'altra parte come non pensare a Paint
It Black e Jumping Jack Flash perciò...x (pari!)
mmmpf.. vago. Vabbè -scherzavo-
non ti stronco. grazie di tutto ciao!
>>>
aNTONIO mONTELLANICO
rnrboy@tiscali.it
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