COVO 31 DICEMBRE 2003
L'ultima serata dell'anno…..il grande
dilemma ….fra cenoni , festini illegali , centri
sociali che somigliano a discoteche , botti , champagne
, fuochi d'artificio alcool a profusione… ..insomma
cosa fare l'ultimo dell'anno… ...la serata parte
tranquilla con non troppa gente (così tanta gente
legata al cenone?)… …perdo i krakatoa ma quando
inizia il concerto dei FINE BEFORE YOU CAME l'aria si
sta già scaldando… ...i ragazzi ci danno
sotto ce la mettono tutta sono emozionati e super-energici
fra magliette dei red animal war , occhiali spessi , il
cantante in una continua contorsione (è bello suonare
l'ultimo dell'anno eeee!!!) e arpeggi in pulito che si
incastravano l'uno nell'altro fino ai consueti stacchi
dispari seguiti da cori di gruppo…..insomma una
festa ; che la voliate chiamare EMO o no!(fate voi) Il
gruppo si muove fra i suoni puliti del VAN PELT (da cui
il nome "we're fine before you came") i cori
dei FUGAZI e le dinamiche dei Q AND NOT U……
…..fra un concerto e l'altro scatta
la mezzanotte… …e sono urli , schiamazzi ,
trombette colorate , salti , baci e abbracci…
...poi iniziano i GIARDINI DI MIRO' e subito
si sente la mancanza del violinista/trombettista sia fisicamente
che come suono…...si parte tranquilli con Little
victories per poi passare ai pezzi dell'ultimo disco (quello
con il cantante…per chi non se ne fosse ancora accorto)
e qui si può oramai dire che di (POST-ROCK) ce
né rimasto ben poco… …si passa a un
pezzo vecchio Trompso it's ok mentre qualcuno da sotto
il palco urla: DANCEMANIA!! (da Iceberg EP) che ormai
non suonano più… …(anche se ci sono
voci che danno i primi 2 ep in ristampa in un unico cd)…
...poi stacchi rumororistici fra un pezzo
e un altro (ormai sembra quasi che se non si paga un tributino
ai SONIC YOUTH il pubblico si offenda….e fidatevi
sono tanti i gruppi oramai che lo fanno…) che viene
preso dal pubblico giocherellone come un momento di gioia
etilico/euforico e ci si lancia in un "simpaticissimo"
pogo (festoso come ad una festa popolare)… ...a
nulla serve l'appello del gruppo a non pogare così
che il concerto continua con i GIARDINI che suonano i
loro pezzi dall'ultimo album , piuttosto riflessivi ma
comunque ben accolti fino ad arrivare ad un paio di cover
come: HEROES di (indivina di chi?) David Bowie e una massa
di rumore che assomigliava molto ad I WANNA BE YOUR DOG
degli STOOGES…(totalino doppio tributo 1°al
glam 2°al rock '60/'70)… …poi fra persone
urlanti e in continuo movimento mi sembra di vedere il
cantante dei YUPPIE FLU che canta "PET LIFE SAVER"
ma non ci giurerei… …infine si può
dire che è stato un bel concerto nonostante un
pubblico (un po') maleducato e un gruppo (sul palco) senza
l'uomo jolly.A seguire il dj-set del dj L'uomo dell'(ultimo
dell') anno (che mi sembra di aver riconosciuto) ha regalato
musica INDIE-ROCK!Ottimo!!
tommy
29.marzo.2004
Potrei definirlo “l'eterno ritorno”
quello che spinge Andrea “Is” Ferraris ad
incarnare ogni volta progetti musicali così distanti
eppure sempre tanto appassionati e ragionati. Considerandomi
un "completista" dei suoi lavori, giovedì
ho voluto assolutamente essere presente per vedere cosa
cacciava fuori dal cappello a cilindro. Ammetto che il
monicker suonasse molto old-fashioned/hard-core e potevo
anche credere che Is avesse deciso di martellare gli ampli
come si usava nella seconda metà degli anni ottanta.
Sbagliavo di molte misure.
Gli
alessandrini One by One...
(l'altra metà è Enrico Brunoldi, anche lui
Deep End) fluttuavano in una ambient chitarristica, molto
delicata, “disturbata” spesso da sample ed
effetti che finivano per costituirne la colonna vertebrale.
Può essere che la struttura live non sia la situazione
migliore per goderne i suoni e le atmosfere, ma se lo
spettatore fosse riuscito sufficientemente a estraniarsi,
forse avrebbe potuto trovare la stessa sintonia dei due
chitarristi. Dovendo trovare il pelo nell'uovo, è
proprio la magmatica poliedricità di Andrea Ferraris
a dar la sensazione che i One By One siano soltanto un
side project secondario ai suoi impegni principali, ma
pur sempre di gran classe.
La serata è stata aperta invece da
Eniac aka Fabio
Battistetti,
one laptop band, agitatore e promotore di una electro
obliqua ma dai gran beat che avrebbe meritato molto di
più, nel senso che, aprire una serata con tal elettronica
è come iniziare una cena di gala direttamente dal
tiramisù.
Gli headliner invece, direttamente dalla
Wallace rec. si sono presi il loro tempo ed hanno interpretato
un post-rock personale e svincolato dai mostri sacri di
Chicago e co. I Yellow Capra
hanno usato con padronanza strumenti tradizionali come
il violoncello, riuscendo ad inserirli nel sound come
se fosse la cosa più consueta di questo mondo.
Tre bands musicalmente distanti tra loro, ma accomunate
dalla ricerca e dalla continua sperimentazione. Giovedì
prossimo ancora più interessante visto che i New
Black da Chicago ci arrivano sul serio, ma non è
la stessa cosa… Chi ci sarà sentirà!
Marco Giorcelli [http://www.mentelocale.it]
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08-feb-04 Live a Circolo Buonaventura
Castelfranco (TV)
Ho avuto la fortuna, di
recente, di assistere ad uno spettacolo della compagnia
d'arte drummatica.
Non uso a caso il termine spettacolo, perché parlare
di concerto in questo caso sarebbe riduttivo.
Viene infatti proposta una sorta di rappresentazione dell'assurdo,
ironici personaggi che si aggirano in un palco che è
una via di mezzo tra un robivecchi e il laboratorio di
un professore pazzo.
In uno stage che sembra un puzzle, ci si può trovare:
pistola a tappo, clacson, chiavi, piatto di portata d'alluminio,
pianoforte giocattolo, ammortizzatori d'auto, tubi d'acciaio
e molto altro tra cui strumenti auto costruiti tra cui
il barattofono e la ruota di bicicletta elettrica.
Ma chi sono i Compagnia d'arte drummatica ? Formati circa
dieci anni fa a Bologna, sono cinque musicisti di estrazione
jazz che hanno, oltre una notevole dose di umiltà
e simpatia, il merito di essere, in modo provocatorio,
usciti dal manierismo, dando sfogo ad un innato spirito
zingaresco.
Lo dimostra il fatto che siamo di fronte ad un gruppo
itinerante che ha dato vita alle loro sessioni da musicisti
di strada per le vie di Ferrara come quelle di Berlino
e Praga.
Inizia il concerto e su fumose atmosfere jazz tessute
da sax , tromba e piano si alternano rumori di città
caotiche e confuse a rendere più vive immagini
strazianti.
Viene così presentato il terzo e nuovo album Oufti
"Outfi è la parola chiave, il suono degli
italiani di Liegi, il fulcro di un diario di viaggio durato
due anni che racchiude la nostra esperienza collettiva
maturata sulla strada. Dentro Outfi ci sono le persone
che abbiamo incontrato,le loro voci la loro presenza…".
Lo spettacolo continua e a tratti la batteria si fa più
incalzante e i fiati più nervosi, in altri ci si
ritrova immersi in una seduta di trainig autogeno zuppi
dei richiami orientali, circondati dai musicisti armati
di bastoni della pioggia.
In un viaggio che ha del mantrico, la compagnia d'arte
drummatica dimostrano non solo di essere ottimi musicisti
ma di saper sacrificare, a volte, la loro bravura in nome
di un idea.
Un idea sviluppata e perfezionata degl'anni, ricerca e
pensiero, cosa ormai rara in molte delle band che compongono
la nostra scena musicale.
Grandioso il finale caratterizzato da crescendo mozzafiato
di contrabbasso e batteria e divagazioni degne dei Tamburi
Du Bronx.
Ribadisco spettacolo e non solo concerto di grande effetto
e coinvolgimento.
Contatti: www.compagniadartedrummatica.it
Marco Tuppo
6 marzo 2004 aquaragia Mirandola(MO)
L'arrivo è stato piuttosto tumultuoso
(ee la neve!!) così come il ritorno ma sicuramente
si può dire che ne è valsa la pena. La sala
dell'Aquaragia è semi_vuota ma i Pecksniff senza
nessuna esitazione si lanciano in uno spettacolo a mè
totalmente inedito un concerto fatto di tante canzoni
in cui regna sovrana la spensieratezza condita di un'attitudine
enorme.La caratteristica principale del gruppo è
nascosta nella cesta di vimini che occupa il palco dalla
quale escono decine di strumenti giocattolo (dal glokenspiel
alla tromba giocattolo fino alle più differenti
percussioni) che riempiono , "riarrangiano"
le canzoni che in altrimenti sarebbero piccole canzoncine
per chitarra voce e poca batteria.Su tutto il loro live-set
vigila lo spirito del Barrett solista così come
l'influsso di tutti i gruppi più divertenti della
scena INDIE/LO-fi.Un grande gruppo sia nell'esecuzione
dei pezzi da "Elementary Watson" (il loro esordio
"serio" su MERENDINA RECORDS), che nella proposta
dei pezzi ancora inediti (BALOON!BALLON! ti si attacca
alla mente) che prenderanno posto nel loro prossimo disco.Escono
i Pecksniff entrano i Milaus che iniziano il loro concerto
a luci spente (sul palco e in sala si anche al mixer)
e nel buio totale della sala incominciano a suonare la
loro personalissima miscela di generi.Un gruppo che pare
disegnato da Igort (Coconino Press.) che si presenta nella
atipica formazione con due chitarre , batteria e due bassi
che vomitano sul pubblico il loro muro sonoro.Un genere
di riferimento per questi ragazzi di Sondrio non esiste
proprio perchè hanno ascoltato (e digerito presuppongo...)
e fatto propria tutta la tradizione degli ultimi 15 anni
di Suoni (non a caso con la esse maiuscola!) provienienti
dall'America e quindi citano in maniera sparsa Girls vs
Boys , Sonic Youth , Fugazi , Slint , June of '44 e quant'altro
nascosto nelle molteplici pieghe del loro sound (assolutamente
complesso ma comunque fruibile).Una grande serata (per
pochi!) organizzata da FOOLTRIBE per due giovani gruppi
INDIPENDENTI!!
Peacemaker IMOLA(BO)- 14 marzo
Una domenica sera tranquilla in provincia.Trovato
il piccolo locale si entra e la desolazione di un locale
vuoto (2baristi , 1cassiere + 3ragazzi in giro per il
locale) ti avvolge.Il gruppo sta montando amcora gli strumenti
sul palco cosi' si aspetta un po'.In sequenza il gruppo
si lancia in :soundcheck ,chiacchere con amici del luogo
sotto il palco , pizza tutto in mezz'ora di tempo (assolutamente
da record).Poi senza dire niente i Logan partono con il
loro suono violento vicino al post-hard_core quanto al
suono Math-rock degli Shellac et similia.Il bassista scuote
la testa mentre il suo basso saltella nelle trame musicali
zoppicanti del gruppo in continua saturazione.Il chitarrista
ricama in maniera incisiva arpeggi (albini docet) cosi'
come deflagrazioni piu' radicalmente noise , intanto il
batterista fissa il vuoto mentre cerca gli accenti e gli
spazi adatti a spezzare (seppur in maniera non radicale)
i tempi delle canzoni. Dal vivo il gruppo se la cava bene
tant'e' che questo e' solo una delle prime date di un
tour che li potera' anche in Francia e Belgio anche se
"onestamente" il fatto di non avere pressoche'
nessuna apertura melodica risulta alla lunga un po' angosciante/ripetitivo.Potrei
descrivere i Logan come una miscela di Shellac (they rules!)
Uzeda (ma meno esasperati!) Three Second Kiss (meno spezzati)
ma con un attacco piu' vicino al post-hard_core.
tommy
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