
Object Astra/
obsession > compulsivity
[autoproduzione ep 5 tracce 25min]
Karnak/Chiuso nell'energia del cosmo
[ autoproduzione in cd-r: 8 tracce 22min]
Ascoltato nella notte di
capodanno in casa Franklin Delano, Object Astra su cd
è proprio come quanto ascoltato. Semplificata la
formazione, resta un tappeto e una miscela di chitarra
campionatore sintetizzatore su cui a volte si adagia una
voce lo-fi che piacerebbe tanto agli amici Morose. Rispetto
al precedente lavoro passato da queste parti, la semplificazione
ha avuto un effetto positivo, schiarente, meno carne al
fuoco e una direzione precisa. Per darvi coordinate: i
sottili mogwai di "four Satin" o "ten Rapid"
quelli dalle basi elettroniche minimali lontani dai cari
muri noise, incrociati coi synth e i panorami più
sospesi e tranquilli dei pink floyd di "Animals"
o "Wish you were here".
Per chi fa di questi territori il suo pane quotidiano
un solo consiglio: fatevelo spedire subito. (contatti:
objectastra@libero.it)
Se giudicati dai titoli di copertina (fra
i titoli: preludio al suicidio della coscienza avulsa,
chiuso nell'enigma del cosmo, tre chitarre dialogano sulla
probabile fine del mondo, horror vaqui: dove finisce il
raggio di creazione…) non li avremmo mai quotati
abbastanza questi Karnak. Al contrario il cd-r ci rivela
un tessuto sperimentale giocato sull'alternanza di partiture
di chitarra classicheggianti (quasi medievali in alcuni
passaggi) ed elementi di elettronica orientati all'oscuro,
una sorta di dialogo ad alternarsi fra queste due presenze,
che solo a volte finiscono davvero a miscelarsi. Il tutto
è piacevolmente curioso, assolutamente strumentale
(tranne voci di sottofondo sussurrate in alcuni episodi);
di impasto originale, difficile, ma più ascoltabile
e sentito di altri album sperimentali o avanguardistici.
Una sorta di musica da camera del ventunesimo secolo.
Con più cura nell'editing/assemblaggio/montaggio
degli episodi del disco, si sarebbe trattato davvero di
un esordio più che sorprendente (sempre a prescindere
dai titoli!! …stiamo scherzando, naturalmente) (contatti:
adrlatta@tin.it)
Al

El Muniria/Stanza 218
[Homesleep 2004]
Una nuova avventura
musicale che ha inizio in una stanza d'albergo, a Tangeri,
dove il trio: Clementi, Carozzi, Parisini si ritrova
per iniziare questo oscuro viaggio e soprattutto per
produrre il disco stesso. Il progetto ruota attorno
alla stanza dell'hotel, al calore di quei luoghi che
lentamente avvolgono gli stessi suoni, nella forma di
pulsazioni diltatate ed elettronici.
La forma canzone, vera e propria è presente solo
in due episodi: Fino In Fondo dove c'è un'accenno
di cantato ed in Narrating A Photograph dove c'è
un' altra voce: calda ed intensa, su liriche in inglese,
ed è questo il brano che si eleva su tutto il
resto.
Il disco segue una linea omogenea traccia per traccia:
i primi secondi sono una parte introduttiva che crea
il tappeto sonoro giusto per le parole, poi c'è
un movimento, una partenza ritmica, e da qui in poi
il calore si estende, sotto la forma di bassi e di accordi
lenti di chitarra; un suono simile in certi punti ad
un dub elettronico, mentre in altri vicino ad una dimensione
ambientale. L'ascolto fatica sui primi quattro brani,
lentamente, da Forse Tra Un Attimo, cresce in particolar
modo con Dentro Questo Bicchiere e nella conclusiva
Insieme. La voce racconta, (Emidio Clementi) di situazioni
ormai legate al passato, ad un punto di non ritorno
ed alla volontà implicita di andare via dichiarata
nell'ultima traccia (Insieme); lo stile di Emidio rimane
invariato nell'interpretazione (come con i Massimo Volume)
e nello scrivere le liriche stesse; è un segno
distintivo che a mio parere aggiunge qualità
e raffinatezza. Non c'è solo passato, qui sopra,
c'è la ricerca di nuovi territori (tappeti sonori)
sui quali raccontare, creare immagini; in questo contesto,
le collaborazioni alla produzione, hanno dato un'indubbio
aiuto alla riuscita (da Steve Piccolo a Mau Mau). Ed
ora viene la curiosità su come possano essere
queste canzoni dal vivo...
Riferimenti musicali: Massive Attack, Mum.
Fabio Battistetti

AMARI/GAMERA
[Riotmaker 2004]
Venti minuti per una Rivoluzione. Oddio,
un nuovo gruppo hip hop di denuncia? Ancora slogan rappati
contro governo tasse eccetera? No, la rivoluzione degli
udinesi Amari, con il secondo disco "Gamera"
(Riotmaker), sta proprio nel distanziarsi definitivamente
dall'attitudine che tuttora costituisce il luogo comune,
la coscienza popolare dell'hip hop. Insomma, finito
il periodo dell'impegno politico e sociale di Assalti
Frontali, 99 Posse e Frankie Hi-Nrg, gli Amari celebrano
(si fa per dire) l'avvento di un'altra generazione,
e lo fanno condensando in brevi composizioni intimità,
autoironia, divertimento. Fatte le debite proporzioni,
è un'operazione che ricorda quella che altrove
portano avanti gruppi come Antipop Consortium o quelli
del giro Anticon.
I nuovi paradigmi con cui confrontarsi sono il precariato
("Cambieremo il mondo con i nostri lavori part-time"),
il grigiore quotidiano ("Domenica pomeriggio, gli
eroi tornano a casa, cappelli in testa, automobili lente),
lo scazzo tout-court (sillabato più che cantato:
"Cinque parole che si ripetono, cinque parole che
si ripetono, cinque parole che si ripetono"). Il
tappeto elettronico su cui sono giocati tali proclami
(?) è un miscuglio brillante e intelligente del
Beck primo periodo e dei Beastie Boys più festaioli,
tenendo sempre presente che l'idea fondante di tutto
il lavoro è "scrivere buone canzoni per
serial killer"!
www.farraginoso.com
www.riotmaker.net
enrico

ENCODE/SINGING THROUGH THE TELESCOPE
[2004 ghostrecords]
Negli Encode confluiscono
elementi di Enter K, Nasten'ka e BuioOmega, gruppi dell'area
varesina raccolti su quella compilation uscita un paio
d'anni or sono (Ghost Town, 13 songs from the lakes
county) che li raccoglieva tutti e che conteneva pure
un brano dei nostri.
Il brano in questione si chiama fading here ed è
un piccolo gioiello in quanto a intensità e,
con le sue atmosfere notturne e sognanti, può
racchiudere l'intero mood del disco, che tuttavia non
è giocato solo sulla lentezza e sulle ballate:
in tutto sono 12 canzoni dall'impianto fortemente rock,
con un'attitudine all'introspezione che spesso lascia
il passo a un certo nervosismo. La sottile vena di malinconia
della voce (e i testi) di Elena è il collante
di tutta l'opera da cui traspare quella distanza onirica
che si percepisce all'ascolto. Cantando attraverso il
telescopio, gurdando/sognando il lato scuro della luna...
appunto.
Su tutto rivelano di aver masticato e digerito una buona
dose di dischi appartenenti all'era post-rock che fu,
soprattutto quello inglese, insieme a quella precedente
della 4ad e dintorni. Nel complesso un buon esordio
- forse solo troppo lungo - che varrebbe la pena di
testare nell'impatto dal vivo.
http://www.encodetheband.com/
http://www.ghostrecords.it/
danilo

A Spirale /Come una lastra
[Lizard '04]
Sembra riportare davanti agli occhi
echi di Zorn il non sense smaccatamente jazz a volte
atmosferico altre virato in derive noise e progressioni
fisiche (e non) di A Spirale. Registrato in cinque giorni
da Alessandro Cartolari (di Anatrofobia, e si sente,
soprattutto per la comunanza di intenti espressivi),
"come una lastra" ci porta a percorrere un
viaggio sospeso tra il classico e l'azzardato, ben bilanciato
su questi due elementi senza mai annoiare o troppo pretendere.
Violino e sax (e quant'altro) a ricamare, a volte divergere
e confondere le partiture alternate in crescere/calare/sparire
della sezione ritmica, tensioni che si allentano di
colpo come brusche frenate per ricomporsi in temi o
riesplodere free. Un estetica già ben resa nell'iniziale
"Mojave" sospesa in un lungo tappeto sonoro
di intro interrotto da vibranti assalti di batteria
per chiudere come una colonna sonora di John Lurie,
oppure "31 salvitutti", con l'iniziale assalto
libero che si stempera pacifico e dilatato su una distesa
di piatti e suoni lunghi. Nota di merito per il clima
irretente e le micro alterazioni di "out of the
blu" o lo stato di tensione leggera e di insoluto
di "Tutto si versa fuori". Cd di gran gusto
in casa Lizard records consigliato ad un ascolto per
chi ama colto e sperimentale saggiamente miscelati.
Al
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TASADAY /In attesa, nel labirinto
[wallace rec 2004 wal47]
Nuovo capitolo del progetto
Tasaday, formazione attiva fin dagli anni ottanta nei
territori dell'avanguardia, un ritorno alla concretezza
dopo il rivoluzionario Kaspar Project di qualche tempo
fa in cui la sperimentazione del gruppo si allargava anche
in fase di produzione, coinvolgendo una lista di finanziatori
che avrebbero ricevuto (loro soli) il cd a casa contribuendo
nello spedire i campioni e i suoni su cui il disco stesso
veniva costruito. Diversa intenzione per il nuovo episodio,
confezionato, costruito e curato dai sette elementi Paolo
Cantù, Sandro Ripamonti, Carlo Ronchi, Stefano
Sangalli, Xabier Iriondo, Stefano Golfari e Daniele Malavasi
senza "apporti" esterni. "In attesa, nel
labirinto" è un titolo che sposa bene le suggestioni
di questo disco concreto e meno "sperimentale"
o "estremista" (passatemi i termini) oscillante
(e il termine ricalca davvero l'andazzo del disco, che
sembra fluttuare appoggiandosi a più sponde) fra
temi industriali (anche nelle voci, a volte anche nel
duro idioma tedesco), sospensioni, durezza di alcune tracce
accanto all'inquietudine da ambiente di altre. Difficile
descrivere appieno l'opera, che per certe cose ricorda
il kraut rock di Faust (se trattasi di disco "rock"
in rapporto ad altre produzioni targate Tasaday, dev'essere
inteso su queste coordinate) e in altre certe produzioni
del giro Zorn "d'ambiente". In ogni caso dopo
45 minuti di ascolto si esce rimescolati e confusi, passati
nel labirinto in cui Tasaday ci ha lanciato: chiusi nelle
proprie paure, attese che non si sciolgono e stati che
si confondono in attesa dell'incontro con il Minotauro.
In una parola: enigmatico.
al

EAReNOW (Xabier Iriondo/Alberto Morelli) "s/t"
wallace rec 2003 (mCD 80mm limited edition)

POLVERE (Xabier Iriondo/Mattia Coletti) "s/t"
wallace rec 2004 (mCD 80mm limited edition)
Come sempre è difficile
catalogare o cercare di farvi pensare al tipo di sound
che alcune produzioni della Wallace possano toccare, ma
se avete avuto occasione di ascoltare 'A short Apnea',
sappiate che siamo in quella direzione. Infatti Xabier
Iriondo (già in A SHORT APNEA , Six Minute War
Madness , 2partiMOLLItremolanti) stavolta al lavoro con
Alberto Morelli (già in Dissoi Logoi, tangatamanu),
ci presenta questo mini cd in edizione limitata e naturalmente
sapientemente curato e impacchettato da Mirko Spino. Si
gioca con una infinità di strumenti: dal piano
all'organo, alle chitarre, all'oboe, alla macchina da
scrivere passando per il grammofono e tante altre cose
che vi invito a scoprire ascoltando le 7 tracce mixate
e arrangiate dagli stessi Xabier e Alberto. Un brano come
'battimenti di scrittura mista' creato su un tappeto sonoro
di voci e tastiere ricamate naturalmente dal rumore dei
braccetti della macchina da scrivere che offrono piccole
'aperture' di chitarre distorte, lasciando spazio anche
al rumore di una partita (sembrerebbe di squash ndr)...vi
lascia pensare su come si possano sviluppare gli altri
episodi del cd. Passi in un museo disturbati da strumenti
a fiato e strani suoni in 'sospiri e preghiere', o suoni
più elettronici in 'mille e un folletto risvegliano
il visir'....chiudendo con l'omonima e inquietante EAReNOW,
strutturata su un piano dal tocco (passatemi il termine)
'avanguardistico'. Una qualità sonora e un suono
a '360 gradi' che mi lascia ancora una volta a bocca aperta,
non ci si poteva aspettare altrimenti da Xabier, compagno
di banco ormai da anni del 're Mida' Magister ;)
Sicuramente una piccola chicca per gli amanti di un certo
tipo di sonorità, sicuramente un ascolto interessante
per chi stia ancora pensando che solo una chitarra e una
batteria possano fare musica (by ju)
Field recording la base di
partenza dell'altro minicd di casa Wallace presentato
in questa sede. Assemblato da Xabier Iriondo stavolta
in coppia con Mattia Coletti, "Polvere" parla
il linguaggio di contaminazione di liberi stralci elettro
acustici mischiati e amalgamati ad elettronica minimale,
frammenti sonori e spunti. Scomposizioni più che
composizioni, sospeso come fosse la colonna sonora di
ore di pensieri liberi senza una direzione precisa, chiuso,
con quel fascino dell'assemblato che danno i field recording
(con anche qualche inserzione di radio tanto per citare
Holger Czukay con David Sylvian). Chiaro, frammentario
ma armonico: il tentativo è quello di sovrapporre
piani sonori ma senza strutture precise, una sorta di
musica da ambiente fatta a strati e sequenziale. Per rispondere
se effettivamente l'esperimento è riuscito, andrebbe
abbandonarsi ad un ipotesi di live, vedere la creazione
prendere vita in tempo reale con i propri occhi, avrebbe
tutt'altro valore e pregio. Resta il fatto che Polvere
rappresenta uno spunto stimolante e un percorso sicuramente
carico di interessi, effettivamente come osservare la
polvere spostarsi da un punto all'altro inseguita dal
vento, nulla di concreto in effetti, ma che sa comunque
catturare (by al)

BOB CORN/ Sad punk and pasta for breakfast
[cake/fooltribe 2004]
Un altro piccolo gioiello
della scena underground Italiano , un altro disco per
pochi (anche se spero che non sia cosi') questi venti
minuti di pallido "folk" (della bassa) inaugurano
la Cake ossia la sottoetichetta della Fooltribe dedita
alle uscite piu' dolci di questa piccola etichetta/comunita'
(in senso metaforico). Il cd racchiude 7 piccole canzoni
sulla scia (leggasi modo d'spressione non clone) del grande
Will Oldman cosi' come di Damien Jurado.Partendo dalla
prima "new pants for you" solo voce e chitarra
come se fosse li' nella tua camera e suonasse solo per
te.Il secondo pezzo del cd "welcome" e' penso
il piu' strano dell'intero dischetto essendo sia movimentato
come ritmo sia ultra_distorto(tipo certe registrazioni
di Black George) , poi con "Where is the colour?"
si ritorna ai toni piu' lenti e intimistici anche se in
questo pezzo viene accompagnato da (come li chiama lui)
amici:Gigi Giancursi e Elena Diana(Perturbazione) rispettivamente
alla chitarra (non invasiva,anzi!) e cello, che aprono/riempiono
l'atmosfera di questo pezzo.Continuando l'ascolto "you
are beautiful" risveglia l'ascolto con un folk tirato
e sentito , subito dopo parte "Now i know" che
oltre ad essere un grande pezzo folk aggiunge suoni e
rumori sparsi regalati in sede di incisione della chitarra
del "regista" Giulio Ragno Favero (il fu chitarrista
dei One Dimensional Man) che come al solito fa un ottimo
lavoro in studio da un grande senso di spazio (spero capiate)
al suono dell'intero disco.Gli ultimi due episodi del
disco sono "Sand and the end" e "Eyes without
lies" che sono il degno finale lento e riflessivo
a questo disco che tutto sommato riesce ad essere abbastanza
vario e poco derivativo nonostante come genere sia ormai
difficilmente originale.
www.fooltribe.com
tommy
Miranda/ Whale Shit ep [
free download ]
Proprio un gruppo presentato
sulle pagine di Post, i toscani (di base) Miranda, fanno
uscire, o meglio, mettono on-line un loro ep (in formato
MP3) di libere improvvisazioni riprese durante le session
di incisione del loro disco "Inside the whale"
(vedi post numero 6). Troppo facile nella noia di una
giornata lavorativa scaricare il tutto, masterizzare direttamente
in ufficio un cdr ed uscire alle 18,00 con il cd in ascolto
sullo stereo della macchina!! Primo punto a favore del
free download ;-)
Per chi avesse letto la presentazione di "Inside
the Whale", i territori sono sempre quelli improvvisativi
di una formazione a tre (chitarra, basso e batteria),
ma qui resi liberi e irripetibili, istantanee di spontaneità.
De gustibus il farsi piacere pezzi non arrangiati ma pubblicati
quasi come testimonianza, ma nel genere di Mirando, che
non è affatto pop, sono quasi più veri e
piacciono maggiormente delle composizioni più strutturate
finite su "Inside the Whale". In ogni modo scaricatevi
e gustatevi qui l'ep di 5 pezzi: http://www.fromscratch.it
Ascoltare non costa nulla, e stavolta è proprio
vero
Al
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