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Intervistati da Andrea Ferraris
Rock...jazz...fusion?
dato che credo vi sia già stato chiesto vediamo se
si riesce ad entrare nell'intimità di come lavorate/avete
lavorato..sia per NAUTA che per DID YOU GET..
N- La lavorazione dei due dischi é stata diversa
perché il gruppo nel frattempo ha mutato forma, inglobando
anche Alessio al sax e Marco all'altra chitarra. Il primo
disco é frutto della cristallizzazione di ore e ore
di jam in studio, poi fissate su bobina al Red House di
Senigallia. Per il secondo l'atmosfera durante il lavoro
é stata molto più rilassata, siamo passati
dall'analogico al digitale e ci siamo lasciati andare di
più, cercando di rompere gli schemi "matematici"
che in parte a mio parere limitavano il nostro esordio.
Entrambi i dischi sono stati registrati in presa diretta,
per quanto mi riguarda preferisco nettamente questo metodo
alla sovraincisione, perché ti restituisce il calore
del momento e perché a volte le sbavature che emergono
da una tela sono le cose più interessanti.
M- A parte il fatto che non ho mai ben capito che roba
sia questa "fusion", non so e non voglio definire
la nostra musica appellandomi ad uno o più generi.
Non ha utilità un discorso sui generi musicali, ma
solo un discorso "sui generis" riguardante la
musica, ma a questo non posso pensarci io. Personalmente
ho lavorato in una strana posizione a questo disco, l'unica
di cui posso parlare. Ho iniziato a suonare con i Caboto
il maggio scorso: dopo tre mesi di completa improvvisazione,
sia in sala prove che dal vivo, ho semplicemente chiesto
le tracce di "Did you get visuals?" per suonarci
sopra e registrarmi. Ed è venuto fuori il disco che
adesso è in giro.
Un amico mi ha fatto
notare come anche la registrazione del vostro ultimo disco,
differentemente da quella di NAUTA, abbia una forte impronta
anni 70. In linea di massima sono abbastanza d'accordo e
mi sembra anche che come "abito" si sposi molto
bene con alcune soluzioni musicali (anche solo negli arrangiamenti)
che avete utilizzato. Ho preso un abbaglio?
N- Pecos, il fonico dei Scandellara (Bo) dove abbiamo registrato,
é un'ottima e disponibilissima persona e probabilmente
ha colto questo alone '70 che un po' permea il nostro suono,
aiutandoci a tirarlo fuori. C'è molta musica di quegli
anni che ci piace parecchio (uno su tutti il Miles del periodo
elettrico), per cui direi che le affinità con i suoni
di quel periodo derivano più da una questione di
feeling vicini e similari piuttosto che dall'uso di tecniche
di registrazione particolari (il nostro "modus operandi"
è quasi sempre "buona la prima")
M- Credo che il contatto con gli anni settanta sia nel senso
di spazialità che la musica e la registrazione riescono
a rendere. Riproduzione nuda e cruda del suono degli amplificatori
e della batteria, della presenza fisica dei musicisti nell'ambiente,
anche se questo è virtuale nella registrazione. Un
mio amico, che aveva ascoltato il disco solo un paio di
volte, ha sentito alla radio un nostro concerto in diretta:
mi ha chiesto il perché della decisione di mandare
in onda integralmente il cd: ciò che voglio dire
non è che dal vivo suoniamo come il disco, tutt'altro,
ma che lui aveva ricevuto lo stesso tipo di impatto con
i suoni, sia dal disco che da una registrazione in presa
diretta con un solo microfono. Mi piacerebbe sentire come
potrebbero suonare i pezzi su vinile.
2002: NAUTA (Scenester)...2003
inoltrato (quasi 2004): DID YOU GET VISUALS(Raving)? Se
escludiamo lo sporadico episodio di 15 ITALIAN DISHES, direi
uno iato piuttosto lungo: come mai?
N- Siamo un gruppo apolide, sparsi per l'Italia. Io sto
a Reggio Emilia, gli altri 5 a Bologna, ma due di loro sono
toscani, mentre un altro é come me uomo di pianura.
Non é facile trovarsi, anche perché lavoriamo
o studiamo tutti ed inoltre la gestazione del secondo disco
é stata lenta e graduale, un passo alla volta.
Perché cambio
di etichetta? Il disco è stato stampato solo in Italia?
N- La Scenester (che ha pubblicato Nauta) non esiste più.
Uno dei due fondatori è il ragazzo di Yvonne Chen
degli Xiu Xiu e pare che ora abbiano aperto un vegetarian
shop a S.Diego. Raving ci supporta e ci stimola più
di quanto non facessero loro, per cui bene così.
Il disco per ora esce solo in Italia, poi chissà.
Non pensate che
a volte il problema principale di come molti gruppi italiani
validi vengano considerati all'estero, sia che non vengano
supportati adeguatamente a partire da "casa"?
Da cosa pensate che dipenda: dal pubblico, dalla stampa,
dalla radio (?!), dalla televisione (?!?!)?
N- Ogni musica per crescere e diffondersi necessita del
contesto adatto e temo che nel nostro caso, l'ambiente non
sia così favorevole, ma poco importa, suonare è
un'esigenza che ti fa superare col sorriso sulle labbra
tutti gli incidenti di percorso: ciò che conta alla
fine è l'endorfina che sale, sale, sale dappertutto
mentre sei sul palco e butti fuori ciò che altrimenti
sarebbe inesprimibile. Permettimi di citare comunque il
grande Stefano Paternoster, un vero appassionato di musiche
storte che quest'inverno ci ha chiamato a suonare in un
fantastico posto nella sua Trento. Per quanto riguarda i
mezzi di comunicazione, so che la nostra musica non è
radiofonica nel senso comune del termine e ,sinceramente,
ne vado fiero.
M- Credo che la questione sia estremamente complessa, quasi
da diventare un po' perversa nel caso specifico della musica
italiana. Il mio parere è che i produttori e i distributori
esteri non producono e non distribuiscono gruppi italiani
perché semplicemente ha poco senso farlo: da un punto
di vista internazionale il nostro rock (per intendere tutta
la musica suonata che non passa dai conservatori ed è
restia alla figura d'autore così come statalmente
definita) non ha gran valore né artistico né
economico se messo a confronto a ciò che viene suonato
nel resto del mondo. In questa prospettiva è pure
logico e giusto che sia Al Bano a vendere all'estero più
dei Marlene Kuntz: a New York, per esempio, i dischi di
Al Bano vanno importati perché Al Bano a New York
non c'è, mentre ci so no i Sonic Youth che rendono
superflua l'importazione dei dischi dei Marlene Kuntz.
Mi pare che Stefano il vostro batterista
suonasse nei ROSE ISLAND ROAD...altri di voi hanno esperienze
precedenti ai Caboto (e non ditemi esperienze extrasensoriali
anche se la domanda è idiota..:)?
N- Per quanto mi riguarda io suonavo in un gruppo di pop
progressive alla Banco del Mutuo Soccorso o qualcosa del
genere, poi ho avuto l'illuminazione sulla via di Damasco
in una notte bolognese d'inizio 1999, dopo un capodanno
psichedelico anzichenò. All'inizio Caboto era un
trio tastiera/chitarra/basso, ci chiamavamo Lei Oceano e
producevamo solo materiale completamente "free-form".
M- Ho suonato a Siena fin da ragazzino in mille gruppi più
o meno seri a seconda delle occasioni, di cui non mi metto
a parlare adesso. Da tre anni, suono la batteria e i pezzi
di ferro negli ELTON JUNK (www.eltonjunk.com per i curiosi),
un progetto che nato a Siena e che sta continuando a vivere
ed avere fortuna a Bologna, e che spero potrà decollare
discograficamente.
Già che ci siamo, perché
non illustrate i perché ed i per come della RAVING
ENSEMBLE NIGHT in cui alcuni di voi mi pare siano coinvolti.
Di cosa si tratta? Un progetto estemporaneo o avrà
un seguito?
N- Il RAVING ENSAMBLE nasce su proposta del buon Alessandro
Baris (musicista con Comfort e deus ex machina di Raving
Records) e si materializza una notte d'estate in quel di
Pisa per un concerto in un
bellissimo spazio occupato (e ora purtroppo sgomberato),
il Rebeldìa. Del gruppo, che è un' entità
aperta e mutevole, hanno fatto parte i n quell' occasione,
me compreso, 3/6 dei Caboto, 2/4 di Vonneumann, Ale Baris
ed Enrico, batterista di Slope. Tra un groviglio io di fili,
prese, laptop, tasti bianchi, note nere, tromba, kalimba,
batterie, basso, sax e chitarre siamo -non so neanch' io
come- riusciti a scorgere un sentiero da percorrere insieme.
Il concerto è stato totalmente improvvisato, seppur
preceduto da una prova di ambientamento (se non all'interno
dei rispettivi progetti, i musicisti coinvolti non avevano
mai interagito sul palco) il giorno prima del live. L'esito
é stato molto soddisfacente sia per noi che per il
pubblico, che è sembrato proprio divertirsi (mentre
il rischio in questo tipo di cose è la noia e il
caos fine a sé stesso). Eventi come questo mi convincono
ancora di più del fatto che il miracolo della comunicazione
é capirsi NONOSTANTE le spiegazioni. Il progetto
avrà un seguito, anche se non so dirti quale forma
prenderà la prossima volta, ed una selezione del
live di luglio uscirà prossimamente su Raving Records.
Mi pare che su NAUTA
(non ricordo benissimo) il booklet fosse scritto interamente
in inglese, le note interne a 15 ITALIAN DISHES idem, invece
su DID YOU GET VISUALS, nonostante molti dei titoli siano
scritti in inglese, il booklet è interamente scritto
nella lingua di Dante: un caso?
N- L'uso dell'italiano no é un caso ma una voglia,
un bisogno. Pur sapendo che, con il poeta Giorgio Caproni,
le parole dissolvono l'oggetto.
I testi interni
al booklet sono vostri o sono stralci di qualche libro che
non ho riconosciuto?
N- Nostri...nel mio caso si tratta -non vorrei sembrare
patetico- di una sorta di fissazione, anche perché
io mi chiamo così in onore di Nazim Hikmet, un grandissimo
poeta turco del '900 e insegno italiano alle elementari.
M- Sono un "collage" di righe scritte da ognuno
di noi. Improvvisazione riorganizzata ma non risemantizzata,
come la nostra musica.
A volte ho l'impressione
che nonostante la larga fruibilità della vostra musica,
in Italia, andiate in contro ad un' enorme serie di difficoltà,
nel senso che pur non conoscendolo molto, ho come l'impressione
che il giro jazz sia piuttosto chiuso, mentre per quello
"indie/post-rock" forse rischiate di risultare
troppo jazzy e/o eccessivamente retrò. A ragion veduta
incontrate molte difficoltà per suonare dal vivo
(visto che oltretutto sul disco siete in sei)?
N- Ci consideriamo un po' degli outsider e sappiamo che
la nostra proposta non trova una collocazione comoda nel
circuito "indie"; nonostante ciò ora, dopo
l'uscita di DYGV? le acque si stanno un po' muovendo e per
la primavera abbiamo in cantiere una serie di date qua e
là. Dal vivo siamo in 6 come su disco e non potrebbe
essere altrimenti.
M- Le difficoltà ci sono eccome, in una scena musicale
povera di mezzi e di contenuti come quella italiana. Tolto
il problema inflazionato che a causa di ciò nessuno
di noi ci guadagna una lira con la musica, personalissimamente
del resto mi piace fregarmene: non mi importa molto di chiunque
vuole ri-conoscere una musica invece di conoscerla. In Italia,
come da altre parti ormai, l'ambiente jazz non mi sembra
entusiasmante, troppi visi pallidi e nessuno che balla,
mentre non credo che nessun musicista "indie-post-rock-o-come-diavolo-è"
che si rispetti non ami alla follia la musica di trenta
e passa anni fa, jazz incluso. Solo gli "italioti"
in botta di emulazione hanno bisogno di alzare steccati,
alla ricerca di un ' identità talmente fragile da
non tollerare il peso del confronto.
Più volte mi è capitato
di leggere e/o sentire dire che certi "generi"
o forme di espressione musicali in cui volente o nolente
credo rientrate pure voi spesso finiscano per essere fruiti
in buona parte da "musicisti". Da cosa pensate
che dipenda e pensate che non potrebbe essere altrimenti
o "un alto mondo è possibile"?
N- Ricordo un articolo di Bruno Dorella
(Bar La Muerte e Ovo) che, raccontando un tour in America,
diceva come là il pubblico ai concerti sia in genere
scarsino (si parla di una dimensione indie, ovviamente)
nonché composto prevalentemente da musicisti; in
Italia non mi pare che le cose stiano così e il nostro
progetto é per tutti quelli che -in un modo o nell'altro-
si sentono semplicemente curiosi, musicisti o no. La sete
dell'orecchio non fa distinzioni tra chi sa (concetto anch'
esso ambiguo, per quanto mi riguarda) suonare e chi sa ascoltare
(quale delle due cose vale di più?).
M - Chi suona solo per fare sfoggio delle propria abilità
tecniche o professionali viene apprezzato solo da chi condivida
con lui questa prospettiva: non è il nostro caso,
come musicisti e prima ancora come amanti della musica,
che se è tale non ha bisogno di giustificazioni alla
propria esistenza che siano esterne a sé stessa.
Un altro mondo "deve" essere in ogni caso possibile
nelle orecchie sia degli ascoltatori che dei musicisti.
http://www.bluebaobab.net/caboto/
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Bianco!
Foglie morte sono
Neve, di nuovo
Gli haiku sono dei brevi componimenti in tre versi su
cui è basata tutta la poesia giapponese. Haiku
è anche l'esordio dei pisani
che ci è piaciuto molto (vedi post? Numero7) tanto
da volerne sapere di più: un album toccante, emozionale
ed allo stesso tempo un album suona come nessun altro
album in Italia ha già suonato, soprattutto grazie
al sapiente lavoro sulle parti elettroniche. L'elettronica
è lo strumento principe attraverso cui è
creata la musica dei nostri, con un sapiente lavoro di
stratificazione che dà al tutto una straordinaria
ricchezza sonora. Anche l'aspetto ritmico è curato
con precisione maniacale, tesa a cercare il groove giusto
in ogni brano, con una certa propensione alla lentezza
e all'introspezione e con alcune sorprese.
Siamo di fronte in fondo a delle canzoni così come
potrebbe essere in un (buon) disco pop; in mezzo al magma
sonoro si scorgono chitarre, a tessere belle melodie (e
chissà cos'altro), e la voce sussurrata di Federico
che, cantando (in) uno stile molto personale dà
un senso a tutto il lavoro.
Un album costruito più sul togliere che sull'aggiungere
elementi, a ricercare la sostanza della musica, potremmo
dire a raccontare emozioni... e credo di non sbagliarmi
di molto dicendo che haiku significa essenza..
, voce e liriche dei Drm.
Da borderline-lineediscontinue/Danilo

Parlami del vostro
esordio, di questo progetto venuto fuori quasi "dal
nulla", nel senso che è stata una grande (bella)
"sorpresa"...come vi siete conosciuti? Cosa
facevate prima? Come ha preso il via questo progetto?
Non siamo nati proprio "dal nulla", è
ovvio che abbiamo una storia musicale alle spalle. Io
e Alessio facevamo parte dei Duramadre, che hanno vinto
diversi concorsi nazionali, pur non avendo mai pubblicato
un album. Volevamo fare qualcosa che prendesse ispirazione
dalla musica elettronica, ma che suonasse con strumenti
acustici, secondo una combinazione piuttosto rara rispetto
a quello che si sentiva di solito. Marzio, sempre a Pisa,
lavorava con i Troppi Trippi, con i quali ha pubblicato
un album di elettronica, gettando le basi per un lavoro
sul digitale di alta qualità.
Successivamente, i gruppi sono confluiti: con i DRM stiamo
continuando il cammino filosofico iniziato con i Duramadre,
ma con una veste elettronica più spiccata e con
l'elemento chitarristico maggiormente evidente.
In effetti, la parte digitale è
molto ben evidente, mentre la chitarra, a mio parere,
non sempre si sente con altrettanta chiarezza... E' curioso
poi che, quando si parla dell'underground italiano, ci
si occupa di gruppi che "suonano", mentre la
parte elettronica è considerata secondaria. Voi
come avete lavorato con le macchine? E poi, a proposito
del ruolo delle chitarre che in alcuni pezzi sono difficili
da rintracciare: come le avete trattate? La voce, invece,
non l'avete trattata per nulla, mi pare…
L'elettronica è il pilastro più importante
della struttura sonora della nostra musica.
Il nostro ultimo album, Haiku, è chiaramente un
disco di elettronica. La particolarità, rispetto
allo scenario indie pop italiano, è che qui l'elettronica
è protagonista: non è al servizio di una
struttura portante di canzone e non è la "tappabuchi"
di strumenti tradizionali.
La nostra musica, in un certo senso, è musica Pop:
la parte strumentale ha un'importanza paritaria rispetto
a quella vocale: in questo si distingue dagli altri convenzionali
prodotti italiani (questo non lo dico io, ma lo dice la
stampa che si è occupata del nostro disco). D'altra
parte, l'elettronica di Marzio, filtrata da noi, guarda
in alto: lo dimostra il fatto che hanno voluto collaborare
con noi i To Rococo Rot, un gruppo di una certa importanza
a livello europeo, non così facile da raggiungere…hanno
colto che siamo sulla strada giusta.
A proposito delle chitarre, poi, confermo che sono piuttosto
nascoste. Questo è dovuto all'attenzione che ci
abbiamo messo ad "asciugare" il disco, a renderlo
minimale, perché fosse solo "sostanza"…
I pezzi più lenti, minimali,
sono proprio quelli che mi piacciono di più…
Si nota che dietro all'album sta una grande ricerca sul
suono: Haiku, infatti, ha un suo suono, diverso dalle
produzione elettroniche uscite negli ultimi tempi.
D'altra parte, è anche un album di canzoni: tu
scrivi e canti. Se dicessi, come ho già scritto
su post? [n.7 pag.1, n.d.i.] che nella tua gioventù
hanno contato molto i Marlene Kuntz e altri gruppi italiani
dei '90?
Sì, in effetti questo tuo accostamento già
mi aveva fatto sorridere…anche Christian Zingales
di Blow Up me l'ha chiesto…in piccola percentuale,
sì, mi rifaccio a quella discografia, ammetto che
ha avuto una sua importanza; l'esperienza dei Marlene,
in particolare, è molto vicina a noi dal punto
di vista dell'emozionalità. Tuttavia, tendo ad
ascoltare musica estera.
Comunque, direi che la nostra storia è ben individuabile:
credo che abbiamo trovato il giusto mix tra essere influenzati
e dire la propria.
Di solito, i gruppi che guardano
all'estero scelgono di cantare in inglese…
Noi non abbiamo mai avuto dubbi sulla scelta dell'italiano:
il disco si rivolge all'Italia, nonostante gli argomenti
non siano prettamente "italiani". Forse, in
futuro, quando ci potremo rivolgere al pubblico estero
in maniera più completa, quando sentiremo l'inglese
maggiormente "nostro", potremo rivedere questa
scelta…
Comunque, le recensioni positive del nostro disco da parte
di riviste spagnole dimostrano che il nostro è
riconosciuto come un buon disco "europeo": cioè,
oggi, il nostro messaggio è recepito in maniera
soddisfacente anche all'estero.
Vorrei approfondire ora il discorso
sulle vostre collaborazioni: Generazione Chimica, ad esempio,
è stato prodotto con i To Rococo Rot…mi pare
che fosse una loro base su cui voi avete lavorato…
Sì, questa è una canzone che per loro, grazie
a noi, ha avuto una doppia vita: era già stata
pubblicata, ma hanno accettato la nostra proposta di riaprila
e lavorarla nuovamente. La collaborazione, poi, con nostro
grande piacere, è andata oltre: loro hanno suonato
su altri pezzi nostri [come icaro] ed hanno partecipato
a nostri concerti: ad esempio, in occasione di Dissonanze
[festival di musica elettronica e arte digitale tenutosi
a Roma a settembre/ottobre 2003, n.d.i.] Robert Lippok
ha condiviso il palco con noi.
Pensate di fare un tour dalle loro
parti?
Forse avremo delle date in Germania, ma non c'è
nulla di ufficiale… d'altra parte, fare date senza
avere una distribuzione è un po' problematico…
Cosa rappresentano per voi i To
Rococo Rot e i Retina.it, l'altro gruppo con cui avete
collaborato nel disco?
I To Rococo Rot sono la stella polare: prima di impegnarci
sul nostro disco, ci siamo studiati a fondo i loro lavori,
per arrivare ad utilizzare l'elettronica in maniera non
banale…senza scadere nella dance…Abbiamo apprezzato
molto il loro modo di trattare la musica e abbiamo tentato,
ispirandoci a loro, di dare nel nostro disco una mappa
compatta di suono che abbracciasse quasi tutte le frequenze…Abbiamo
voluto proporre un discorso che fosse "sonico",
ma non di sonic rock.
Pensiamo di aver raggiunto l'obiettivo: quello che ci
lega ai To Rococo Rot è il coniugare l'elettronica
con l'emozione, sdoganandola dallo stereotipo che la vuole
"fredda": ogni musica è fredda, se non
si prefigge di rappresentare le emozioni.
E comunque anche se i pezzi continuano
ad essere ben ritmati è molto chiaro l'intento
di utilizzare l'elettronica come un normale strumento
musicale…
E a proposito dei Retina.it, per tornare al discorso "collaborazioni"?
Con i Retina.it - di cui abbiamo molto apprezzato Volcano
Waves, un'opera d'arte completa e coerente - è
andata diversamente: Amante Blu è un pezzo nostro,
remixato da loro. E' interessante, a nostro parere, vederli
lavorare sul materiale di altri, mantenendo ben evidente
la loro identità.
Ci teniamo a sottolineare, inoltre, che tutto il disco
è costellato di collaborazioni, con musicisti nostri
amici, che stanno percorrendo la loro strada e che riteniamo
molto validi anche se non hanno all'attivo alcuna pubblicazione…esiste
tutto un mondo di musicisti elettronici italiani, poco
visibili ma molto validi…non abbiamo nulla da invidiare
ad altri Paesi, insomma, anche se a volte soffriamo di
un certo "complesso di inferiorità"…
…complesso che si potrebbe
superare molto in fretta in ambito musicale, se solo certi
media iniziassero a considerare le cose in un altro modo:
secondo me esiste in Italia una rete meno legata a mode
del momento e che non avrebbe nulla da invidiare a certi
gruppi d'oltralpe di cui si parla per "tendenza"...
Ora parliamo dei vostri live: non avete ancora fatto un
vero e proprio tour, ma vorrei capire come state strutturando
questi impegni.
Effettivamente, non c'è mai stato un tour,
che in Italia è molto difficile da organizzare,
a meno che non si è i Subsonica o gli Afterhours...
Si percepisce, in questo, un momento di grossa crisi per
i locali, a Milano e un po' in tutta Italia…
…si parla molto della "crisi
del disco" e ci aspetterebbe una maggiore ricerca
e valorizzazione della musica dal vivo, invece non è
così…
Gli anni '90 sono stati un momento di "vacche grasse":
molti gruppi hanno organizzato dei tour immensi, anche
senza meritarselo…Molti sono stati sopravvalutati
e i locali ne hanno risentito: la qualità non è
indifferente e così facendo hanno perso spettatori,
ormai sfiduciati…Ora si riscontra maggiore qualità,
ma non ci sono più gli stessi soldi e le stesse
possibilità.
Noi, comunque, ci riteniamo molto fortunati: nonostante
la pubblicazione del nostro disco risalga appena a sei
mesi fa siamo stati invitati a festival di un certo livello,
quali Frequenze Disturbate di Urbino (dove è stato
un onore dividere il palco con Beck), Dissonanze di Roma
e Enzimi, dove abbiamo aperto per i P.G.R. E ancora, ultimamente
siamo stati a Fano e ad un interessante festival - Terra
Madre - cui ha partecipato anche Murcof, il messicano.
Quindi, le occasioni non ci mancano.
Non sarebbe male, poi, migliorare l'appeal con un video…
L'idea mi sembra molto interessante
…
Per la verità, abbiamo già prodotto un video,
che però Mtv ha rifiutato perché "non
era all'altezza del disco", con una motivazione a
metà tra il complimento e…
Comunque, abbiamo già pronto un altro video per
Generazione Chimica, il pezzo eseguito coi To Rococo Rot,
sul quale mi sento abbastanza tranquillo: l'idea di base
è forte e il risultato, a mio parere, notevole.
Speriamo di vedervi su Mtv. In realtà, personalmente,
tempo fa vedevo Brand New, ma ora non seguo più
la cosa: preferisco cercare i videoclip su internet…
Ma torniamo a noi: cosa stai ascoltando in questo periodo?
Ascolto gruppi inglesi del new acoustic movement, tipo
Turin Brakes, Coldplay…cose pop insomma…ma
anche cose che non c'entrano niente, tipo il flamenco:
attualmente vivo a Barcellona e sono venuto in contatto
con alcune esperienze della musica spagnola...
Barcellona è il titolo della
traccia d'apertura del disco...
Sì, a dimostrazione che quello che diciamo è
legato totalmente alla vita che viviamo.
E per quanto riguarda la musica
elettronica, cosa consigli di ascoltare?
Consiglio Mokila, pubblicato su Mille Plateaux, per incontrare
un'elettronica immobile, veramente innovativa, ma anche
l'ultimo di Plastikman, un disco che apre nuove strade,
dove l'elettronica si coniuga ad un discorso filosofico
notevole...
Ultima cosa: ha qualche significato
speciale la sigla DRM?
Se ti riferisci a qualche significato subliminale contenuto
nella sigla, direi che non ne ha nessuno tranne quello
di una contrazione estrema del nome del gruppo di origine,
duramadre appunto... Diciamo che il nome di questo progetto
ha seguito e testimoniato l'evoluzione musicale che c'e'
stata da dura madre a drm. una sintetizzazione, una stilizzazione
che oltretutto ci inseriscono in maniera piu´coerente
nella cultura contemporanea in generale. Tutto questo,
credo senza tradire l'idea e la cifra espressiva che gia´
avevamo individuato con dura madre, e da qui la voglia
di evolversi e non di chiudere in maniera drastica con
il passato.
http://www.drmzk.com/
danilo
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