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CABOTO
Intervistati da Andrea Ferraris

Rock...jazz...fusion? dato che credo vi sia già stato chiesto vediamo se si riesce ad entrare nell'intimità di come lavorate/avete lavorato..sia per NAUTA che per DID YOU GET..
N- La lavorazione dei due dischi é stata diversa perché il gruppo nel frattempo ha mutato forma, inglobando anche Alessio al sax e Marco all'altra chitarra. Il primo disco é frutto della cristallizzazione di ore e ore di jam in studio, poi fissate su bobina al Red House di Senigallia. Per il secondo l'atmosfera durante il lavoro é stata molto più rilassata, siamo passati dall'analogico al digitale e ci siamo lasciati andare di più, cercando di rompere gli schemi "matematici" che in parte a mio parere limitavano il nostro esordio. Entrambi i dischi sono stati registrati in presa diretta, per quanto mi riguarda preferisco nettamente questo metodo alla sovraincisione, perché ti restituisce il calore del momento e perché a volte le sbavature che emergono da una tela sono le cose più interessanti.

M- A parte il fatto che non ho mai ben capito che roba sia questa "fusion", non so e non voglio definire la nostra musica appellandomi ad uno o più generi. Non ha utilità un discorso sui generi musicali, ma solo un discorso "sui generis" riguardante la musica, ma a questo non posso pensarci io. Personalmente ho lavorato in una strana posizione a questo disco, l'unica di cui posso parlare. Ho iniziato a suonare con i Caboto il maggio scorso: dopo tre mesi di completa improvvisazione, sia in sala prove che dal vivo, ho semplicemente chiesto le tracce di "Did you get visuals?" per suonarci sopra e registrarmi. Ed è venuto fuori il disco che adesso è in giro.

Un amico mi ha fatto notare come anche la registrazione del vostro ultimo disco, differentemente da quella di NAUTA, abbia una forte impronta anni 70. In linea di massima sono abbastanza d'accordo e mi sembra anche che come "abito" si sposi molto bene con alcune soluzioni musicali (anche solo negli arrangiamenti) che avete utilizzato. Ho preso un abbaglio?
N- Pecos, il fonico dei Scandellara (Bo) dove abbiamo registrato, é un'ottima e disponibilissima persona e probabilmente ha colto questo alone '70 che un po' permea il nostro suono, aiutandoci a tirarlo fuori. C'è molta musica di quegli anni che ci piace parecchio (uno su tutti il Miles del periodo elettrico), per cui direi che le affinità con i suoni di quel periodo derivano più da una questione di feeling vicini e similari piuttosto che dall'uso di tecniche di registrazione particolari (il nostro "modus operandi" è quasi sempre "buona la prima")

M- Credo che il contatto con gli anni settanta sia nel senso di spazialità che la musica e la registrazione riescono a rendere. Riproduzione nuda e cruda del suono degli amplificatori e della batteria, della presenza fisica dei musicisti nell'ambiente, anche se questo è virtuale nella registrazione. Un mio amico, che aveva ascoltato il disco solo un paio di volte, ha sentito alla radio un nostro concerto in diretta: mi ha chiesto il perché della decisione di mandare in onda integralmente il cd: ciò che voglio dire non è che dal vivo suoniamo come il disco, tutt'altro, ma che lui aveva ricevuto lo stesso tipo di impatto con i suoni, sia dal disco che da una registrazione in presa diretta con un solo microfono. Mi piacerebbe sentire come potrebbero suonare i pezzi su vinile.

2002: NAUTA (Scenester)...2003 inoltrato (quasi 2004): DID YOU GET VISUALS(Raving)? Se escludiamo lo sporadico episodio di 15 ITALIAN DISHES, direi uno iato piuttosto lungo: come mai?
N- Siamo un gruppo apolide, sparsi per l'Italia. Io sto a Reggio Emilia, gli altri 5 a Bologna, ma due di loro sono toscani, mentre un altro é come me uomo di pianura. Non é facile trovarsi, anche perché lavoriamo o studiamo tutti ed inoltre la gestazione del secondo disco é stata lenta e graduale, un passo alla volta.

Perché cambio di etichetta? Il disco è stato stampato solo in Italia?
N- La Scenester (che ha pubblicato Nauta) non esiste più. Uno dei due fondatori è il ragazzo di Yvonne Chen degli Xiu Xiu e pare che ora abbiano aperto un vegetarian shop a S.Diego. Raving ci supporta e ci stimola più di quanto non facessero loro, per cui bene così. Il disco per ora esce solo in Italia, poi chissà.

Non pensate che a volte il problema principale di come molti gruppi italiani validi vengano considerati all'estero, sia che non vengano supportati adeguatamente a partire da "casa"? Da cosa pensate che dipenda: dal pubblico, dalla stampa, dalla radio (?!), dalla televisione (?!?!)?
N- Ogni musica per crescere e diffondersi necessita del contesto adatto e temo che nel nostro caso, l'ambiente non sia così favorevole, ma poco importa, suonare è un'esigenza che ti fa superare col sorriso sulle labbra tutti gli incidenti di percorso: ciò che conta alla fine è l'endorfina che sale, sale, sale dappertutto mentre sei sul palco e butti fuori ciò che altrimenti sarebbe inesprimibile. Permettimi di citare comunque il grande Stefano Paternoster, un vero appassionato di musiche storte che quest'inverno ci ha chiamato a suonare in un fantastico posto nella sua Trento. Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione, so che la nostra musica non è radiofonica nel senso comune del termine e ,sinceramente, ne vado fiero.

M- Credo che la questione sia estremamente complessa, quasi da diventare un po' perversa nel caso specifico della musica italiana. Il mio parere è che i produttori e i distributori esteri non producono e non distribuiscono gruppi italiani perché semplicemente ha poco senso farlo: da un punto di vista internazionale il nostro rock (per intendere tutta la musica suonata che non passa dai conservatori ed è restia alla figura d'autore così come statalmente definita) non ha gran valore né artistico né economico se messo a confronto a ciò che viene suonato nel resto del mondo. In questa prospettiva è pure logico e giusto che sia Al Bano a vendere all'estero più dei Marlene Kuntz: a New York, per esempio, i dischi di Al Bano vanno importati perché Al Bano a New York non c'è, mentre ci so no i Sonic Youth che rendono superflua l'importazione dei dischi dei Marlene Kuntz.


Mi pare che Stefano il vostro batterista suonasse nei ROSE ISLAND ROAD...altri di voi hanno esperienze precedenti ai Caboto (e non ditemi esperienze extrasensoriali anche se la domanda è idiota..:)?
N- Per quanto mi riguarda io suonavo in un gruppo di pop progressive alla Banco del Mutuo Soccorso o qualcosa del genere, poi ho avuto l'illuminazione sulla via di Damasco in una notte bolognese d'inizio 1999, dopo un capodanno psichedelico anzichenò. All'inizio Caboto era un trio tastiera/chitarra/basso, ci chiamavamo Lei Oceano e producevamo solo materiale completamente "free-form".

M- Ho suonato a Siena fin da ragazzino in mille gruppi più o meno seri a seconda delle occasioni, di cui non mi metto a parlare adesso. Da tre anni, suono la batteria e i pezzi di ferro negli ELTON JUNK (www.eltonjunk.com per i curiosi), un progetto che nato a Siena e che sta continuando a vivere ed avere fortuna a Bologna, e che spero potrà decollare discograficamente.


Già che ci siamo, perché non illustrate i perché ed i per come della RAVING ENSEMBLE NIGHT in cui alcuni di voi mi pare siano coinvolti. Di cosa si tratta? Un progetto estemporaneo o avrà un seguito?
N- Il RAVING ENSAMBLE nasce su proposta del buon Alessandro Baris (musicista con Comfort e deus ex machina di Raving Records) e si materializza una notte d'estate in quel di Pisa per un concerto in un
bellissimo spazio occupato (e ora purtroppo sgomberato), il Rebeldìa. Del gruppo, che è un' entità aperta e mutevole, hanno fatto parte i n quell' occasione, me compreso, 3/6 dei Caboto, 2/4 di Vonneumann, Ale Baris ed Enrico, batterista di Slope. Tra un groviglio io di fili, prese, laptop, tasti bianchi, note nere, tromba, kalimba, batterie, basso, sax e chitarre siamo -non so neanch' io come- riusciti a scorgere un sentiero da percorrere insieme. Il concerto è stato totalmente improvvisato, seppur preceduto da una prova di ambientamento (se non all'interno dei rispettivi progetti, i musicisti coinvolti non avevano mai interagito sul palco) il giorno prima del live. L'esito é stato molto soddisfacente sia per noi che per il pubblico, che è sembrato proprio divertirsi (mentre il rischio in questo tipo di cose è la noia e il caos fine a sé stesso). Eventi come questo mi convincono ancora di più del fatto che il miracolo della comunicazione é capirsi NONOSTANTE le spiegazioni. Il progetto avrà un seguito, anche se non so dirti quale forma prenderà la prossima volta, ed una selezione del live di luglio uscirà prossimamente su Raving Records.

Mi pare che su NAUTA (non ricordo benissimo) il booklet fosse scritto interamente in inglese, le note interne a 15 ITALIAN DISHES idem, invece su DID YOU GET VISUALS, nonostante molti dei titoli siano scritti in inglese, il booklet è interamente scritto nella lingua di Dante: un caso?
N- L'uso dell'italiano no é un caso ma una voglia, un bisogno. Pur sapendo che, con il poeta Giorgio Caproni, le parole dissolvono l'oggetto.

I testi interni al booklet sono vostri o sono stralci di qualche libro che non ho riconosciuto?
N- Nostri...nel mio caso si tratta -non vorrei sembrare patetico- di una sorta di fissazione, anche perché io mi chiamo così in onore di Nazim Hikmet, un grandissimo poeta turco del '900 e insegno italiano alle elementari.

M- Sono un "collage" di righe scritte da ognuno di noi. Improvvisazione riorganizzata ma non risemantizzata, come la nostra musica.

A volte ho l'impressione che nonostante la larga fruibilità della vostra musica, in Italia, andiate in contro ad un' enorme serie di difficoltà, nel senso che pur non conoscendolo molto, ho come l'impressione che il giro jazz sia piuttosto chiuso, mentre per quello "indie/post-rock" forse rischiate di risultare troppo jazzy e/o eccessivamente retrò. A ragion veduta incontrate molte difficoltà per suonare dal vivo (visto che oltretutto sul disco siete in sei)?
N- Ci consideriamo un po' degli outsider e sappiamo che la nostra proposta non trova una collocazione comoda nel circuito "indie"; nonostante ciò ora, dopo l'uscita di DYGV? le acque si stanno un po' muovendo e per la primavera abbiamo in cantiere una serie di date qua e là. Dal vivo siamo in 6 come su disco e non potrebbe essere altrimenti.

M- Le difficoltà ci sono eccome, in una scena musicale povera di mezzi e di contenuti come quella italiana. Tolto il problema inflazionato che a causa di ciò nessuno di noi ci guadagna una lira con la musica, personalissimamente del resto mi piace fregarmene: non mi importa molto di chiunque vuole ri-conoscere una musica invece di conoscerla. In Italia, come da altre parti ormai, l'ambiente jazz non mi sembra entusiasmante, troppi visi pallidi e nessuno che balla, mentre non credo che nessun musicista "indie-post-rock-o-come-diavolo-è" che si rispetti non ami alla follia la musica di trenta e passa anni fa, jazz incluso. Solo gli "italioti" in botta di emulazione hanno bisogno di alzare steccati, alla ricerca di un ' identità talmente fragile da non tollerare il peso del confronto.


Più volte mi è capitato di leggere e/o sentire dire che certi "generi" o forme di espressione musicali in cui volente o nolente credo rientrate pure voi spesso finiscano per essere fruiti in buona parte da "musicisti". Da cosa pensate che dipenda e pensate che non potrebbe essere altrimenti o "un alto mondo è possibile"?

N- Ricordo un articolo di Bruno Dorella (Bar La Muerte e Ovo) che, raccontando un tour in America, diceva come là il pubblico ai concerti sia in genere scarsino (si parla di una dimensione indie, ovviamente) nonché composto prevalentemente da musicisti; in Italia non mi pare che le cose stiano così e il nostro progetto é per tutti quelli che -in un modo o nell'altro- si sentono semplicemente curiosi, musicisti o no. La sete dell'orecchio non fa distinzioni tra chi sa (concetto anch' esso ambiguo, per quanto mi riguarda) suonare e chi sa ascoltare (quale delle due cose vale di più?).

M - Chi suona solo per fare sfoggio delle propria abilità tecniche o professionali viene apprezzato solo da chi condivida con lui questa prospettiva: non è il nostro caso, come musicisti e prima ancora come amanti della musica, che se è tale non ha bisogno di giustificazioni alla propria esistenza che siano esterne a sé stessa. Un altro mondo "deve" essere in ogni caso possibile nelle orecchie sia degli ascoltatori che dei musicisti.

http://www.bluebaobab.net/caboto/

 

Bianco!
Foglie morte sono
Neve, di nuovo


Gli haiku sono dei brevi componimenti in tre versi su cui è basata tutta la poesia giapponese. Haiku è anche l'esordio dei pisani DRM che ci è piaciuto molto (vedi post? Numero7) tanto da volerne sapere di più: un album toccante, emozionale ed allo stesso tempo un album suona come nessun altro album in Italia ha già suonato, soprattutto grazie al sapiente lavoro sulle parti elettroniche. L'elettronica è lo strumento principe attraverso cui è creata la musica dei nostri, con un sapiente lavoro di stratificazione che dà al tutto una straordinaria ricchezza sonora. Anche l'aspetto ritmico è curato con precisione maniacale, tesa a cercare il groove giusto in ogni brano, con una certa propensione alla lentezza e all'introspezione e con alcune sorprese.
Siamo di fronte in fondo a delle canzoni così come potrebbe essere in un (buon) disco pop; in mezzo al magma sonoro si scorgono chitarre, a tessere belle melodie (e chissà cos'altro), e la voce sussurrata di Federico che, cantando (in) uno stile molto personale dà un senso a tutto il lavoro.
Un album costruito più sul togliere che sull'aggiungere elementi, a ricercare la sostanza della musica, potremmo dire a raccontare emozioni... e credo di non sbagliarmi di molto dicendo che haiku significa essenza..

Intervista con Federico Madeddu, voce e liriche dei Drm.
Da borderline-lineediscontinue/Danilo


Parlami del vostro esordio, di questo progetto venuto fuori quasi "dal nulla", nel senso che è stata una grande (bella) "sorpresa"...come vi siete conosciuti? Cosa facevate prima? Come ha preso il via questo progetto?
Non siamo nati proprio "dal nulla", è ovvio che abbiamo una storia musicale alle spalle. Io e Alessio facevamo parte dei Duramadre, che hanno vinto diversi concorsi nazionali, pur non avendo mai pubblicato un album. Volevamo fare qualcosa che prendesse ispirazione dalla musica elettronica, ma che suonasse con strumenti acustici, secondo una combinazione piuttosto rara rispetto a quello che si sentiva di solito. Marzio, sempre a Pisa, lavorava con i Troppi Trippi, con i quali ha pubblicato un album di elettronica, gettando le basi per un lavoro sul digitale di alta qualità.
Successivamente, i gruppi sono confluiti: con i DRM stiamo continuando il cammino filosofico iniziato con i Duramadre, ma con una veste elettronica più spiccata e con l'elemento chitarristico maggiormente evidente.


In effetti, la parte digitale è molto ben evidente, mentre la chitarra, a mio parere, non sempre si sente con altrettanta chiarezza... E' curioso poi che, quando si parla dell'underground italiano, ci si occupa di gruppi che "suonano", mentre la parte elettronica è considerata secondaria. Voi come avete lavorato con le macchine? E poi, a proposito del ruolo delle chitarre che in alcuni pezzi sono difficili da rintracciare: come le avete trattate? La voce, invece, non l'avete trattata per nulla, mi pare…
L'elettronica è il pilastro più importante della struttura sonora della nostra musica.
Il nostro ultimo album, Haiku, è chiaramente un disco di elettronica. La particolarità, rispetto allo scenario indie pop italiano, è che qui l'elettronica è protagonista: non è al servizio di una struttura portante di canzone e non è la "tappabuchi" di strumenti tradizionali.
La nostra musica, in un certo senso, è musica Pop: la parte strumentale ha un'importanza paritaria rispetto a quella vocale: in questo si distingue dagli altri convenzionali prodotti italiani (questo non lo dico io, ma lo dice la stampa che si è occupata del nostro disco). D'altra parte, l'elettronica di Marzio, filtrata da noi, guarda in alto: lo dimostra il fatto che hanno voluto collaborare con noi i To Rococo Rot, un gruppo di una certa importanza a livello europeo, non così facile da raggiungere…hanno colto che siamo sulla strada giusta.
A proposito delle chitarre, poi, confermo che sono piuttosto nascoste. Questo è dovuto all'attenzione che ci abbiamo messo ad "asciugare" il disco, a renderlo minimale, perché fosse solo "sostanza"…


I pezzi più lenti, minimali, sono proprio quelli che mi piacciono di più…
Si nota che dietro all'album sta una grande ricerca sul suono: Haiku, infatti, ha un suo suono, diverso dalle produzione elettroniche uscite negli ultimi tempi.
D'altra parte, è anche un album di canzoni: tu scrivi e canti. Se dicessi, come ho già scritto su post? [n.7 pag.1, n.d.i.] che nella tua gioventù hanno contato molto i Marlene Kuntz e altri gruppi italiani dei '90?

Sì, in effetti questo tuo accostamento già mi aveva fatto sorridere…anche Christian Zingales di Blow Up me l'ha chiesto…in piccola percentuale, sì, mi rifaccio a quella discografia, ammetto che ha avuto una sua importanza; l'esperienza dei Marlene, in particolare, è molto vicina a noi dal punto di vista dell'emozionalità. Tuttavia, tendo ad ascoltare musica estera.
Comunque, direi che la nostra storia è ben individuabile: credo che abbiamo trovato il giusto mix tra essere influenzati e dire la propria.


Di solito, i gruppi che guardano all'estero scelgono di cantare in inglese…
Noi non abbiamo mai avuto dubbi sulla scelta dell'italiano: il disco si rivolge all'Italia, nonostante gli argomenti non siano prettamente "italiani". Forse, in futuro, quando ci potremo rivolgere al pubblico estero in maniera più completa, quando sentiremo l'inglese maggiormente "nostro", potremo rivedere questa scelta…
Comunque, le recensioni positive del nostro disco da parte di riviste spagnole dimostrano che il nostro è riconosciuto come un buon disco "europeo": cioè, oggi, il nostro messaggio è recepito in maniera soddisfacente anche all'estero.


Vorrei approfondire ora il discorso sulle vostre collaborazioni: Generazione Chimica, ad esempio, è stato prodotto con i To Rococo Rot…mi pare che fosse una loro base su cui voi avete lavorato…
Sì, questa è una canzone che per loro, grazie a noi, ha avuto una doppia vita: era già stata pubblicata, ma hanno accettato la nostra proposta di riaprila e lavorarla nuovamente. La collaborazione, poi, con nostro grande piacere, è andata oltre: loro hanno suonato su altri pezzi nostri [come icaro] ed hanno partecipato a nostri concerti: ad esempio, in occasione di Dissonanze [festival di musica elettronica e arte digitale tenutosi a Roma a settembre/ottobre 2003, n.d.i.] Robert Lippok ha condiviso il palco con noi.


Pensate di fare un tour dalle loro parti?
Forse avremo delle date in Germania, ma non c'è nulla di ufficiale… d'altra parte, fare date senza avere una distribuzione è un po' problematico…


Cosa rappresentano per voi i To Rococo Rot e i Retina.it, l'altro gruppo con cui avete collaborato nel disco?
I To Rococo Rot sono la stella polare: prima di impegnarci sul nostro disco, ci siamo studiati a fondo i loro lavori, per arrivare ad utilizzare l'elettronica in maniera non banale…senza scadere nella dance…Abbiamo apprezzato molto il loro modo di trattare la musica e abbiamo tentato, ispirandoci a loro, di dare nel nostro disco una mappa compatta di suono che abbracciasse quasi tutte le frequenze…Abbiamo voluto proporre un discorso che fosse "sonico", ma non di sonic rock.
Pensiamo di aver raggiunto l'obiettivo: quello che ci lega ai To Rococo Rot è il coniugare l'elettronica con l'emozione, sdoganandola dallo stereotipo che la vuole "fredda": ogni musica è fredda, se non si prefigge di rappresentare le emozioni.


E comunque anche se i pezzi continuano ad essere ben ritmati è molto chiaro l'intento di utilizzare l'elettronica come un normale strumento musicale…
E a proposito dei Retina.it, per tornare al discorso "collaborazioni"?

Con i Retina.it - di cui abbiamo molto apprezzato Volcano Waves, un'opera d'arte completa e coerente - è andata diversamente: Amante Blu è un pezzo nostro, remixato da loro. E' interessante, a nostro parere, vederli lavorare sul materiale di altri, mantenendo ben evidente la loro identità.
Ci teniamo a sottolineare, inoltre, che tutto il disco è costellato di collaborazioni, con musicisti nostri amici, che stanno percorrendo la loro strada e che riteniamo molto validi anche se non hanno all'attivo alcuna pubblicazione…esiste tutto un mondo di musicisti elettronici italiani, poco visibili ma molto validi…non abbiamo nulla da invidiare ad altri Paesi, insomma, anche se a volte soffriamo di un certo "complesso di inferiorità"…


…complesso che si potrebbe superare molto in fretta in ambito musicale, se solo certi media iniziassero a considerare le cose in un altro modo: secondo me esiste in Italia una rete meno legata a mode del momento e che non avrebbe nulla da invidiare a certi gruppi d'oltralpe di cui si parla per "tendenza"...
Ora parliamo dei vostri live: non avete ancora fatto un vero e proprio tour, ma vorrei capire come state strutturando questi impegni.
Effettivamente, non c'è mai stato un tour, che in Italia è molto difficile da organizzare, a meno che non si è i Subsonica o gli Afterhours... Si percepisce, in questo, un momento di grossa crisi per i locali, a Milano e un po' in tutta Italia…


…si parla molto della "crisi del disco" e ci aspetterebbe una maggiore ricerca e valorizzazione della musica dal vivo, invece non è così…
Gli anni '90 sono stati un momento di "vacche grasse": molti gruppi hanno organizzato dei tour immensi, anche senza meritarselo…Molti sono stati sopravvalutati e i locali ne hanno risentito: la qualità non è indifferente e così facendo hanno perso spettatori, ormai sfiduciati…Ora si riscontra maggiore qualità, ma non ci sono più gli stessi soldi e le stesse possibilità.
Noi, comunque, ci riteniamo molto fortunati: nonostante la pubblicazione del nostro disco risalga appena a sei mesi fa siamo stati invitati a festival di un certo livello, quali Frequenze Disturbate di Urbino (dove è stato un onore dividere il palco con Beck), Dissonanze di Roma e Enzimi, dove abbiamo aperto per i P.G.R. E ancora, ultimamente siamo stati a Fano e ad un interessante festival - Terra Madre - cui ha partecipato anche Murcof, il messicano. Quindi, le occasioni non ci mancano.
Non sarebbe male, poi, migliorare l'appeal con un video…


L'idea mi sembra molto interessante …
Per la verità, abbiamo già prodotto un video, che però Mtv ha rifiutato perché "non era all'altezza del disco", con una motivazione a metà tra il complimento e…
Comunque, abbiamo già pronto un altro video per Generazione Chimica, il pezzo eseguito coi To Rococo Rot, sul quale mi sento abbastanza tranquillo: l'idea di base è forte e il risultato, a mio parere, notevole.


Speriamo di vedervi su Mtv. In realtà, personalmente, tempo fa vedevo Brand New, ma ora non seguo più la cosa: preferisco cercare i videoclip su internet…
Ma torniamo a noi: cosa stai ascoltando in questo periodo?

Ascolto gruppi inglesi del new acoustic movement, tipo Turin Brakes, Coldplay…cose pop insomma…ma anche cose che non c'entrano niente, tipo il flamenco: attualmente vivo a Barcellona e sono venuto in contatto con alcune esperienze della musica spagnola...


Barcellona è il titolo della traccia d'apertura del disco...
Sì, a dimostrazione che quello che diciamo è legato totalmente alla vita che viviamo.


E per quanto riguarda la musica elettronica, cosa consigli di ascoltare?
Consiglio Mokila, pubblicato su Mille Plateaux, per incontrare un'elettronica immobile, veramente innovativa, ma anche l'ultimo di Plastikman, un disco che apre nuove strade, dove l'elettronica si coniuga ad un discorso filosofico notevole...


Ultima cosa: ha qualche significato speciale la sigla DRM?
Se ti riferisci a qualche significato subliminale contenuto nella sigla, direi che non ne ha nessuno tranne quello di una contrazione estrema del nome del gruppo di origine, duramadre appunto... Diciamo che il nome di questo progetto ha seguito e testimoniato l'evoluzione musicale che c'e' stata da dura madre a drm. una sintetizzazione, una stilizzazione che oltretutto ci inseriscono in maniera piu´coerente nella cultura contemporanea in generale. Tutto questo, credo senza tradire l'idea e la cifra espressiva che gia´ avevamo individuato con dura madre, e da qui la voglia di evolversi e non di chiudere in maniera drastica con il passato.

http://www.drmzk.com/

danilo