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Gli I/O intervistati e presentati da Andrea Ferraris

I/O - S/T
[Ebria, 2003]

"Al centro del suono degli I/O è posto il processo che porta alla (de)strutturazione della forma sonora, piuttosto che il risultante brano musicale. Lo studio di come i suoni interagiscono tra di loro, in contrasto od armonia, è il punto di interesse maggiore per la nostra concezione di improvvisazione". Difficile essere più chiari di così: più che una dichiarazione d'intenti, direi che questa sia la "posologia" medesima del CD. Gli I/O improvvisano che per la maggioranza delle tracce mi ricorda il modo di procedere di certi Starfuckers (e anche di alcuni lavori Crouton), non tanto per il metodo, visto che i primi improvvisano là dove i secondi "(s)compongono" (gli I/O sono anche meno frammentari nel modo di suonare), più per il fatto che entrambi i gruppi focalizzano la loro musica sul suono stesso prima ancora che sulla "forma canzone". Buon lavoro, soprattutto se si considera che ci troviamo ad un debutto e se si tiene presente che le tracce sono state registrate in presa diretta senza nessuna sovra-incisione. Se quest'ultimo per alcune orecchie può rappresentare un limite, visto il rischio di ripetizione in cui è facile incappare, per gli I/O dovrebbe essere uno sprone al superamento di se stessi. Molte tracce nonostante la qualità dell'esecuzione suonano leggermente "scolastiche" (so che è agghiacciante parlare di scuola in casi come questo e me ne scuso), ma come credo di aver già scritto precedentemente, questo è uno dei maggiori limiti di molta improvvisazione contemporanea. Nonostante la composizione "seduta stante" delle tracce, gli I/O riescono a non naufragare nell'oceano di musica free che si perde in una continua addizione dimostrando di possedere la capacità di ogni grande amatore come Miles Davis: saper attendere. Per capire meglio ciò che voglio dire vi invito ad ascoltare le conclusive IO2A e IOC, per quanto mi riguarda le tracce su cui gli I/O dovrebbero puntare maggiormente. IOC, in particolar modo, fotografa un'equipaggio capace di controllare la propria indisciplina, dilatandosi ed elaborando la "canzone" fino a raggiungere un barlume di melodia e contenendo quella voce che in certi episcodi risulta leggermente invasiva. Un disco coraggioso e ricco di buone premesse, riguardo al settore in cui incasellarlo: "File under: No guts... No glory!"
(courtesy by www.sodapop.it)

1. Innanzitutto presentazione di rito: formazioni precedenti, occupazioni, età, etc...etc..
LUCA] chitarrista, ho suonato nei CITTA SOTTERRANEA, gruppo sciolto prematuramente (sul sito ww.ebriarecords.com trovate l´album registrato nel 2000, pronto per la stampa, post-prodotto pure, che poi non è mai uscito), negli idioti (post-noise-tribal-impro-fichi-core come ci hanno decritti a Roma) e ora suono in I/O e in KOKORO MAYIKIBO (un cui suona la batteria e facciamo indie-rock circa). Poi pazzeggio col pc col nome di LOOKE (www.ebriarecords.com/looke).
ANDREA] cantante,ho suonato nei GO FLY A KITE,gruppo sciolto prematuramente ma in fase di riassemblaggio, avant-post-pop-rock e negli OUTSIDE, anch´esso sciolto ancor prima di calcare le scene, prog-rock. Suono negli I/O e canto nei KOKORO MAYIKIBO. Leggo, nei NIPPON & THE SYMBOL, un gruppo che unisce la musica alla letteratura. Chitarrista nei WOODY WOOD FISH ma ahimè anch´essi sull´orlo di una crisi di scioglimento (cazzarola!!)
PAOLO B] Batterista, ho iniziato nel 1992 con i CHEOPE, gruppo che proponeva oltre ad alcuni pezzi dei Nirvana, Sonic Youth, Manic Street Preachers, anche brani originali propensi all´improvvisazione rock-modale, ho suonato in seguito con gli STATO STUPOROSO (trio di free-jazz) e tuttora mi trovo coinvolto in varie situazioni, dagli I/O ai NIPPON & THE SYMBOL (progetto musicale - letterario su autori del `900), faccio parte della band di un cantautore (swing) e collaboro con varie situazioni (jazz) a formazioni varie.
PAOLO R] Ho suonato per più di dieci anni il basso elettrico in un gruppo chiamato CHEOPE (musica modale) che si è esibito poche volte ma ha creato tante cose belle. Poi ho cominciato a suonare il contrabbasso studiando alla civica classica di Milano e parallelamente suonavo in vari progetti che oggi sono conclusi : STATO STUPOROSO- free jazz, GO FLY A KITE- genere strambo. Attualmente suono oltre che con gli I/O anche con i NIPPON & THE SYMBOL (letture musicate non pallose!)


2. A differenza di molti gruppi "sperimentali" che non escono dalla propria camera da letto/sala prove, ho notato che state suonando in giro, cosa non da sottovalutare visto l´approccio live che avete dato al disco. In Italia la gente non è quasi ancora abituata ai gruppi indie rock, figuriamoci ai gruppi "strani" come voi: come reagisce solitamente il pubblico? E voi al pubblico?

LUCA] Innanzitutto è difficile trovare i luoghi adatti, un po´ per la mentalità ristretta, un po´ per... no, alla fine è per il genere che proponiamo, come dici tu. Per quanto riguarda le reazioni del pubblico dipende dal posto, a volte qualcuno è entusiasta altri ci ignorano. Diciamo che penso che rispetto a un concerto indie-rock per entrare nel nostro suono ci voglia un po´ di concentrazione in più e non sempre la gente è disposta a concedertela. In generale comunque noto che un l´interesse c´è. Il concerto poi risente dell´atmosfera del luogo, noi improvvisiamo, quindi siamo inevitabilmente influenzati dal luogo in cui suoniamo e da come la gente si pone nei nostri confronti: se nessuno ci caga tendiamo ad alienarci e vengono fuori le cose più autistiche e piene di silenzi, viceversa risultiamo più "fruibili".
PAOLO R] Premesso che ho passato troppo tempo in camera da letto/sala prova con progetti deliranti o autoreferenziali, oggi preferisco confrontarmi con la gente.
Questo non vuole dire che gli I/O cercano di suonare ovunque, anzi, è fondamentale trovarsi di fronte ad un pubblico ed a un luogo che accolga la diversità e non sia ne troppo ostico ne indifferente. Comunque sono consapevole che il nostro è un genere "forte" e che ci sono reazioni da parte del pubblico schiette. Nessuno ti viene a dire bel concerto anche se gli fa schifo, mi sembra che i giudizi siano più sinceri rispetto a generi musicali più accessibili.

3. Nell´ascoltare il disco, mi è sembrato che soprattutto nelle incisioni più vecchie emergesse un grande amore per gli Starfuckers, quali altri gruppi pensate che vi abbiano influenzato?
LUCA] E´ vero, lo ammetto, io amo molto gli Starfuckers, trovo che il loro ultimo disco sia una delle opere più geniali uscite al mondo e non solo in Itala, negli ultimo 10 anni. Le altre influenze? Credo che qui vari abbastanza fra tutti i componenti del gruppo, io dico le mie: ascolto di tutto, e penso che tutto contribuisca a quello che faccio, i miei grandi amori sono i Sonic Youth, Royal Trux, Miles Davis, Fugazi, James Brown, Born Against, Slint, Ryoji Ikeda, Painkiller, Albert Ayler, Blonde Redhead, Man is the bastard e ultimamente sto scoprendo molto hip hop e black music, se devo farti dei nomi dell´hip hop contemporaneo che mi piace: missy elliot, clouddead, cannibal ox, dizzee rascal, outkast, kelis, infesticons e majesticons.
Come chitarrista mi sento influenzato dai chitarristi dei Sonic Youth, in particolar modo dall´uso percussivo e minimale delle chitarre ai loro esordi e dalle sinfonie per chitarre di Glenn Branca. Il chitarrista del James Brown più funk poi è un genio...
ANDREA] Principalmente sono stato influenzato dall´ugola di Tim Buckley, ma anche dal lavoro svolto da Demetrio Stratos. Per non parlare poi dei vari progetti di Mike Patton .
PAOLO B] A dirti la verità gli Starfuckers li conosco da dopo l´uscita del nostro disco grazie ad Andrea, che me li ha fatti ascoltare e personalmente li trovo molto interessanti nel loro discorso musicale...nel mio caso più che una influenza è stata una piacevolissima scoperta.
I miei ascolti da un po´ riguardano molto il jazz in tutte le sue innumerevoli "sfaccettature", dal tradizionale al grande jazz degli anni ´60 con lo straordinario quintetto di Miles Davis, i meravigliosi dischi di Wayne Shorter, Coltane e Dolphy, il free di Coleman, Taylor e Ayler, fino ad arrivare agli esponenti del jazz degli ultimi vent´anni come Bill Frisell, John Zorn...forse è meglio che mi fermi qui perché sono tantissimi.
PAOLO R] Io arrivo da una formazione musicale un po´ diversa (avanguardia classica, jazz, free-jazz, minimalisti americani che adoro, in particolare Steve Reich), comunque mi piacciono gli Starfuckers.


4. Ricollegandosi alla domanda precedente, visto che "raramente qualcosa non proviene se non per modificazione o per discendenza da qualcosa che l´ha preceduto", ritenete di fare musica sperimentale?...e per 100000 €: che cosa è sperimentale e cosa no (non solo nella vostra musica)?

LUCA] Bella domanda, io ritengo che la nostra musica non sia "sperimentale", ma piuttosto sia uno studio su come gli strumenti possano interagire fra loro su un concetto, che nel nostro caso è vicino a quello di minimalismo. Che poi questo possa essere definito sperimentale non è una cosa che mi interessa... non so cosa sia veramente sperimentale, mi viene da pensare a Ryoji Ikeda, Noto, a Derek Bailey, a Otomo Yoshide, a Günter, che cercano suoni altri o altri modi di comporre in toto. Sinceramente, non lo so se siamo sperimentali o no, dipende da chi ci ascolta e da cosa ha sentito prima di noi... Secondo te facciamo musica sperimentale?
ANDREA] Se sperimentare significa cercare qualcosa che va al di là del classico modo di interpretare la musica , sì, direi che siamo sperimentali, ma qual´è il classico modo di interpretare la musica?
PAOLO B] Improvvisazioni minimaliste. Personalmente ritengo sia questo il termine per identificare la musica degli I/O.
PAOLO R] Per me la musica è quasi tutta sperimentale; nel momento che crei qualcosa stai sperimentando un linguaggio.


5. Mi è anche sembrato che i pezzi più nuovi del interno tendessero maggiormente alla rarefazione, anche la voce veniva riassorbita maggiormente nel mixaggio mentre tutto sembrava avere quasi forma. È la linea di un percorso che state seguendo o una sbandata temporanea?
LUCA] Mmm... credo che i pezzi di cui parli siano gli ultimi 2 del cd, ed è vero, sono più rarefatti, l´ultimo vicino a certa ambient elettro-acustica. La direzione degli I/O oggi è quella di lavorare sulla pulsazione, su una costante che dia forma mentre tutti gli strumenti girano intorno, la rincorrono e la distruggono, senza mai perderla del tutto. Il risultato è vicino ad una forma che è più lontana dal free (come magari possono essere considerati i primi pezzi del cd), e più vicine ad alcune cose che riportano alla mente i Panasonic, però in veste elettro-acustica... mi sono spiegato bene? spero, perché io ho perso il filo..
PAOLO R] Concordo totalmente con Luca, per ora. Dico per ora perché il nostro processo di ricerca è in continuo mutamento e viene fissato solo quando decidiamo di fare il cd.

6. So che alcuni di voi stanno cercando di organizzare un festival di musica "sperimentale" nell´area di Milano ce ne potete parlare?
PAOLO R] Certo! L'idea è di rendere più visibile la scena musicale italiana che orbita attorno al jazz-core,contemporanea,e non so come descrivere il suono che accomuna tutti questi gruppi.
E lo stesso discorso che porta avanti l' EBRIARECORDS (www.ebriarecords.com) la nostra etichetta solo che in questo caso si usa un circuito sociale, un luogo concreto.
Mi spiace non dirvi di più perché non sono ancora definiti totalmente gli accordi con i gruppi e con i gestori del posto. Comunque pensiamo di fare una grossa promozione, quindi si saprà tutto al momento adatto.
ANDREA] Vorremmo riuscire a raccogliere il maggior numero di gruppi rappresentativi di una scena musicale che solitamente fatica a farsi notare, proprio perché i luoghi e le occasioni scarseggiano ed eventi di questo genere non attirano molta gente, ma riuscire a contenere all´interno di un festival gruppi che spaziano dal free al jazz-core al minimalismo ecc.., dà modo a chi non ne ha mai avuto la possibilità di ascoltare e di conoscere questo genere musicale.


7. Come è stato accolto il disco dalla stampa (sempre prodiga di lodi verso gruppi sconosciuti che non hanno grosse etichette alle spalle)? All´estero invece avete preso dei contatti, recensioni programmi per tour?

LUCA] Noto del sarcasmo nella tua domanda! E´ difficile farsi recensire, è vero, passano mesi e poi quando escono 2 righe che non dicono niente ti incazzi... Comunque la stampa è stata piuttosto buona con noi, recensioni positive o comunque costruttive (ed è questa la cosa più importante per un gruppo al debutto), a parte una su Kronic.it che ci ha stroncato... ma abbiamo già organizzato una spedizione punitiva che sistemerà le cose!
Per l´estero ci stiamo organizzando, non è facile programmare tutto da soli, ma speriamo di farcela!
PAOLO R] La cosa che mi fa divertire di più é che molti che recensiscono il nostro disco, partono con poemi incomprensibili, frasi filosofiche...
Cito: "ecolalie boscimane" per descrivere la voce di Andrea... fa riemergere un "es" autistico...ecc.

non so, sarà il genere? Comincio a preoccuparmi.

8. Come pensate sia possibile (se è possibile) cambiare l´approccio del pubblico a certi generi musicali? Un problema di apparato? Strutture? Cultura? Soldi? O cosa? Perché all´estero è possibile vedere gruppi come voi all´interno di un ateneo universitario e qui no?
LUCA] Penso sia un problema di cultura, di mentalità, ma soprattutto di chi organizza gli eventi. Il pubblico lo si trova, anche se poco qualcuno viene a vederti, e se vali poi ci ritorna con degli amici. Il problema e che i locali, e anche tanti centri sociali, cercano il gruppo figo, il gruppo che porta gente e che suona punk-rock-ragga-ska-hardcore, e se tu suoni qualcosa di difficilmente catalogabile sei tagliato fuori in partenza; e se non suoni non ti conoscono, e per forza non viene nessuno a vederti... è un circolo vizioso del cazzo. Per dire: ricordo un concerto al tunnel con A Short Apnea e Starfuckers: una casino di gente per i primi, poi attaccano i secondi e il Tunnel si svuota, perché? Semplice, in quel momento erano i primi il gruppo figo (senza nulla togliere al gruppo, non mi piacciono molto ma non sto criticando quello) mentre i secondi non erano molto cagati dalla stampa in quel periodo. Riguardo alla domanda sull´Ateneo: perché all´estero la musica è considerata cultura, mentre qui in Italia è solo un hobby, purtroppo.
PAOLO R] Io sono molto drastico in questo senso:
- il primo problema è l'educazione all'ascolto e alla "diversità artistica"; ODIO la musica tappezzeria che tappa i buchi per non pensare.

- il secondo problemone sono le megalitiche produzioni di fuffa italiana che non lasciano spazio per l'affermazione di nuovi generi italiani.
Mi metto nei panni di una persona che è agli inizi della sua passione musicale e compra i suoi primi dischi nei negozietti o, purtroppo, al centro commerciale
Che cosa trova nel reparto musica italiana??? ( cioè fatta da italiani, non un genere)???
Un bandone di fuffa tutta uguale "4/4, un tutupa e via."!!!!!
Dov´è la vera scelta?

9. Progetti per il futuro?
LUCA] Suonare tanto in giro, iniziare a registrare del nuovo materiale e riuscire a finire le copie del cd! Spero di suonare in giro il più possibile, il che sarebbe una bella cosa perché significherebbe un aumento dei posti che propongono musica diversa dal solito. In progetto c´è anche uno split con i Tanake di Firenze, con i quali abbiamo suonato e ci siamo trovati molto bene, musicalmente e umanamente.
ANDREA] Vorrei vendere un milione di copie del cd I/O e poi 2 milioni di copie del secondo cd degli I/O, avere un seguito di bellissime donzelle che al concerto si mettono ad urlare i nostri pezzi e lanciano i loro tanga e reggiseno sul palco con scritto il loro tel. Questa è la previsione per il 2005, poi non saprei.
PAOLO B] Suonare, suonare e ancora suonare...e riuscire a mangiare la mostarda!
PAOLO R] La cosa a cui tengo di più è andare avanti con l'analisi del processo del suono e dei rapporti tra musica/ musicista/ strumento. Il resto è conseguente a questa evoluzione.

ANDREA] voce (luca mauri)
LUCA] chitarra (andrea reali)
PAOLO B] batteria (paolo benzoni)
PAOLO R] contrabbasso (paolo romano)

www.ebriarecords.com/io

andrea ferraris