copertina  
 



RONIN/Ronin
[2004 Ghost records]


Un progetto inseguito da tempo, questo dei Ronin, ennesima creatura scaturita dalla fervida mente di Bruno Dorella (per chi non lo ricorda: boss di Bar La Muerte, metà degli Ovo, batterista dei compianti Wolfango…). Solo ora vede la luce un cd intero dopo un assaggio, due anni fa, con un ep omonimo e la partecipazione alla compilation della fromSCRATCH "Collisioni in cerchio" (dove, con un autentico colpo di classe, veniva proposta una versione strumentale di "Il galeone" in coppia con Bugo). Le 9 tracce dell'album sono il frutto di diverse sessioni di registrazione con un continuo avvicendarsi di musicisti: segno che si tratta di un progetto solista, anche se una band è stata formata per l'occasione (lo stesso Dorella, alle prese con chitarra e basso, insieme a Marco Anicio alla chitarra, Lorenzo Rizzi alla fisarmonica e al contrabbasso, Jacopo Andreini a batteria e sax). La struggente "Intro", col violoncello di Cinzia Mureddu Mansu protagonista, apre alla dinamica e incalzante "Calavera", intrisa di folk balcanico e contraddistinta dall'espressiva fisarmonica di Lorenzo Rizzi e dall'esplosione free di Jacopo Andreini al sax. Con "Just Like You" arriviamo al primo brano cantato della raccolta: c'è la voce di Sara Lov, vocalist dei Devics, passionale e semplicemente splendida, ai livelli cui siamo stati abituati dalla band di Los Angeles: la cadenza folk e l'eleganza dell'arrangiamento conducono in una dimensione quasi onirica. "Nada" proviene dall'ep di cui si diceva prima, mentre "Miniature" (dove la seriosità dell'impianto quasi cameristico è corrotta da Jacopo Andreini, che fa il Pierino alle percussioni-giocattolo) conduce all'altro brano cantato, "Mandrake", affidato all'interpretazione di Mae Starr dei Rollerball, vecchia conoscenza di Dorella, come testimonia lo split-album coi suoi Ovo di qualche tempo fa. Qui c'è pure Bugo al basso, ma soprattutto Christian Rainer al piano elettrico e il contributo di Brynya Ansedottir (violoncello) e Stefano Nava (violino), che coinvolgono in un impetuoso crescendo. Irresistibile la capatina dalle parti di David Lynch di "6 A.M. Coffee", una divagazione quasi-lounge che entra in testa per non uscirne più, mentre "Lava" è fortemente caratterizzata dalla distesa elettronica di ao34, su cui la chitarra di Dorella tesse reiterate e cristalline soluzioni acustiche.
Un'idea che, pur nascendo dalla semplice constatazione che una band che non usa strumenti elettrici può suonare pure in caso di black-out, poi si arricchisce di ulteriori fonti d'ispirazione: su tutte, le varie tournée nell'Europa dell'Est con gli Ovo e dunque il contatto con una musica "diversa" e fortemente caratterizzata da rimandi alla tradizione popolare. Espressione della voglia continua di esplorare sempre nuove strade, pregio che al buon Bruno non difetta di certo, questo album è semplicemente una raccolta di belle - talvolta bellissime - canzoni, cui è facile abbandonarsi e lasciarsi conquistare.
Per me, uno dei più appassionanti dischi italiani usciti dall'inizio dell'anno.
GHOST RECORDS
Via Aprica 4, 21100
Varese
Tel &Fax +390332285995
Cell.+393356255239
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GUIDO SILIOTTO



The H.E.MO./Erotic bradipo
[2004 Ebta records]


I The H.E.MO. hanno senza dubbio molte qualità: grinta, dinamica, qualche riff ben assestato ed una registrazione che rende vivide tutte queste buone doti (complimenti ad Alessandro Azzali che evidentemente non è solo capace a registrare gruppi metal o hard core). Ho leto alcune reensioni molto entusiastiche e non fatico a capire come mai visto che il disco nonostante qualche ingenuità gira piuttosto bene. Se dicessi che in generale si tratta di un disco "noise rock" qualcuno si offende? Non credo proprio anche perchè si tratta propriò di un disco rock saturo di venaure "noise", batteria fisica, chitarre "grosse" senza essere enormi (insomma più Jesus Lizard che Helmet per intenderci), ritmi blues pur avendo una maggiore fruibilità rispetto ai One Dimentional Man, sincerametne non mi stupirebbe vedere gli H.E.MO. all'interno del "rooster" dei gruppi gestiti da Ugo Mazzia. Un buon esordio, credo che i fan di quel noise marcio stile Touch & Go dei bei tempi potrebbero apprezzare. Nonostante una scrittura molto più personale di molti altri che si cimentano nella stessa "categoria" credo che si tratti di un buon esordio anche se non tutti i pezzi funzionino a dovere e se ci sia molto spazio per vedere questi umbri migliorare. Pur non essendo ancora all'apice comunque un buon esordio e sia ben chiaro, un gruppo del genere ripaga dei trecento cloni sfigati dei Marlene Kuntz che continuiamo a riceve.
www.thehemo.it

andrea ferraris




Tanake/reazioni pilomotorie
[copyleft 2004]

Ancora una volta post? mette i piedi su campi coltivati ad improvvisazione, questa volta i contadini sono in 4:
roberto acciaro: [+antenne+corde+arco+carta], macchina da scrivere, burp & yell machine andrea caprara: sassofoni [alto, tenore], clarinetto basso, bocchino & batteria
maurizio bosa: basso [+carta+bacchette]
martino acciaro: batteria [+catene+coperchi], kazoo e svariati oggetti sugli strumenti degli altri tanake
A partire dall'interessante pacchetto che contiene il cd costituito da una scatola di cartone, troviamo al suo interno una polaroid (a me è capitata un'istantanea di una suora e di un signore seduti in una sala d'attesa) e un cartoncino che ci illustra un po' di cose interessanti.
Come per esempio che il cd non è coperto da copyright, ma è copyleft, e come viene indicato:"tanake non crede nella mercificazione della musica, nessun copyright, tutti i pezzi sono coperti da copyleft" (un consiglio: fatevi un giro in rete per avere maggiori delucidazioni a proposito n.d.g.)
Ma veniamo alla musica...tredici tracce che partono dall'improvvisazione e prendono a volte quasi una forma, a volte clautrofobica, a volte cacofonica e a volte percussiva. Ci sono tracce che spiccano su altre per l'alchimia quasi perfetta tra gli strumenti, come 'quietarivoluzione', o 'road map' dove deliri di sax si incastrano con la batteria che improvvisa aperture ritmiche. Episodi più post-rocchettari sul finire del cd in 'scorie di democrazia nascoste sotto i tuoi piedi rendono il tuo sorriso splendente e tu non sai perchè' e in 'elogi inglesi alla serenità italiana..'
Forse lavorando un po' di più al missaggio, cercando di diversificare un po' i suoni, il disco risulterebbe ancora più interessante...ma questi sono solo miei pareri. Sicuramente da andare a vedere dal vivo, visto che le band che si aggirano in questi ambienti molto spesso riescono a comunicare molto più su un palco.
www.tanake.net
info@tanake.net

gianmaria

   


Anatrofobia / Tesa Musica Marginale
[Wallace records 2004]

Musica per improvvisazione. Conosco l’enseble di Anatrofobia (attualmente batteria, basso, chitarra, fagotto e sax) dagli ultimi tre episodi, ovvero la highway che stanno percorrendo da “uno scoiattolo in mezzo all’autostrada” fino all’ultimo “Tesa musica marginale” passando per Le cose non parlano”. Il percorso è coerente e la strada dritta con direzione precisa e tracciata come il solco di un aratro, condensato nella voglia di ricerca, di fondere in una unica esperienza da studio/sala prove i termini di “esercizio di improvvisazione” e di “composizione”, che per qualcuno possono sembrare in contraddizione ma di certo non lo sono, non lo stream of consciousness improvvisativo naif psichedelico, libero e a volte slegato di tanta improvvisazione, ma la costruzione su regole precise, un “disciplinata espressione”, ottendo sì una forma libera che rimanda soprattutto al free jazz, ma vincolata come questo a regole precise e rigide costruzioni. “Tesa musica marginale” è un disco che prende una direzione “seria” e mittleuropea, meno ritmico e più costruito dei precedenti, assemblato e centrato nella sua corta e misurata durata, ricercato nelle soluzioni e nei suoni, con intermezzi ariosi e raffinati sospesi. Si carica di chitarre, effettistica elettronica di campionatori e sinth, sospensione rumoristica e brusche e a volte scontate accelerate. Può sembrare freddo e troppo perfetto al primo ascolto, forse ripesca meno dal tradizionale/popolare rispetto al precedente episodio, ma ascoltato più volte resta chiaro il livello raggiunto quasi a rendersi una sorta di manifesto di un rock free jazz futurista e da ambiente. Niente di più vero nel titolo, musica marginale per collocazione ma carica di una tensione che si appoggia a più momenti di equilibrio/quiete sonora per ricominciare a centrifugare qua e là come il cestello di una lavatrice. Rock, jazz, classica moderna (la componente che ha più arricchito questo episodio rispetto ai precedenti dischi) e chi più ne ha più ne metta, ma conta meno l’estetica in un disco dove protagonista è chi suona, nel proprio isolazionismo a plasmare le forme e la propria espressione in un continuo movimento, anche se, a dirla tutta, questo è l’episodio dove maggiormente il prodotto di Anatrofobia è stato confezionato, con attenzione e cura, non solo espressione e sperimentazione di forme (la cura per la sostanza), ma un disco impeccabile anche nelle variazioni di suoni che lo rendono più attraente, maturo e piacevole (i 40 minuti del cd davvero volano via). Niente di americano sulla highway che cavalca Anatrofobia, niente harley davidson, ma una traccia che unisce europa, la classica, e la più open-minded america in una sorta di transiberiana della mente, un mondo a parte, arricchiendo la propria valigia di qualcosa in ogni sosta del proprio viaggio, aspettandoli alla prossima fermata. Prepariamo le orecchie,tese. Darsi regole in musica non nega la voglia di sperimentare ed esplorare, concetto un po’ difficile per un anarchico, ma che risulta chiaro in “tesa musica marginale”

Luca Cartolari
Via Morano 16
10100 PEROSA CANAVESE (TO)
ITALY
info@anatrofobia.com
www.anatrofobia.com
+39 348 8521374
www.wallacerecords.com

Al



Velvet Score/Youth
[2004 Black Candyrec.]

Bello risentire echi di pop ovattato e cullante, dream pop ricamato alla Slowdive, unito alle cascate di feedback e distorsioni lontane tipicamente shoegaze in un disco italiano targato anno 2004 e non 1985-87, che ci viene comunque presentato come tutti gli oggetti volanti non meglio identificabili nel fantomatico post-rock. Velvet Score realizza il proprio esordio discografico con Black Candy dopo un paio di ep autoprodotti, e il cd che mi sta facendo compagnia nella stanza mentre ve lo descrivo mi convince appieno. Immediatezza pop e una buona dose di emotività, qualcosa che pur non essendo particolarmente costruito e “prodotto”, colpisce proprio per la velocità nel’entrarti in circolo, e a prescindere dai rimandi che un disco può innescare, la sostanza resta sempre la capacità di emozionare e colpire. Si parte dal classico in minore, dalla voce trascinata e sussurrata di “back to the painter’s brush” a dar corpo a sfuriate di distorsioni allontanate sullo sfondo con forti dosi di echi. La seguente “Crying on pop corns” a doppia voce ci rivela una leggerezza e una dolcezza inaspettate continuando a giocare sugli sviluppi innervositi come per una dichiarazione di intenti, canzoni che si interiorizzano/esteriorizzano con il gioco dei volumi e delle sfuriate chitarristiche. Arrivano poi tracce come “Suzy and Leo will marry tomorrow”, con quella vena inglese di fare pop, soprattutto nei suoni puliti effettati a chorus e delay alla primi Stone Roses e alle distorsioni sporche, lontane e cariche di effetti quasi jesus and Mary Chain. Atmosfere più rarefatte e altalenanti come quelle di “Advice from Mars”, che sanno cullare e portare via, composizioni sempre lunghe, tanto da diventare pesanti da digerire, pop non radiofonico tanto per intenderci, come la coda di “Youth”, densa ed emotiva, musica sospesa e sognante come le ultime tracce, abbandonate anche dove insistono su riff distorti. “Youth” non odora di Italiano, ma in alcuni episodi dimostra come i Velvet Score di possibilità e carte da giocarsi ne abbiano parecchie, magari con una produzione con meno rimandi a certi modelli, più coraggiosa e che enfatizzi quel tocco personale che comunque è già presente in questo lavoro ma che tende a restare solo sullo sfondo. Due parti di My bloody valentine unite a una parte di Doves o qualche altra pop band d’oltremanica per dare quel gusto più digeribile e avrete la miscela giusta per gustarvi questo esordio. Sicuramente vi ricorderanno qualcuno o qualcosa, ma non bisogna essere originali a tutti i costi, si rischia di essere difficili e snaturarsi, soprattutto quando il territorio rientra bene o male nel pop, meglio la freschezza in questo caso e, forse, per le potenzialità di Velvet Score, una maggiore immediatezza.
info@velvetscore.com
http://www.velvetscore.com

al



Just arrived/Spare Me
[Wallace rec 2004]

"Fiat lux!" e fu così che dopo due anni e qualche mese uscì ...JUST ARRIVED aka A gorgeous apnea aka Gorge Trio + A Short Apnea. Confezione digipack senza molte informazioni, copertina desolata come l'atmosfera che domina tutto il disco. Un pachiederma "free avant kraut" che si muove lentamente, che ogni tanto barrisce per dare qualche segnale di vita, attende la morte coricato su di un fianco, lontano dall'ombra degli alberi con il sole implacabile che non da tregua. Ero molto curioso di sentire il risultato di questa sinergia, però sinceramente sono rimasto leggermente deluso, inutile mentire. Come mi era già successo per l'osannatissimo disco dei Gorge trio + Milo Fine (per non parlare di alcuni Cobra di John Zorn) ciò che resta alla fine dell'ascolto è una serie di domande sconclusionate tipo: "l'improvvisazione è sempre un'esperienza ingiudicabile in quanto tale o esistono improvvisazioni migliori di altre? Essendo così soggettivo il giudizio di fronte ad una cosa del genere, ha senso stilarne una valutazione? Ed in base a quali parametri?". Superata questa serie di pippe da Ghezzi versione "Fuori orario" che resta del disco? Atmosfere plumbee, in cui purtroppo affiorano maggiormente le impennate "free" degli americani invece che il gusto di "vecchio" degli Apnea. Certo, ci sono alcuni momenti in cui la "classe" irrompe come un fiume in piena (tracce 2 e 3), momenti in cui dal marasma riaffiora qualcosa che ha un minimo di forma, però sinceramente da un ensemble del genere mi aspettavo un po' di più.
www.wallacerecords.com

andrea ferraris