One Dimensional Man/ Take me away
[Ghost rec 2004]
ODM sono un punto
di riferimento nel "nostro rock": in attività
dal 1996, ma soprattutto sui palchi con un live set sempre
potente e carico di adrenalina; nello stesso tempo hanno
dato alle stampe 4 album, ognuno a suo modo, peculiare,
tracciando un percorso parallelo rispetto all'energia rilasciata
dal vivo, dove hanno raggiunto un suono di estrema qualità,
che ha dato come risultato, la produzione di una serie di
canzoni che restano alla mente, per un giro di chitarra
o per un certo ritmo... Take Me Away è la prosecuzione
della loro evoluzione, dopo aver scandagliato a fondo la
materia viscerale del blues, intraprendono una ricerca nella
melodia che da essa deriva, scrivendo brani semplici e diretti,
come Tell Me Marie o Fool World, cavalcate serrate che dal
vivo (visti in una delle prime date del tour dell'estate
2004) inseriscono aria nuova al loro set. Il cambio di formazione
è sicuramente un altro fattore che ha contribuito
parecchio su questo album, sia perché c'è
un nuovo chitarrista (Carlo Veneziano) e sia perché
l'ex di turno (Giulio Favero) ha prodotto (ed in parte,
suonato) il disco stesso. Take Me Away ha un ritmo serrato
interrotto solamente da una ballata (territorio inedito
per la band) che è Mad At Me, che delizia con suono
avvolgente e raffinato; la seconda parte del disco parte
al termine della ballata, di nuovo serrata ed in alcuni
tratti (The 4th Floor) andando a riprendere il noise rock
che proposero con il primo album (1997). I temi lirici affrontati
pescano dal medesimo repertorio dei precedenti lavori: storie
personali di amore e non ad una visione sulla realtà
di oggi: dalla guerra (Take Me Away) a Carlo Giuliani (A
Just Boy).
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fabio
battistetti

Ashtool/ElectrosoundphrasesinTh(ou)gh[t]s
[ Into my bed recordings 2004]
Mirco Rizzi, oltre ad aver
fatto parte dell'equipaggio strampalato di Brusaschetto,
gravita attorno a quel giro che va dai Larsen, a Lov
Del Alm, ai My Cat Is An Alien, fino all'ormai defunta
ZZZ..., ovvero: "la Torino-borderline che conta".
Da una sindrome da forte disadattamento tipica di molti
progetti del "capoluogo dei cassaintegrati"
non è esente neppure Ashtool, anzi, direi che
è proprio uno dei suoi punti di forza. Per mettere
subito le carte in tavola si tratta per lo più
di elettroica, ma nulla di "patinato", nulla
di "laccato", nulla di danzereccio, piuttosto
si tratta di tinte scure, introspezione, elettronica
figlia di quel giro in troppo spesso dimenticato che
diede alla luce compilation seminali come Isolationism,
da nomi come Scorn, K.K. Null, le cose più estreme
di Afex Twin, gli Autechre più autistici (anche
se negli ltimi due casi credo si posa parlare di elettoica
a tutti gli effetti piùche di isolazionismo)
e potremmo andare avanti ancora per molto. Una volta
questo disco sarebbe stato più o meno erroneamente
trascinato nell'isolazionismo, oppure in quell'elettronica
austera e darkeggiante e/o industriale che infuriava
nei Novanta. Credo che un difetto di questo disco stia
nella quantità eccessiva di tracce, in parte
comprendibile nell'ottica del lavoro d'esordio, ma ciò
non ne sminuisce qualità notevoli come l'intensità
di alcuni episodi (Mu, Saxes3, EverflownGuento LR).
Austero, rigoroso, crepuscolare come la città
da cui proviene, un buon esordio. http://xoomer.virgilio.it/ashpool/
andrea ferraris
intervista di Fabio Battistetti
Ashtool è Mirko Rizzi, musicista attivo
da parecchi anni (1988) all'interno delle sperimentazioni
chitarristiche, collaboratore di Daniele Brusaschetto
e di All Scars Orchestra; si muove all'interno della
stessa area musicale che ha dato vita a gruppi come
Larsen, Lule Kaine. Nel 2004 ha pubblicato, per la sua
etichetta "personale" Into My Bed: Electrosoundphrasesinth(ou)gh(t)s,
un album di intersezione della materia musicale: chitarre
da un lato, ritmiche elettroniche generate da computers
dall'altro. Mirko Rizzi vive, lavora e suona a Torino.
http://xoomer.virgilio.it/ashpool/
Quando
ed come hai iniziato a suonare, la chitarra, suppongo
?
Il mio primo approccio alla musica è stato
credo nell'ascoltare un organo liturgico durante una
messa...dico questo anche perchè prima di impugnare
una chitarra, la tastiera di un organo elettrico è
stato il mio primo tocco di uno strumento. La chitarra
è venuta dopo, intorno i 13, 14 anni...3 mesi
di volantinaggio estivo e una chitarra classica, poi
l'elettrica e la distorsione... subito rockmetal e voglia
di formare una band...il primo bassista con cui ho suonato
lo conoscevo dalla prima elementare...
Come
hanno influito le tue esperienze musicali sul tuo modo
di suonare e nel particolare sul progetto Ashtool ?
...come ti dicevo credo di aver voluto ricreare fin
da bimbo quello che di musicale ascoltavo...i miei fratelli
hanno suonato x molto tempo l'organo liturgico, "la
grande orchestra", come viene chiamata...rimasi
affascinato da quella potenza...hai mai schiacciato
il tasto di un organo a canne?
ho sempre amato le cose rabbiose...ho suonato con un
pò di gente e ho appreso e scambiato con loro
molto...mi piace tutto quello che è "puramente"
suono e rabbia... tutto quello che riuscivo ad ascoltare,
nel tempo mi ha influito...
Come
è nata la produzione del tuo cd ?
Suonando in differenti progetti con altre persone, molte
idee sono rimaste come si dice "nel cassetto"...pezzi
come "passeggiata" o "cerchireprise"
hanno 7,8 anni circa...
lavoro con differenti strumenti elettronici da circa
10 anni, e l'unione di questo acustico/elettronico mi
ha portato con l'avvento del pc a dire: "ok, ci
siamo, voglio qualcosa e sento qualcosa di mio..."
mi sono armato di microfoni, sequencers e tutto quello
che mi capitava a tiro ed è uscito così.
Nel
disco ed anche nel live, c'è, si ascolta un dualismo
tra la parte elettronica e le "parti analogiche"
di chitarra, quasi fosse un reciproco rincorrersi: da
dove sono partite le idee per i singoli brani ?
i brani sono partiti dalla chitarra classica come da
un loop, da una serata con Daniele Brusaschetto fino
al pensiero di morte...Hai pienamente ragione nel dire
un "rincorrersi", gioco molto con chitarra
e macchine, molte parti sono completamente improvvisate.
Per me nell'improvvisare c'è il più bel
gioco...quid, affanno, trasporto, libertà.
Hai
dei riferimenti musicali che in qualche modo ti hanno
influenzato ?
metal, elettronica, classica, colonne sonore
Consideri
la tua musica parte di un genere definito ? Ti rapporti
meglio con l'estero o con le situazioni musicali italiane
?
Sono altri quelli che definiscono e che catalogano...non
mi interessa. Se qualcuno mi chiede che genere musicale
faccio, gli dico chitarre, macchine e parlato. Come
Ashtool mi sto muovendo da poco...in questi hanni ho
conosciuto molti buoni musicisti e amici in Italia e
all'estero che mi stanno dando una mano. Ricevo buoni
responsi sia dall'Italia che da fuori...non tendo a
diversificare le cose, anche perchè in questi
di musica in studio e "on the road" ho visto
tante situazioni sia positive che negative.
Quali
sono i progetti per il futuro ? Stai lavorando a nuovo
materiale ?
Ho già materiale nuovo e mi sto divertendo a
lavorare con tanta gente diversa...appena l'altro ieri
ho registrato una poesia recitata da uno scrivano mio
amico... Ho molte idee, e per fortuna ho i mezzi "base"
per dagli forma e giocarci...credo che il tutto si materializzerà
in un cd audio/dati per inizio 2006, anche perchè
continuo a giocare nel mentre con immagini e videos...
Prima o poi organizzerò un mini tour con Ashtool+videos,
ma non mi metto fretta.
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di Marianna
1- A distanza di tempo ascolto
ancora spesso (la mattina appena sveglia) il vostro album
d' esordio e soprattutto 1000 Doses of Love. Amo quelle
sonorità e i vostri suoni spigolosi, spesso sferraglianti.
In che modo, giunti al vostro quarto album, credete si
sia evoluto il vostro suono? E' stato il risultato di
nuove influenze ed ascolti o siete rimasti fedeli alle
vostre origini? 1- Credo che le nostre origini
non siano state tradite. Il nostro primo album difetta
certo di esperienza. Credo che ci sia un sottile filo
conduttore fra tutti i nostri lavori, sia per ciò
che riguarda gli arrangiamenti, sia per quanto riguarda
i testi delle canzoni. Abbiamo però cambiato ben
tre chitarristi, ed in un trio come è il nostro,
il chitarrista è davvero determinante. L'evoluzione
della nostra musica è il risultato di questi cambiamenti.
Aggiungerei anche una cosiderazione tanto semplice quanto
ovvia: siamo cresciuti ed invecchiati, nel frattempo,
ed abbiamo affinato il nostro gusto musicale.
2- Spesso la stampa musicale
italiana definisce One dimensional man come un gruppo
decisamente atipico nel contemporaneo scenario del (passatemi
il termine) nostrano rock alternativo. Se si escludono
gli Uzeda, che comunque hanno trovato una ragione d' esistere
soprattutto all' estero, non sono molti i gruppi che hanno
scelto di usare l' inglese. E' stata una scelta razionale?
E come pensate che questa scelta sia andata a definire
il vostro pubblico? 2- Una scelta razionale? O
irrazionale? Non saprei.
Non credo davvero sia così importante la lingua
in cui si scrivono le canzoni, ma piuttosto i loro contenuti.
Per quel che ci riguarda, mi sembra che il nostro pubblico,
quello più affezzionato, conosca e capisca le parole
delle nostre canzoni, e le apprezzi pure, perché
ne ha compreso i contenuti. Se poi andiamo ad ascoltare
la musica pop italiana, con quelle canzonette zuccherose
ad uso e consumo degli adolescenti, scopriamo facilmente
che non significano niente.
3- E' esplicito il vostro legame
con certe musiche indemoniate, con certo blues sbilenco
e col noise di scuola americana. Ma sfatiamo un mito:
quanto hanno a che spartire One Dimensional Man con l'
ultracitato Jon Spencer, con cui avete anche condiviso
la dimensione live? Ho sempre letto nelle vostre canzoni
più l' impronta dei Cows e degli Unsane piuttosto
della più rockabilly Blues Explosion. 3-
Abbiamo condiviso la dimensione live anche con i Cows,
che, contrariamente alla Blues Explosion, sono degli ubriaconi
molto simpatici. Davvero non penso che Jon Spencer abbia
mai in alcun modo influenzato il nostro suono. E' la tradizione,
piuttosto, che abbiamo in comune. Gli Unsane... non mi
sono mai piaciuti.
4- Come avete imparato a non
scendere a compromessi con la vostra italianità?
Cioè, come avete fatto a non essere flagellati
da un mercato che solo recentemente sta promuovendo le
proposte musicali più coraggiose? 4- Con
ciò che tu chiami "italianità"
ci scendiamo a compromessi sia io che te ogni santo giorno.
La televisione più brutta e superficiale della
storia d' Italia, il peggior governo della storia repubblicana,
la classe politica più vergognosamente affarista
e le sue leggi oscene, il declino culturale e l'omologazione
del sistema informativo. E chi più ne ha più
ne metta.
Sarà per questo che alla fine le proposte musicali
più coraggiose trovano un po' di pubblico... perché
siamo stanchi di 'sta musica per i piedi, e vogliamo cose
più interessanti, che ci lascino ragionare e riflettere.
5- Quanto conta per voi la ricerca
del giusto suono? Siete per l' analogico o il digitale?
Ho notato con piacere che il vostro You Kill Me siete
addirittura riusciti a farlo uscire in vinile da 200gr….E
poi, quanto conta per un gruppo sostanzialmente "duro"
come il vostro l'esperienza live? In cosa cambia la vostra
proposta nel passaggio dallo studio alla "dimensione
palco? 5- Ti rispondo con un' osservazione preliminare:
lo studio non è il "live", e neanche
deve esserlo. Voglio dire, in studio abbiamo sempre cercato
di creare un suono che non fosse dirompente come il nostro
"live". Non ci piacciono i dischi che spaccano
i timpani, preferiamo quelli più raffinati, quelli
che puoi ascoltare appena ti alzi bevendo il caffe, giusto
per incominciare bene la giornata. Se poi vuoi proprio
farti rompere i timpani, c'è il "live".
Ma è tutta un' altra storia! Perché il "live"
è un rito la cui la dimensione evenemenziale non
si ripete mai uguale a se stessa. Nel disco c'è
la "riproducibilità tecnica" di cui diceva
Benjamin, che sottrae alla musica l' aura dell' evento.
Dopo tutto, è giusto che sia così.
Preferiamo il digitale. Abbatte i costi.
You Kill Me in vinile è stata un' idea di Mirko
Spino, e della sua Wallace Records, che produce dischi
davvero ben confezionati, fatti con amore e con cura,
oggetti che è un piacere avere non solo per la
musica che contengono, ma anche per la loro fattura.
6- Evitando di farvi domande
esplicite sui vostri testi, considerate il vostro esser
parte di una band, il vostro produrre musica una sorta
di attivismo? Quanto c'è di politico (in senso
lato) nel far arrivare attraverso un canale diretto e
possibilmente senza filtri il proprio "credo"
e la propria voce alla gente? Ho sempre creduto che per
essere politici non necessariamente bisogna essere i 99Posse.
6- ... Guarda, non mi sembra davvero che One Dimensional
Man siano un gruppo "politico". In senso lato,
e dunque in un senso molto più ampio del termine,
ci piace interpretare il nostro "lavoro" come
cittadini responsabili e pure molto incazzati.
7- Come è cambiato (se
è cambiato) il vostro modo di lavorare o l' approccio
alla composizione dopo l' uscita dalla band di Giulio?
In che modo il suo apporto creativo caratterizza il suono
del neonato Take Me Away? 7- E' del tutto chiaro
che Carlo abbia influito in maniera determinante sulle
scelte artistiche del gruppo. In fin dei conti, in un
trio come è il nostro, un nuovo chitarrista porta
inevitabilmente con se tutto il suo stile ed il suo bagaglio
culturale. Credo che con Carlo, One Dimensional Man siano
diventati "più rock", nel senso più
tradizionale del termine.
Il ruolo di Giulio in "Take Me Away" è
stato quello di un vero produttore artistico: non si è
occupato solo della registrazione e del missaggio tout-court,
ma anche di come le canzoni venivano arrangiate, consigliandoci
nel modo che gli sembrava più giusto e anche suonando
lui stesso in alcuni pezzi.
8- Una piccola curiosità
personale: chi ha realizzato la copertina di Take Me Away?
8- Kyoko Yamamoto. Designer giapponese.
9- Parlando di suoni, c'è
un produttore con cui vi piacerebbe lavorare? Dei suoni
che rincorrete, che vi mandano su di giri? 9- Ci
piacerebbe fare un disco heavy metal con Guy Picciotto.
10- Una tipica domanda da intervista
rock: qual' è il vostro disco da isola deserta?
10- Non posso rispondere a questa domanda, o perlomeno
non come vorresti tu.... mi porterei tutti i dischi di
Tom Waits, da Rain Dogs in poi..
11- I lettori del nostro portale,
Postitrock.com, nella maggior parte dei casi fanno musica
e sono membri di band emergenti che si autoproducono e
che fanno un sacco di sacrifici per portare avanti dei
linguaggi che raramente sono in linea col gusto e le aspettative
dell' ascoltatore medio. Che consigli vi sentite di dare
a chi come voi non percorre la strada più battuta?
11- Cambiate strada! Prendete l'aereo.
Scherzi a parte, ... forse ci sono due buoni consigli
validi un po' per tutti: lavorare sodo in stanza prove,
e fuggire dalle mode rock dominanti
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