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In questo numero di Post-it insieme a Xabier Iriondo abbiamo deciso di dare spazio a Claudio Rocchetti e Stefano Pilia. Se pensate che in italia non esistano "musicisti" corraggiosi, se credete che le produzioni indie del Bel Paese siano assolutamente mediocri...se credete tutto ciò forse potreste ricredervi.



Claudio Rocchetti/The Work Called Kitano
[Bar La Muerte]

Stomaco forte e molta pazienza, queste sono le doti che Claudio Rocchetti richiede al suo potenziale ascoltatore, le intenzioni erano già chiare nelle due tracce incluse nel P.O.Box 52.5 della Wallace, in una delle due tracce ci regalava anche un dj set "concreto" che probabilmente rende una vaga idea di ciò che sia un suo live set. In The Work Called Kitano, le premesse vengono mantenute se non superate: "pastices" concreti in salsa "elettro-acustica", loop tagliati a colpi di accetta, gusto per il disturbo, rumore bianco contro sporcature digitali, musica d'atmosfera contro "performance", cuore contro sinapsi. Direi che la dicotomia fra cervello e stomaco si ripete per tutta la durata di questo cd, tanto che a volte sembra di trovarsi di fronte ad al lavoro di uno schizzofrenico. Mentre i pezzi con cui si apre questo disco (existenz e burner) mostrano una sorta di nervosismo e di aggressività da parte di Rocchetti, pezzi come petra von kant, my love was sitting on the mortician's knees, lovesong invece potrebbero far intuire un grande spirito visionario ed una sensibilità melodica che quasi sorprendono. Ad ascoltare le tracce più rarefatte sembra che Rocchetti non riesca a trattenere un innato amore per la musica classica (con cui potemmo dire tutto e nulla). Forse parlando di dicotomia ho indotto qualcuno a pensare che si tratti di due distinte tipologie di pezzi, in tal caso mi scuso, in realtà The Work Called Kitano ha già una proprietà di linguaggio che manca a molti dischi ed il filo onduttore è fin troppo chiaro. Credo che nessuno si sarebbe stupito se invece di essere edito da Bar La Muerte (che riconferma di essere una delle etichette più in forma del momento) questo disco fosse uscito par la Metamkine (giusto per fare un esempio) ed in particolare per la sua collana dedicata al cinema (non credo che si un caso che Rocchetti abbia effettuato degli studi in questo campo).
Claudio Rocchetti http://www.equalradio.com/
Bar La Muerte http://www.barlamuerte.com/

Claudio Rocchetti: suoni e sorgenti sonore.
Ho conosciuto Claudio Rocchetti all’inizio di quest’anno, dopo aver letto buone recensioni sul suo “The Work Called Kitano” uscito per Bar La Muerte. La prima impressione, confermata in seguito, è quella di uno che ne sa a pacchi di cose di musica. Primo elemento a suo favore. Il suo disco fresco di stampa sta ottenendo buone recensioni in italia e all’estero e si concretizza così l’opportunità di vederlo dal vivo a Basemental. Quelli che su disco sono suoni che richiamano l’estetica glitch, la concrete musique e l’improvvisazione elettroacustica prendono una forma fisica potendo vedere con occhio come ottiene due differenti fruscii switchando velocemente i selettori di un mixer, o spazzolando un disco che gira su un giradischi preparato, o ancora maltrattando una sveglia e dei microfoni a contatto. La fisicità del suonare questa musica, dove si potrebbe pensare a un semplice Powerbook ultimo modello, è quasi rock nel suo manifestarsi e questo contribuisce molto, almeno dal vivo, ad avvicinare l’ascoltatore al mondo della sperimentazione e improvvisazione. Secondo elemento a suo favore. Rocchetti poi, oltre che in proprio, lavora con tutta una serie di artisti di simile sensibilità, quali Stefano Pilia, Valerio Tricoli e molti altri, a diversi altri progetti quali le serate del Raum, il progetto Ixem, il gruppo 3/4Had Been Eliminated e chissà quanto altro ancora. Contribuisce in questo modo a creare quella rete di collaborazioni che rende fertile il campo della sperimentazione e lo mantiene su standard qualitativi dei quali non dobbiamo invidiare molto a più blasonati stranieri. Terzo elemento a suo favore



Raggiunto dal nostro Andrea Ferraris [Ics], Claudio ci spiega un po’ di cose...

1. in una tua vecchia biografia mi pare sul tuo sito menzioni di aver fato parte del circuito hard core..è buffo, visto il genere che fai, solitamente è un particolare che la gente tende a nascondere o a non menzionare.
il percorso di ognuno è fondamentale... nessuno esce dal nulla. e per quanto riguarda l’h/c ti posso dire che ancora oggi fa parte della mia vita, l’ "attitudine" è una questione importantissima... e l’energia che spesso sprigiono durante i live proviene da lì, da quel modo di vivere e fare le cose

2. nonostante tu sia in giro già da un po',a giudicare, dalla tua biografia e dalla quantità di date che stai facendo di recente, sembra che tu negli ultimi anni abbia affrontato la produzione musicale e i live in modo molto più costante.
ho semplicemente focalizzato meglio i miei obiettivi e messo a frutto l’esperienza accumulata in più di dieci anni di musica. e non solo come musicista, ma anche come organizzatore, critico e quant’altro... alcuni dei progetti ai quali lavoro in questi giorni partono da idee che ho avuto diversi anni fa, come crashcars for the ravers per esempio, ho finito di masterizzare i pezzi poche settimane fa, ma il nucleo centrale delle chitarre (è un progetto noise-chitarristico) è stato registrato nel 1996/97...

3. Da quello che si sente riguardo ai tuoi live set e dall'ascolto dei tuoi dischi è evidente che proponi alcune formule che, almeno in Italia, sono particolarmente inedite.
non saprei, posso dirti che ho raggiunto un certo equilibrio tra le mie passate esperienze e quello che vorrei essere (anche come persona...), ma è un equilibrio precario, instabile... nei live c’è sia l’urgenza e la forza del noise sia la ricerca di nuove sfide e una certa attenzione per il timbro e la dislocazione spaziale del suono.

4. Che tipo di infulenza ha il fatto che tu viva in un paese pressochè terzomondista per quanto riguarda certi generi musicali (attenzione! "terzomondista" non tanto per la produzione, ma più per ciò che concerne le strutture ed il pubblico).
è un dato di fatto che in Italia certe musiche non abbiano spazio, e sì che le potenzialità e un certo interesse sicuramente ci sarebbero. ma io vorrei osservare la questione da una angolazione differente. diciamo così: è ora di muoversi. ti faccio un esempio, insieme a valerio tricoli curo una rassegna di “musica sperimentale” al raum a bologna. lavoriamo con un budget molto basso eppure abbiamo ospitato concerti davvero intensi ed importanti (william basinski, kaffe matthews, luc ferrarì...). prima di questa rassegna valerio ed altri ragazzi organizzavano concerti nelle loro case, e questo continua anche ora con i live in via paolo costa (quest’anno manuel mota, anthony guerra, i treni inerti...). vuoi vedere più concerti? organizzali. oppure cerca di sostenere le persone che lo fanno. e questo vale anche per i cd e il resto. inizio a stancarmi della gente che si lamenta continuamente della situazione italiana...

5. A proposito del tuo live set, visto che nessuno può essere completamente immune da ciò che gli succede intorno, come reagisce solitamete la gente (sia per te che per 3quarters) e come invece vorresti che reagisse).
durante i live in solo sono successe le cose più disparate, e questo è accaduto e accade anche perché suono volentieri in situazioni e luoghi molto differenti; gente che cerca di staccare la corrente, che semplicemente se ne va, che abbassa il volume, che lo alza troppo, che si complimenta o che magari mi vorrebbe picchiare... tutto questo mi diverte un sacco, davvero. mentre per i 3/4 le reazioni sono più compatte e finora piuttosto lusinghiere. di solito chi ci sente per la prima volta dal vivo ci parla della “visionarietà” del nostro set, che in effetti è concepito come uno spettacolo gestuale e cinematico oltreché musicale.

6. Cosa ti piacerebbe che facesse la gente ascoltando i tuoi dischi.
che li ascoltasse e basta, con l’attenzione e la concentrazione necessarie. senza frullare nulla, senza farsi la doccia o senza giocare ai videogame nel frattempo...

7. Non credi che talvolta la sperimentazione possa risultare frigida e scarsamente comunicativa? Ad esempio non pensi che possa rischiare di naufragare verso lo stesso autismo che colpisce molti improvvisatori, che pur risultando interessanti sul momento (soprattutto dal vivo) poi lasciano un po' a bocca vuota?

8. Un amico di recente esprimeva qualche dubbio su una certa "musicalità" dei materiali Bowindo dicendo che a volte temeva cadeste più facilmente preda del tecnicismo (nel vero senso della parola) piuttosto che della "musicalità" delle "canzoni". (le virgolette su musicalità e canzoni compaiono perchè sono termini da prendere con le molle in tutti i sensi, almeno rispetto al concetto tradizionale di canzone).
Bowindo è sì un collettivo, ma anche un’etichetta, e come tale pubblica materiale piuttosto diversi... forse qui ci si riferisce al disco di Domenico Sciajno e Gert-Jan Prins, ma quella credo che sia techno essiccata, dance per cervelli sovrasviluppati... e le canzoni non c’entrano... oppure si arriva ai 3/4HadBeenEliminated, e lì credo che ci sia il rock nella sua essenza più pura, che è fatta innanzitutto di attitudine e poi del resto. e poi, pur non essendo un virtuoso, non ho nessun problema con la “tecnica”, ma sul come viene indirizzata...

9. Sono rimasto piacevolmente colpito dalla diversità che intercorre fra 3quarters e il tuo disco solista su Bar La Muerte, ovviamente credo che ciò dipenda dal fatto che uno sia un progetto solista e l'altro no. Tu continui a prediligere una forma invece che l'altra? E per quale motivo?
Il lavoro su blm è fatto di materiali e pezzi che sono rimasti a sedimentare per alcuni anni, sono stati raccolti in base ad una idea (il ricordo, la memoria) e l’essere malinconico del disco rispecchia quello che sono, senza interferenze o deviazioni. mentre i 3/4 sono il risultato di uno scontro di idee, di personalità parallele che cercano d’incontrarsi. la materia è instabile e le soprese dietro l’angolo... sarà impegnativo seguire fino in fondo i 3/4, i live mutano pelle di volta in volta, i prossimi dischi saranno per forza di cose diversi e rischiosi...
credo che entrambe le situazioni siano necessarie, i tempi e le direttrici sono completamente differenti e irrinunciabili. non riuscirei mai a lavorare in un’unica direzione...
contatti: unruhe@inwind.it

andrea ferraris


Stefano Pilia e la nuova (ri)generazione del suono italiano

E' con piacere che ogni tanto si scoprono dei personaggi del mondo indie italiano che si credeva esistessero solo al di là delle Alpi o peggio dell'Atlantico. Invece c'è tutta una nuova (ma neppure tanto in alcuni casi, è solo una lacuna personale) generazione di musicisti poliedrici capaci di suonare un sacco di strumenti (e non-strumenti) e di farlo con un'attitudine sperimentale e libera. Uno di questi personaggi è il giovane genovese trapiantato a Bologna Stefano Pilia. Classe 1978 ha iniziato da ragazzino a suonare con un po' di band fino a quando con i Settlefish fa il botto incidendo per la Deep Elm di Charlotte e facendo tour in Europa e Stati Uniti. Ma non è di questo successo che sono rimasto impressionato. Stefano Pilia infatti nel frattempo studia contrabbasso al conservatorio di Bologna e si appassiona ai temi dell'improvvisazione e della composizione sperimentale. Inizia così a lavorare al suo album solista "Healing Memories in Present Tension" uscito l'anno scorso per l'americana Last Visible Dog e contemporaneamente inizia la sua collaborazione con altri sperimentatori del circuito bolognese del Raum come Claudio Rocchetti, Valerio Tricoli, Renato Rinaldi (con i quali condivide la ragione sociale 3/4HadBeenEliminated, un disco uscito per la Bowindo). Sempre con Rinaldi, Giuseppe Ielasi, Andrea Belfi (già nei Rosolina Mar) e Riccardo Wanke fa parte inoltre del gruppo di improvvisazione Medves. Oltre a prendere parte a queste iniziative "fuori" Stefano presta inoltre il suo contrabbasso come quarto elemento dei Franklin Delano, anche loro poco "confinabili" in Italia con il loro free-noise-folk, e suona pure con i Suicide Club un gruppo tutto cassa e divertimento con dentro membri di Settlefish, Death of Anna Karina, G.I. Joe. Di sicuro un artista poliedrico e impegnatissimo su tutti i fronti della cosa indie. Volendo soffermarsi sul suo lavoro in solo ci accorgiamo che Stefano di talento ne ha a palate. Il primo lunghissimo pezzo è un dolce droning di 2 chitarre che sfiora l'ambient coccolata da sottili suoni elettronici. Gli altri tre pezzi di Healing Memories.. registrati live con l'aiuto di Tricoli sono invece più vari con delle scure tracce di avant-folk stile Charalambides/Stone Breath che ruotano attorno alla chitarra preparata di Stefano e alle macchie di elettronica inserite di volta in volta live da Tricoli con uso di Synth e giradischi. Sentire per esempio "This Deep Night-Blanket... " che da un crepitio di elettronica lascia crescere un drone che diventa arpeggio disturbato a metà strada tra i Labradford più glaciali e gli Exhaust di casa Constellation per capire la statura di questo disco.
Della sperimentazione, delle collaborazioni e delle sue cento attività musicali parliamo con Stefano, raggiunto via mail.
contatti: pulana@freemail.it

@: Stefano come fai a fare tutte queste cose, seguire tutti questi progetti così diversi tra loro?
In effetti mi incasino non poco e faccio spesso una gran confusione tra i vari impegni ..ma il fatto stesso di potersi confrontare con diverse situazioni porta anche parecchi stimoli ed energie per affrontarle ..insomma hanno una sorta di feedback.
Spesso però accuso la stanchezza e sento la necessità di allontanarmi un pò per riordinare il tutto o più semplicemente di concentrarmi eslcusivamente su una cosa..in realtà non sono sicuro di reggere o se tutto ciò sia praticabile a lungo termine ..mi hai già messo in mutande con la prima domanda.

@: C'è diversità di approccio quando suoni con i diversi gruppi, o in tutti quanti cerchi di applicare un tuo "marchio di fabbrica"?
Alcuni di questi progetti sono effettivamente distanti per coinvolgimento, intenti e risultati ...quindi è inevitabile che l'approccio è e debba essere diverso..ma questo è anche l'aspetto più interessante e stimolante delle faccenda.
Credo che se tentassi di portare una mia estetica identificativa a tutti costi  diventerebbe tutto piuttosto noioso e scontato. Ma ,da un altro punto di vista, esiste un elemento comune, che è quello di lavorare ad ognuno di essi con uno spirito di ricerca e non solo in senso musicale

@: Cos'è stato a mutare la direzione dalle sonorità dei Settlefish alle cose che fai in solo, o con Rocchetti e Tricoli?
Niente in particolare..è stato un percorso graduale..ad un certo punto mi sono accorto che le priorità e le necessità diventavano altre rispetto a quello che facevo con i Settlefish..
Trovavo sempre meno stimoli in quel tipo di lavoro ed ero sempre più coinvolto in una ricerca personale che non poteva essere percorsa insieme a loro per via del tempo e dei diversi interessi.

@: Come è nato il tuo disco solista, e come è avvenuto il contatto con la Last Visible Dog di Providence?
Quella registrazione risale ormai a quasi due anni fa ed è stata il punto di arrivo e di fioritura di un lavoro che avevo iniziato ormai da tempo praticando con la chitarra e sperimentando con il suono ...è rimasto in casa mia fermo per quasi un anno. Dopo essermi torturato a sufficienza decisi finalmente di spedirlo e fortunatamente Chris di LVD mi propose quasi subito di pubblicarlo.

@: Artisti come quelli con cui collabori fanno capire che anche in Italia siamo in grado di proporre musiche molto interessanti, basate su ricerca e sperimentazione, senza andare sempre a sbattere la testa fuori confine. Come vedi lo scenario underground italiano? Siamo ancora molto dipendenti da Stati Uniti e UK?
Questo tipo di discorso credo esista maggiormente e, a ragion veduta, più negli ambienti vicini al rock , essendo Stati Uniti e UK le terre natali di certa musica.. ed è quindi inevitabile che il confronto sia più diretto e difficile o per lo meno che avvenga proprio in questi termini. Oltre a ciò aggiungici che esiste comunque in una grossa fetta di pubblico, anche al di fuori di questo contesto, il subire un certo fascino esterofilo per cui si dà subito maggior credito ad una band o ad un musicista se è straniero... ma questa è una faccenda che ha molto a che fare soprattutto con ragioni extra musicali. Credo che esistano attualmente in italia delle valide realtà musicali con una loro identità che, anche se meno osannate da pubblico e stampa, non abbiano nulla da invidiare a quelle estere.

@: Alla base di molti progetti di cui fai parte c'è il concetto di collaborazione, che sembra far parte sempre più spesso del modo di intendere dei musicisti. Siamo al superamento della forma "band" ?
No, credo che siano due cose diverse sebbene possano naturalmente coesistere.

@: Ultima domanda, inevitabile. Che dischi stai ascoltando di recente?
Diverse cose ma soprattutto delle registrazioni di Hugh Tracey, un etnomusicologo che tra gli anni 50 e 60 ha girato tutta l'Africa raccogliendo e documentando la musica di quei luoghi.Sono stati ristampati dalla s.w.p records e ci sono delle cose incredibili.
Keiji Haino, in particolare in questi ultimi giorni Affection...è un disco assoluto! ... e gli Shellac che proprio non mi stancano mai.

onga

 

   

Abbiamo letto il suo nome su queste pagine diverse volte, in occasione di molte sue produzioni e partecipazioni. Alcuni di voi se lo ricorderanno come il chitarrista degli Afterhours, altri magari lo hanno conosciuto di più, come me solo oggi, con i suoi nuovi progetti. Nasce in casa Wallace il nuovo Xabier Iriondo che abbiamo (Gianmaria & Andrea Ferraris) intervistato via e-mail:


>il connubio Wallace Rec/Mirko Spino e Xabier Iriondo sembra inscindibile, è stato così sin dall'inizio o hai inciso dell'altro materiale uscito per altre etichette?!
L'idea di pubblicare qualcosa con Mirko Spino da parte di A Short Apnea è nata in contemporanea ai primi vagiti della Wallace Records.
Prima con un brano nella compilation "Tracce" e poi con il nostro disco d'esordio.
Da allora tutti I progetti musicali nei quail ho suonato e/o suono adesso hanno avuto la fortuna di vedere pubblicati I propri lavori da parte di Mirko.

>come mai proprio la scelta Wallace Rec e quindi la scelta di etichette indipendenti?
La scelta di operare all'interno di un circuito ristretto (etichette indipendenti) viene dall'esigenza di seguire interamente non solo la produzione (in ogni minimo dettaglio), ma anche la promozione e distribuzione della musica che faccio.
La cura, che da anni Mirko opera, nella ricerca di musiche (gruppi che appartengono a pianeti differenti), materiali (confezioni semiartigianali e altro) e formati (7'. LP, Cd, miniCd) per pubblicare la musica siglata Wallace mi spinge sempre più a considerare questa etichetta come la punta dell'iceberg di un certo modo di "fare" musica in Italia.

>un altro connubio che sembra inscindibile o che comunque compare spesso è quello con Fabio Magistrali, com'è nata questa collaborazione?
Incontrai Fabio Magistrali per la prima volta nel 1991 (registrò il demo del gruppo nel quale suonavo allora: gli
"I MEET I").
Da allora, per motivi professionali, le nostre strade iniziarono ad incrociarsi con una sempre maggiore frequenza.
Nel 1995 prima e nel 1997 dopo, Fabio produsse (insieme alla band) il primo ed il secondo Cd dei Six Minute War Madness. In quel periodo Paolo (Cantù) ed io iniziammo ad elaborare l'idea di sviluppare qualcosa di distante dai progetti rock nei quali avevamo suonato fino a quel momento. Fabio fu l'artefice della nascita di A Short Apnea formalizzatasi nell'estate del 1997 con la registrazione a casa sua del nostro primo lavoro.

>diversi sono i progetti a cui tu collabori o direttamente da te creati…a quali ti senti più legato e con quali pensi di portare avanti un discorso discografico più ampio?
Ogni progetto ha una sua importanza unica e specifica, dai "duetti" dei primi tre volumi Wallace mail series, all'esperienza collettiva del progetto Tasaday.

>quali sono i tuoi nuovi progetti? hai dei dischi che devono uscire a breve? a quando il nuovo 'A short Apnea'?
In questi mesi sto suonando live con Tasaday, Polvere e EAReNOW.
Dall'inizio dell'anno ho realizzato delle registrazioni in Italia con Olvier Manchion (PermanentFatalError) per un progetto in duo dal nome BIAS! e delle session a Parigi con Nicolas Manchion (Akabondage) orientate a sviluppare un lavoro legato ai territori della musica elettroacustica improvvisata.
Il nuovo disco di A Short Apnea per ora risiede nei nostri hard-disk, è incompleto e necessita di "linfa vitale" perché possa vedere la luce.

>mi è capitato di seguire una data del tour in Italia di Damo Suzuki, com'è nata la collaborazione? ci sarà un seguito al progetto? ci sono delle incisioni?
La collaborazione con Damo e soprattutto il piacere di averlo conosciuto vengono da una mail di Olivier (Manchion) del luglio 2003 nella quale mi veniva chiesto di far parte della partita.
Nell'autunno di quest'anno (probabilmente ottobre) ci sarà una nuova occasione di vedere Damo Suzuki Network in Italia, …e forse ci sarò anch'io!
Ho registrato tutti i concerti dell'edizione italiana del Damo Suzuki network 2003, li ascolto quando cerco un'immagine positiva e felice (proprio come la persona di Damo).

>tutte le tue produzioni sono accomunate da un'ottima qualità sonora…quanto è importante per te la ricerca sonora, o meglio, quanto 'spendi' nella ricerca sonora?
La mia musica deve essere intesa "al di la" delle note, essa viene basata sul suono e rappresentata da esso.
Io non faccio distinzione tra suono e rumore.
Quando si dice "rumore" (in opposizione al suono musicale) si opera un rifiuto di ordine psicologico: il rifiuto di tutto ciò che distoglie dal ron-ron, dalla gradevolezza, dal "farsi cullare".
Il mio interessse è prima di tutto per la dinamica della musica, per la sua emozione (che non significa sentimento), per le altezze (frequenze), per le intensità e per i timbri.

>è tutta esperienza personale o ci sono stati anche 'studi'?
Sono completamente autodidatta, non ho mai preso neanche una lezione di chitarra.
I miei insegnanti sono stati i musicisti e tecnici che ho incontrato in questi ultimi 15 anni, la musica che ho ascoltato, i quadri che ho visto ed i libri che ho letto.

>non pensi che avere tutti questi progetti in qualche modo tolga concentrazione ed energie su quelli che effettivamente meriterebbero piú tempo e attenzioni?
Il mio carattere e la mia sete di conoscenza e di nuove esperienze mi hanno sempre portato a sviluppare rapporti con differenti soggetti per appagare i miei desideri.
Non penso che focalizzare in uno o due progetti la musica che ho in testa sarebbe una saggia idea!
Ne verrebbe fuori un caleidoscopio troppo vario, preferisco mettere a fuoco con un semplice binocolo o lente d'ingrandimento singoli aspetti del mio modo di far musica, centrando di volta in volta obbiettivi che spesso sono distanti gli uni dagli altri!

>come nascono i vari brani? disponi di una rosa di campioni o di suoni che poi monti in fase di missaggio o parti già con delle idee ben precise? nascono tutti da improvvisazioni?
La metodologia che adotto nel comporre musica dipende dallo stato emozionale che ho nel momento nel quale inizio a farlo.
L'improvvisazione fa parte del gioco ma non è il motore determinante, un mezzo come altri per raggiungere un risultato.
Un tema melodico od un suono/rumore possono essere il seme per far crescere una nuova pianta ma valgono quanto un 78 giri od un nastro preregistato.
Non utilizzo librerie di suoni (da me costruite o da altri) per creare suoni, seguo semplicemente l'intuizione, il caso.
Non ho bisogno di rose di campioni, ho i miei strumenti, che amo molto.

>tra tutti gli strumenti con cui ti confronti, quale preferisci e con quale pensi di riuscire ad esprimerti al meglio?
Non penso di riuscire ad esprimermi bene con nessuno degli strumenti con i quali suono, sono pigro e svogliato quando si tratta di suonare uno strumento…..............forse la chitarra (che è stato il mio primo strumento) detiene il primato di ore nelle mie mani.
E' senza dubbio lo strumento nel quale mi sono spinto maggiormente (soprattutto timbricamente) a cercare quelle emozioni che le note soltanto non riuscivano a darmi.
In questi ultimi anni il primato le è stato quasi tolto dal mio Powerbook Machintosh (che considero uno strumento tanto quanto la chitarra), con il quale sto cercando di completare quella ricerca di colori, forme e timbri che anni fa iniziai a sviluppare attraverso mille scatolette variopinte dai nomi strani e futuristici.

>rinvangando nel passato, sappiamo tutti del fatto che te ne sei andato dagli Afterhours…cos'è successo? è stata una tua scelta o una situazione dettata da un tuo naturale processo di sviluppo musicale?!
…è stata una "mia" scelta dettata da svariati fattori tra cui un "mio" naturale processo di sviluppo musicale ed umano.

>com'è stato il passaggio dai palchi degli Afterhours a quelli più piccoli?
L'idea di dare più importanza ad un concerto/performance davanti a 10.000 o a 10 persone non mi è mai appartenuta.
Mi sono emozionato tanto a Ragusa nel 1992 davanti a 15 ragazzini scatenati quanto a Bologna nel 1999 allo stadio prima dei R.E.M.
Credo che la differenza maggiore che ho riscontrato nel passaggio dai palchi che ho calcato quando suonavo con gli Afterhours ad ora sia di ordine e natura tecnica.
Ho avuto in questi ultimi anni occasione di trovarmi su palchi con formazioni ed audience diversissime, questa ricchezza di sfumature rende ogni concerto unico e particolare.
Diversamente, quando con una band suoni spesso la stessa scaletta, con condizioni tecniche simili i concerti iniziano ad assomigliarsi ed il valore unico ed intrinseco della performance viene meno!

>come mai questa scelta di lasciare alle tue spalle una carriera più 'sicura' per intraprenderne una di ricerca sonora e sicuramente più di nicchia?
……… cosa vuoi, sono fatto così!

>ora, cosa fai per vivere e come riesci a conciliarlo con la tua attività musicale?
Mi barcameno come altre persone in questo mondo.

>l'attenzione dei giornalisti sembra essere sempre rivolta verso i prodotti esteri, considerandoli sempre di qualità superiore a quelli italiani, secondo te è così veramente o è solo pura esterofilia?!
In Italia c'è buona e cattiva musica come in tutti gli altri paesi.

>quali sono, secondo te, le etichette interessanti nel panorama indie italiano?!
Tutte e nessuna, non mi piace fare nomi o stilare tabelle tipo "buoni" e "cattivi".


>ci sono musicisti in particolare con cui vorresti collaborare?
Migliaia, in particolare te ne citerò qualcuno tra i più famosi: Fred Frith, David Thomas, Charles Hayward, Bruce Springsteen, Ennio Morricone, Lee Ranaldo, Paolo Angeli, Jim O'Rourke, Diamanda Galas e …………..se fossero vivi: Luigi Russolo, Edgard varese, John Cage.

>quanto è importante, o fondamentale, la capacità tecnica per affrontare un disco di improvvisazione?
Non mi considero un improvvisatore in senso stretto (…o tecnico che dir si voglia), pecco totalmente di capacità tecnica ed è un mio grosso limite, di più non saprei cosa dirti

>prossimi dischi in uscita?!
A parte l'ultimo Tasaday (In attesa, nel labirinto) e JUST ARRIVED! (a short apnea + gorge trio) prevedo la possibilità di una quarta uscita per la Wallace mail series sotto il titolo 4 GARDENS IN ONE (io, Paolo Cantù, Luca Ciffo, Fabio Cerina).

>qual'è la tua attuale playlist?e quali sono i dischi che andrebbero assolutamente ascoltati?!
……da ascoltare assolutamente c'è tutto e niente.
La mia playlist di giugno è:
Art Bears (cofanetto ReR)
Musique des Pigmèes (AKA et EFE)
D.Thomas & two pale boys (monkeys on a dead man's
chest)
Ballet Mecanique (Gorge Antheil)
Diamanda Galas (Deflexiones)
Edgard Varese (Decca complete recordings)
Arza Anaiak (Txalaparta 75)
Elgar (Cello concerto)
Anthony Braxton (for alto)

DISCOGRAFIA:

afterhours
pop kills your soul (CD-'93-VoxPop)
germi (CD-'95-EMI)
hai paura del buio? (CD-'97-Mescal)
non è per sempre (CD-'99-Mescal)
siam tre piccoli porcellin-live (2CD-2001-Mescal)
sixminutewarmadness
holy Joe/evensong (7'-'95-Blubus)
sixminutewarmadness (CD-'96-Blubus)
l'ora giusta/la tempesta (7'-Man's Ruin)
il vuoto elettrico (CD-'97-JungleSound records))
full fathom six (CD-2000-Santeria/Audioglobe)
a short apnea
a short apnea (CD-'99-Wallace)
illu ogod ellat rhagedia (CD-2000-Wallace)
an indigo ballad (CD-2002-Wallace)
five greeney stages (CD-2002-Wallace)
Tasaday
Kaspar project (CD-2003-Wallace)
in attesa, nel labirinto (CD-2004-Wallace)
2partiMOLLItremolanti
s/t (miniCD-2003-Wallace)
EAReNOW
Ffrr (miniCD-2003-Wallace)
polvere
s/t (miniCD-2004-Wallace)
...just arrived (members of A short apnea and Gorge trio)
s/t (CD-2004-Wallace)

CONTATTI:
Xabier Iriondo
via Bitonto, 3
20159 Milano (Italy)
www.xabieririondo.com
xabier.iriondo@fastwebnet.it
+ 39 0269016933
+ 39 3332451028



3Quarters/Has been eliminated
[Bowindo]

Se Rocchetti solista non solo non è per tutti ma per pochissimi, 3Quarters invece è molto più fruibile pur non essendo certo un disco così accessibile. Non vorrei pregiudicare l'ascolto o il resto di questa recensione dicendo che, per quelli di voi che amano alcuni dischi usciti su Kranky (pur non trattanosi per nulla di un disco clone), questo disco potrebbe essere una rivelazione, la qualità e la visionarietà sono ai livelli dei migliori lavori usciti per l'etichetta di Chicago. Musica d'ambiente, intendendo con ciò un "pout pourrì" di "ambient", "drones", "field-recordings" e strumenti (che vanno dalla chitarra alla glass harmonica, dal synth al giradischi) mescolati con raro gusto. Non direi che la cosa sorprenda visto che i componenti dei 3Quarters sono Claudio Rocchetti, Valerio Tricoli e Stefano Pilia, quindi tutt'altro che tre novizi. Sinceramente mi sono innamorato di questo disco fin da subito e penso che potrebbe succedere anche a molti d voi, The soul of their suits, Memory Man, Bedrock sono solo alcune dei pezzi che saltano all'orecchio, però si tratta di un disco il cui ascolto dovrebbe essere efetuato per intero. C'è chi dice di amare "la musica in cui succede qualcosa", beh, questa è musica in cui "qualcosa succede", ma allo stesso tempo in cui tutto sembra immobile come in un fermo immagine. Davvero piacevole. www.bowindorecordings.com

andrea ferraris