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Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo
di Guido Siliotto

"Noi siamo il gatto che è in noi. Siamo i gatti che non possono camminare da soli, e per noi c'è un posto soltanto". (William S. Burroughs, "Il gatto in noi", 1986)
Il Gatto Ciliegia continua la sua lotta contro il Grande Freddo. L'ho intervistato, ma mi ha risposto al plurale. Chissà perché...

Qual era (se c'era) l'idea di base per questo "Irréparable"?
Innanzi tutto volevamo fare un disco diverso dai precedenti - il che non è una novità, visto che già "#2" era volutamente distinto dal primo - ma stavolta ci interessava attuare dei cambiamenti dal punto di vista tecnico più che estetico. Volevamo lavorare con un processo creativo nuovo, radicalmente diverso, ispirato più all'elettronica che al rock. Chiaramente non avevamo un'idea precisa di quello che sarebbe venuto fuori, ma durante tutta la lavorazione siamo stati fedeli a queste linee di principio.

La principale novità sta nel processo compositivo, descritto anche nelle note d'accompagnamento al cd. In cosa consiste, in concreto, e da dove è nata l'esigenza di lavorare "al contrario" rispetto al passato.
Era necessario cambiare per non cadere in inevitabili cliché. L'impronta del Gatto ormai è piuttosto forte, il rischio era quello di fare un disco ripetitivo e piuttosto che fare un album inutile noi preferiamo non farlo per niente. Meglio rischiare, azzardare, e così abbiamo fatto. In pratica abbiamo cominciato col registrare frammenti di brani, parti accennate o incomplete, per poi unire questi frammenti tra loro, in una seconda fase, per comporre i brani veri e propri. In altri casi abbiamo fatto l'opposto, cioè un brano già compiuto è stato "fatto a pezzi" e ricomposto con un altro ordine. Tutto ciò grazie alla registrazione digitale, perchè in analogico sarebbe stato impossibile.

È forse questo procedimento l'aspetto che ha più contribuito a dare ai brani delle strutture diverse che in passato, mi riferisco in particolare alle stratificazioni sonore che si apprezzano in molti brani e all'uso dell'elettronica.
Senza dubbio. Le strutture dei brani, pur avendo ritrovato una forma abbastanza tradizionale, sono spesso sbilenche, zoppe. Gli elementi di elettronica hanno avuto una funzione duplice: prima di tutto, quella di formare una base sulla quale costruire il brano (mentre in passato le basi elettroniche venivano realizzate sui brani già interamente composti); e infine quella di fungere da collante tra le parti, anche per mascherare alcune "cicatrici" prodotte dai numerosi taglia e cuci.

Un'altra significativa novità è il peso delle collaborazioni, su tutte quella con Max Casacci dei Subsonica.
Sì, Max ha collaborato alla produzione artistica di cinque brani. Si è occupato delle registrazioni delle percussioni, della batteria e della voce di "Un anno d'amore". Ha curato con attenzione i suoni di tutti gli altri strumenti che noi avevamo registrato in casa e naturalmente ha mixato i 5 brani in questione. E' stato istruttivo lavorare con lui, è estremamente professionale, molto creativo e non lascia mai nulla al caso. E anche lui si è divertito a lavorare con il materiale sonoro del Gatto, sentendosi più libero di quanto lo sia solitamente.

Uno dei brani più notevoli del cd è proprio "Un anno d'amore". Un'apertura alla canzone d'autore?
La canzone d'autore non è una novità per Gatto Ciliegia. In precedenza avevamo già realizzato due cover di De Andrè in due diverse compilation (una uscita con il Mucchio Selvaggio e l'altra, "1000 Papaveri Rossi", per A / Rivista Anarchica). Siamo tutti debitori di certa musica d'autore italiana tanto quanto del rock anglo/americano, e non parliamo solo di noi, ma di molti altri gruppi della scena indie italiana, anche di alcuni che magari lo negano. Non consideriamo buono tutto ciò che è stato fatto in passato, per carità, ma è necessario creare un solido collegamento con le proprie radici musicali, se si cerca di costruire qualcosa. Altrimenti è un lavoro inutile, tutto prima o poi crolla nel nulla, senza lasciare traccia. In Italia finisce molto spesso così.

Impossibile non essere curiosi circa il tipo d'approccio al brano che citavo prima da parte della cantante Roberta Magnetti, che si è dovuta confrontare nientemeno che con Mina.
Robertina è stata fenomenale. Dobbiamo ammettere che all'inizio non avevamo considerato l'inevitabile paragone con Mina, ma lei non ha avuto particolari difficoltà. L'attenzione era più che altro proiettata a non rendere la voce troppo jazzata e, pur rimanendo fedele all'originale, doveva sposarsi bene con la nostra base. In fase di registrazione, Max Casacci è stato un importante direttore.

Il brano conclusivo si chiama "C'era una volta il post". Impossibile non chiedere lumi, visto il nome di questa webzine.
Prima di tutto si tratta di un ironico gioco di parole. In effetti, se vogliamo c'è anche una piccola (ma proprio piccola) provocazione, perché da tempo ci chiediamo se abbia senso (e se l'abbia mai avuto) la definizione di post-rock. Per quanto ci riguarda, l'abbiamo sempre condivisa dal punto di vista dell'attitudine, ma siamo meno d'accordo quando per "post" si intende un vero e proprio genere musicale, perché in questo caso perde ogni significato. Dovrebbe essere un "non genere", una definizione trasversale rispetto ad alcuni elementi in comune tra gruppi che suonano generi diversi (se di generi ancora si può parlare). Invece spesso ci si ritrova ad ascoltare noiose e superflue scopiazzature.

La Beware! (che per prima ha creduto in voi) ha chiuso e voi avete aperto un'etichetta nuova. Una riflessione riguardo alla situazione della musica indie italiana?
In realtà noi abbiamo messo in piedi solo una minuscola etichetta casalinga, in particolare per pubblicare il disco dei Cods. Comunque i problemi della Beware! sono stati quelli di tutte le altre piccole etichette: troppo tempo da dedicare ad una attività non redditizia e spesso addirittura dispendiosa.
L'ambizione della produzione indipendente dovrebbe essere quella di garantire ad alcuni artisti del proprio circuito di vivere grazie ai proventi del proprio lavoro, invece questo non avviene, se non in rari casi e per brevi periodi. Ciò implica che dopo qualche anno uno si rompa le palle ad andare avanti e indietro su un furgone, o di passare per mesi nottate in studio di registrazione o davanti ad un computer per poi doversi comunque alzare la mattina per andare a lavorare. Tra l'altro, si vendono sempre meno dischi e i costi di produzione e di gestione crescono. Purtroppo la produzione/distribuzione indipendente in Italia non riesce a garantire un futuro a chi vuole spingersi oltre il semplice diletto, anche quando le buone band e le buone idee non mancano, come in questi anni.

Progetti futuri per la Mexicat, dopo il bel disco dei Cods?
Per il momento nessun progetto, ma in futuro speriamo di poter pubblicare ancora qualcosa di interessante. Se qualcuno vuole inviarci del materiale, lo può fare scrivendo a mexicat@gattociliegia.it

Progetti futuri per il Gatto?
Prossimamente faremo solo concerti, per tutto il prossimo inverno, almeno. Poi ci piacerebbe pubblicare una serie di brani inediti realizzati negli ultimi anni, ma per ora è solo un'idea.



NORM EP


ORNAMENTS
[4 tracks-promo 2004]

Prima uscita per questa band Bolognese esordiente, poco piu' di venti minuti poco piu' di vent'anni e quattro brani. La prima traccia "Hans the Freak" parte distorta ,stoppata e sembra di sentire gli At the drive in strumentali anche se poi l'atmosfera si rilassa nella seconda parte mettendo in primo piano la liricita' del violino che viene usato come fosse il cantante del gruppo anche se con un gusto classico.
La seconda traccia "Yakuza" parte arpeggiata e delicata e puo' ricordare Mogwai et similia ma da subito e anche qui e' il violino a fare la differenza con quel suo incedere lacrimoso vicino al modo di suonare di Warren Ellis (Bad Seeds,Dirty three!!),per poi svilupparsi lentamente fino ad esplodere nella parte centrale contraddistinta da scale ascendenti.
L'ep ha un suono profondo e riesce nell'intento di miscelare in maniera interessante parti distorte , bordate math-noise , l'intimismo del post-rock classico con le influenze classiche del violino. Ottimo esordio
occhioviventeyahoo.it
www.giardinisonori.net

Gli Ornaments sono un "super-gruppo" (passatemi il termine) in cui ogni partecipante arriva da un altro gruppo e quindi troviamo membri degli The Death Of Anna Karina , Welch , Sette Note In Nero , Hangin' On A Thread.
I pezzi sono 4 sono rispettivamente intitolati .001 .002 .003 .004 ,il dischetto dura di 36 minuti e la struttura dei brani quella della suite.
Da un lato si avvicinano alla malinconia propria del post-rock strumentale figlio di Mogwai (etc.. etc...) con un'attitudine e una tensione piu' vicina a certo hard-core molto (moolto!) evoluto e distante da dagli standard (del genere!).
L'inzio della traccia .003 sia avvicina nel suo incedere arpeggiato e ascuro ai Paul Newman lasciando poi spazio ad un riff molto distorto che stempera poi le sue ansie in un intermezzo tribale coperto di feedback che riporta ancora ad uno stacco sistorto.
Penso che sia uno dei pochi esempi di band che riesce ad essere profonda malinconica ed epica allo stesso tempo senza annoiare (mai.).
Il gruppo non ha grossi limiti di "genere" e anzi puo' risultare interessante sia per chi ascolta noise e post-rock che per chi ascolta il nnuovo-hard-core dei Neurosis , Isis , Pelican , etc... etc...
ornaments@email.it

tommy

 

   


GATTO CILIEGIA CONTRO IL GRANDE FREDDO/l'irréparable
[santeria/audioglobe 2004]

Terzo album (escluso l'ep it is del 2003) per il gatto di avigliana, il migliore della serie per il sottoscritto (ché degli altri mal sopportava un intero ascolto mentre di questo ne consiglia l'ascolto ripetuto).

Novità nel loro suono sono la maggiore, ma pur sempre discreta, presenza dell'elettronica sotto forma di programmazioni, loop, effetti e "rumorini" vari, riscontrabile in tutti i pezzi; la presenza in alcuni pezzi di una batteria vera e propria (Ninja dei Subsonica); e la presenza di un paio di brani cantati: il singolo un anno d'amore, cantato da Mina nei lontani '60 e riarrangiato per l'occasione, e l'irréparable, sorta di omaggio alla versione originale del brano precedente, cantato in un francese ferretti-ano.
Probabilmente il processo compositivo usato ha influito molto al raggiungimento dell'(ottimo) risultato: abbozzare melodie, mettere insieme suoni, smontare e rimontare, aggiungere…(ed è questa l'attitudine "post" dell'album, non altre).
Gli altri ingredienti li conosciamo già: intrecci di chitarre e basso, melodie che si ripetono all'infinito , melodie di una bellezza "esotica": l'ipnosi, la ripetizione e la variazione, ma soprattutto una lentezza particolare sono alla fine gli elementi di maggior fascino del disco.
Ascolto consigliato durante le sieste, tra i bagliori del sole tra le persiane e una bibita fresca, e da conservare per i pomeriggi uggiosi dell'autunno/inverno che arriverà.
Risultato finale: gatto ciliegia batte il grande freddo.
info@gattociliegia.it
www.gattociliegia.it

danilo


GATTO CILIEGIA CONTRO IL GRANDE FREDDO
[7 MAGGIO 2004 COVO]

Gatto Ciliegia si puo' considerare ormai , nonostante il pubblico poco presente , un pezzo di storia del suonare post-rock in Italia in maniera nuova , interessante e assolutamente non derivativa dai modelli di Chicago/Glasgow , ossia , attingendo dai gruppi cardine della scena (Tortoise,Aerial M,Mogwai) ma innestando nella loro musica quel tocco in piu' di Italianita'.Un'altra forte particolarita' del Gatto e' la totale mancanza di un batterista nel gruppo che pero' viene egregiamente sostituito da un "grande" percussionista e da batterie elettroniche.
Il Gatto dal vivo ,tante aspettative , tanti dubbi e un disco nuovo da presentare prodotto in parte da Max Casacci dei Subsonica che riesce ad innestarsi nei nuovi pezzi in maniera non troppo invasiva ma riusciendo comunque a spostare (non di poco!) le coordinate del gruppo immettendo nei pezzi nuovi suoni piu' vicini all'elettronica Tedesca di Lali-Puna Notwist ecc. ecc..La voce come al solito presenta i pezzi e poch'altro (un solo pezzo cantato posto in apertura) ma ad interagire col gruppo sul palco c'e' anche un lettore DVD che tramite proiettore invade il fondo del palco raccontando storie dal passato con un marcato gusto in parte retro' ed in parte a bassa-fedelta'.

tommy



Sedia-s/t
 [Wallace Rec 2004]

Sedia. Il nome di questo gruppo, è al quanto singolare: un'oggetto, così come la copertina del disco: una vecchia foto di infanzia: questi due elementi non stupiscono più di tanto, il disco è prodotto da Wallace…; quello che paradossalmente può stupire è che il gruppo segue coordinate musicali abbastanza ordinarie rispetto agli ultimi numeri del catalogo dell'etichetta. La trama delle loro composizioni è strumentale, pulsante e ritmata, si oppone al concetto di sedia: la staticità, ed è fuori dallo schema math rock, nonostante le linee sonore possano ricordare a tratti i Don Caballero, la linea che si percorre all'interno dei brani, è sbilenca. Gli strumenti utilizzati: basso, chitarra e batteria riempiono i timpani con un calore rumoroso, diviso in 6 tracce, per 24 minuti: al pari di gruppi come G.I. Joe, potrebbero diventare una nuova linfa all'interno di questo sottogenere musicale, grazie alla giovane età, alla loro proposta, abbastanza innovativa, ma anche derivativa come spesso capita con i gruppi nostrani, ancora oggi. Per i Sedia, questa è la prima esperienza discografica, sotto questa forma (con altri progetti compaiono già nel catalogo della suddetta etichetta discografica lombarda); hanno lavorato con Fabio Magistrali per quanto riguarda la produzione. Il prossimo passo è la pratica di esercitare quanto espresso qui, dal vivo.

fabio battistetti



BNIMH - FROZEN
[2002 AFE-RECORDS]

NIMH - nome d'arte di Giuseppe Verticchio che in pieno spirito D.I.Y. scrive suona e registra questo disco in perfetta solitudine.
Questo disco è stato stampato dalla Aferecords in edizione limitata a 100 copie numerate a mano.
Il disco in questione non è stato diviso in tracce separate come i soliti CD commerciali , qui si parla un altro linguaggio così che c'è un'unica traccia (una SUITE!) di circa 60 minuti. Questa suite è stata suddivisa attraverso brevi inserti di silenzio (che a tutti gli effetti fa parte della composizione), il suono è mo(oo)lto dilatato e si esprime principalmente attraverso salite e le discese (sia di intensità che di volume) e pause riflessive, il genere proposto è tendenzialmente drone-music anche se in alcuni movimenti (parti) si avvicina molto alla sinth-ambient dei primi Tangerine Dream (periodo Phaedra) per l'uso combinato di filtri di cutoff-inviluppo e un uso smodato di ritardi di segnale di ogni genere (che siano reverberi delay o echo).
In alcune parti si rinuncia alla distensione/dilatazione drone per lanciarsi in crescendi di rumori in cui queste variazioni di rumori intonati si inseguono in momenti che sembrano senza fine.
Il suo rimanere in bilico fra sinth-ambient drone-music e noise in modo bilanciato e interessante lo porta ad essere un'ottimo disco che non ha niente da invidiare alle produzioni straniere.
WWW.AFERECORDS.COM

tommy



Monochromes
[Autoproduzione 2004]

Dicono un gran bene di questi Monochromes, pare che dal vivo abbiano un loro perchè e sinceramente ascoltando questo demo non faccio molta fatica a crederlo. Chitarra al vetriolo innestata su di un basso a trattore, voce marcia e svaccata come Dio comanda ed una batteria dritta e secca come un treno a vapore. Ottimo gusto per le melodie malate (Cusago, Black Widow) una buona dose di cinismo ed una registrazione come si deve (mixaggio di Paolo Cantù degli A Short Apnea). Gran bel tiro, Jesus Lizard, Shellac, Uzeda...le coordinate sono chiarissime, forse fin troppo. Il suono probabilmente è leggermente datato, ma il buon gusto non è da sottovalutare. Se pensate che One Dimensional Man sono quanto di meglio abbia da offrire il suolo italico, avete un nuovo nome da aggiungere alla vostra agenda.


andrea ferraris