| Nel completamento
di questo piccolo speciale sulla Lizard
direi che un'approfondimento misto su alcune uscite dell'etichetta
sia più che doveroso. Nel caso della label trevigiana
c'è chi divide le uscite di carattere "sperimentale"
o quanto più eterogenee a quelle che si legano maggiormente
alla "musica progressiva" o ad una certa tradizione.
Posta una doverosa menzione per gli splendidi Gatto Marte,
per i quali ("parola i scout!!") prometto una
retrospettiva in qualche numero a venire di Post? partiamo
dicendo che l'etichetta di Loris Furlan non sembra preoccuparsi
molto delle mode o della difficoltà della proposta,
uno degli esempi più recenti oltre che più
interessanti è l'esordio degli (vedi post? n.8/pag3 n.d.r.).
Alcuni dischi suonano "progressive" o non troppo
distanti da quelle coordinate, come nel caso dei il cui cd d'esordio ...mio
scialbo a tratti si ritrova al
limite con la "piece" teatrale (percorso che non
mi sorprenderebbe se fosse stata fatta da alcuni elementi
del gruppo). Enfasi freak primi anni 70 ed un cantato che
in qualche modo mi ricorda i pezzi più "spoken"
di Finardi (come se fosse poco), un disco che si riallaccia
ad una tradizione "prog" per cui l'Italia è
famosa all'estero più ancora che qui da noi (fin
qui tutto come da copione). Un disco forse un po' acerbo
e che si adagiava un po' troppo sul modulo della voce che
recita il testo, purtroppo un po' troppo penalizzato dalla
registrazione. Sempre i sono autori di ,
che a distanza di due anni fotografa un gruppo in piena
evoluzione: il recitativo che era il piatto forte del vecchio
disco c'è ma come si suol dire, non si vede (sia
per l'enfasi che per la moderazione con cui è dosato).
Più etereo, una registrazione migliore permette di
intuire tinte che prima non si vedevano male, dilatazione
e una maggiore raffinatezza, sebbene molti dei suoni rimangano
ancora molto legati a certi stilemi, la maturazione è
comunque evidente.
degli , a differenza dei dischi sopra citati, apre
la sezione più rock del "rooster" Lizard:
tecnica che si spreca, "rock-fusion", suono di
"canterbury", "jazz-rock", "fusion"
ma neppure troppo passatista. La matrice rock è quella
che risalta maggiormente nella mescolanza proposta dal gruppo
slavo e lo si sente dal piglio deciso dei pezzi e dai suoni
di chitarra enfatizzati da una registrazione dove ben poco
sembra lasciato al caso. Nonostante la "grip"
animata delle chitarre, quando gli Ako Doma vogliono essere
morbidi sanno come fare e direi che in quei momenti spesso
si intravvedono forti tinte psichedeliche (Igor the hairdresser
and twenty alien, iX, Rings of highland). Molto più
in là si spingono i chileni
per cui credo che "prog" sarebbe ormai fuori luogo
come definizione. "Psychedelic-jazz-rock"? o Rock
vagamente "seventies" in odere di "fusion"
e "jazz"? Fatto sta che differentemente dagli
Ako Doma gli Akineton Retard sono meno geometrici, meno
spigolosi, direi che un confronto fra gli slavi ed i chileni
potrebbe essere esemplificato dal vecchio duello "forma
contro sostanza". Probabilmente sono i miei favoriti
della serie di dischi più "canonici" (per
quanto possano essere canonici dei gruppi del genere), capaci
di rimanere melodici e fruibili pur non ponendosi alcun
limite riguardo alla direzione ed al modo nel quale raggiungerla,
un sax che da "voce" e rifinitura alle canzoni,
i cambi dinamica e di tempo non sono forzati a tutti costi
e per nulla cervellotici, molto lontanamente accostabili
agli Anatrofobia più rock anche se meno deviati.
Un buon esempio di come l'etichetta trevigiana non sia di
genere (pur avendo a modo suo un'identità di piuttosto
spiccata)? I . Fin dal primo ascolto qualcosa di questo disco
mi ricordava vagamente un gruppo già sentito, con
il passare dei giorni il mio cervello ha portato a galla
dal fondo del pantano il nome che cercavo: i Memoria Zero
potrebbero essere i Pram italiani. Certamente non si tratta
di una copiatura pedissequa del gruppo inglese (ormai da
tempo in disgrazia), anzi, direi che ne riprendono l'ironia,
l'uso della voce, il gusto per le "anticaglie",
la voce femminile sempre al limite con la parodia. Devianza
che si innesta su capacità tecniche e melodie sghembe,
dissonanze ed estro, Free Sdraio è un lavoro non
ancora maturo, ma sorprendente per quanto suoni fuori dalle
righe.
andrea ferraris
Akineton Retard pulio99@hotmail.com
Memoria Zero www.memoriazero.it
Ako Doma www.akodoma.sk
Nema Niko www.nemaniko.it

The Slowmovies/Egocaine hits 1920/1933
[Lizard ‘01]
E’ accomunato dalla stessa
etichetta ma distante nel tempo come edizione (occorre guardare
indietro al 2001) il progetto di Slowmovies. Come chiamarlo?
post-rock? Musica sospesa? Mentale? Colonna sonora? Mi fa
venire in mente le strutture a loop di Do Make Say Think,
meno rotonde, tendenti al prog e ricamate su piano, violino
e strumenti meno rock. Derive strumentali, a volte ripetitive,
psichedelia, partiture lunghe, in ogni modo ben rese. Egocaine/
Hits 1920/1933 suona bene nello stereo, facendo pensare
come le immagini e le sensazioni di scuola Mogwai, in tutt’altro
contesto musicale e con una maggiore alternanza di umori
(senza voler muovere critica alcuna agli scozzesi), possono
avere un modo più raffinato, e sicuramente meno pop,
per essere espresse. Per convincersi basta procurarsi il
cd ed ascoltare l’iniziale “Free message”,
la bellissima “(A) jeroboam (under the lake) of Oz”
o “Second Hand Life”, gli episodi più
degni di nota e cinematografici del lavoro, che in altre
fasi risente di una certa stanchezza espressiva.
Al

Discolor/III
[Lizard-Mizmaze 2001]
Inultile andare a cercare
funghetti dagli effetti particolari o inghiottire pasticche
di LSD per avere visioni multicromatiche o per viaggi psichedelici,
andate in un negozio e chiedete Discolor III, o meglio ancora
contattate la Lizard rec.
Dietro a Discolor c'è Stefan Lienemann, protagonista
della scena tedesca di questi ultimi anni, che dopo varie
collaborazioni e progetti ci propone il suo terzo episodio
sotto questo nome. Mettete insieme Amon Duul II e Tangerine
Dream e roba affine, mischiate e dilatate i suoni fin quanto
potete. Chitarre con reverse che si intrecciano, voci filtrate
e un tappeto di batteria che diventa percussiva sul finale
di 'glass keys to open', la bellissima ballata dal ritmo
sciamanico in 'when i see you'. Non mancano episodi dai
ritornelli poppeggianti come in 'what remains in her' e
in 'sparkle plenty' costruita su un bel fraseggio di chitarra
acustica.
Forse un disco un po' troppo lungo...si supera l'ora d'ascolto!
e alcuni episodi e soluzioni sonore sembrano ripetersi lungo
il cammino psichedelico, ma vi assicuro che è una
bella esperienza...
gianmaria
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Intervista
di Gianmaria Aprile
1) Quando e come
nasce la Lizard rec.? Cosa ti ha spinto? Lavori da solo
o c'è qualcun altro che ti aiuta nell'arduo compito
di tenere in piedi un'etichetta?
Per l'esattezza possiamo focalizzare la nascita della
Lizard nell'Aprile del 1996 in concomitanza del primo
cd pubblicato, "Umanamnesi" degli Spirosfera,
anche se all'epoca il marchio era appoggiato alla Pick
Up records di Bassano del Grappa. Dal 1998 l'etichetta
diventa autonoma a tutti gli effetti con la mia gestione
diretta, a cui si è assommata la collaborazione
di Nicola Pivato e, più recentemente, da Giorgio
Riondato. Il percorso della lucertola è scaturito
dalla mia (e nostra) passione per il disco quale "fotografia"
di un momento creativo magari irripetibile, molto prima
dell'oggetto e del suo consumo. E' un'attitudine curiosa
nel cercare e scoprire nuove realtà musicali dalla
particolare personalità, poi è naturale
conseguenza un interagire stimolante con idee e musicisti
inevitabilmente umanistico oltre che musicale. Per mio
conto non potrei mai restringere il tutto all'oggetto
disco senza una condivisione attiva con slanci creativi,
emozioni, e quant'altro certa musica possa innescare.
2) Da subito hai
pensato di legarti ad certo tipo di musica (prog e psichedelica)
e quindi di pubblicarla, o hai iniziato con altro e poi
c'è un'evoluzione naturale?
A dire il vero è stato un viatico quasi inverso,
nel senso che la collaborazione con la Pick Up nel suo
intento anche remunerativo (la Pick Up è buona
esportatrice di progressivo), poneva coordinate progressive
più tipiche, seppure sin dagli inizi non siano
mancati segnali di apertura al di là di un mondo
prog autocompiacente e dalla visuale ristretta. Certo
nel nostro catalogo non mancano modelli anglo-sinfonici
come The Watch, guarda caso il disco che ha venduto di
più, ma poi la gestione autonoma ha significato,
non casualmente, un dispiegamento di orizzonti ed un'effettiva
libertà d'azione. E dunque non avendo obiettivi
di lucro ci piace poter produrre ancora sia situazioni
dai retaggi seventies, come il british-folk-prog dei Floating
State, che amiamo ancora senza revisionismi precostituiti,
che gruppi dal linguaggio più innovativo e relativamente
avanguardistico come può essere l'avant-free-jazz-rock
degli A Spirale. Per fortuna c'è anche qualcuno
che intende il termine progressivo in un modo più
vitale e per una sua attuale forma di ricerca timbrica
e/o strutturale e coglie il senso di certe nostre produzioni.
La psichedelia, più atemporale, si rinnova da sé,
a ridosso di sonorità più tecnologicamente
contemporanee, ma poi le definizioni di genere sono un
pretesto risibile, quel che conta è poter cogliere
quell'estro e follia creativa che ci entusiasmano particolarmente
senza confini o condizionamenti di sorta.
3) Ho visto che
nel catalogo hai diverso gruppi che arrivano dall'estero:
Discolor (tedeschi), Akineton Retard (cileni), Ako Doma
(slovacchi), come sono nate queste collaborazioni?
…senza confini appunto. E' più naturale porsi
in sinergia con gruppi italiani, condividere qualche concerto,
ma è certo entusiasmante sondare ambiti diversi
ora che internet e qualche anno di attività ci
vengono in aiuto. E' tutta una ragnatela di possibili
belle sintonie da poter scoprire nel tempo, dai Discolor
grazie all'amico Giampiero Fleba della Mizmaze, agli Ako
Doma che già avevano un bel primo disco con la
Mellow, agli Akineton Retard grazie alla nostra infaticabile
(e amica) "talpa" cilena, Juan Barrenechea della
Mylodon, che continua a farci scoprire dimensioni diverse
straordinarie da un Sudamerica che ha anfratti underground
meno anglo-colonizzati rispetto alla realtà italiana.
Ed è un'interminabile sarabanda di suoni, colori,
stili che continuano a sorprenderci favorevolmente, tra
cui cito volentieri gli Exsimio (sono stati anche in tournèe
italiana lo scorso anno), i Sarax, gli Yonhosago.
4) Come sono le
vendite all'estero in confronto a quelle italiane?
E' tutto piuttosto soggettivo, conseguente alla potenzialità
dei diversi dischi. Diciamo che quando lo stile è
più riconoscibile e storicizzato, com'è
stato per qualche disco dai riferimenti progressivi, allora
può scattare qualcosa di più verso l'estero.
Ma certo non sono tempi floridi, credo per nessuno in
ambito discografico. L'Italia è grande e affollata,
ma la dominante mediatica e relativa induzione nei gusti,
l'immagine preconfezionata che sovrasta la dimensione
audio, fanno sì che i nostri dischi siano roba
buona (si spera) per pochi intimi.
5) Ci sono parecchie
etichette indipendenti che nascono in Italia, e spesso
ho notato che a fatica si uniscono per collaborare tra
loro, cercando di ampliare lo spettro d'azione e di unire
le forze, ti è già capitata una situazione
simile?
Certamente ne ho vista passare un bel po' di acqua sotto
i ponti in tal senso, e ribadisco che non abbiamo mai
disdegnato collaborazioni e coproduzioni. Tuttavia è
un po' nella natura delle piccole etichette che si dicono
indipendenti anche perché amano la propria ragione
d'essere e di scelte, ciascuna con le proprie effimere
ossessioni, con innamoramenti più o meno esclusivi.
E allora non è facile trovare unità e coesione
per medesimi intenti, ancor meno in considerazione di
un ambito discografico cronicamente depresso. In sostanza
è difficile ipotizzare un solido obiettivo comune,
mentre è più facile campare di piccole isolate
soddisfazioni, e del resto non credo che il MEI, tanto
per fare un esempio di grandi intenti comuni, contribuisca,
pur coi suoi pregi, ad aumentare granchè le vendite
delle indie-label.
6) Che cos'è
per te la musica progressive di oggi? Sotto che forma?
E' una domanda che apre a molte riflessioni. Diciamo che
la mia cognizione di rock progressivo è piuttosto
lontana da chi ascolta Dream Theater o Flower Kings: al
di là dei luoghi comuni sottintesi a clichè
settoriali esiste tuttora un sottobosco underground che
ama un approccio "sovversivo", che ama scardinare
le belle maniere, il pop preconfezionato, e a farsi beffe
delle definizioni convenzionali. E' antitetico e deleterio
pensare al progressive come ad un genere o ad una bella
calligrafia. Dovrebbe essere piuttosto un'attitudine,
una questione di approccio mentale proteso verso una tavolozza
più libera o anarcoide su cui stendere dei colori.
Tuttora esiste ad esempio la cosiddetta scena "rock
in opposition" riferibile ad esempio alla Recomended
di Chris Cutler (qualcuno lo ricorderà anche con
gli Henry Cow), purtroppo poco trattata nelle riviste
rock per via delle consuete dinamiche proponibilità-pubblicità-vendita.
Esistono salutari e irridente propensioni no-wave, oppure
ampie filmiche lande post-rock, oppure ancora commistioni
da derive kraut-rock, morbose intrusioni elettroniche
per una nuova psichedelia. Con un piccolo sforzo si possono
alterare i parametri che ci vengono "raccontati",
basta muoversi in modo attivo e curioso, magari appellandosi
ad un personale "centro di gravità permanente
che non ci faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla
gente". Allora potremmo vedere le cose in un altro
modo e magari condividere che i Tortoise possono essere
il più importante gruppo prog degli anni 90, che
i Radiohead sono più progressivi di tutte le derive
sinfoniche neo-prog, ecc. ecc.
7) So che tu aiuti
ad organizzare un festival come tributo a Demetrio Stratos,
ci puoi anticipare qualcosa per la prossima edizione?
Come sono andate quelle vecchie?
Ben volentieri, anche perché la scorsa edizione
del 12 e 13 Giugno (25 anni esatti dalla morte) è
stata ancora una volta molto interessante, capace di mettere
assieme realtà molto diverse ispirate all'approccio
di libera avanguardia com'era nello spirito di una figura
straordinaria come Stratos: dall'avant-jazz-noise degli
A Spirale, all'originalissimo caleidoscopio dei Transgender,
sino alle sperimentazioni più minimalistiche voce-batteria
del duo piemontese Le Lavatrici Rosse infine vincitori.
Presenze di spessore a cui va assommata quelle preziose
di Albert Hera, prosieguo eccellente nella ricerca ed
espressione vocale, e di Claudio Chianura (editorialista
dell'Auditorium) con la sua significativa e toccante presentazione
di un libro su Stratos uomo e musicista. Si può
saperne di più tramite il sito www.modomusica.com/omaggiods
a cura dell'amico Raffaello Regoli che è l'ideatore.
Questa è l'appassionata dimensione di questo concorso,
qualcosa che può accomunare non dividere, perché
è implicito che la competizione è un pretesto
per tenere viva la memoria di un grande protagonista della
musica italiana, proiettando l'ipotesi di uno Stratos
nella nostra contemporaneità. Ed è così
che in passato sono state complessivamente delle belle
esperienze e solo per la cronaca cito qualche nome interessante
fra i partecipanti: Aria Palea, StereoKimono, Memoria
Zero, Cantina Sociale, Reevoluto, Nema Niko, DFA, Periferia
del Mondo, Ultraviolet Makes Me Sicks (potevo dimenticarli?)
8) C'è
qualche gruppo che ti penti di non aver prodotto e qualcun
altro che ti piacerebbe avere nel catalogo?
Il nostro approccio piuttosto estemporaneo e non lucrativo
non lascia molto spazio ai rimpianti: a volte ci entusiasma
qualcosa ma poi non si raggiungono quegli accordi e sintonie
di cui ti parlavo prima. Tuttavia, senza allargarmi e
sconfinare oltre i confini nazionali, potrei dirti che
negli ultimi anni ho apprezzato molto gli Anatrofobia
e i Mariposa. I primi sono ben accasati con l'encomiabile
Wallace, invece ci toglieremo lo sfizio coi Mariposa producendo
un loro straordinario disco solamente strumentale dal
titolo "Nuotando in un pesce bowl", in uscita
a Giugno/Luglio, un'acquatico-psichedelico-neoclassica
trasfigurazione di vecchi temi napoletani. Sempre con
lo stesso piglio, tanto effimero quanto autentico, prima
o poi finiremo per combinare qualcosa con quel fantasmagorico
artista veneto a nome Gi Gasparin e i suoi irrefrenabili
progetti quali la Confraternita Felice Pesavento o i gli
Sgrenaisàde.
9) Ci sono etichette
che prendi come riferimento o che comunque trovi interessanti?
Ci sono etichette che stimo per una determinata libertà
e personalità propositiva o per una coerenza in
tal senso. Diciamo che fra le altre mi vengono in mente
la Recomended, la Cuneiform oppure la canadese Constellation
che a suo modo è riuscita a rendere credibile una
sua marcata concezione estetica con suoni senza compromessi
di sorta. In Italia torno a citare l'ottimo lavoro della
Wallace dell'amico Mirko Spino, spregiudicato, per nulla
conformista o di maniera, e coerente al contempo. E pure
la pugliese Small Voices sta stupendo con uscite davvero
notevoli, tra elettronica, minimalismo e musica colta.
Se non fossimo ammorbati da un atavico, deprimente provincialismo
e da un oscurantismo mass-mediatico potremmo accorgerci
di più e premiare adeguatamente certe realtà.
10) Quali sono
i tuoi ascolti attuali?
Non è facile rispondere perché i miei ascolti
sono spesso mutevoli, diversi tra loro, magari complementari,
ma mi accorgo che da qualche tempo mi sento più
attratto da situazioni più lente, atemporali, filmiche,
magari una psichedelia più visionaria, in grado
di trasportare la mente in dimensioni immaginifiche. Ecco
perché amo il suono dei Godspeed You Black Emperor,
Sigur Ros e affini, anche quando sono tacciati di essere
troppo sinfonici e progressivi. Ben venga quel suono progressivo.
Poi mi fa bene qualche talento di nostrana poetica e lì
uno come Capossela ti apre scenari ed immagini mirabolanti;
e tuttavia non disdegno storiacce più aggressive
ma non prevedibili, come quelle delle già citate
Recomended o Cuneiform (mi vengono in mente gli straordinari
Absolute Zero) oppure mi rituffo in vecchi dischi del
passato, dall'hard'n'heavy al kraut-rock più o
meno cosmico, e c'è sempre da divertirsi.
11) Negli ultimi
anni c'è stato un notevole fermento nei gruppi
underground, ma allo stesso tempo tutti i mass media sembrano
remare controcorrente…cosa prevedi per il futuro?
Sembra un po' la logica o il tramonto di una società
fondata sulla produzione e sul consumo e che inevitabilmente
svilisce i valori sociali e individuali più genuini.
Come a dire: tutti o quasi possono comprarsi una chitarra
o una batteria, farsi un gruppo rock, ma poi a chi interessa
che cerchino una propria libera identità espressiva?
Mah….ho finito di credere da tempo ad una possibile
sinergia tra il mondo musicale underground e i mass media.
Non a caso mi viene spesso da pensare che il rock, quello
vero, in Italia nei mass-media non è mai nato,
escludendo le riviste di settore che tuttavia non incidono
su grandi numeri. E soprattutto di questi tempi ciò
che non è raccontato dalla televisione sembra non
esistere affatto. Tutto ha una funzione amplificativa
di ipotesi remunerative e dell'audience morbosa e popolina,
il resto è veramente irrisorio e quasi casuale,
anche se conosco qualche brava persona che, attraverso
mezzi mediatici più poveri ma volonterosi, cerca
di mettere in moto qualche spiraglio alternativo. Allora
spero di ricredermi e che il futuro, che al momento appare
nero in tutti i sensi, possa accendere ancora curiosità
e cervelli, concedendo qualche via di fuga meno politica,
consumistica o quantunque meno omologata.
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