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Avevo conosciuto Loris Furlan in occasione del festival 'Omaggio a demetrio Stratos' tenutosi a Ferrara qualche anno fa. Ultimamente mi è arrivato a casa un pacchetto contenente diverse sue produzioni musicali…eccovi quindi unpiccolo speciale per presentare la sua Lizard records
www.modomusica.com/lizard - lizardopenmind@yahoo.it


Nel completamento di questo piccolo speciale sulla Lizard direi che un'approfondimento misto su alcune uscite dell'etichetta sia più che doveroso. Nel caso della label trevigiana c'è chi divide le uscite di carattere "sperimentale" o quanto più eterogenee a quelle che si legano maggiormente alla "musica progressiva" o ad una certa tradizione. Posta una doverosa menzione per gli splendidi Gatto Marte, per i quali ("parola i scout!!") prometto una retrospettiva in qualche numero a venire di Post? partiamo dicendo che l'etichetta di Loris Furlan non sembra preoccuparsi molto delle mode o della difficoltà della proposta, uno degli esempi più recenti oltre che più interessanti è l'esordio degli A Spirale (vedi post? n.8/pag3 n.d.r.). Alcuni dischi suonano "progressive" o non troppo distanti da quelle coordinate, come nel caso dei Nema Niko il cui cd d'esordio ...mio scialbo a tratti si ritrova al limite con la "piece" teatrale (percorso che non mi sorprenderebbe se fosse stata fatta da alcuni elementi del gruppo). Enfasi freak primi anni 70 ed un cantato che in qualche modo mi ricorda i pezzi più "spoken" di Finardi (come se fosse poco), un disco che si riallaccia ad una tradizione "prog" per cui l'Italia è famosa all'estero più ancora che qui da noi (fin qui tutto come da copione). Un disco forse un po' acerbo e che si adagiava un po' troppo sul modulo della voce che recita il testo, purtroppo un po' troppo penalizzato dalla registrazione. Sempre i Nema Niko sono autori di La storia dell'uomo che incontrò se stesso, che a distanza di due anni fotografa un gruppo in piena evoluzione: il recitativo che era il piatto forte del vecchio disco c'è ma come si suol dire, non si vede (sia per l'enfasi che per la moderazione con cui è dosato). Più etereo, una registrazione migliore permette di intuire tinte che prima non si vedevano male, dilatazione e una maggiore raffinatezza, sebbene molti dei suoni rimangano ancora molto legati a certi stilemi, la maturazione è comunque evidente.

Aliens are good for sale degli Ako Doma, a differenza dei dischi sopra citati, apre la sezione più rock del "rooster" Lizard: tecnica che si spreca, "rock-fusion", suono di "canterbury", "jazz-rock", "fusion" ma neppure troppo passatista. La matrice rock è quella che risalta maggiormente nella mescolanza proposta dal gruppo slavo e lo si sente dal piglio deciso dei pezzi e dai suoni di chitarra enfatizzati da una registrazione dove ben poco sembra lasciato al caso. Nonostante la "grip" animata delle chitarre, quando gli Ako Doma vogliono essere morbidi sanno come fare e direi che in quei momenti spesso si intravvedono forti tinte psichedeliche (Igor the hairdresser and twenty alien, iX, Rings of highland). Molto più in là si spingono i chileni Akineton Retard per cui credo che "prog" sarebbe ormai fuori luogo come definizione. "Psychedelic-jazz-rock"? o Rock vagamente "seventies" in odere di "fusion" e "jazz"? Fatto sta che differentemente dagli Ako Doma gli Akineton Retard sono meno geometrici, meno spigolosi, direi che un confronto fra gli slavi ed i chileni potrebbe essere esemplificato dal vecchio duello "forma contro sostanza". Probabilmente sono i miei favoriti della serie di dischi più "canonici" (per quanto possano essere canonici dei gruppi del genere), capaci di rimanere melodici e fruibili pur non ponendosi alcun limite riguardo alla direzione ed al modo nel quale raggiungerla, un sax che da "voce" e rifinitura alle canzoni, i cambi dinamica e di tempo non sono forzati a tutti costi e per nulla cervellotici, molto lontanamente accostabili agli Anatrofobia più rock anche se meno deviati. Un buon esempio di come l'etichetta trevigiana non sia di genere (pur avendo a modo suo un'identità di piuttosto spiccata)? I Memoria Zero. Fin dal primo ascolto qualcosa di questo disco mi ricordava vagamente un gruppo già sentito, con il passare dei giorni il mio cervello ha portato a galla dal fondo del pantano il nome che cercavo: i Memoria Zero potrebbero essere i Pram italiani. Certamente non si tratta di una copiatura pedissequa del gruppo inglese (ormai da tempo in disgrazia), anzi, direi che ne riprendono l'ironia, l'uso della voce, il gusto per le "anticaglie", la voce femminile sempre al limite con la parodia. Devianza che si innesta su capacità tecniche e melodie sghembe, dissonanze ed estro, Free Sdraio è un lavoro non ancora maturo, ma sorprendente per quanto suoni fuori dalle righe.

andrea ferraris

Akineton Retard pulio99@hotmail.com
Memoria Zero www.memoriazero.it
Ako Doma www.akodoma.sk
Nema Niko www.nemaniko.it



The Slowmovies/Egocaine hits 1920/1933
[Lizard ‘01]

E’ accomunato dalla stessa etichetta ma distante nel tempo come edizione (occorre guardare indietro al 2001) il progetto di Slowmovies. Come chiamarlo? post-rock? Musica sospesa? Mentale? Colonna sonora? Mi fa venire in mente le strutture a loop di Do Make Say Think, meno rotonde, tendenti al prog e ricamate su piano, violino e strumenti meno rock. Derive strumentali, a volte ripetitive, psichedelia, partiture lunghe, in ogni modo ben rese. Egocaine/ Hits 1920/1933 suona bene nello stereo, facendo pensare come le immagini e le sensazioni di scuola Mogwai, in tutt’altro contesto musicale e con una maggiore alternanza di umori (senza voler muovere critica alcuna agli scozzesi), possono avere un modo più raffinato, e sicuramente meno pop, per essere espresse. Per convincersi basta procurarsi il cd ed ascoltare l’iniziale “Free message”, la bellissima “(A) jeroboam (under the lake) of Oz” o “Second Hand Life”, gli episodi più degni di nota e cinematografici del lavoro, che in altre fasi risente di una certa stanchezza espressiva.

Al



Discolor/III
[Lizard-Mizmaze 2001]

Inultile andare a cercare funghetti dagli effetti particolari o inghiottire pasticche di LSD per avere visioni multicromatiche o per viaggi psichedelici, andate in un negozio e chiedete Discolor III, o meglio ancora contattate la Lizard rec.
Dietro a Discolor c'è Stefan Lienemann, protagonista della scena tedesca di questi ultimi anni, che dopo varie collaborazioni e progetti ci propone il suo terzo episodio sotto questo nome. Mettete insieme Amon Duul II e Tangerine Dream e roba affine, mischiate e dilatate i suoni fin quanto potete. Chitarre con reverse che si intrecciano, voci filtrate e un tappeto di batteria che diventa percussiva sul finale di 'glass keys to open', la bellissima ballata dal ritmo sciamanico in 'when i see you'. Non mancano episodi dai ritornelli poppeggianti come in 'what remains in her' e in 'sparkle plenty' costruita su un bel fraseggio di chitarra acustica.
Forse un disco un po' troppo lungo...si supera l'ora d'ascolto! e alcuni episodi e soluzioni sonore sembrano ripetersi lungo il cammino psichedelico, ma vi assicuro che è una bella esperienza...

gianmaria


 

   

Intervista di Gianmaria Aprile

1) Quando e come nasce la Lizard rec.? Cosa ti ha spinto? Lavori da solo o c'è qualcun altro che ti aiuta nell'arduo compito di tenere in piedi un'etichetta?
Per l'esattezza possiamo focalizzare la nascita della Lizard nell'Aprile del 1996 in concomitanza del primo cd pubblicato, "Umanamnesi" degli Spirosfera, anche se all'epoca il marchio era appoggiato alla Pick Up records di Bassano del Grappa. Dal 1998 l'etichetta diventa autonoma a tutti gli effetti con la mia gestione diretta, a cui si è assommata la collaborazione di Nicola Pivato e, più recentemente, da Giorgio Riondato. Il percorso della lucertola è scaturito dalla mia (e nostra) passione per il disco quale "fotografia" di un momento creativo magari irripetibile, molto prima dell'oggetto e del suo consumo. E' un'attitudine curiosa nel cercare e scoprire nuove realtà musicali dalla particolare personalità, poi è naturale conseguenza un interagire stimolante con idee e musicisti inevitabilmente umanistico oltre che musicale. Per mio conto non potrei mai restringere il tutto all'oggetto disco senza una condivisione attiva con slanci creativi, emozioni, e quant'altro certa musica possa innescare.

2) Da subito hai pensato di legarti ad certo tipo di musica (prog e psichedelica) e quindi di pubblicarla, o hai iniziato con altro e poi c'è un'evoluzione naturale?
A dire il vero è stato un viatico quasi inverso, nel senso che la collaborazione con la Pick Up nel suo intento anche remunerativo (la Pick Up è buona esportatrice di progressivo), poneva coordinate progressive più tipiche, seppure sin dagli inizi non siano mancati segnali di apertura al di là di un mondo prog autocompiacente e dalla visuale ristretta. Certo nel nostro catalogo non mancano modelli anglo-sinfonici come The Watch, guarda caso il disco che ha venduto di più, ma poi la gestione autonoma ha significato, non casualmente, un dispiegamento di orizzonti ed un'effettiva libertà d'azione. E dunque non avendo obiettivi di lucro ci piace poter produrre ancora sia situazioni dai retaggi seventies, come il british-folk-prog dei Floating State, che amiamo ancora senza revisionismi precostituiti, che gruppi dal linguaggio più innovativo e relativamente avanguardistico come può essere l'avant-free-jazz-rock degli A Spirale. Per fortuna c'è anche qualcuno che intende il termine progressivo in un modo più vitale e per una sua attuale forma di ricerca timbrica e/o strutturale e coglie il senso di certe nostre produzioni. La psichedelia, più atemporale, si rinnova da sé, a ridosso di sonorità più tecnologicamente contemporanee, ma poi le definizioni di genere sono un pretesto risibile, quel che conta è poter cogliere quell'estro e follia creativa che ci entusiasmano particolarmente senza confini o condizionamenti di sorta.

3) Ho visto che nel catalogo hai diverso gruppi che arrivano dall'estero: Discolor (tedeschi), Akineton Retard (cileni), Ako Doma (slovacchi), come sono nate queste collaborazioni?
…senza confini appunto. E' più naturale porsi in sinergia con gruppi italiani, condividere qualche concerto, ma è certo entusiasmante sondare ambiti diversi ora che internet e qualche anno di attività ci vengono in aiuto. E' tutta una ragnatela di possibili belle sintonie da poter scoprire nel tempo, dai Discolor grazie all'amico Giampiero Fleba della Mizmaze, agli Ako Doma che già avevano un bel primo disco con la Mellow, agli Akineton Retard grazie alla nostra infaticabile (e amica) "talpa" cilena, Juan Barrenechea della Mylodon, che continua a farci scoprire dimensioni diverse straordinarie da un Sudamerica che ha anfratti underground meno anglo-colonizzati rispetto alla realtà italiana. Ed è un'interminabile sarabanda di suoni, colori, stili che continuano a sorprenderci favorevolmente, tra cui cito volentieri gli Exsimio (sono stati anche in tournèe italiana lo scorso anno), i Sarax, gli Yonhosago.

4) Come sono le vendite all'estero in confronto a quelle italiane?
E' tutto piuttosto soggettivo, conseguente alla potenzialità dei diversi dischi. Diciamo che quando lo stile è più riconoscibile e storicizzato, com'è stato per qualche disco dai riferimenti progressivi, allora può scattare qualcosa di più verso l'estero. Ma certo non sono tempi floridi, credo per nessuno in ambito discografico. L'Italia è grande e affollata, ma la dominante mediatica e relativa induzione nei gusti, l'immagine preconfezionata che sovrasta la dimensione audio, fanno sì che i nostri dischi siano roba buona (si spera) per pochi intimi.

5) Ci sono parecchie etichette indipendenti che nascono in Italia, e spesso ho notato che a fatica si uniscono per collaborare tra loro, cercando di ampliare lo spettro d'azione e di unire le forze, ti è già capitata una situazione simile?
Certamente ne ho vista passare un bel po' di acqua sotto i ponti in tal senso, e ribadisco che non abbiamo mai disdegnato collaborazioni e coproduzioni. Tuttavia è un po' nella natura delle piccole etichette che si dicono indipendenti anche perché amano la propria ragione d'essere e di scelte, ciascuna con le proprie effimere ossessioni, con innamoramenti più o meno esclusivi. E allora non è facile trovare unità e coesione per medesimi intenti, ancor meno in considerazione di un ambito discografico cronicamente depresso. In sostanza è difficile ipotizzare un solido obiettivo comune, mentre è più facile campare di piccole isolate soddisfazioni, e del resto non credo che il MEI, tanto per fare un esempio di grandi intenti comuni, contribuisca, pur coi suoi pregi, ad aumentare granchè le vendite delle indie-label.

6) Che cos'è per te la musica progressive di oggi? Sotto che forma?
E' una domanda che apre a molte riflessioni. Diciamo che la mia cognizione di rock progressivo è piuttosto lontana da chi ascolta Dream Theater o Flower Kings: al di là dei luoghi comuni sottintesi a clichè settoriali esiste tuttora un sottobosco underground che ama un approccio "sovversivo", che ama scardinare le belle maniere, il pop preconfezionato, e a farsi beffe delle definizioni convenzionali. E' antitetico e deleterio pensare al progressive come ad un genere o ad una bella calligrafia. Dovrebbe essere piuttosto un'attitudine, una questione di approccio mentale proteso verso una tavolozza più libera o anarcoide su cui stendere dei colori. Tuttora esiste ad esempio la cosiddetta scena "rock in opposition" riferibile ad esempio alla Recomended di Chris Cutler (qualcuno lo ricorderà anche con gli Henry Cow), purtroppo poco trattata nelle riviste rock per via delle consuete dinamiche proponibilità-pubblicità-vendita. Esistono salutari e irridente propensioni no-wave, oppure ampie filmiche lande post-rock, oppure ancora commistioni da derive kraut-rock, morbose intrusioni elettroniche per una nuova psichedelia. Con un piccolo sforzo si possono alterare i parametri che ci vengono "raccontati", basta muoversi in modo attivo e curioso, magari appellandosi ad un personale "centro di gravità permanente che non ci faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente". Allora potremmo vedere le cose in un altro modo e magari condividere che i Tortoise possono essere il più importante gruppo prog degli anni 90, che i Radiohead sono più progressivi di tutte le derive sinfoniche neo-prog, ecc. ecc.

7) So che tu aiuti ad organizzare un festival come tributo a Demetrio Stratos, ci puoi anticipare qualcosa per la prossima edizione? Come sono andate quelle vecchie?
Ben volentieri, anche perché la scorsa edizione del 12 e 13 Giugno (25 anni esatti dalla morte) è stata ancora una volta molto interessante, capace di mettere assieme realtà molto diverse ispirate all'approccio di libera avanguardia com'era nello spirito di una figura straordinaria come Stratos: dall'avant-jazz-noise degli A Spirale, all'originalissimo caleidoscopio dei Transgender, sino alle sperimentazioni più minimalistiche voce-batteria del duo piemontese Le Lavatrici Rosse infine vincitori. Presenze di spessore a cui va assommata quelle preziose di Albert Hera, prosieguo eccellente nella ricerca ed espressione vocale, e di Claudio Chianura (editorialista dell'Auditorium) con la sua significativa e toccante presentazione di un libro su Stratos uomo e musicista. Si può saperne di più tramite il sito www.modomusica.com/omaggiods a cura dell'amico Raffaello Regoli che è l'ideatore. Questa è l'appassionata dimensione di questo concorso, qualcosa che può accomunare non dividere, perché è implicito che la competizione è un pretesto per tenere viva la memoria di un grande protagonista della musica italiana, proiettando l'ipotesi di uno Stratos nella nostra contemporaneità. Ed è così che in passato sono state complessivamente delle belle esperienze e solo per la cronaca cito qualche nome interessante fra i partecipanti: Aria Palea, StereoKimono, Memoria Zero, Cantina Sociale, Reevoluto, Nema Niko, DFA, Periferia del Mondo, Ultraviolet Makes Me Sicks (potevo dimenticarli?)

8) C'è qualche gruppo che ti penti di non aver prodotto e qualcun altro che ti piacerebbe avere nel catalogo?
Il nostro approccio piuttosto estemporaneo e non lucrativo non lascia molto spazio ai rimpianti: a volte ci entusiasma qualcosa ma poi non si raggiungono quegli accordi e sintonie di cui ti parlavo prima. Tuttavia, senza allargarmi e sconfinare oltre i confini nazionali, potrei dirti che negli ultimi anni ho apprezzato molto gli Anatrofobia e i Mariposa. I primi sono ben accasati con l'encomiabile Wallace, invece ci toglieremo lo sfizio coi Mariposa producendo un loro straordinario disco solamente strumentale dal titolo "Nuotando in un pesce bowl", in uscita a Giugno/Luglio, un'acquatico-psichedelico-neoclassica trasfigurazione di vecchi temi napoletani. Sempre con lo stesso piglio, tanto effimero quanto autentico, prima o poi finiremo per combinare qualcosa con quel fantasmagorico artista veneto a nome Gi Gasparin e i suoi irrefrenabili progetti quali la Confraternita Felice Pesavento o i gli Sgrenaisàde.

9) Ci sono etichette che prendi come riferimento o che comunque trovi interessanti?
Ci sono etichette che stimo per una determinata libertà e personalità propositiva o per una coerenza in tal senso. Diciamo che fra le altre mi vengono in mente la Recomended, la Cuneiform oppure la canadese Constellation che a suo modo è riuscita a rendere credibile una sua marcata concezione estetica con suoni senza compromessi di sorta. In Italia torno a citare l'ottimo lavoro della Wallace dell'amico Mirko Spino, spregiudicato, per nulla conformista o di maniera, e coerente al contempo. E pure la pugliese Small Voices sta stupendo con uscite davvero notevoli, tra elettronica, minimalismo e musica colta. Se non fossimo ammorbati da un atavico, deprimente provincialismo e da un oscurantismo mass-mediatico potremmo accorgerci di più e premiare adeguatamente certe realtà.

10) Quali sono i tuoi ascolti attuali?
Non è facile rispondere perché i miei ascolti sono spesso mutevoli, diversi tra loro, magari complementari, ma mi accorgo che da qualche tempo mi sento più attratto da situazioni più lente, atemporali, filmiche, magari una psichedelia più visionaria, in grado di trasportare la mente in dimensioni immaginifiche. Ecco perché amo il suono dei Godspeed You Black Emperor, Sigur Ros e affini, anche quando sono tacciati di essere troppo sinfonici e progressivi. Ben venga quel suono progressivo. Poi mi fa bene qualche talento di nostrana poetica e lì uno come Capossela ti apre scenari ed immagini mirabolanti; e tuttavia non disdegno storiacce più aggressive ma non prevedibili, come quelle delle già citate Recomended o Cuneiform (mi vengono in mente gli straordinari Absolute Zero) oppure mi rituffo in vecchi dischi del passato, dall'hard'n'heavy al kraut-rock più o meno cosmico, e c'è sempre da divertirsi.

11) Negli ultimi anni c'è stato un notevole fermento nei gruppi underground, ma allo stesso tempo tutti i mass media sembrano remare controcorrente…cosa prevedi per il futuro?
Sembra un po' la logica o il tramonto di una società fondata sulla produzione e sul consumo e che inevitabilmente svilisce i valori sociali e individuali più genuini. Come a dire: tutti o quasi possono comprarsi una chitarra o una batteria, farsi un gruppo rock, ma poi a chi interessa che cerchino una propria libera identità espressiva? Mah….ho finito di credere da tempo ad una possibile sinergia tra il mondo musicale underground e i mass media. Non a caso mi viene spesso da pensare che il rock, quello vero, in Italia nei mass-media non è mai nato, escludendo le riviste di settore che tuttavia non incidono su grandi numeri. E soprattutto di questi tempi ciò che non è raccontato dalla televisione sembra non esistere affatto. Tutto ha una funzione amplificativa di ipotesi remunerative e dell'audience morbosa e popolina, il resto è veramente irrisorio e quasi casuale, anche se conosco qualche brava persona che, attraverso mezzi mediatici più poveri ma volonterosi, cerca di mettere in moto qualche spiraglio alternativo. Allora spero di ricredermi e che il futuro, che al momento appare nero in tutti i sensi, possa accendere ancora curiosità e cervelli, concedendo qualche via di fuga meno politica, consumistica o quantunque meno omologata.